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    Gli ex bagni pubblici di Garbatella occupati lo scorso 24 gennaio diventeranno "un centro culturale polifunzionale". Moby Dick sarà quindi realtà. Lo hanno deciso in un accordo istituzionale Regione Lazio, Roma Capitale, il municipio VIII, Laziodisu e l'Ater. In particolare la Regione si impegna a "non alienare l'immobile di via Ferrati 3 e attraverso Laziodisu si farà promotrice dell'opera di restauro e risanamento conservativo dell'immobile". Il Comune coopererà alla realizzazione del centro culturale  e a promuovere gli atti necessari per portare all'interno degli spazi una biblioteca comunale. Laziodisu, con la sovrintendenza dell'Ater, farà gli interventi necessari all'utilizzo della struttura, stanziando un milione di euro. I lavori di riqualificazione partiranno entro 15 giorni dal perfezionamento dell'assegnazione dell'immobile a Laziodisu. Gli occupanti dopo l'accordo hanno deciso di lasciare i locali già stasera. Nei giorni scorsi Moby Dick era già diventata realtà grazie alla partecipazione di attivisti e residenti. Tanti i libri regalati e le iniziative messe in piedi in pochi giorni. Oggi pomeriggio dalle 17 in poi grande happening culturale con reading di artisti, scrittori e attori, interventi teatrali e musicali. 

    "Si tratta di un grande risultato", dichiara Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio. "Da oggi parte un importante investimento culturale in questo quadrante della città. Lavoreremo con tutti i sottoscrittori dell’accordo, ma anche assieme alle organizzazioni, ai comitati e alle associazioni del territorio per avviare un percorso di riqualificazione che dia una importante risposta alla domanda di cultura, di creatività, di formazione e di integrazione sociale di Garbatella", dichiara Flavia Barca, assessore alla Cultura di Roma Capitale. "Da oggi si da nuova vita agli ex bagni di Garbatella in via Ferrati, uno spazio per la cultura e servizi pubblici che verranno messi a disposizione non solo per il quartiere ma per l’intera città, nell’ottica di quanto indicato all’unanimità dal Consiglio del Municipio Roma VIII nel novembre scorso e nell’interesse della collettività", aggiungono Andrea Catarci, presidente del municipio Roma VIII e Claudio Marotta, assessore alla Cultura del municipio Roma VIII. "Quella di oggi è una vittoria per tutti, ma soprattutto dei cittadini e di quanti hanno creduto in questo progetto di rigenerazione culturale", dichiara in una nota Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio.


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    Un assegno per mettere fine a una querelle. Soldi che da un lato servono per completare un’opera di cui la Capitale ha bisogno da troppo tempo, la metro C; dall’altro nascondono un messaggio per il Cda di Roma metropolitane. I finanziamenti arrivano dalla Regione Lazio, che oggi, grazie ai fondi del decreto legge numero 35 del 2013, ha trasferito al Campidoglio 39 milioni di euro per sostenere i costi dell’appalto più grande d’Europa. Risorse che servono per continuare i lavori, dopo la richiesta della seconda tranche del contenzioso tra Consorzio e Comune (130 milioni) e altri 3 milioni per continuare con la fase di pre-esercizio.

    I FINANZIAMENTI - Tutto ruota intorno ai soldi. E alla scusa che si portano dietro: senza non si può rispettare il crono-programma che impone l’apertura dei tornelli per il 2015. Mentre si procede con un ritardo di 4 mesi, a causa del braccio di ferro tra le parti e il relativo stop dei cantieri con gli operati che chiedevano il pagamento degli stipendi arretrati. Anche per questo arriva il soccorso della Pisana. “Diamo seguito all'impegno preso con l’amministrazione capitolina a sostegno di questo intervento fondamentale per la rete di trasporto pubblico”, sottolinea il presidente Nicola Zingaretti. “Il trasferimento di questi fondi – sottolinea il governatore – è un segno evidente della massima attenzione che il governo regionale ha nei confronti di Roma”. Ma soprattutto sul vertice di Roma Metropolitane.

    OBIETTIVO CDA - L’obiettivo potrebbe essere anche il ricambio del Consiglio di amministrazione e del direttore generale di Roma Metropolitane, Luigi Napoli, prima della scadenza naturale fissata ad aprile 2015. La parola dimissioni è però tabù negli uffici di via Tuscolana, dove si dicono certi di aver sempre fatto gli interessi dell’amministrazione. Ma lo scopo dei governi regionale e comunale, di centrosinistra, è quello di voler voltare pagina con le nomine fatte dall’allora primo cittadino Gianni Alemanno. Zingaretti ribadisce però solo l’importanza dell’infrastruttura, come unica via “per ridurre i problemi legati al traffico e allo smog e per rendere la città una capitale europea, moderna ed efficiente in grado di garantire la mobilità di milioni di persone”. “Noi – conclude il governatore – stiamo facendo tutto il possibile per consentire al Campidoglio di portare a termine i lavori”. Magari iniziando dal cambio del Cda.


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    Mancava solo l’ufficialità ma ora è certezza. Anche Roma sarà presente sulle piste bianche di Sochi, grazie a Francesca Lollobrigida (23enne romana, campionessa del mondo nel pattinaggio) e Francesca Marsaglia, nata e cresciuta sulla Cassia, sportivamente esplosa sulle piste del Sestriere. Lo snow team azzurro sarà formato da 113 atleti (69 uomini e 44 donne), ma Lollobrigida e Marsaglia saranno le uniche a rappresentare la capitale. Svezzata la prima (già due volte campionessa del mondo), novizia la seconda alle due azzurre l’onere e l’onore di tenere alta la bandiera di Roma.

    L’APPUNTAMENTO- La cerimonia di apertura è prevista per il 7 febbraio e si chiuderà il 23. Quindici le discipline, 98 i titoli in palio, 88 i paesi partecipanti. Una vetrina che solo una Olimpiade può dare. La squadra azzurra sarà più numerosa dei precendenti giochi di Vancouver (quattro atleti in più come alle Olimpiadi di Nagano) ma poche stelle su cui contare. L’età media si è abbassata (26 anni), il più giovane ha 18 anni (Sandra Robatscher, compiuti un mese fa), il più anziano è l’intramontabile Giorgio Di Centa (nel fondo). Il campione, la punta di diamante da cui tutto il “povero circo bianco italiano” si aspetta qualcosa è l’inossidabile Armin Zoeggeler, quarant’anni e cinque medaglie olimpiche alle spalle (due ori, un argento, tre bronzi). Molte le donne presenti e ad ingrossare le file azzurre è soprattutto il Trentino Alto Adige con 60 atleti. E’ cresciuto anche il numero delle regioni che hanno offerto il loro contributo passando da 9 delle Olimpiadi canadesi alle 10 di questa edizione. Questa Russa però non sarà una Olimpiade d’oro per l’Italia, solo quinta nella precedente edizione di Vancouver (con 5 podi ed un oro). Lo sci italiano non gode di ottima salute ma molti sono i giovani e su questo si dovrà puntare per il futuro. “Stiamo attraversando un passaggio generazionale - ci spiega Raimund Plancker, allenatore della squadra di sci femminile – qualcuno è a fine carriera altre, come la Francesca Marsaglia, stanno crescendo ma devono fare esperienza. In Italia – prosegue – c’è serietà. Il movimento è organizzato e ha progetti sui giovani. Purtroppo veniamo da una stagione negativa dal punto di vista degli infortuni, molti atleti hanno praticamente ricominciato da zero. Io però sono ottimista e chiedo ai miei atleti solo di fare il meglio”.

