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    I migranti del Centro di accoglienza di Ponte Galeria hanno di nuovo sigillato le loro labbra in segno di protesta, come avvenne pochi giorni prima di Natale. I protagonisti sono tredici immigrati, tutti marocchini, provenienti da Lampedusa. Ieri sera si sono cuciti la bocca contro le condizioni e i tempi di permanenza nel Cie. Sette sono gli stessi che protestarono poco prima di Natale.

    LE REAZIONI - Secondo il vice sindaco Luigi Nieri "si sta continuando a perdere tempo prezioso per mettere fine a una vergogna indegna del nostro Paese. Non si possono trattenere persone - aggiunge Nieri - che non hanno commesso alcun reato in strutture degradate e insalubri come i Cie”. Per il vicesindaco "queste strutture vanno superate al più presto". E aggiunge: "Nei prossimi giorni verificheremo le condizioni dei protagonisti della protesta, che sono monitorate dai sanitari presenti nella struttura e risultano in buone condizioni, malgrado abbiano annunciato uno sciopero della fame che purtroppo rischia di provarli ulteriormente”.

    Interviene sulla vicenda anche Marta Bonafoni, consigliera regionale del Gruppo per il Lazio: "Nel mio sopralluogo di dicembre scorso ho constatato che in quel luogo le condizioni di vita sono inumane e ho subito presentato una mozione, sottoscritta dalla maggioranza tutta. Nel documento - spiega Bonafoni - si chiede al Governo la radicale modifica delle norme su l’immigrazione con il definitivo superamento della legge Bossi-Fini, e per quanto riguarda “la Lampedusa della Regione Lazio” di operare un monitoraggio per garantire ai migranti trattenuti condizioni di dignità, di rispetto del diritto alla difesa legale e alla salute ma anche l'impiego di risorse per evitare ulteriori motivi di sofferenza. Inoltre - conclude - si chiede formalmente al Governo, visti i costi esosi e l’inadeguatezza dell’edificio che ospita il Cie, la chiusura del centro di Ponte Galeria".

    Il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni commenta: "E' evidente che il tempo della politica scorre molto più lentamente rispetto a quello di persone che sono passate dal dramma di un'immigrazione difficile e violenta a luoghi con pochissima dignità come sono i Centri di Identificazione ed Espulsione". "E’ passato solo un mese dalla protesta choc di Natale – ha aggiunto Marroni – e siamo tornati di nuovo al punto di partenza. Spero che, dopo le promesse, il Parlamento approvi al più presto le norme necessarie a porre fine a questa vergogna".


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    Oggi Roma celebra la Giornata della memoria. Come ogni 27 gennaio da quando nel 2005 le Nazioni Unite scelsero di commemorare questo giorno per ricordare la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz nel 1945. E come ogni anno non mancano le provocazioni e gli oltraggi alla comunità ebraica. Stamattina sui muri di uno stabile tra via Gallia e via Saturnia nel quartiere San Giovanni è apparsa la scritta "Pacifici boia". Un insulto a Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma. Altre scritte sono state segnalate sui muri di circonvallazione Clodia tra il civico 36 e l'86. In particolare si legge: "Pacifici boia"; "Juden Boia"; "Sharon infame". Le scritte sono firmate da Militia. La polizia ha fermato stanotte poco dopo le 2 gli autori degli insulti mentre, con una bomboletta di vernice nera, stavano imbrattando il muro perimetrale di uno stabile con scritte xenofobe e inneggianti all’odio razziale. Le due persone, un 47enne, con precedenti di polizia e appartenente alla struttura organizzativa “Militia” , ed un 33enne, già indagato nel corso dell’operazione Stormfront 2 del novembre 2013, erano entrambe monitorate dalla Digos. Agli agenti del commissariato Prati e del Reparto Volanti che li hanno bloccati, i due hanno rivendicato la paternità di alcune scritte realizzate poco prima nei pressi di piazzale Clodio. Sono stati quindi accompagnati negli uffici di Polizia e denunciati in stato di libertà per violazioni della legge sulla discriminazione, odio e violenza per motivi razziali. All'interno della vettura in uso ad uno dei due, i poliziotti hanno sequestrato un’altra bomboletta di vernice nera, un giocattolo in gomma riproducente un maiale ed una maglia di colore nero con riferimenti ad un sito web antisemita. Le scritte sono state rimosse nel primo pomeriggio dagli agenti della sezione Pics Decoro della Polizia Locale di Roma Capitale, coordinati dal gabinetto del Sindaco, "grazie anche alle segnalazioni dei cittadini", fanno sapere dal Campidoglio. Gli interventi sono stati effettuati in viale Castrense, via Nola sulle Mura Aureliane, via Gallia, via Saturnia, Circonvallazione Clodia dal civico 31 al 71, via Volpato, via Orti di Cesare, Piazza Caprera e Corso Trieste.
     

    Gli ennesimi attacchi che arrivano dopo i tre pacchi contenenti teste di maiale inviati due giorni fa alla Sinagoga, alla sede dell'ambasciata israeliana e al museo della Storia a Trastevere, in piazza Sant'Egidio, dove è in corso una mostra sulla Memoria della Shoah. Ora si cerca il mandante che potrebbe essere individuato per le impronte lasciate sui pacchi. E nel frattempo le forze dell'ordine hanno intensificato le misure di sicurezza intorno agli obiettivi sensibili: i luoghi destinatari delle teste di maiale, ma anche la scuola ebraica e il ghetto.

    marino e kienge

    GLI APPUNTAMENTI ISTITUZIONALI - Ma la Capitale non si lascia intimidire e sono molti gli eventi istituzionali e non organizzati per "non dimenticare". La giornata di Ignazio Marino comincia all'Auditorium Parco della Musica per un'iniziativa proprio sulla Giornata della memoria con la ministra per l'integrazione Cecile Kyenge. Nello stesso luogo si troveranno l'assessora Alessandra Cattoi e la collega Rita Cutini per incontrare i giovani delle scuole romane. Il sindaco prosegue poi con un appuntamento alle 10,40 organizzato dalla presidenza della Repubblica al Quirinale, dove sarà presente anche il governatore Nicola Zingaretti. Il primo cittadino torna di nuovo alle 19,50 in via Pietro de Coubertin, all'Auditorium, per un concerto in memoria delle vittime della Shoah. Mentre l’assessora Cattoi, su delega del sindaco, parteciperà alla fiaccolata in memoria degli “stermini dimenticati” dei rom/sinti, degli omosessuali e dei disabili, in via degli Zingari alle 19. Il presidente del Consiglio Daniele Leodori interviene alle commemorazioni dedicate a Shlomo Venezia. Durante la cerimonia sarà presentato il progetto dedicato alle scuole del Lazio. Insieme a lui anche il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici i consiglieri regionali del Lazio, la signora Marika Venezia ed i figli Mario, Alessandro e Alberto (Consiglio regionale del Lazio, parco della Pace ore 15.30)

    GLI EVENTI IN CITTA' - In tutta la città un’offerta culturale ampia e articolata, rivolta ad un pubblico di tutte le età, con particolare attenzione ai giovani e agli studenti: in calendario appuntamenti presso la Sala Santa Rita, la Casa della Memoria e della Storia, il Museo di Roma in Trastevere, le Biblioteche di Roma, il Teatro di Corte di Villa Torlonia, il Teatro Biblioteca Quarticciolo, il Nuovo Cinema Aquila, l’Auditorium “Parco della Musica”, la casa del Cinema, la Casa delle Letterature e il Museo storico di Via Tasso. (Programma completo qui) “Per mantenere viva la memoria abbiamo deciso di disseminare nella città appuntamenti culturali. Solo così si riesce a raggiungere, attraverso tutte le forme e i linguaggi artistici, l’obiettivo di costruire una consapevolezza comune di tolleranza e giustizia” dichiara l’assessore alla Cultura Flavia Barca. “Ci saranno – conclude - anche testimonianze dei sopravvissuti all’Olocausto: da loro ci arriva il racconto di quell’orrore e di quella persecuzione ma anche un messaggio di coraggio e di speranza”.

