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    La battaglia tutta interna al Pd romano arriva sul tavolo del segretario nazionale del partito. Ma a scrivere a Matteo Renzi non è un democratico, il sindaco di Roma Ignazio Marino, il capogruppo in aula Giulio Cesare Francesco D’Ausilio o la guida capitolina Lionello Cosentino. A prendere carta e penna per denunciare l’immobilismo e la guerra fratricida è Riccardo Magi, radicale eletto nella lista civica del primo cittadino, che ha deciso di raccontare quello che accade nelle segrete stanze del Campidoglio. A lui risponde il presidente dell’assemblea capitolina, Mirko Coratti, che non ci sta a passare per il garante dello status quo. La maggioranza è bloccata, scrive il consigliere autore della missiva, il consiglio comunale nel 2014 si è riunito per non approvare nulla. La delibera sull’anagrafe pubblica dei rifiuti, chiesta a gran voce dopo lo scandalo della monnezza nel Lazio (che ha portato all’arresto del patron della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni), che ancora non ha avuto il via libera del Consiglio dopo sette convocazioni ad hoc.

    Per evitare anche domani l’ennesimo buco nell’acqua Magi decide di raccontare tutto a Renzi iniziando anche uno sciopero della fame. “Ritengo urgente informarti  - scrive l’esponente radicale - della grave e anomala situazione che si è venuta a determinare e che vede tra i principali responsabili alcuni membri del gruppo del Partito democratico: il gruppo del tuo partito e componente più numerosa della maggioranza che sostiene il sindaco Ignazio Marino”. La colpa è quella di riunirsi “inutilmente, senza approvare delibere della giunta né dei consiglieri. Eppure ce ne sarebbero di provvedimenti da esaminare”.

    Magi accende i riflettori sul provvedimento che lo vede come primo firmatario: “A parole sono tutti d’accordo, nei fatti l'aula è bloccata da un ostruzionismo bipartisan”. Al di là dei 130 emendamenti presentati dall’unico membro ancora esistente del fu Pdl, Giordano Tredicine, ad affossare la proposta ci pensa proprio il Pd facendo “sistematicamente mancare il numero legale per puntuali assenze proprio tra i democratici”. Poi l’affondo su Coratti: “Il presidente, il più votato, che ha persino smesso di presiedere l’Aula”. Da mesi, si sussurra nei corridoi del Campidoglio, questi “sono messaggi al sindaco” dopo lo stop alla manovrina che nel bilancio 2013 avrebbe aperto i rubinetti dei finanziamenti a pioggia. “Caro Matteo – scrive Magi – il tuo Pd nella Capitale d'Italia è anche questo: un partito che fa ostruzionismo alla propria maggioranza, al proprio sindaco, a se stesso”.

    La risposta della guida dell’assemblea non  si fa attendere: “Confondere il mio ruolo istituzionale all’interno di una manovra politica di carattere ostruzionistico è del tutto fuori luogo e sbagliato”, scrive Coratti. Che ricorda l’esistenza di due vice, “pertanto i lavori sono sempre garantiti”. “Sono convinto – aggiunge – che il vice-presidente ha diretto eccellentemente i lavori d’aula e nel contempo ha potuto valutare con scrupolo e correttezza le indicazioni a lui pervenute nel corso della riunione dei capigruppo. Parole per difendere anche Franco Marino, altro esponente della civica (come Magi), che nei giorni si era beccato proprio con Coratti sulla gestione dell’assemblea. La colpa dell’immobilismo, a leggere queste parole, risiede negli strumenti regolamentari. E sembra di riascoltare le parole dell’ex sindaco Alemanno.


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    Terzo figlio all'asilo nido gratis. Oggi non più.
    In Commissione scuola è passata la delibera relativa all'abolizione dell'esenzione dal pagamento della quota contributiva del terzo figlio per i nuclei familiari composti da tre o più figli minorenni. La delibera che modifica la precedente, la n° 90 del 2000, ora è attesa in Consiglio. Se dovesse passare il terzo figlio tornerà quindi a pagare.