    L’OLIMPIADE DELLE POLEMICHE- Sochi però sarà anche l’Olimpiade delle polemiche. Su tutto: dai lavori di costruzione degli impianti alle accuse di razzismo fino alla sicurezza. E’ di oggi la notizia del ritrovamento di una nuova lettera arrivata contenente minacce terroristiche direttamente al Coni. Lettere analoghe sono arrivate ad altri Comitati olimpici nazionali di Ungheria e Slovenia ma il presidente Malagò continua a ostentare tranquillità: “Stiamo collezionando lettere tutte dello stesso tenore, ma credo che non siano quelle il problema”. Fatto sta che i militanti islamisti del Caucaso mettono paura e questa che verrà, sarà ricordata come “l’Olimpiade dei prigionieri” visto il clima e l’isolamento in cui verranno costretti gli atleti. Ma forse verrà ricordata anche come l’Olimpiade della corruzione se confermate le accuse della Fondazione anticorruzione (sochi.fbk.info) secondo la quale: “ almeno 10 siti olimpici sarebbero costati almeno il doppio di quanto previsto per l’ambiguità nei rapporti tra alcune società (Olimpstroy e RZD-le ferrovie russe) e politici locali.

    CAMPAGNA ANTI-GAY- Per non farsi mancare nulla poi c’è anche la questione dei diritti civili che ha scatenato una serie di boicottaggi nei confronti delle autorità russe contro la campagna anti-gay varata l'anno scorso da Mosca. Polemiche alimentate dall’infelice uscita del sindaco di Sochi, che proprio ieri affermava ai microfoni della Bbc: “Nel Caucaso l’omosessualità non è accettata e comunque qui a Sochi non ci sono gay”. Uscita non certo felice che si accompagna alla ancora più infelice dichiarazione della scorsa settimana del presidente Vladmir Putin, diretta alla comunità gay internazione: "Siete i benvenuti in Russia – ha detto - ma lasciate stare i bambini", equiparando di fatto la pedofilia all’omosessualità.

    LA SQUADRA DEL MADE IN ITALY- Oltre ai 113 atleti che si giocheranno la medaglia in Russia ci sarà anche un’altra nazionale a rappresentare l’Italia: quella delle imprese. Cinquanta in tutto che negli ultimi anni hanno lavorato nei cantieri olimpici fornendo consulenza, prodotti e materiali per le infrastrutture e le gare, arredi per hotel e centri commerciali realizzati in vista dei Giochi invernali più costosi di sempre: 50 miliardi di euro. Protagonisti della squadra del “Made in Italy” anche le imprese romane, riunite nella società “Costruttori Romani riuniti” impegnate per 5,5miliardi di euro di lavori per gli impianti più altri 7 miliardi di euro più altri 7 per le infrastrutture e strutture alberghiere.


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    Un’aspettativa di vita di almeno 10 anni inferiore a quella del resto della popolazione; alti tassi di morbilità (indice della statistica sanitaria che esprime la frequenza di una malattia in una popolazione ndr) soprattutto nell’ambito delle patologie cardiovascolari, metaboliche ed osteoarticolari; diffusione di infezioni delle vie respiratorie e parassitosi intestinali, con un tasso, per i bambini rom, proporzionale al tempo trascorso nei campi. Questi i dati allarmanti che riguardano il profilo di salute delle popolazioni Rom e Sinti, illustrati nel corso del convegno nazionale “La salute dei rom: disuguaglianze vissute, equità rivendicata”, una giornata di riflessione che si è svolta presso la Caritas di Roma, in via Aurelia sul tema della salute dei gruppi rom che vivono in condizione di disagio socio-abitativo e sulle metodologie di intervento e di promozione sanitaria.

    IL LIBRO - All'incontro hanno partecipato oltre 200 medici e operatori socio-sanitari di tutte le regioni italiane. Ad aprire i lavori, dopo il saluto del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, il presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Mario Affronti ed il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci. Secondo quanto emerge dal libro “SaluteRom. Itinerari possibili”, realizzato dalla Caritas di Roma e presentato stamane nel corso del convegno, le scarse condizioni igieniche dei cosiddetti "campi nomadi" possono essere annoverate tra le cause della precarietà di salute che affligge queste comunità. I campi vengono infatti allestiti dalle istituzioni locali in aree sovraffollate e isolate dal contesto cittadino, gli alloggi sono fatiscenti e umidi, poco areati, con servizi igienici inadeguati se non assenti. Il servizio di smaltimento dei rifiuti è insufficiente e nelle abitazioni non mancano topi, insetti e materiali tossici.

    L'ACCESSO AI SERVIZI - Tale situazione, infine, si riflette sull’accesso ai servizi sanitari e sull’uso che i rom ne fanno, caratterizzato da abuso del pronto soccorso, diagnosi tardive, interruzione delle terapie, percorsi assistenziali discontinui e frammentari. La capacità del sistema sanitario di accogliere le fasce di popolazione più vulnerabili, secondo l'Area sanitaria della Caritas di Roma, è compromessa dalla mancanza di risorse economiche, ma anche da forme dirette e indirette di discriminazione nell’accesso ai servizi. Da qui l'appello allo Stato, ma anche alle Aziende sanitarie locali affinché si impegnino a rendere maggiormente fruibili i servizi per ogni tipo di utenza, ma anche a garantire una formazione adeguata del personale, priva di pregiudizi. La Caritas di Roma ha ricordato l'impegno dei suoi volontari che da 25 anni sono impegnati nella tutela della salute dei rom con progetti ed interventi quali: campagne di promozione della salute che coinvolsero le Asl di Roma, il camper sanitario che regolarmente visita i campi rom, la sperimentazione di strategie di orientamento ed educazione sanitaria. Nei 25 anni di attività la Caritas ha ascoltato più di 15.500 rom, formato e mobilitato oltre 400 operatori delle Asl, decine di volontari e numerose realtà del privato sociale.

    (Foto di Giordano Pennisi)


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    Eugenio-Monti-a-destra-con-Sergio-Siorpaes

    Nelle precedenti edizioni dei Giochi olimpici invernali l’Italia ha collezionato 37 medaglie d’oro, 32 di bronzo, 37 di bronzo (106 in totale). Tre le medaglie targate Roma: la prima arriva nel 1968 da Grenoble con Luciano De Paolis ed Eugenio Monti nel Bob a 2. Ad Eugenio Monti, l’anno seguente verrà conferito anche il prestigiosissimo Premio Pierre De Coubertin per aver aiutato una squadra avversaria. Monti fu il primo atleta nella storia a ricevere questo premio.  In quella edizione i romani furono anche i portabandiera della squadra azzurra.

    Claudia-Giordani-in-azione

    ceccarelli

    Per smuovere il medagliere capitolino bisognerà aspettare 8 anni con i Giochi di Innsbruck 1976 e la grande Claudia Giordani, medaglia d’argento nello sci alpino, specialità slalom “derubata” dell’oro olimpico per soli tre centesimi. La terza medaglia arriva quasi trent’anni dopo con Daniela Ceccarelli salita sul gradino più alto del podio nel super Gigante.  La Ceccarelli peraltro fa segnare un altro primato, certo meno importante, ma sicuramente da segnalare: è l'atleta più "suddista" che abbia mai vinto una medaglia nello sci alpino, tutte le sue compagne orbitano dalle parti del nord Italia


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    La norma ancora non è scritta, ma il sindaco esulta come se fosse già nero su bianco. E conferma che governare è cosa diversa dalla campagna elettorale. Così, dopo Zingaretti che aumenta l’addizionale Irpef (“per evitare il crac della Regione Lazio"), arriva Ignazio Marino con l’idea di applicare un balzello dello 0,8 per mille sulla casa. Ancora da decidere se colpirà la prima o la terza. È questa la novità che emerge dall’incontro con l’Associazione nazionale dei Comuni italiani. Una decisione inevitabile considerando i mancati trasferimenti statali. Il minore gettito (700 milioni) nei confronti degli enti locali deve essere compensato, pena un ulteriore taglio dei servizi.