    LE MEMORIE DIMENTICATE - Parallelamente si svolgerà dal 24 gennaio al 2 febbraio il "Festival delle memorie dimenticate", il primo di una serie di appuntamenti a cadenza annuale che avranno lo scopo di riportare alla luce una pagina di storia rimasta nell'ombra, legata alla deportazione di omosessuali, Rom e Sinti, disabili, Testimoni di Geova. Dibattiti, film, musica, teatro e libri.Attraverso il recupero di documenti storici, il festival mira ad offrire quindi un panorama completo del fenomeno dello sterminio nazista in tutta la sua complessità. Il circolo Mario Mieli,Gaiaitalia.com, Gaycs Italia, Gaynet, Roma in un click, Unar (Unione nazionale antidiscriminazioni razziali): tante sono le associazioni coinvolte nella realizzazione di questa iniziativa, che "non vuole offuscare la memoria dello sterminio del popolo ebraico - ha spiegato Andrea Maccarrone, il presidente del Circolo Mario Mieli - ma completare e approfondire il ricordo per contrastare il fenomeno dell'oblio, causato anche dalla contrazione del tempo". La collaborazione con l'Ugei, Unione giovani ebrei Italia, ne è la testimonianza. Infine il festival ha ricevuto il patrocinio gratuito di Roma Capitale, attraverso l'Assessorato alla Scuola. Il circolo Mario Mieli ed il Teatro Agorà faranno da cornice ad un'ampia offerta culturale che mira a raccontare, con vari approcci e linguaggi artistici, le deportazioni storiche ma anche quelle "moderne", come ha spiegato Ennio Trinelli, di Gaiaitalia.com: "Abbiamo inserito dei momenti per parlare dell'oggi, delle deportazioni sessuali nel 2014 in Africa, dove la legge condanna a 15 anni di prigione chi venga coinvolto in qualsiasi "operazione omosessuale" in patria o all'estero e che incita alla delazione. Mi piacerebbe che il festival delle memorie dimenticate non ricordasse solo ciò che è successo nel passato, ma che si trasformi in un'occasione per costruire una pace duratura". (Qui tutti gli appuntamenti)


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    E' sfociato nella tragedia il tentativo di svaligiare un appartamento nel quartiere Fidene. Un ladro è precipitato da un balcone al terzo piano ed è morto nel giardino condominiale in via Picco dei Tre Signori.

    L'uomo, un albanese di 38 anni, ha precedenti per furti. A lanciare l'allarme la proprietaria di un appartamento che questa mattina ha fatto la macabra scoperta. Sul posto la polizia che ha trovato sul corpo attrezzature per compiere furti: un piede di porco, dei guanti, una torcia, un passamontagna. Accanto al cadavere un pezzo dell'inferriata del terzo piano dello stabile. 


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    Uno spiacevole contrattempo ha in parte rovinato la felice giornata di Radja Nainggolan, reduce dal successo di Verona con la maglia della Roma. Il centrocampista, dopo la gara del Bentegodi, è infatti tornato a Cagliari sfruttando il giorno di riposo concesso dal tecnico Rudi Garcia (la ripresa degli allenamenti a Trigoria è fissata per martedì pomeriggio) ma all'arrivo in aeroporto si è scontrato con alcuni tifosi del Milan che avevano assistito al successo della squadra di Seedorf sugli isolani.

    IL POST- A rivelare l'incidente è stato lo stesso Nainggolan attraverso il suo profilo ufficiale su Twitter. "Arrivi a Cagliari e fanno i fenomeni 20 coglioncelli del Milan perché hanno vinto a Cagliari. Ma dove c... vanno i personaggi con le palle grosse come le formiche! - le dure parole del giocatore belga - Iniziano a offendere, insultare, mi hanno detto romanista pezzo di m... Mi sono dovuto difendere, poi è arrivata la polizia. Uno va dalla famiglia e viene attaccato da 20 milanisti... In aeroporto era facile attaccarmi e non so nemmeno perché. Bravi in 20 a inseguirmi, a casa si chiamano conigli".


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    Cambia ancora il cda di Ama. Nella municipalizzata dei rifiuti di Roma entra il capo dell'avvocatura capitolina, Rodolfo Murra, al posto di Rita Caldarozzi, già indicata nel board che avrebbe dovuto essere guidato dal dimissionario Ivan Strozzi. Viene invece confermata la nomina della dirigente del Comune Carolina Cirillo: i due andranno ad affiancare il presidente e amministratore delegato Daniele Fortini, designato venerdì dal sindaco Ignazio Marino. L’ufficialità dei nuovi vertici arriva oggi durante l'assemblea dei soci, dopo che la commissione Ambiente del Campidoglio, presieduta da Athos De Luca, aveva già espresso parere favorevole.

    IL CDA - Carolina Cirillo, Rodolfo Murra e Daniele Fortini rappresentano quindi  la nuova triade, che il primo cittadino spera sia vincente, della partecipata di Ambiente e Rifiuti della Capitale. L'assemblea dei soci è stata lampo: inizia alle 12 nella sede di via Calderon de la Barca, dopo appena venti minuti ecco uscire l'assessore Estella Marino: “La squadra? Speriamo sia quella giusta", si augura, ricordando le difficoltà avute fino ad ora nella gestione della monnezza romana, partendo dalle indagini sul sistema Cerroni fino allo scivolone sulla scelta di Ivan Strozzi come supermanager di Ama (costretto alle dimissioni perché indagato per traffico illecito di rifiuti in provincia di Messina).

    LA SCELTA - La scelta su Strozzi fu presa tre settimane fa anche per evitare uno sgarbo al Comune di Napoli, puntando sul nome di Daniele Fortini, presidente di Federambiente ed ex ad di Asìa, municipalizzata partenopea. Poi la scadenza e una porta che si apre, grazie alla quale si ritorna sul nome Fortini, scelto tra altri 10 profili. Ora l’obiettivo è un’efficiente riorganizzazione interna all'azienda e una individuazione di nuovi dirigenti interni “con criteri di professionalità ed esperienza per rilanciare la raccolta differenziata porta a porta e investire in impianti di compostaggio”, spera il presidente della commissione Ambiente Athos De Luca. Per il consigliere dem l’urgenza è “approvare subito un nuovo contratto di servizio, adeguato al nuovo piano industriale dell'azienda che consentirà anche di ricontrattare in modo più favorevole il debito con le banche”.

    IL GASSIFICATORE - Intanto si torna a parlare di Malagrotta. Il raddoppio del gassificatore della discarica “non ha alcun senso”, spiega la Marino commentando la richiesta di attivazione della seconda e terza linea dell’impianto più grande d’Europa. Dopo aver scelto Fortini, indicato dall’universo ambientalista come difensore dei termovalorizzatori, l’assessore ai Rifiuti boccia l’idea degli inceneritori: “Perché molti Comuni, compreso Roma, sono orientati verso la raccolta differenziata e diminuiscono la produzione di materiale. Il gassificatore, nella proprietà della Co.la.ri. di Manlio Cerroni, è spento da un anno: da quando la linea sperimentale ha smesso di funzionare. Il progetto presentato riguarda il raddoppio di quella linea più una terza di riserva. A pochi passi da quella struttura c’è anche l'inceneritore dei rifiuti ospedalieri dell'Ama.


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    Caporalato e lavoro nero. Una piaga sociale che investe il Lazio e la capitale, soprattutto nell’edilizia e nell’agricoltura. E che ora torna alla ribalta grazie al disegno di legge regionale presentato dai consiglieri regionali Marta Bonafoni (Per il Lazio) e Massimiliano Valeriani (Partito democratico).

    “Lo sfruttamento e la negazione dei diritti dei lavoratori – affermano i due –, immigrati e italiani, è un dato che connota drammaticamente anche la nostra regione, in molti casi direttamente collegato ad organizzazioni criminali sempre più presenti nell'intermediazione illegale e nel controllo dei flussi migratori”.

    Con la loro proposta, Bonafoni e Valeriani, chiedono la modifica della legge regionale 18 del 2007 per il contrasto e l'emersione del lavoro irregolare a partire dal rispetto dei contratti collettivi. In particolare il dl contiene un elemento innovativo rappresentato dagli indici di congruità. Ovvero parametri che definiscono il rapporto tra l'estensione territoriale dell'impresa - la qualità dei beni e dei servizi offerti dai datori di lavoro - e la quantità delle ore lavorate. Uno strumento utile per mappare il territorio ed anche per indirizzare i controlli. In che modo? Tramite una stretta collaborazione tra Regione, parti sociali, università e ispettori del lavoro.

    Inoltre è urgente - secondo i due consiglieri regionali - disegnare un quadro normativo che prevede la revoca immediata di finanziamenti  regionali e agevolazioni  per quei datori che ne usufruiscono e non rispettano l'obbligo di comunicare, al centro per l’impiego, l'assunzione di nuovi lavoratori il giorno antecedente a quello dell’effettivo inizio del rapporto di lavoro, tramite documentazione con data certa.

    L’imprenditore che non rispetti quest’obbligo è soggetto alla revoca del finanziamento, alla restituzione dei soldi ricevuti e all’esclusione, per un periodo fino a tre anni, da qualsiasi concessione di agevolazioni.

    Non solo. È fondamentale che i datori di lavoro, all’atto della domanda di benefici e per tutta la durata dei finanziamenti, debbano fornire copia della dichiarazione annuale Iva e del libro unico del lavoro. “Il perdurare di situazioni di impoverimento – continuano i due consiglieri – e degrado della vita sociale costituisce un fattore di rischio per la convivenza civile ed un limite obiettivo allo sviluppo equilibrato dell’economia regionale, esponendo fra l’altro le aziende sane alla concorrenza sleale di chi impiega costantemente lavoro illegale”.

    Per contrastare il caporalato in agricoltura, poi, viene prevista l’istituzione, presso i centri provinciali per l’impiego, degli elenchi di prenotazione in agricoltura, nei quali potranno confluire volontariamente tutti i lavoratori disponibili all’assunzione o alla riassunzione presso le imprese agricole regionali.

    Inoltre, viene istituito un rating di legalità del lavoro denominato Bollino di legalità e qualità della Regione, che accompagnerà i prodotti agricoli sui mercati e che costituirà un indice di valutazione nella concessione di finanziamenti ed agevolazioni economiche erogati.

    “Ci sembra per questo necessario e urgente – concludono Bonafoni e Valeriani –, nell’ambito delle competenze legislative di cui dispone la Regione, proporre un intervento normativo regionale organico, che superi il mero piano dell’affermazione di principi, per ottenere risultati concreti sul fronte dell’emersione, partendo dal presupposto che il problema dell’economia sommersa vada affrontato predisponendo una strategia complessiva”.


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    E' aperta la crisi in VIII municipio, dove il Pd da questa mattina è formalmente uscito dalla maggioranza. Ufficialmente a sancire il distacco fra i democratici e il presidente del Municipio, Andrea Catarci, sarebbe il sostegno dato dal presidente all'occupazione dei Movimenti degli ex bagni pubblici di via Edgardo Ferrati 3, di fronte al teatro Palladium a Garbatella. Ma in realtà, lo scontro sarebbe ancora più profondo e partirebbe direttamente dai piani alti del Campidoglio, e precisamente da Enzo Foschi, capo gabinetto del sindaco Marino, che proprio a Garbatella può contare gran parte del suo elettorato.

    Garbatella, l'edificio che ospiterà la biblioteca

    LO STRAPPO FRA PD E SEL - Con una nota, questa mattina, il capogruppo Pd dell'VIII municipio Federico Raccio, ha annunciato che il "Gruppo del Pd ha formalizzato questa mattina la decisione di uscire dalla maggioranza", mentre gli assessori Marocchi, Gasparri e Antonetti hanno presentato le loro dimissioni. Più della creazione della biblioteca pubblica, obiettivo principale degli attivisti che hanno dato vita all'occupazione, sarebbero le modalità avallate da Catarci ad aver creato le maggiori frizioni. Raccio, infatti, definisce, "inaccettabile il sostegno e la copertura politica dati a questo atto dal presidente Catarci e dall’assessore Marotta". 

    IL PD CAPITOLINO CONTRO SEL - Il rischio che la nuova struttura pubblica possa essere marchiata Sel è troppo alto per il Pd romano che, invece di ricucire lo strappo, prende ancora di più le distanze dal presidente del municipio Catarci. "Si è trattato di un’occupazione illegittima e sbagliata", afferma il capogruppo Pd Francesco D'Ausilio, così come Giulia Tempesta e Valeria Baglio che, in una nota congiunta, attaccano in maniera diretta i principali alleati di governo. "L'idea di istituire una biblioteca a via Ferrati, non è certo originale né nata oggi.  Originale (e non condivisibile) è semmai l'idea che il percorso decisionale delle Istituzioni si possa forzare con azioni eclatanti, come l'occupazione del locale stesso ad opera di alcuni militanti vicini a Sel. Crediamo che la mancanza di spazi culturali, come le biblioteche, nel territorio del Municipio VIII, sia un problema da affrontare subito nelle sedi appropriate, e non con improvvisati atti di forza". 

    LA REPLICA DI CATARCI  E PECIOLA -  I"Il consiglio del Municipio VIII ha votato all’unanimità nel mese di novembre un atto per la rigenerazione e la destinazione ad uso culturale dello stabile degli ex bagni di via Ferrati, a Garbatella, di recente lasciati liberi dal mobilificio che vi svolgeva attività - dichiara, in una nota, Andrea Catarci, presidente del Municipio VIII -  Lo storico edificio è un'opportunità di crescita e miglioramento per il quartiere e la città e nel più breve tempo possibile va riqualificato e restituito alla collettività, con servizi culturali e per la formazione". "Con quest’obiettivo - prosegue Catarci - il Municipio Roma VIII, già lo scorso venerdì, ha convocato un incontro richiedendo la presenza del Vice Presidente della Regione Lazio Smeriglio, del Gabinetto del Sindaco, dell’Assessora capitolina alla Cultura Barca e di LazioDISU, a cui un recente atto dell’Ater affida il locale ‘per gli scopi istituzionalmente a questa affidati’". "Nel confidare nella collaborazione di tutti i soggetti - aggiunge - si auspica che nel vertice istituzionale emergano anche argomentazioni valide per porre immediatamente termine al presidio avviato lo scorso fine settimana da un gruppo di giovani del territorio. In questa direzione si sta lavorando. Tutto il resto sono sfoghi e tensioni che allontanano dall’obiettivo e non vanno nella direzione dell’interesse del quartiere e della città". A chiedere di abbassare i toni è anche Gianluca Peciola, capogruppo capitolino di Sel: "Non si può concludere un'esperienza di governo che sta dando buoni risultati nel municipio per un motivo del genere. Gli elettori del centrosinstra non capirebbero, anche perché le rivendicazioni degli attivisti vanno nella stessa direzione indicata dal consiglio municipale. Non è una situazione complicata, bisogna solo abbassare i toni e trovare una soluzione condivisa".


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    I poli tecnologici del Lazio chiudono il terzo trimestre 2013 con un calo delle esportazioni del 7,5%. Si tratta del primo segno meno da fine 2009. Questa inversione di tendenza è il risultato del contributo negativo di tutti e tre i poli: aereonautico (-41,6%), Ict  (-6,9%) e farmaceutico (-2,1%). Dopo 17 trimestri di crescita consecutiva (di cui gli ultimi sette a doppia cifra), il polo farmaceutico laziale evidenzia i primi segnali di rallentamento.

    Nel complesso il dato cumulato relativo ai primi nove mesi dell’anno resta comunque ampliamente positivo (+15,1%) e superiore alla media dei poli tecnologici italiani (+5%) confermando la competitività delle imprese del territorio. Questo il quadro emerso dall’ultimo aggiornamento del Monitor dei poli tecnologici del Lazio, prodotto dal Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. L’analisi per sbocco commerciale mostra come a una sostanziale tenuta dei mercati maturi si contrapponga un crollo degli scambi con le economie emergenti.

    Nel terzo trimestre infatti è cresciuto l’export verso il Belgio e il Regno Unito mentre è diminuito verso Stati Uniti, Francia e Germania. Tra i nuovi mercati segni positivi si osservano negli Emirati Arabi Uniti e in Corea del Sud mentre sono calate le vendite verso Cina e Romania. Prosegue invece il recupero del distretto della ceramica di Civita Castellana che chiude le esportazioni del trimestre con un +12%, trainate dalle vendite nel Regno Unito e in Spagna.