    Per questo il primo pensiero va a una tassa sugli immobili. Lasciando libertà di scelta su quale alloggio applicarla, così come sulle detrazioni che, nei piani, dovrebbero arrivare a 75 euro. Uscendo dal ministero delle Finanze è lo stesso Marino a spiegare i dettagli: “Dopo una discussione articolata, il governo ci ha dato una disponibilità a un extragettito di 500 milioni di euro”. Resta però la differenza di 200 milioni, sui quali i sindaci non sono disposti a mollare. La promessa dell’inquilino del Campidoglio è di far pagare di più “alle famiglie benestanti”. È più rilassato il primo cittadino di Roma, dopo il confronto tra Anci e il Mef, “perché si riconosce che la tassazione, così come concepita inizialmente, sottraeva risorse agli enti locali”. In prima fila la Capitale che avrebbe detto addio a circa 185 milioni. Promosso quindi il cambio dall’Imu alla Tasi e, anche se la norma non è stata ancora scritta, Marino parla di sensazioni positive e di collaborazione con il ministro Graziano DelRio.

    Ma questi soldi per chiudere il bilancio previsionale non bastano. C’è l’incognita del Salva-Roma, con gli emendamenti che impongono tagli per accedere alla gestione commissariale del debito. Nel 2013, ricorda l’assessore alle Politiche sociali Rita Cutini, “siamo riusciti a difendere la spesa sociale”. Consapevole che bisognerà fare “una grande fatica per mantenere nel 2014 gli stessi livelli dell’anno precedente. Per migliorare l'accoglienza - conclude - serve razionalizzazione”. La stessa che chiede il centrodestra. A parlare per primo è il consigliere Giordano Tredicine. Il vicepresidente dell’assemblea capitolina punta il dito contro “la millantata riduzione del 30% degli staff che permetterebbe di reperire moltissime risorse in più”. Di sicuro, però, molto inferiori ai circa 200 milioni di euro tagliati da palazzo Chigi alla Capitale.


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    “Sarò sola Sochi per la prima volta. La mia famiglia non potrà seguirmi ma ho grandi compagni di avventura”. Francesca Marsaglia, romana di via Cassia, questa Olimpiade se la sente addosso con tutta la pesantezza di una prima volta. Per lei, ventiquattrenne sciatrice in gigante ma anche nello slalom e nella combinata, l’olimpiade russa rappresenterà  l’esordio. Figlia d’arte lei non parte da favorita, lo sa, ma ce la metterà tutta come è abituata a fare. Come in coppa Europa nel 2010 recuperando una gara che sembrava  persa salendo poi sul gradino più alto.

    Francesca ormai manca poco. Ti sarai l’unica romana a scendere sulle piste di Sochi
    Lo so, sono molto contenta di questo ma sento anche la responasailità. Spero proprio di regalare un “sogno bianco” ai miei concittadini e far conscere questo meraviglioso sport.

    A Roma la neve bisogna proprio andarsela a cercare
    Tutto nasce da mio padre che dopo aver gareggiato si è messo ad insegnare e portava  me ai miei tre fratelli sulle piste del Sestiere fin da piccoli. La vera colpevole però è mia madre. Papà lavorava sempre e fu lei a metterci sulla neve a seguirci negli allenamenti e in ogni gara.  A Roma ci ha fatto praticare molti sport, tennis, pallavolo, basket ma alla fine la scelta è ricaduta sullo sci.

    Ora vivi a Sestriere
    Si per me e la mia famiglia era impossibile conciliare sport, studio e vita famigliare in città diverse. Sestriere è dove mio padre lavorava ed è diventata la mia seconda casa.

    Cosa vuol dire prepararsi per una Olimpiade?
    Non lo so ancora. Diciamo che fino adesso ho vissuto alla giornata, o meglio gara per gara. Da oggi, con l’ufficialità della convocazione, sto maturando l’idea. Certo ci pensavo ma adesso è tutta un’altra cosa. Per me è un sogno che si avvera come per ogni atleta del resto. Voglio godermi ogni secondo di questa avventura. Voglio respirare l’aria del villaggio olimpico di cui tutti parlano.  

    Cosa ti aspetti?
    So che non parto favorita ma ho buone sensazioni. Mi sento bene, vengo da un buon periodo di forma. Non timori di sorta, parto un po’ con la spregiudicatezza dei novellini, magari mi aiuta. Mi mancherà la famiglia, sicuramente. Per la prima volta non avrò nessuno. Di solito, mio padre e mia madre ci sono così come almeno uno dei miei fratelli. Questa volta è diverso ma ormai sono grande (ride ndr).  

    Qual è il segreto per arrivare ad una Olimpiade?
    La costanza nell'allenamento. Non bisogna mai mollare, nemmeno di fronte ad una caduta. Io personalmente ci ho sempre creduto. Ho sempre pensato che in questo modo sarei arrivata a grandi traguardi ed eccomi qua. 


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    Nessuna autorizzazione. La scultura omaggio a Mondriaan, sul belvedere del Circo Massimo, non ha alcun permesso. Lo comunicazione è del sottosegretario ai Beni  culturali, Ilaria Borletti Buitoni, che con un tweet annuncia un tempestivo intervento: “Abbiamo chiesto ai vigili la rimozione”, scrive sul social network. Il monolite bifronte, realizzato dall’artista Francesco Visalli, omaggio a Piet Mondrian, occupa lo spazio davanti al monumento a Mazzini, tra Aventino e Palatino. Ma adesso la domanda è un’altra: per quanto tempo la statua abusiva è rimasta lì, vicino al Campidoglio, senza che nessuno se ne accorgesse? 

    Un parallelepipedo, creato della sovrapposizione in 3d di 22 opere di Piet Mondriaan, collocato su tre ripiani di finta edera. L’ultima mostra dell’artista capitolino fu allestita all’interno del parco giochi Rainbow Magic Land. E non mancano le critiche di Artribune, la rivista d’arte e cultura contemporanea che si chiedeva come mai quell’opera fosse installata “laddove ogni artista del mondo sognerebbe” di mettere in mostra i propri lavori. Una notizia che arriva a pochi giorni dal dibattito scatenato dai murales sui muraglioni del Lungotevere, realizzati da William Kentridge. 

    (foto di Artribune)


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    È Giovanni De Pierro, 64 anni domani, l'imprenditore cui la guardia di finanza ha sequestrato beni per 270 milioni di euro. La circostanza è emersa nel corso di una conferenza stampa negli uffici giudiziari di piazzale Clodio alla presenza del procuratore capo Giuseppe Pignatone, Ivano Maccani comandante del nucleo provinciale di Roma delle fiamme gialle, Cosimo di Gesù comandate del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, Gerardo Mastrodomenico del Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata). I sigilli sono stati apposti sulla base di un decreto di sequestro emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale capitolino su richiesta del pm Giuseppe Cascini. Auto e yacht di lusso, immobili, magazzini a Borgo Montello nei terreni dove si trova la discarica di Latina.

    Benché incensurato, con numerose assoluzioni e con un solo rinvio a giudizio, secondo gli inquirenti De Pierro è un “soggetto socialmente pericoloso con propensione a delinquere” che ha “creato un vero e proprio sistema criminale”. Formalmente emigrato a Barcellona (di qui il nome “movida” dato all'operazione), l'uomo avrebbe operato “principalmente nella Capitale ma con interessi in tutto il territorio nazionale e in alcuni Stati Europei, dedito all’appropriazione indebita, alla truffa in danno di enti pubblici, alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio/reimpiego di capitali illeciti, al trasferimento fraudolento di valori ed alla perpetrazione di reati tributari”.

    In sostanza, De Pierro sarebbe riuscito ad accumulare un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare, del tutto incongruente con il profilo reddituale emergente dalle dichiarazioni dei redditi presentate ai fini fiscali. Tale sproporzione, unita alla qualificata pericolosità sociale, ha permesso di richiedere, ai sensi del “Codice Antimafia”, l’applicazione della sorveglianza speciale. In particolare i sigilli sono stati apposti a patrimonio aziendale e relativi beni di 73 società, con sedi a Roma, Napoli e Milano (quattro operanti in consulenza amministrativa, 30 in servizi di sostegno alle imprese, nove nella pulizia, 8 holding, cinque in movimento merci, tre in locazione immobiliare, due in costruzione di edifici, due in noleggio di veicoli, due in costruzione di imbarcazioni da diporto e sportive, una in servizi logistici relativi alla distribuzione delle merci, due nella compravendita di beni immobili, una in richiesta certificati e disbrigo pratiche”, una in altre attività professionali, una nella mediazione mobiliare, una nella valorizzazione e vendita immobiliare, una nel commercio all’ingrosso di imbarcazioni da diporto.

    Patrimonio aziendale e relativi beni di 14 società estere, con sedi nel Regno Unito, Lussemburgo, Belgio, Costa Rica e Isole Vergini Britanniche, di cui due aventi domicilio fiscale a Roma; quote societarie di 15 consorzi, con sedi in Roma e provincia e nelle provincie di Latina e Livorno; 174 unità immobiliari (fabbricati e terreni), site in Roma e provincia, Avellino, Isernia, Milano e nelle provincie di Rieti, Frosinone, Sassari, Oristano, Livorno, Siena e Latina, 32 autoveicoli, 2 moto, 2 ciclomotori, 2 yacht di oltre 20 metri. Numerosi rapporti bancari, postali, assicurativi, azioni. Il tutto appunto per un valore complessivo di stima dei beni sottoposti a sequestro di circa 270.000.000 di euro. Tra i beni sequestrati anche degli immobili, magazzini, siti a Borgo Montello che sorgono “su un'area di proprietà della Capitolina srl (società in liquidazione con sede a Roma in via Archimede) destinata a discarica della città di Latina – si legge nel decreto – Tale sito è stato oggetto, nel tempo, di diverse indagini da parte di diverse autorità giudiziarie, tra le quali la Dda della procura della Repubblica di Napoli in merito alla nota vicenda dell'interramento, avvenuto negli anni Ottanta, di fusti contenenti rifiuti chimici, altamente tossici, ad opera del clan dei Casalesi”.


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    “Le rivoluzioni hanno bisogno di immaginario, devono essere sognanti, allusive a sbocchi liberatori e salvifici. Devono muovere anime e corpi, parlare nell’intimo a uomini e donne. I grandi progetti di cambiamento sono latori di un’etica nuova della convivenza, devono reggersi sulle gambe di soggetti collettivi per acquisire forza e consenso, generare dimensione pubblica. Su questo terreno, il percorso intrapreso dalla nuova amministrazione è ancora incerto. Perché è importante, Ignazio, che il tentativo in cui siamo impegnati di ristabilire il giusto ruolo dei partiti e dei sindacati, al fine di eticizzare la relazione tra governo della cosa pubblica e sfera economica, rimettere al centro il ruolo programmatorio delle istituzioni e ridimensionare lo strapotere della rendita a danno del bene comune, non faccia perdere di vista la città reale”.  Si legge nella lettera aperta inviata al Sindaco Marino da Roma Futura, collettivo aperto e plurale, formato da movimenti, associazioni e comitati locali e di persone interne ed esterne a Sinistra Ecologia e Libertà di Roma e vicina al capogruppo Sel  in Campidoglio Gianluca Peciola. 

    “Nel  progetto che l’amministrazione sta portando avanti – si legge ancora nella lettera - l’obiettivo comune c’è, ed è la costruzione di una nuova idea di città, ma manca la spinta morale, che è data dalla condivisione dei principi e delle finalità. Per questo è necessario chiamare la tua squadra di governo a maggiore coerenza, rigore e trasparenza, occorre evitare che, nelle more dell’azione di rinnovamento, si consolidino poteri di sottogoverno che negano quei principi e quelle finalità. Se vogliamo costruire un immaginario condiviso intorno alla lotta alla partitocrazia e agli agglomerati di potere vicini ai partiti, dobbiamo impedire che altri poteri, ancora più occulti, incidano sulle scelte di Governo. Perché in politica il vuoto non esiste! C’è bisogno della politica, a cui non possiamo rinunciare. C’è bisogno della politica nell’accezione nobile del termine, quella che costruisce e innerva la società, che coinvolge nelle scelte, che rimotiva i corpi intermedi costruendo insieme ad essi un immaginario, che intorno agli enti di prossimità crea nuovo spazio pubblico”.

    “Il caso della caserma di via Guido Reni è emblematico, ed è un ottimo punto di partenza: se riusciamo a confermare il bel percorso di partecipazione già avviato e coinvolgere operatori economici, associazioni ambientaliste, cittadini, istituzione locale, avremo contribuito a tenere insieme anima e corpo, sfida ideale e costruzione di ricchezza socialmente sostenibile. Lo stesso possiamo dire in merito ai Fori. Un bel progetto che passerà alla storia, ma ora rischia di essere soprattutto un intralcio. Gli manca l’anima, appunto. Riempiamolo di eventi culturali, di arte di strada, facciamolo diventare un laboratorio a cielo aperto di costruzione pubblica del Parco dei Fori che verrà. E operiamo allo stesso modo in ogni periferia, intorno a grandi e piccoli progetti di trasformazione urbana, facendo delle scuole gli epicentri di questa sfida, i centri sociali e culturali di ogni quartiere, promotori di arte e cultura diffusa e di servizi di nuovo mutualismo. La nuova amministrazione ha bisogno di alleanze sociali, alleanze che non si stabiliscono con incontri bilaterali e occasionali - perché non basta l’ascolto, ci vuole costruzione comune. Non bisogna indebolire i corpi intermedi dentro un’idea verticistica del Governo, ma operare per riassegnare funzioni dentro la prospettiva del bene comune. In questa sfida ci siamo”, conclude la lettera.


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    Confusi, indecisi, immobili, impegnati in una lotta interna: i commenti si sprecano per descrivere la maggioranza in Campidoglio. Che ha collezionato un altro record: dopo il minimo di delibere approvate (rispetto alla precedente gestione targata Alemanno), l’èra Ignazio Marino si caratterizza per un Consiglio straordinario da record. Tre settimane per dare il via libera all’anagrafe pubblica dei rifiuti di Roma, dopo l’inchiesta che ha coinvolto il Re della ‘monnezza’ Manlio Cerroni, ma il provvedimento ancora non vede la luce. Soprattutto per colpa del numero legale, che in aula Giulio Cesare cade con una certa regolarità. Ieri, infatti, per la quarta volta consecutiva, sono andati tutti a casa dopo aver aperto la discussione con un ritardo di oltre un’ora sulla tabella di marcia dei lavori e con il benestare della conferenza dei capigruppo, convocata 90 minuti dopo l’apertura della seduta.