    Nonostante i risultati positivi, restano lontani i livelli pre-crisi a testimonianza di un quadro ancora fragile, come conferma l’elevato ricorso agli strumenti di integrazione salariale. Nei primi undici mesi del 2013 le ore di cassa integrazione autorizzate nei poli hi-tech laziali sono diminuite del 32%, grazie al ridimensionamento della componente straordinaria e in deroga. Il calo del ricorso alla cassa in deroga potrebbe però essere legato più a problemi di finanziamento che riflettere un miglioramento congiunturale. Continua invece a crescere la componente ordinaria che si posiziona su livelli storicamente elevati.


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    Cinquanta rom rumeni sono stati sgomberati stamattina da una struttura delle Ferrovie dello Stato, in via Castelguidone 4, a Casalbertone. Agenti in tenuta antisommossa insieme alla Polfer hanno allontanato gli occupanti che vivevano negli ex uffici delle Fs dallo Tsunami tour di sei mesi fa. Secondo Popica onlus e i Blocchi metropolitani si tratta di "una comunità fatta di uomini, donne e tanti bambini che ha scelto di autodeterminarsi rigettando le politiche discriminatorie e assistenzialistiche delle istituzioni, con il sostegno di molte associazioni e cooperative del terzo settore".

    IL PRESIDIO - Gli sgomberati si sono spostati sotto l'assessorato alle Politiche sociali in attesa dell'assessora Rita Cutini. Sono poi stati ricevuti dalla segreteria dell'assessora e Gianluca Staderini di Popica Onlus, al fianco dei manifestanti insieme ai Blocchi Precari Metropolitani, riferisce: "Sono cascati dal pero quando abbiamo raccontato quanto accaduto perché si trattava di un edificio delle Fs. Per noi questo è ancora più grave, perché se i rom di Castelguidone rientrano nella delibera regionale sull’emergenza abitativa e vengono comunque mandati via, significa che nessuno ha il controllo della situazione”.

    Il presidio, fanno sapere i manifestanti, potrebbe proseguire ad oltranza. "Se l’assessore Cutini non si fa vedere e non dà risposte, rimarremo qui davanti con un accampamento – dichiara Staderini – Finora siamo riusciti a far entrare solo i bambini nell’edificio, mentre fuori, a zero gradi, rimangono gli altri. Anche gli agenti di Polizia si rendono conto che si tratta di una situazione paradossale, mentre aspettiamo ancora una soluzione. Qualcosa è trapelato – rivela – si è parlato della Fiera di Roma, ma poi la voce è subito rientrata. Secondo noi la soluzione c’è, intanto non ci muoviamo di qui, non abbiamo altra possibilità".

    I ROM IN ATTESA DI UNA SISTEMAZIONE - Momenti di tensione in viale Manzoni ci sono stati mentre i manifestanti aspettavano di parlare con l'assessora. Sempre Staderini racconta che l'attesa di oltre un'ora “ha esasperato gli animi degli occupanti, arrivati a premere contro l’ingresso, difeso da un cordone di agenti della Polizia di Stato. Ci sono state urla, ma nessuna reazione da parte delle forze dell’ordine, che sta curando la mediazione per ottenere l’incontro da Cutini”. I rom intanto restano in attesa di una sistemazione, sebbene provvisoria. La segreteria dell’assessore, riporta Staderini, "l’ha definito perciò un problema politico, al che noi abbiamo chiesto un intervento del Comune di Roma. Alla loro risposta di non avere soluzioni immediate e di dover attendere ancora altro tempo, abbiamo chiesto di metterci a disposizione una sala, ricordando quanto avvenuto nel 2009, quando gli uffici dell’assessorato alle Politiche sociali VI Municipio avevano accolto i rom sgomberati dall’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno".

    LA FIACCOLATA - Quello di oggi, aggiunge Staderini, "è un atto di forza contro la scelta di un gruppo di persone di affrancarsi dai percorsi assistenzialistici del Comune, per autodeterminarsi e recuperare spazi abbandonati”. Uno sgombero che cade proprio “nel Giorno della Memoria, conclude, quando si organizzano fiaccolate (ne è prevista una alle 19 nel rione Monti con l’assessore capitolino alle Pari Opportunità Alessandra Cattoi, ndr) per commemorare rom e sinti. È un paradosso”.

    (Ultimo aggiornamento 27-01-14 ore 18)


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    È un chiodo fisso. Per Linda Lanzillotta, senatrice di Scelta civica, l’obiettivo sembra essere solo quello di svendere Acea, la municipalizzata di acqua ed energia del Comune di Roma. Ne sono convinti i suoi ex colleghi del Pd, soprattutto a guardare con quanto impegno la parlamentare torni sull’argomento dimissione delle aziende pubbliche e quanto difenda i suoi emendamenti alla legge di Stabilità nel pacchetto dedicato al Salva-Roma (le norme indifferibili per spostare nel 2013 i debiti del Campidoglio sulla gestione commissariale). I 300 emendamenti sul decreto bis, nessuno dei quali a firma della relatrice democratica Zanoni e del Governo, formano il pacchetto dei montiani sul bilancio della Capitale. Tante polemiche aveva creato appena uscito dalle stanze della commissione dedicata, che questa settimana inizierà i lavori, tante altre sono destinate a riempire le pagine dei quotidiani.

    GLI EMENDAMENTI - Perché la privatizzazione parziale di Acea, la liberalizzazione del trasporto pubblico locale e della raccolta dei rifiuti, la messa in liquidazione delle società che non hanno finalità di interesse pubblico, la dismissione del patrimonio immobiliare comunale e l'estensione dei vincoli del patto di stabilità a tutte le partecipate del Comune di Roma sono tutte questioni che accendono il dibattito. Nessuna volontà “talebana”, ribadisce la Lanzillotta, ma solo “un'assunzione di responsabilità”. Che deve assumere palazzo Senatorio scendendo sotto la quota del 51% in Acea. La Capitale, spiega la senatrice di Scelta civica ai microfoni di Radio città futura, "ha avuto tanto dallo Stato che si è accollato i 22 miliardi di debito certificati a luglio 2010 dal commissario straordinario”. Per questo i 500 milioni di euro l'anno, che arrivano da palazzo Chigi, dovrebbero essere ammortizzati. Senza nuovi buchi. La colpa, per l’esponente del partito di Monti, è “la gestione cattiva e clientelare delle municipalizzate”.

    LA PRIVATIZZAZIONE GIUSTA - L’eletta a palazzo Madama sottolinea che si tratta di vendere solo una parte della società, “questo non vuol dire perdere il controllo pubblico dell'Acea ma avere la quota di controllo misurandosi con i privati”. Come accaduto con Enel, Eni e Finemeccanica, ricorda; dimenticando però gli esempi negativi come Telecom. Troppo per i suoi ex colleghi del Pd. Puntano sul ‘sì’ dei cittadini all’acqua pubblica nel referendum del 2011, sottolineano “i dividendi con cui si paga altro servizio e altro debito”. “Una posizione ideologica”, sintetizza il deputato democratico Umberto Marroni, che sedeva in aula Giulio Cesare al tempo della battaglia contro l’allora sindaco Alemanno che avrebbe voluto vendere la società e fu stoppato dal Consiglio di Stato. 

    LA BATTAGLIA PROMESSA - Nel dibattito, avvenuto nella sede dell’emittente romana, Marroni ricorda che il “49% l'abbiamo venduto a 12 euro ad azione”. Oggi, sul mercato, un’azione vale 4 euro. Oltre che contrario al pensiero dei cittadini, perdere il controllo della municipalizzata è anche anti-economico. Lei però non cambia idea. Tanto che qualcuno dei suoi ex amici del Partito democratico avrebbe ipotizzato che dietro questa scelta ci sia la mano di Francesco Gaetano Caltagirone, principale socio privato della multiutility capitolina. Il gruppo del patron de il Messaggero ha già smentito, ma i parlamentari romani non sono convinti. Lei, ex fedelissima di Francesco Rutelli, continua la sua battaglia. Così come i democratici promettono le barricate.


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    La sua frase era diventata un tormentone. “A mia insaputa”, aveva detto Claudio Scajola nella primavera del 2010, quando l’allora ministro dello Sviluppo economico del IV governo Berlusconi fu costretto a spiegare come aveva acquistato la sua casa con vista Colosseo. E che aveva pagato solo in parte. Il resto, per i magistrati che lo avevano accusato, era stato sborsato da altri. Oggi, a 3 anni e mezzo dall’inizio di quella vicenda, la sentenza che per l’ex esponente di Forza Italia sa di liberazione: “Assolto perché il fatto non sussiste”, afferma Eleonora Santolini, giudice del Tribunale di Roma.