    I MAL DI PANCIA INTERNI - Il tutto condito dagli stracci che volano sulle pagine dei giornali tra il presidente dell’assemblea Mirko Coratti, ritiratosi dalla corsa alla segreteria regionale del Pd per sostenere la renziana Lorenza Bonaccorsi, e il suo vicario d'Assemblea, Franco Marino, eletto nella lista civica del sindaco. E meno male, mormorano fra i banchi della maggioranza, “che questa doveva essere la settimana del volemose bene con il ritiro imposto per il centrosinistra e la giunta”. Già, perché sabato scocca l’ora del secondo team building voluto dal primo cittadino, che cerca in tutti i modi di ricompattare consiglieri e assessori con un incontro in un agriturismo. Per qualcuno, visti i toni delle ultime settimane, la rimpatriata in stile “scout” potrebbe assumere in realtà i contorni di una resa dei conti. Alla quale Coratti non sembra disposto a voler partecipare. La scusa ufficiale: “Pregressi impegni personali”. Questo diniego, mascherato da diplomatico rifiuto, nasconde chiari mal di pancia difficili da calmare.

    IN CERCA DI EQUILIBRI - A partire dalla gestione dell’aula. Il presidente, più che contro il suo vice, si rivolge direttamente alla maggioranza che “se non tenuta a bada in aula, finisce per non garantire il naturale e sereno svolgimento dei lavori”. E c’è chi giura che la sua sia una strategia per tornare in corsa per un posto nel'esecutivo cittadino. L’avvertimento è chiaro: “Riunioni e ritiri per fare squadra sono sicuramente utili, ma è indispensabile individuare risposte e interventi concreti ai bisogni di Roma”. Magari iniziando ad approvare le proposte calendarizzate dalla conferenza dei capigruppo. Niente da fare, come accaduto nei tre precedenti consigli. Lo specchio di un equilibrio difficile da ritrovare dopo le fratture dei mesi scorsi. Il conclave, convocato fra due giorni, può servire ma non basta. Quello della scorsa estate, con Guido Improta che per scherzo lancia nell’acqua della piscina Daniela Morgante, si porta dietro l’immagine del braccio di ferro tra l’assessore alla Mobilità e la titolare del Bilancio.

    RISCHIO IMMOBILISMO - In tema di conti, la preoccupazione sul previsionale 2014 è alta. Risorse carenti e maggioranza in fibrillazione, opposizioni pronte alle barricate. La terza via, con il rimpasto di giunta, non è per ora percorribile. Mentre anche Sel si allontana dal Pd, colpevole di aver fatto marcia indietro sul registro delle Unioni civili. Senza contare la presidente della commissione Sport, Svetlana Celli che, durante un sopralluogo e senza avvertire sindaco e colleghi di scranno, lancia il progetto di trasformare la cittadella dello sport di Calatrava, a Tor Vergata, in un orto botanico in stile Singapore. Poche ore dopo, l’appuntamento a palazzo Senatorio. E la scena che si ripete: gli eletti che vanno a casa senza aver approvato la delibera in discussione: quella sui rifiuti, tanto urgente da convocare un consiglio straordinario. Non così tanto straordinario a ben vedere, coonsiderato che dopo quattro sedute è ancora lì. Il rischio, ma più che rischio una realtà più che tangibile, è quello di abituarsi all’immobilismo.


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    Un nuovo sgombero nella Capitale. Venti famiglie rom, tra cui 40 bambini tra 0 e 12 anni, sono state allontanate dall’insediamento di via Belmonte Castello, a Torpignattara, dove vivevano da circa un anno. Un’alternativa, a quanto riferito dall’associazione 21 luglio e Popica onlus presenti sul posto, è stata offerta solo a donne e bambini. Che hanno rifiutato di dividere le famiglie. I rom sono stati allontanati e denunciati per invasione di terreni. A ognuno di loro è stato consegnato un foglio in cui si legge che è stato nominato un avvocato d’ufficio tramite call center.

    LA DELIBERA DEL MUNICIPIO V - Lo sgombero era stato deciso a novembre del 2013 votato dalla maggioranza del V municipio e il voto contrario del centrodestra che aveva espresso “preoccupazione per i bambini che avevano intrapreso un percorso scolastico”. Sono 10 i minori iscritti a scuola nell’Istituto comprensivo Ferraironi. “Gli altri – racconta Gianluca Staderini di Popica onlus – erano in attesa di trovare un posto nelle scuole del territorio”.

    LA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI - A protestare oggi anche gli insegnanti della scuola frequentata dai bambini. “Stiamo assistendo a qualcosa di assurdo – dice Antonella Rossilli, della Scuola dell’infanzia – Da novembre il municipio non è riuscito a trovare una sistemazione alternativa che non comporti la divisione dei nuclei familiari. Per i bambini sarà dura – aggiunge l’insegnante - anche perché la nostra scuola è attrezzata educativamente per le situazioni di disagio: stavamo facendo un percorso insieme che ora è stato interrotto”.

    Rom occupano V municipio

    L'OCCUPAZIONE - I rom, insieme agli attivisti delle associazioni, ai bambini appena usciti da scuola, agli insegnanti e ad alcuni genitori dei compagni dei bimbi rom hanno occupato la presidenza del V municipio. "Abbiamo parlato con l'assessore Alessandro Rosi - racconta Staderini - che ci ha confermato la delibera di sgombero, ma ci è sembrato molto confuso sulle alternative di alloggio".

    Secondo le associazioni “Dopo gli sgomberi forzati in via Salviati, alla Cesarina e, l’altro ieri, a Casal Bertone, la Giunta Marino si pone in linea, ancora una volta, con la passata amministrazione dell’ex sindaco Gianni Alemanno”. L’operazione di oggi è “l’ennesimo passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011”.


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    Boom di nuove imprese a Roma e provincia. Sono oltre 14mila i nuovi “capitani coraggiosi” che nel 2013 hanno deciso di sfidare la crisi. E tra questi il 14 per cento ha scelto il settore alimentare, il 9,7 le costruzioni e il 7 la comunicazione. I dati sono stati diffusi stamattina dalla Cna di Roma, nell'ambito della presentazione dell'iniziativa “Impresa facile”, lo sportello dedicato a chi vuol fare il grande passo di mettersi in proprio.

    L’associazione dei piccoli imprenditori ha tracciato anche il profilo dello startupper tipo: trentacinquenne e disoccupato, che pur di rientrare nel mercato del lavoro punta sull'autoimprenditorialità. Sette su dieci sono uomini, e del totale oltre 4mila sono stranieri e circa 8mila romani. Le aree più vitali da questo punto di vista sono Roma nord (3.300 imprese) e Cinecittà (2.700). Le meno vivaci sono invece Tiburtina e Casilina (821), storiche zone rappresentanti dell'Est produttivo della città, e la provincia a Nord (solo 257 nuove imprese nel 2013).

    “Una nascente new economy – afferma il direttore Tagliavanti –, fenomeno prevalentemente metropolitano. A parte Isernia, eccezione che conferma la regola, in cima alle classifiche delle start up ci sono Milano, Roma e Napoli: nella dimensione metropolitana le occasioni sono superiori rispetto alla provincia. Si concentrano nel terziario avanzato, nelle telecomunicazioni, nei servizi alla famiglia e alle imprese. Senza contare il peso che hanno i grandi committenti, che stanno esternalizzando molte delle funzioni”.