    A caldo il diretto interessato commenta: “Non avevo altra difesa che stare zitto, fermo. Mi sono dimesso perché non c’era altro modo di difendermi”. Si conclude così, con un dispositivo che lo scagiona in pieno, il processo all’ex ministro. L’appartamento che si  affaccia sull’anfiteatro Flavio fu pagata, ufficialmente, 700 mila euro. Ma il prezzo del mercato immobiliare parlava di ben altra cifra: oltre un milione di euro. Nasce da qui l’accusa di finanziamento illecito in relazione all’acquisto dell’immobile di via del Fagutale. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 3 anni di carcere e al pagamento di una multa da 2 milioni di euro.

    Nel processo era imputato anche Diego Anemone – noto per l’inchiesta sul G8 a La Maddalena – e che secondo l’accusa avrebbe pagato, attraverso l’architetto Angelo Zampolini, parte della somma per l’acquisto dell’alloggio di Scajola. Che fu rinviato giudizio nel dicembre 2011. La frase incriminata fu pronunciata nel corso di una conferenza stampa, con l’esponente del centrodestra che provò difendersi sostenendo di non conoscere i particolari della compravendita. La frase “a mia insaputa” divenne un tormentone, tanto da sparire nella memoria difensiva.

    Proprio su quelle parole scomparse, nel corso della requisitoria, i pm Ilaria Calò e Roberto Felici avevano sostenuto come fosse “incredibile la tesi secondo cui Scajola non si è reso conto che qualcuno al suo posto versasse una somma così enorme”. Poche ore fa la sentenza. “Ho passato più di 3 anni anni di sofferenza che nessuno mi restituirà più”, commenta l’ex ministro.


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    Conviene acquistare o affittare una casa? Tecnocasa ha provato a simulare la convenienza prendendo ad esempio un bilocale di 50 metri quadri in una zona semicentrale della capitale.

    L’immobile costa 380mila euro e l’acquirente ricorre ad un mutuo a tasso fisso di 25 anni che finanzia il 56% del valore, pagando una rata di mutuo di 1285 euro. Possiede quindi un capitale a disposizione di 190mila euro. L’importo del mutuo comprende anche le spese legate all'acquisto dell’immobile: notaio, intermediazione immobiliare, imposte e bolli.

    Il compratore pagherà i costi legati all'acquisto della casa e all'accensione del mutuo e avrà un beneficio fiscale grazie alla detrazione degli interessi passivi. Inoltre dovrà pagare le spese di gestione dell’immobile, manutenzione straordinaria e assicurazione. Per calcolare il valore futuro dell’ immobile abbiamo considerato una rivalutazione annua pari alla media dell’indice Istat degli ultimi 10 anni.

    Chi decide invece per l’affitto paga un canone mensile iniziale di mille euro. Il capitale a disposizione (di 190mila euro) viene investito in un Btp a 25 anni. L’affitto sarà aggiornato ogni anno in base all’indice Istat. L’inquilino dovrà pagare annualmente la registrazione del contratto di locazione.

    Il modello proposto considera la differenza tra i canoni di locazione e le rate di mutuo. Per esempio, nel primo anno ci sarà una differenza positiva per il locatario (che spende 1000 euro al mese contro una rata mensile di 1285 euro per il proprietario). Tale differenza sarà investita in un conto corrente bancario ordinario con tasso di remunerazione dello 0,35% lordo. Allo stesso tasso si investe l’eventuale differenza tra i costi di gestione dell’immobile, i costi della locazione e il beneficio fiscale per la detrazione degli interessi.

    Dopo 25 anni, ovvero all’estinzione del mutuo, Tecnocasa ha calcolato il guadagno ottenuto da entrambi. Il proprietario (Valore futuro immobile – rate del mutuo) ha un beneficio di  229.507 euro. L’inquilino (Capitale investito – canoni di locazione + eventuale differenza rata mutuo/canone e altri costi benefici) 158.630 euro.  Come si può notare il risultato è a favore di chi ha acquistato.

    Tecnocasa ha valutato anche la convenienza tra l’acquisto e la locazione di un trilocale di 90 metri quadri  in una zona semicentrale. Costo 435mila euro. L’acquirente ricorre ad un mutuo a tasso fisso di 25 anni che finanzia  il 60%  del valore, pagando una rata di mutuo di 1580 euro. Possiede quindi un capitale a disposizione di 200mila euro.

    Chi sceglie la locazione paga un canone mensile iniziale di 1300 euro. Il capitale a disposizione (di 200mila euro) viene investito in un Btp a 25 anni. L’affitto sarà aggiornato ogni anno in base all’indice Istat. L’inquilino dovrà pagare annualmente la registrazione del contratto di locazione.

    Il modello proposto considera la differenza tra i canoni di locazione e le rate di mutuo. Per esempio, nel primo anno ci sarà una differenza positiva per il locatario (che spende 1300 euro al mese contro una rata mensile di 1580 euro per il proprietario). Tale differenza sarà investita in un conto corrente bancario ordinario con tasso di remunerazione dello 0,35% lordo. Allo stesso tasso si investe l’eventuale differenza tra i costi di gestione dell’immobile, i costi della locazione e il beneficio fiscale per la detrazione degli interessi.

    Dopo 25 anni, ovvero all’estinzione del mutuo, la società immobiliare calcolato il guadagno ottenuto da entrambi. Il proprietario (valore futuro immobile – rate del mutuo) ha un guadagno di  230.196 euro. L’inquilino (capitale investito – canoni di locazione + eventuale differenza rata mutuo/canone e altri costi benefici) 45.075 euro. Anche qui il risultato è a favore di chi ha acquistato. 


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    Cambiano i governi, si seguono gli scandali, ma lui resta sempre lì. Saldo sulla sua poltrona di commissario dell'Arpa Lazio. L'agenzia che doveva contibuire a risanare, ma che è finito a regnare. L'avvocato Corrado Carrubba era stato nominato nel lontano febbraio 2007 dall'allora governatore Marrazzo, con l'obiettivo di provvedere al riordino dell’azienda di protezione ambientale. Ma a 7 anni dal suo insediamento continua a rimanere il suo posto. Indenne per tre legislature. Da Marrazzo a Zingaretti. Neanche Renata Polverini, che in soli due anni riuscì nell'abile impresa di cambiare tutti i posti chiave dell'amministrazione regionale, ha potuto spostarlo. Piuttosto che mandarlo via, gli affiancò un subcommissario senza deleghe.

    LA RICHIESTA DI STORACE -  Da sempre vicino a Legambiente ed ex assessore alla provincia di Roma in quota Verdi negli anni 90, l'avvocato Corrado Carrubba è ormai un intoccabile. E anche nel consiglio regionale straordinario sulla questione dei rifiuti, convocato dopo l'esplosione del Caso Cerroni, il tema dell'Arpa, coinvolta anch'essa nello scandalo, non è stato minimamente affrontato. Solo il vicepresidente Francesco Storace, in più di una occasione, durante il suo intervento, ha chiesto la sua testa. Senza ricevere però nessuna risposta, né da Zingaretti, né da Civita. “ Quest'uomo siede lì da 7 anni senza aver combinato nulla ed è abbastanza significativo che io non abbia ricevuto risposta. Tutti continuano a tacere, anche Zingaretti che avrebbe il potere di revocare la nomina per una questione di opportunità politica soprattutto alla luce dell'inchiesta su Cerroni”.

    IL CASO CERRONI -  Nella ricostruzione fatta dai Gip che ha portato all'arresto del patron di Malagrotta, infatti, è su Carrubba, non colpito da alcun provvedimento giudiziario, che Cerroni avrebbe fatto pressioni per ottenere l'ascesa del suo “fedele” Fabio Ermolli all'interno dell'Agenzia regionale per l'Ambiente. La nomina dell'ingegnere Ermolli, iscritto nel registro degli indagati per abuso di ufficio in quanto fino al 2010 risultava essere consulente di una delle società di Cerroni, era funzionale alla strategia del Supremo, che aveva l'impellente necessità di inserire un uomo di sua fiducia al posto di Enzo Spagnoli, responsabile dell'area “rifiuti, bonifiche e risorse idriche, “il quale – si legge nell'ordinanza del gip Massimo Battistini - in numerose circostanze, in qualità di responsabile dell’organo di controllo, aveva trasmesso comunicazioni di reato nei confronti di Cerroni e degli altri soggetti titolari degli impianti riconducibili al Cerroni”.

    IL CONFLITTO DI INTERESSI - Spagnoli, insomma andava sostituito con un funzionario amico, ossia Ermolli. Per questo, Cerroni insieme ad Arcangelo Spagnoli, solo omonimo del funzionario e responsabile unico del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti della Regione Lazio nel 2008, decide di fare pressione sul commissario dell'Arpa, che nel frattempo, in vista del bando del 2008, ha separato l'area in due sezioni distinte "servizio risorse idriche" e "suolo rifiuti e bonifiche". Ad aprile, Enzo Spagnoli, considerato "scomodo" dal sistema Cerroni vince il concorso per la sezione risorse idriche, mentre Fabio Ermolli sostiene le prove per la sezione "suolo, rifiuti e bonifiche". L'obiettivo è che Ermolli si aggiudichi quel posto e per questo si cerca di coinvolgere Carrubba, responsabile del concorso, pilotandone le scelte. “Lo strumento di ricatto che Manlio Cerroni e Arcangelo Spagnoli sembravano disporre attiene un non meglio precisato conflitto d’interessi” si legge nell'ordinanza. Non è un mistero che Carrubba attraverso il suo studio legale Carrubba e Casucci si occupi "prevalentemente di diritto all'ambiente", d'altronde la norma lo prevede in caso di commissario. Ma l'argomento, come scrivono i giudici "spaventava" lo stesso Carrubba.  

    LA PROMOZIONE DI ERMOLLI - E' lo stesso Arcangelo Spagnoli a far intendere in una telefonata con Cerroni del 9 giugno, due giorni prima delle prove finali di Ermolli, che il conflitto di interessi potrebbe essere la chiave di volta per far ottenere l'incarico a Ermolli. "Peccato che l’ARPA Lazio fa ancora l’avvocato e difende queste cose del ristoro ambientale!". Sono le ore 10 e nel pomeriggio Arcangelo Spagnoli deve incontrare Carrubba, su richiesta dello stesso commissario. Subito dopo l'appuntamento è praticamente sicuro della nomina di Ermolli, l'uomo di Cerroni. Anche perchè come specificava sempre lo stesso Spagnoli, parlando al telefono con Ermolli, che gli chiedeva rassicurazioni sulla sua nomina, "se fosse contrario sarebbe che le persone vogliono andar a finir male". In una telefonata del 10 luglio la certezza di Scipioni è granitica: "l'area è libera e lo sanno e danno per scontato il tuo nome va beh, io lascio in fresco la bittiglia. Non si rovina. E' un buon champagne". Ne è convinto anche Ermolli, che a sua volta una settimana prima, il 3 luglio del 2008, aveva informato Spagnoli di un colloquio avuto, secondo gli inquirenti, con Carrubba. "E' stata una chiacchierata abbastanza...franca, aperta insomma... lui mi ha detto che hanno fatto questa selezione che io sono messo molto bene ha detto". A questo punto la nomina è solo un dettaglio. E puntualmente il 29 luglio arriva.


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    Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito questa mattina, dando corso a 18 perquisizioni domiciliari in provincia di Roma, Genova, Novara, Crotone e Cuneo, 9 misure di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 3 agli arresti domiciliari - disposte dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica - nei confronti di alcuni imprenditori. Tra gli arrestati figura anche il noto faccendiere Paolo Oliverio, già arrestato, sempre dalle Fiamme Gialle, nelle scorse settimane e tuttora detenuto a Regina Coeli, nell’ambito dell’indagine che ha coinvolto, tra gli altri, padre Renato Salvatore, Superiore Generale dell’Ordine religioso dei Camilliani.

    Contestualmente, militari del II Gruppo del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma hanno sequestrato beni sino a concorrenza del valore di 154 milioni di euro a carico di 13 persone (tra cui due commercialisti), apponendo sigilli a 54 immobili, ubicati a Roma e provincia (tra cui un’ampia villa, di assoluto pregio, ad Albano Laziale, su 3 piani, di 14 vani per circa 500 metri quadri, con annesso giardino di circa 2.500 metri quadri, prospiciente al lago di Castel Gandolfo), a Milano, in provincia di Perugia, Viterbo, Latina ed in Toscana, sul Monte Argentario. Molte delle citate unità abitative erano formalmente intestate ad una società “cassaforte”, l'Ergmitage Srl (da cui il nome dell’operazione) fusasi poi, per incorporazione, in una società anonima svizzera, nell’ottica di schermare la titolarità effettiva dei beni. Sequestrate anche auto, moto, quadri (alcuni di autori famosi quali Mario Schifano e Fernandes Armann) ulteriori beni mobili di valore, nonché un’imbarcazione a vela di circa 15 metri e cospicue disponibilità finanziarie.

    Le misure cautelari ed i provvedimenti ablatori traggono origine da complesse indagini - nell’ambito delle quali erano state già effettuate, nel dicembre 2012, 44 perquisizioni presso le sedi legali e le unità operative di società nonché le abitazioni di indagati – che hanno portato alla denuncia di 33 persone, con il coinvolgimento di 32 società, facendo emergere un collaudato e gigantesco sistema di false fatture, emesse da imprese operanti nel settore dell’informatica e della gestione dei call center, che hanno sottratto al fisco materia imponibile quantificata, inizialmente, in circa 570 milioni di euro, con un’effettiva evasione d’imposta, ai fini imposte dirette ed iva, stimata in circa 154 milioni di euro.

    Gli ulteriori sviluppi investigativi – compiuti dopo la richiesta di misure cautelari oggi eseguite - hanno consentito di segnalare all’Autorità Giudiziaria le responsabilità penali di altre 46 persone fisiche e di 50 società che risultano aver beneficiato del sistema di false fatture: tra queste, vanno menzionate dodici società vincitrici di appalti pubblici, società beneficiarie di finanziamenti comunitari, importanti imprese leader nel settore informatico. I reati ipotizzati a carico delle 79 persone fisiche denunciate – tra cui 5 titolari di studi commercialisti - vanno dall’emissione ed utilizzo di fatture false, all’occultamento di scritture contabili, all’omessa dichiarazione dei redditi ed iva, con l’aggravante della transnazionalità, alla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, al millantato credito, al riciclaggio, alla bancarotta fraudolenta patrimoniale. Nei confronti di 11 soggetti è contestata pure l’associazione a delinquere. Nel complesso, le 82 società coinvolte (di cui 3 inglesi, 1 lussemburghese e 4 panamensi) hanno sottratto al fisco materia imponibile ad oggi stimata in oltre 1 miliardo di euro, con un’effettiva evasione d’imposta, ai fini imposte dirette e dell’Iva, quantificata in circa 500 milioni di euro, negli anni dal 2006 al 2013.

    Le indagini, in particolare, hanno preso avvio da una verifica fiscale nei confronti di una società operante nel settore informatico ed hanno fatto emergere l’esistenza di una collaudata organizzazione, articolata su vari livelli, operante in diversi settori economici, di fatto costituente un vero e proprio “gruppo societario”, riconducibile ad un unico dominus, Giovanni Mola, destinatario oggi di ordinanza di custodia cautelare in carcere, tuttora residente in Italia ma con rilevanti interessi economici anche in territorio svizzero, ove ha avuto la disponibilità di conti correnti monegaschi e svizzeri, fittiziamente intestati a società off – shore, su cui sono transitate somme pari a circa 110 milioni di euro. Il Mola – che aveva l’hobby di organizzare e partecipare esposizioni, in vari Paesi del mondo, di moto d’epoca di valore - è risultato disporre, in aggiunta, di alcuni “bond” emessi da società di diritto britannico, per un valore di circa 80 milioni di euro.