    Ma quanto costa avviare una start up? Partendo col piede giusto – fanno sapere dalla Cna – e con un contributo economico importante: 4.500 euro per l’avvio e la creazione di impresa, grazie al bando della Camera di Commercio di Roma (2.500 euro) che permette di abbattere le spese una tantum di apertura attività, e a un bonus (2mila euro) offerto da Cna da spendere in servizi nei primi 6 mesi di attività. Un supporto importante, considerando che l’investimento medio iniziale si aggira sui 25mila euro.

    “Facciamo in modo di fare restare questi giovani qui - ha detto Erino Colombi, presidente Cna -, rendendo più favorevole il territorio e stimolando la voglia di fare imprese. Abbiamo tanti strumenti, come quelli presentati oggi, tante opportunità, come bandi pubblici e finanziamenti. Stiamo attraversando un passaggio difficile, le regole cambiano. Il compito dell’associazione è accompagnare le imprese già esistenti, ma anche gli aspiranti capitali d’azienda, a superare questa fase”.


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    Fiero, deciso, per nulla scomposto dalle critiche che lo investono. L'avvocato Corrado Carrubba, commissario straordinario dell'Arpa, è passato indenne per tre legislature, conservando di proroga in proroga il suo posto.Era stato chiamato nel 2007 da Marrazzo per riordinare l'agenzia regionale dell'ambiente, ma a sette anni siede ancora sullo stesso posto. Senza che l'Arpa sia mai stata rinnovata. Sa che il suo incarico è un unicum nell'amministrazione pubblica, ma non è disposto a prendersene le colpe. Per questo dopo l'articolo di Paese Sera e le accuse lanciate da Storace ha deciso di replicare ad ogni accusa. “Non sono attaccato alla poltrona. Se sto qui da 7 anni è colpa della politica”. 

    Non le sembra strano che un commissario sia in carica da 7 anni?

    È un dato di fatto. Il mio è un mandato fiduciario e prendo atto che i tre presidenti della Regione che nel tempo si sono seguiti lo abbiano confermato. Io avevo un compito preciso: predisporre un piano per il riordino dell'Arpa, una cosa che puntualmente già dal 2008 ho fatto. E' il consiglio regionale del Lazio che doveva fare la legge che riorganizzava l'Arpa. E questa cosa non è avvenuta. Io in tutti questi anni, ho continuato a reiterare il piano, ma L'Arpa è rimasta commissariata perchè il consiglio regionale non ha mai deliberato la riforma.  

    Quindi è colpa dell'inerzia della politica se lei è ancora al suo posto. E' questo che intende?

    La politica è molto lenta, soprattutto sulle questioni ambientali, ma tuttavia in questi anni ha avuto momenti non felici. Paghiamo due esperienze regionali, quella di Marrazzo e della Polverini che sono finite prima del tempo in maniera traumatica e anche dolorosa. E in questi casi i provvedimenti ordinari finiscono in fondo al cassetto. La situazione di queste due legislature non ha aiutato a portare a compimento il processo di riordino dell'Agenzia.

    Storace la accusa di non aver sostanzialmente fatto nulla e chiede che venga rimosso dall'incarico. Cosa risponde?

    Si vede che non è ben informato. Sono sette anni che sto qui 8 ore al giorno, non ho fatto il commissario che viene a firmare gli atti e gli stipendi, ma ho cercato di lavorare e di rinnovare l'agenzia affinchè funzionasse. Io e miei collaboratori abbiamo lavorato ogni giorno per migliorare l'agenzia nonostante le mille difficoltà. Abbiamo rafforzato i controlli sul territorio e i rapporti con l'autorità giudiziaria, in attesa del riordino. Sapendo che saremmo andati per le lunghe, abbiamo fatto molte cose per migliorarne le qualità operativa dell'Arpa. Dire che non ho fatto nulla non corrisponde alla verità.

    Nell'inchiesta giudiziaria che ha portato all'arresto di Manlio Cerroni viene coinvolto anche lei. In particolare, nel bando di selezione che ha portato all'assunzione dell'ingegnere Fabio Ermolli, in qualità di funzionario dell'area "Rifiuti e Bonifiche", secondo le ricostruzioni, ci sarebbero state pressioni da parte del patron di Malagrotta. Le ha subite queste pressioni?

    Su questa cosa sono molto sereno. Come ho potuto dire di fronte all'autorità giudiziaria, ho scelto l'ingegnere Ermolli in virtù delle sue qualità professionali, perché pensavo fosse la persona giusta in quel posto. L'ho scelto in totale autonomia, senza ricevere alcuna pressione, né di Cerroni né di Arcangelo Spagnoli. Ho selezionato Ermolli da una rosa di nomi scelti dalla commissione esaminatrice e rivendico quella scelta fatta in quel momento. Non è vero che sono state separate nel bando le sezioni "rifiuti" e "risorse idriche" per quanto concerne la provincia di Roma. Sono sempre state divise, anche se Enzo Spagnoli le ricopriva entrambe. Se poi abbiamo sbagliato, abbiamo sbagliato. L'ingegnere Ermolli ha tradito la fiducia dell'Agenzia e ne risponderà lui stesso delle sue responsabilità, anche di fronte all'Arpa che ha aperto un procedimento nei suoi confronti. Io, ribadisco, in ogni caso sono sereno. Capita anche nell'Arma dei Carabinieri che qualcuno non faccia il proprio dovere. Succede.

    Che rapporti ha con l'avvocato Cerroni?

    Mi occupo di ambiente da una vita, l'avvocato Cerroni lo conosco da tanti anni e non mi aggrego al coro di quanti ora fanno finta di non averlo mai conosciuto. Nei miei confronti non ha mai fatto alcuna pressione. Mai. L'avvocato Cerroni sa a a chi può chiedere e a chi non può chieredere favori. E con me non lo ha mai fatto.  


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    Una hostess di 24 anni, Azzurra Matiddi, è stata trovata morta nel suo appartamento in via Federico Martinengo a Fiumicino. È accaduto ieri intorno alle 17. La ragazza è stata trovata riversa nel bagno, vestita. Nessuna lesione o segno di violenza sono stati riscontrati sul corpo. Il medico legale che ha fatto una prima ispezione del corpo ha ipotizzato che si tratti di una morte naturale. Il cadavere comunque è stato portato all'obitorio del Verano a disposizione dell'autorità giudiziaria. La ragazza non soffriva di problemi di salute. Nulla è sparito dall'abitazione e non è stato trovato alcun biglietto che possa fornire ai militari degli elementi utili a far luce sulla vicenda. Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Ostia.


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    Dalle terre pubbliche abbandonate alle nuove aziende agricole della Capitale, in grado di rendere fruibili gli spazi pubblici e offrire servizi alla cittadinanza. Con un occhio alla riqualificazione degli edifici rurali e l'altro alla filiera corta delle produzioni alimentari. E' il giorno che gli agricoltori “senza terra” aspettavano da tempo, dopo oltre due anni di rivendicazioni: la Giunta capitolina ha appena approvato la delibera che impegna l'amministrazione comunale a creare nuova occupazione, valorizzando il patrimonio dei terreni nella disponibilità di Roma Capitale, attualmente dismesso o sottoutilizzato. Il provvedimento porta le firme dell'assessore al Patrimonio, Luigi Nieri, e dell'assessora all'Ambiente con delega all'agroalimentare, Estella Marino. Gli stessi che dai primi mesi di insediamento, in diversi tavoli partecipati ed eventi pubblici, hanno avuto modo di ascoltare e recepire le richieste di cooperative, sigle di categorie e associazioni per l'accesso alla terra.