    Le attività dei finanzieri hanno consentito di censire, all’interno del menzionato gruppo societario riconducibile di fatto al “Mola” (che non vi appariva formalmente), ben 32 imprese: alcune erano “scatole completamente vuote”, costituite al solo fine di emettere false fatture; altre società sono risultate, invece, aver assunto anche centinaia di dipendenti (per poi cessare, riassumendo le medesime risorse in altre società, dalla differente denominazione) che venivano posti a disposizione – previa formalizzazione di contratti di servizi, con la corresponsione di ingenti corrispettivi - di ulteriori imprese, questa volta “terze”, cioè estranee al perimetro societario facente capo al Mola, spesso, come accennato, aggiudicatarie di appalti pubblici. Tali società beneficiavano di fatture totalmente fittizie o recanti corrispettivi sovradimensionati, emesse dalle imprese del Mola, cui faceva seguito la restituzione, in nero, di una frazione dell’imponibile, che veniva “spartita” tra lo stesso Mola ed i referenti delle stesse società terze beneficiarie, secondo un prefissato accordo tra le parti: il sistema consentiva alle società cosiddette “terze” di abbattere il proprio reddito con fatture di acquisto “gonfiate” e di risultare (ingiustificatamente) competitive sul mercato. Al pari, i ricavi connessi alla somministrazione di manodopera da parte delle società del Mola venivano abbattuti da costi documentati da fatture altrettanto fittizie e gli oneri contributivi ed assistenziali del personale formalmente assunto erano assolti utilizzando, in compensazione, indebiti crediti iva, artatamente costituiti attraverso, appunto, le false fatturazioni.

    Nel complesso, è stato documentato il ricorso a circa 1,3 miliardi di falsi documenti contabili; le dinamiche fraudolente, peraltro, sono state rese più complesse dall’utilizzo, da parte dell’organizzazione criminale, di società falsamente allocate all’estero (spesso in Gran Bretagna), con personale in loco pienamente organico al sistema di frode, con il compito di riciclarne i proventi. Le investigazioni hanno permesso, altresì, di fare piena luce anche sul ruolo di primissimo piano svolto dal faccendiere Paolo Oliverio, che si era inserito nel contesto associativo orchestrato dal Mola, sia in ragione della sua vantata capacità di risolvere, con modalità illecite, problematiche varie connesse ad alcuni intervenuti accertamenti tributari che quale materiale organizzatore dell’occultamento della documentazione contabile delle società del gruppo; egli, inoltre, risulta aver fornito un contributo essenziale al fine di ostacolare le azioni di recupero erariale, anche in pregiudizio dei creditori, acquistando, ad esempio, nel settembre 2012, un immobile di proprietà di una società riconducibile al Mola, dichiarata fallita dopo soli due mesi.


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    Quali sono i comportamenti da adottare quando si è costretti per lunghi periodi a dover assumere farmaci? Quali i rischi di interazione? Quali le abitudini da modificare? Sono queste le domande ricorrenti che arrivano quotidianamente alla redazione del sito web della SIFO, la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie. Uno spazio sicuro dove trovare in rete tutte le informazioni utili per capire come muoversi per la scelta e l’uso dei farmaci, un luogo di incontro e di dialogo tra i cittadini e gli esperti, che contiene documenti divulgativi prodotti dalla SIFO in collaborazione con Cittadinanzattiva e il tribunale per i diritti del malato.

    L’idea di creare uno spazio interamente dedicato ai cittadini nasce da una proposta dell’Area Informazione Scientifica, Educazione e Informazione Sanitaria, che, in collaborazione con la redazione SIFO web, ha promosso il progetto “Farmacia di iniziativa: spazio web di incontro con il paziente; informazione indipendente e di qualità per cittadini consapevoli”. «L'incontro con i cittadini attraverso lo spazio web e Internet – ha dichiarato per la SIFO Daniela Scala – è una novità assoluta che offre opportunità enormi per la nostra professione di conoscere i reali bisogni e migliorare l’assistenza».

    L’ultimo opuscolo pubblicato nella nuova sezione informativa è un approfondimento finalmente chiarificatore sui così detti farmaci equivalenti. Un tema sul quale spesso si sono creati dubbi ingiustificati che hanno continuato a privilegiare i farmaci “di marca”. Ecco perché la SIFO ha ritenuto opportuno ribadire quali sono i tre requisiti per ottenere l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) che devono essere dimostrati per tutti i farmaci e cioè la qualità, la sicurezza e l’efficacia. Un farmaco equivalente è sottoposto, infatti, agli stessi test e ha gli stessi requisiti di qualità del farmaco di riferimento. I produttori di farmaci  garantiscono il rispetto delle procedure previste dalla legge, le Norme di Buona Fabbricazione, dall’approvvigionamento delle materie prime fino al rilascio sul mercato di ciascun lotto del farmaco. La sicurezza poi è un requisito valutato per ogni nuova sostanza attiva e per gli eccipienti  mai usati in precedenza.  Per un farmaco equivalente la normativa prevede una procedura  semplificata costituita da uno studio di bio-equivalenza, che valuta la biodisponibilità del farmaco equivalente rispetto a quello di marca.

    Ma se i dubbi dovessero ancora persistere anche dopo aver letto l’opuscolo informativo o se, al di là dei temi proposti dalla redazione, non si dovesse trovare sul sito web la risposta a quello che si cercava, basta semplicemente compilare un form online per avere in breve tempo un riscontro dai farmacisti che da anni operano negli ospedali pubblici.


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    Un nuovo sgombero stamattina dopo lo sfratto di ieri dei 50 rom che vivevano negli ex uffici delle Fs a Casalbertone. Oggi i vigili urbani hanno abbattuto 50 baracche vicino alla foce dell'Aniene sotto la tangenziale est, subito dopo l'uscita Salaria. Lì vivevano persone di nazionalità sudamericana, filippina e romena. La Polizia locale è intervenuta sulla base di un'ordinanza del sindaco che stabilisce lo sgombero per motivi di sicurezza e igiene ambientale.

    sGOMBERO SALARIA

    L'OPERAZIONE - L'operazione è stata condotta dagli agenti del gruppo Spe (Sicurezza Pubblica Emergenziale) della Polizia Locale di Roma Capitale. L’intervento, secondo il Campidoglio, si è reso necessario per motivi di sicurezza, igiene e decoro: le baracche, ad oggi disabitate, sorgevano infatti in prossimità del fiume, a circa 8 -9 metri dal greto, rischiando di essere travolte e di crollare con le piogge stagionali. I lavori di messa in sicurezza dell’area e di demolizione completa delle strutture richiederà 20 giorni. Agli abitanti dell’insediamento abusivo, assistiti della Protezione Civile e della Sala Operativa Sociale, era già stata offerta un mese fa una sistemazione presso i locali della Ex Fiera di Roma Capitale. Questa mattina, prima dell’inizio dell’abbattimento delle baracche, hanno recuperato gli ultimi effetti personali.

    IL COMMENTO - Duro il commento del deputato Pd Khalid Chaouki: “Pensavamo davvero che la strategia degli sgomberi appartenesse ad un altro modo di fare politica e che fosse una pratica ormai archiviata. Invece gli sgomberi a Colle Oppio e Casal Bertone, che hanno visto senzatetto e rom evacuati ci hanno riportato ad una gestione securitaria ed emergenziale". E aggiunge: "Roma vive una situazione molto delicata perché chiamata a gestire numeri importanti di rifugiati, rom e senzatetto, ciononostante non sono ammissibili sgomberi per ragioni di decoro pubblico. La giunta dovrebbe uscire al più presto da un approccio emergenziale e favorire reali politiche di accoglienza e assistenza, sfruttando al meglio le risorse europee e regionali e avviando un dialogo positivo con gli operatori da anni impegnati sul fronte dell'integrazione”.


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    Il saldo di opinioni sull'andamento degli ordinativi resta negativo, ma con una lieve attenuazione rispetto alla prima parte del 2013 (da -29,2 a -27,5 punti), grazie soprattutto al recupero degli ordinativi ricevuti dal mercato nazionale che migliorano di oltre 12 punti (da -47,2 a -34,9). Lo rivela un' indagine congiunturale sullo stato di salute delle piccole e medie imprese laziali condotta da Federlazio su un campione formato da 350 imprese associate, sia manifatturiere che dei servizi.

    Il periodo preso in analisi è il secondo semestre del 2013 (luglio-dicembre). I risultati dell'indagine sono stati presentati nel corso di una conferenza presso la sede di Federlazio, all'Eur, alla presenza dell'assessore al Lavoro regionale, Lucia Valente e quello alle Attività produttive, Guido Fabiani. Riguardo gli ordinativi, per i prossimi sei mesi si prevede un miglioramento del saldo di opinione di oltre 23 punti (da -8,3 a +15). Le previsioni sul mercato interno passano da -19,1 0-9,6, quelle sul mercato UE da +30,8 a +46,4 e quelle sul mercato Extra UE da -3,7 a +14,3, guadagnando ben 18 punti. In sintesi, le imprese si attendono una certa ripresa negli ordini dai mercati esteri, ed una attenuazione della situazione di crisi per quel che riguarda il mercato domestico.