    GIOVANI AGRICOLTORI– Uno strumento pensato in particolare per i giovani imprenditori che potranno sviluppare nuove forme di gestione delle aree verdi, “con l’integrazione nell’attività produttiva dei servizi multifunzionali che l’agricoltura urbana è in grado di offrire ai cittadini” si legge in una nota. Un primato importante per il Campidoglio se si considera che la delibera è la prima attuazione da parte di un ente locale (su scala nazionale) delle disposizioni contenute nell’art.66 del decreto-legge n.1 del 2012, con cui sono stati definiti gli indirizzi per l’assegnazione a giovani imprenditori agricoli (di età inferiore a 40 anni) dei terreni pubblici a vocazione agricola attualmente dismessi. "Era un impegno preso da questa amministrazione in campagna elettorale per un lavoro interessante e complesso - ha spiegato il vicesindaco - una delibera fortemente attesa anche dalla maggioranza. Il prossimo passo sarà la delibera sugli orti urbani". "E' la prima delibera con la quale si valorizza il patrimonio comunale e lo facciamo su un settore ritenuto da noi strategico come quello dell'agricoltura - sottolinea Nieri - finalmente, quindi, possiamo dire che non si parla di agro romano legato al cemento e, inoltre, si crea occupazione su un terreno di grande interesse per la nostra città. La delibera prevede l'affitto alle cooperative di giovani agricoltori puntando sulla qualità: dalla filiera corta, al chilometro zero, all'agricoltura biologica".

    Giovani agricoltori nelle terre abbandonate (http://www.coop-coraggio.it/)

    IL PROGETTO STRATEGICO - Il Progetto strategico del Comune denominato “Roma, Città da Coltivare” è però più ampio: si tratta di un piano di recupero produttivo dell'agro romano “che potrà essere implementato con successivi interventi dell’amministrazione” - si spiega in una nota - e si pone come obiettivo anche la “diffusione della cultura e delle pratiche agricole nella cittadinanza”. Al Dipartimento Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione, d’intesa con il Dipartimento Tutela Ambientale, va il mandato di individuare le aree e gli edifici rurali da dare in concessione: “La selezione degli immobili da destinare a questo scopo avverrà in primo luogo nell’ambito delle aree pervenute da cessioni e compensazioni urbanistiche e dei beni recentemente attribuiti dal Demanio dello Stato con la procedura di 'federalismo demaniale' (decreto legislativo 28 maggio 2010, n.85)”.

    VERSO IL BANDO - Il primo bando per le terre pubbliche sarà invece pubblicato a breve, dopo la consultazione delle forze sociali del settore sul testo del provvedimento. Ma sono state già divulgare le linee guida che caratterizzeranno l'assegnazione del patrimonio: dal criterio preferenziale per chi ha meno di 40 anni alla valutazione dell'offerta tecnica. Così come le forme economiche di sostegno per la ristrutturazione degli edifici rurali e per la filiera corta dei prodotti. Le prime aree che andranno a bando sono quattro "e man mano ne saranno altre che stiamo valutando - ha precisato Nieri - sono particolarmente soddisfatto del lavoro". Per l'assessore all'Ambiente, Estella Marino "è una delibera che fornisce un quadro di indirizzi per individuare quali siano i terreni di proprietà comunale che ora non sono utilizzate o soggette a fenomeni di degrado e poterle così affittare a uso agricolo attraverso criteri per la partecipazione al bando".

    Il murales del Coordinamento romano per l'accesso alla terra

    Il murales del Coordinamento romano per l'accesso alla terra

    A CHI SARANNO ASSEGNATE LE TERRE - Ecco le direttive contenute nella delibera: a) prevedere la partecipazione, quali soggetti ammessi a concorrere, di imprenditori agricoli professionali, destinando a vantaggio dei giovani di età inferiore a 40 anni che intendano avviare l’attività imprenditoriale una quota superiore alla metà dei beni medesimi; b) la possibilità per i soggetti imprenditoriali al primo insediamento di avvalersi, a supporto della propria candidatura, di un accordo di partenariato con soggetti professionali già operanti in campo agricolo; c) l’aggiudicazione sulla base della migliore offerta tecnica, valutata sulla base del piano di sviluppo aziendale e del relativo programma di investimenti, nonché in base alla sussistenza nel piano stesso di attività agricole multifunzionali, del metodo di coltivazione biologico, di orientamenti colturali rivolti alla promozione della biodiversità, di attività rivolte allo sviluppo delle energie rinnovabili e al risparmio energetico, dell’entità di nuovi occupati previsti, anche in relazione all’impegno di persone socialmente svantaggiate; d) l’affitto degli immobili con contratto agrario, ai sensi della legge 3 maggio 1982, n.203; e) interventi rivolti a promuovere le attività di filiera corta, facilitando il contatto diretto fra gli imprenditori assegnatari e i consumatori romani.

    "IL DEMANIO SBLOCCHI LE TERRE" - “Un ulteriore passo avanti dell'amministrazione per la rigenerazione ecologica della città – ha chiarato il capogruppo Sel in Campidoglio, Gianluca Peciola - questa Delibera, oltre alla possibilità di creare lavoro e reddito per i giovani agricoltori, rappresenta porta un importante messaggio politico e simbolico. Con questo atto la terra pubblica diventa occasione di valorizzazione ambientale e agricola sottraendola agli usi speculativi. Quello di oggi è un grande risultato del vicesindaco Nieri, dell'assessore all'Ambiente Marino e soprattutto del movimento che ha raccolto migliaia di firme a sostegno della delibera per l'assegnazione ai giovani agricoltori delle terre pubbliche”. Secondo il capogruppo Pd, Francesco D'Ausilio, la delibera "va nella giusta direzione" e "gli indirizzi che contiene devono consentire all’Amministrazione di sistematizzare il censimento delle aree di proprietà del Comune". "Dopo anni di sole chiacchiere da parte dei governi nazionali, finalmente un passo concreto” commenta la senatrice Sel Loredana De Petris. “Sono trascorsi ormai due anni dal decreto legge approvato dal Governo Monti che consentiva l'assegnazione ai giovani agricoltori, ma non un solo metro quadro di terreno è uscito ad oggi dai cassetti dell'Agenzia del Demanio - prosegue la senatrice -, ci auguriamo che l'intervento efficace di Roma Capitale riesca ora a sbloccare l'iniziativa di altri Comuni e delle Regioni che detengono gran parte dei terreni di proprietà pubblica a vocazione agricola”. "Per Roma Capitale è un segnale decisivo di inversione di tendenza per porre termine alla devastazione edilizia e ricominciare a discutere di sviluppo sostenibile" conclude l'esponente Sel.

    (Foto da http://www.coop-coraggio.it/)


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    Di nuovo a rischio chiusura il Centro di educazione motoria. Per questo lavoratori e genitori dei disabili hanno occupato oggi la struttura di via Ramazzini 31. "Il 31 gennaio scadono i contratti - dice Lorena Guidi della Cgil - ma noi non lasceremo soli i nostri ragazzi". Dopo la firma del protocollo di intesa tra Regione e Croce rossa per il passaggio del centro alla Asl RmD, i lavoratori sono rimasti in bilico.

    I LAVORATORI - "Chiediamo che la Regione ci assuma - spiega Guidi - come deciso da una sentenza della Cassazione che ha dichiarato violato il nostro diritto alla stabilizzazione già dal 2008". Secondo indiscrezioni il direttore della Cabina di regia sulla Sanità Alessio D'Amato avrebbe convocato il presidente del comitato provinciale della Croce Rossa. "Questo ci preoccupa - aggiunge la Guidi - perché il comitato provinciale è diventato privato, mentre era più logico che venisse chiamata la la direttrice Elisabetta Paccapelo del regionale, che è rimasto pubblico".

    LA PRIVATIZZAZIONE DELLA CRI - "Come se non bastassero anni di precariato e sentenze di stabilizzazione disattese - dichiarano Ileana Piazzoni (Sel) e Marco Miccoli (Pd) - il procedimento di privatizzazione della Croce Rossa Italiana sta mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, spesso necessari a garantire servizi essenziali. Si stanno calpestando diritti acquisiti dei lavoratori e - come nel caso in questione -l'assistenza a pazienti affetti da gravissime patologie. Siamo già intervenuti presso i Ministeri competenti affinché intervengano a scongiurare i licenziamenti e si disinneschi un clima di crescente tensione fra i lavoratori e le famiglie delle persone assistite". Il problema secondo i deputati sarebbe proprio la privatizzazione dell'ente. Per questo "continuiamo a chiedere con forza al Governo, anche a seguito della presentazione della nostra interrogazione parlamentare, che si valutino attentamente le conseguenze della privatizzaz ione in atto e che vengano prorogati i rapporti di lavoro a tempo determinato fino a quando non verrà emanato il decreto ministeriale necessario a chiarire le nuove modalità organizzative e gestionali dell'ente".

    LA PROTESTA - Il Cem, nelle due strutture di via Ramazzini e via Achimede, ospita oggi 65 utenti con disabilità medio-grave, in regime di residenzialità o semi-residenzialità, con ambulatori e assistenza medica garantita h24 . Pazienti che hanno bisogno di cure costanti. "Alcuni – spiega ancora Guidi – vanno girati ogni 3 ore, per evitare le piaghe da decubito, ecco perché siamo impossibilitati a fare dimostrazioni più incisive, altrimenti saremmo andati a protestare alla Regione". I dipendenti hanno continuato a lavorare e a tenere in vita i servizi. Stanotte dormiranno nel centro e fanno sapere che "Non ce ne andremo finché non ci sarà una risposta seria dalla Regione".

    (Foto di archivio)


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    E' il quarto giorno consecutivo di protesta per i 13 migranti marocchini del Cie di Ponte Galeria che sabato scorso si sono cuciti le labbra per protestare contro i lunghi tempi di permanenza e le condizioni di vita all’interno della struttura. Da ieri, ha fatto sapere il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, oltre a quello della fame, i manifestanti hanno intrapreso anche lo sciopero della sete. Anche questa mattina gli operatori del Garante, si sono recati a Ponte Galeria per parlare con gli immigrati che stanno protestando e per verificare l’evolversi della situazione

    "Quello che stanno vivendo queste persone - ha detto Marroni - è un’emergenza da risolvere al più presto. Le loro storie raccontano un vissuto di povertà ma anche di estrema dignità. Senza precedenti penali, sono agricoltori, piastrellisti, falegnami, meccanici, imbianchini, decoratori, idraulici. Qualcuno è anche laureato. E’ gente che nella vita ha lavorato duramente e che poi, con il caos seguito alle guerre della 'primavera Araba', ha visto spazzate vie le proprie certezze ed ha guardato con speranza all’Europa". "Passato il clamore mediatico - ha concluso il Garante - resta il dramma, la solitudine e la disperazione di queste persone. Anche se le priorità dell’agenda politica sono mutate rispetto alla mobilitazione seguita alla protesta choc di Natale, spero che il Parlamento trovi tempo e forza per approvare le norme necessarie a porre fine a questa vergogna".


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    Programmazione per le visite di medicina preventiva, inserimento della strada come luogo di pericolosità per la polizia locale, una polizza assicurativa contro gli infortuni, il recupero dell'indennità di servizio e l'estensione su ventiquattore della copertura assicurativa. Queste le misure immediate emerse dall'incontro tra una delegazione dell'Ospol, sindacato autonomo di polizia locale di Roma Capitale, e la segreteria del sindaco Ignazio Marino, rappresentata da Enzo Foschi e Rossella Matarazzo.

    Il segretario dell'Ospol Stefano Lulli spiega: "Abbiamo ottenuto i provvedimenti più urgenti, per i restanti punti sui 18 della vertenza si procederà a una nuova calendarizzazione degli incontri, che dovrà tenere conto del bilancio comunale 2014: in base ai finanziamenti si potrà lavorare per una programmazione di mandato con il sindaco".

    Entro dieci giorni Lulli incontrerà la dottoressa Matarazzo. Intanto, rimane aperta la protesta: "Per fine aprile convocheremo un nuovo sciopero - dichiara  - però prendiamo atto della buona volontà dell'amministrazione, questa non vuole essere una pressione. Siamo pronti a revocarlo in caso di risposte positive dall'amministrazione".

    "I vigili sono una parte importante della città- ha detto il vicesindaco Nieri- Noi siamo attenti ad ascoltare chiunque sollevi un problema ma abbiamo superato una fase complicata, con un bilancio molto difficile. Ora siamo in una fase nuova e di rasserenamento ed una delegazione dei vigili e' stata ascoltata".


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    Una programmazione chiesta da anni. Oggi il primo passo con la presentazione del Piano generale del traffico urbano, il primo grande intervento di modifica in termini di mobilità e riorganizzazione urbanistica dal 1999. Da allora, infatti, la realtà cittadina è profondamente cambiata: il 26% della popolazione risiede al di fuori dal Grande raccordo anulare, il pendolarismo dal 2004 è aumentato del 60% e la vastità del parco circolante che nel 2011 contava 978 veicoli ogni mille abitanti ha creato una serie di criticità che rendono prioritario per l'amministrazione intervenire con un'importante riforma del trasporto a Roma. Che sarà presentata alla giunta il 31 gennaio. Il punto di partenza, spiega la presidente della commissione Trasporti Anna Maria Proietti Cesaretti (Sel) nel corso della presentazione alla stampa, sarà una classificazione funzionale delle strade e delle zone della città. Obiettivo: individuare la viabilità principale, da differenziare rispetto a quella locale. Per creare un collante con il nuovo sistema il trasporto pubblico.

    Il sogno, richiesto soprattutto da cittadini e pendolare, è un tpl che si trasformi in reale opzione alternativa e competitiva rispetto al mezzo privato. Incrementando, contemporaneamente, la mobilità alternative: pedonalità, ciclabilità, car sharing, bike sharing. Rivoluzione anche per le aree di sosta: quella tariffaria sarà eliminata sulla rete portante, sostituita da parcheggi ai margini di area. Nelle zone centrali e commerciali inevitabile rivedere le tariffe. Rientrerà poi nella riforma anche il trasporto merci, che subirà un in entrata alla ztl.

    Non mancheranno formazione, educazione e controllo per la sicurezza stradale nelle scuole, iniziative che promuoveranno "processi partecipativi". “Alla base di questo progetto – conclude Cesaretti – una visione di mobilità multimodale, a basso impatto ambientale e aperta anche all'innovazione tecnologica, che sia Smart”. Il problema però è anche di soldi, di trasferimenti dallo Stato e dalla Regione. Lo sottolinea l’assessore alla Mobilità, Guido Improta, che fa notare come “a Roma il tpl assorbe il 77% della domanda complessiva regionale: bisogna tenere conto della concentrazione dei flussi procedendo alla rimodulazione dei comportamenti”. Per il titolare dei Trasporti, la Capitale dovrebbe poter godere di una quota di finanziamenti maggiore, “non dico il 77%, ma neanche di quegli zero euro stanziati nel bilancio 2013”. 


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