    "Agli assessori Fabiani e Valente oggi chiederemo la diminuzione del carico fiscale e dei costi della politica. Questo è un fatto determinante per noi e siamo fiduciosi che con la Regione attuale si possa ottenere ciò che chiediamo". Così, il presidente di Federlazio, Maurizio Flammini. La diminuzione della pressione fiscale "è decisiva", ha sottolineato Flammini, "perché il carico è aumentato troppo, non si può resistere e non si può combattere con le industrie dell'estero che ci fanno troppa concorrenza".


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    I vigili dell’Ospol (sindacato autonomo) scendono in piazza domani al culmine della tensione dopo mesi di rapporti difficili con il sindaco Marino.  Lo sciopero, annunciato nello il 4 dicembre scorso ma possibile solo da questa settimana perché fuori dalla fascia di garanzia del periodo natalizio, sarà accompagnato da una manifestazione degli agenti: “Ci raduneremo alle 9 in piazza Bocca della Verità – dichiara il segretario Stefano Lulli – poi arriveremo in corteo fino a piazza Venezia, dove sosteremo davanti all’Altare della Patria, in raccoglimento per le vittime della polizia locale. La meta finale sarà piazza del Campidoglio, dove faremo un sit-in, finché non saremo ricevuti da una delegazione dei rappresentanti”.

    Lulli elenca le principali richieste al sindaco Ignazio Marino e all’amministrazione capitolina: “Il completamento dell’organico, che prevede 8.500 unità al posto delle 5.400 attualmente disponibili; una nuova organizzazione del lavoro, attraverso direttive precise che migliorino l’efficienza del corpo e in particolare la tutela dalle malattie professionali, attraverso l’equo indennizzo per il riconoscimento della causa di servizio, così come avviene per la polizia di Stato”.

     Manca ancora, aggiunge Lulli, “una polizza assicurativa che copra per le 24 ore l’utilizzo dell’arma di servizio, perciò non escludiamo di poter riconsegnare le armi d’ordinanza all’armeria del Comando qualora le nostre richieste non trovino risposta”. 


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    Per molti è il simbolo delle incompiute capitoline. La Cittadella dello sport, commissionata nella belle èpoque con Walter Veltroni alla guida del Campidoglio, era nata per essere la struttura di punta dei Mondiali di nuoto del 2009. Il progetto, affidato all’archistar valenciano Santiago Calatrava e costato 200 milioni, non è mai stato finito: manca mezzo miliardo. Così, a 5 anni dall’evento e dopo la denuncia di PaeseSera, la decisione: trasformare l’impianto di Tor Vergata in un “Gardens by the bay”, l’orto botanico di Singapore. Si potrebbe partire dal palazzetto del nuoto, che ha già una copertura, per collocare al suo interno piante e fiori provenienti da tutto il pianeta. Per il palazzo il destino è legato a quello della vicina università: un campo di basket inserito nei programmi accademici.

    IL CAMBIO PROGETTO - Una scelta inevitabile, spiegano i tecnici presenti al sopralluogo, a causa della mancanza di finanziamenti. Nessuno sponsor, ad ora, per completare l’opera con i soldi dei privati. La conferma arriva dal rettore Novelli. Di necessità virtù, si direbbe, così nasce l’idea di creare una grande serra hi-tech. Opzione che ha già avuto il via libera dal sindaco Ignazio Marino. L'architetto spagnolo Santiago Calatrava, che ha progettato l’impianto nel 2005, avrà il compito di ridisegnare quegli spazi. Il problema resta quello delle risorse, che dovrebbero arrivare dall’Unione europea e dal polo universitario. Gli assegni dei privati, che parteciperanno con una quota minima, saranno  usati per l'ala che rimarrebbe a disposizione dello sport.

    L'ORTO BOTANICO - Una scelta che ha un vantaggio: quello di dimezzare i costi per completare il tutto secondo il vecchio progetto, passando così da oltre 400 milioni di euro a circa 200. È Antonella Canini, professoressa di Botanica, a spiegare l’ispirazione che arriva dai ‘Gardens by the Bay' di Singapore. “Un luogo visitato ogni anno da 4 milioni di visitatori – afferma la docente –. Vogliamo che la nuova vocazione dell'opera sia pubblica, a disposizione dei cittadini e dell'università di Tor Vergata”. Partendo proprio dai suoi giardini, per costruire laboratori di ricerca, spazi per mostre e un piccolo Auditorium.

    ROMA COME SINGAPORE - Una struttura che sarà eco-sostenibile: “La copertura – aggiunge Canini – potrebbe essere parzialmente fatta da pannelli fotovoltaici ". Il parco tecnologico di Singapore, inaugurato nel 2012, nel cuore della megalopoli asiatica, è costituito da due serre artificiali: la "Flower Done", che riproduce condizioni climatiche mediterranee e la "Cloud Forest", che mostra, invece, il microclima delle giungle tropicali. All'esterno sono stati costruiti alcuni alberi artificiali alti fino a 50 metri, illuminati la notte, la cui superficie e' ricoperta da felci ed orchidee. Nessuna marcia indietro però: la vocazione del progetto comunque non sarà stravolta, promette il Campidoglio. L’ultima parte di Calatrava, ovvero il palazzetto dello sport, sarà completata con una seconda vela di copertura. L'uso sarà polifunzionale: dagli eventi musicali alle discipline atletiche, passando per la medicina sportiva. Per una Roma che si ispira a Singapore.


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    Non è affatto in crisi, ma ha deciso di licenziare 121 lavoratori. Il colosso anglo-sassone Unilever prova così a massimizzare i profitti, giocando la sua partita sulla pelle dei dipendenti. In 108 a Roma perderanno il posto di lavoro se nei prossimi settantacinque giorni non si raggiungerà un accordo sindacale. Una procedura “anomala” riferiscono i sindacati, considerato che la multinazionale ha chiuso il bilancio del 2013 con profitti pari al 4,84 miliardi di euro e in salita rispetto all'anno precedente.

    “Unilever, in barba a tutti i proclami di attenzione al sociale e della centralità dell'Italia nelle strategie del gruppo, tratta il bel Paese come l'estrema periferia dell'Europa – dichiarano Flai Cgil e Fai Cisl –, le grandi multinazionali, che continuano nonostante il periodo di difficoltà a produrre utili sia in Italia che nel mondo, dovrebbero avere un senso di responsabilità maggiore e non rispondere unicamente agli interessi degli investitori”.

    DIPENDENTI SENZA “SALVAGENTE” - E' già successo in passato che Unilever ricorresse alla procedura di mobilità, ma con una sostanziale differenza: “Fino ad oggi si era riusciti a gestire i presunti esuberi con lavoratori accompagnati alla pensione o volontari” spiegano i sindacati. Questa volta, invece, i lavoratori sono molto lontani dai requisiti pensionistici. “Giovani” ma non abbastanza da riuscire a rimettersi sul mercato; la maggior parte ha tra i 45 e i 50 anni, e si tratta di famiglie mono redditto.

    IL DRAMMA DEI MONOREDDITO– Tra i lavoratori c'è chi ha i figli molto piccoli e chi da poco aveva deciso di sacrificare buona parte dello stipendio per aprire il mutuo. “Questa operazione avrà un impatto sociale altissimo – dichiara Anna, delegata sindacale in Unilever – abbiamo 75 giorni di tempo per salvare il nostro futuro e la situazione è drammatica”. “Alcuni mesi fa avevamo ragionato con l'azienda di ammortizzatori sociali difensivi, come la cassa integrazione, ma non è stato fatto nulla in questo senso” spiegano Cgil e Cisl. E spunta l'ombra dell'ennesima centralizzazione di alcune funzioni in Polonia, dove proprio l'anno scorso Unilever ha aperto nuovi uffici. “Lavorare in Unilever vuol dire essere artefici della propria carriera” scrive l'azienda sul suo portale web. Con le dovute eccezioni evidentemente.   


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