    Una vera e propria rivolta si solleva da sinistra e da destra. “In un momento come questo, con tante famiglie in difficoltà, una proposta giusta sarebbe stata l’innalzamento dei parametri dell’Isee, per recuperare i 300mila euro che il Comune  dovrebbe risparmiare. Sono sicuro che il Consiglio non approverà”, dice Gianluigi De Palo, ex assessore alla Famiglia del Comune, oggi capogruppo della Lista Civica CittadiniXRoma.

    "L'esenzione del terzo figlio costa all'amministrazione quasi quanto lo stipendio del Portavoce del Sindaco. Tagliamo quello, non gli aiuti alle famiglie. – spiega Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, secondo la quale in questo modo - Si danno due messaggi preoccupanti ai cittadini di Roma: chi fa famiglia è uno stupido, e si scoraggiano le coppie a mettere al mondo figli, in un paese che ha oramai già azzerato la crescita demografica”.

    Secondo Valeria Baglio (Pd), presidente della Commissione scuola, la proposta di delibera si basa su "un semplice principio stabilito dall'articolo 53 della nostra Costituzione: ‘Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributivà. Nello specifico ognuno in base alle proprie possibilità e al proprio reddito deve contribuire anche a rendere il servizio degli asili nido a Roma il più efficiente possibile”.

    E mentre Giordano Tredicine, vicepresidente dell'Assemblea Capitolina, oggi ha presentato una mozione per mantenere l'esenzione dal pagamento, il consigliere Lavinia Mennuni (Ncd) rincara la dose parlando di “inaccettabile attacco alla natalità” e chiama a raccolta “tutte le donne romane affinché parta una grande mobilitazione per salvaguardare le politiche cittadine a sostegno dell'infanzia”.


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    “Siamo alle solite: piove, Roma si allaga, il Tevere esonda e noi rimaniamo sommersi dal fango”. Raffaele Condemi, presidente del circolo Canottieri Lazio non ha più parole per esprimere la sua rabbia. Come lo scorso anno, anche questa volta, lo storico circolo biancoazzurro (nato nel 1923) è stato ricoperto dal fango portato dal Tevere in piena. Un magma indistinto che ha invaso campi da tennis, piscine e spogliatoi causando danni alle strutture che sorgono proprio a ridosso del fiume.

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    DISASTRO ANNUNCIATO-“ Questo è un disastro annunciato – prosegue  Condemi-  causato da tre ordini di problemi: il dragaggio del fiume che non viene fatto da decenni, l’eccessiva dispersione di responsabilità riguardo alla gestione del Tevere che paralizza ogni azione e infine gli argini completamente da rifare. Prima la responsabilità sulla manutenzione del Tevere era affidata alla Capitaneria di Porto. Oggi ci sono circa 15 enti che si rimpallano le responsabilità e quindi tutto rimane fermo. Una situazione che abbiamo presentato al Comune già prima che accadesse ciò che è accaduto in questo fine settimana. “Lo scorso anno – aggiunge – abbiamo rifatto il campo di calcetto che ci è costato 40 mila euro, così come la palestra e il campo da tennis.”.

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    DANNI OVUNQUE- Oltre al Canottieri Lazio anche i “cugini” del Tevere Roma non se la passano bene anche se i danni sono minori. Seppur situato a pochi metri dal primo, la posizione più elevata dal fiume lo ha preservato dalla piena ma il campo di calcetto, installato proprio ad altezza dell’argine, è rimasto danneggiato. Sul fiume duca D’ Aosta invece, l’innalzamento del livello delle acque ha colpito il Circolo Canottieri Tevere Remo. La notte di burrasca ha portato via con sé una canoa ad otto posti oltre ad una serie di danni alla struttura. Un  po’ ovunque l’accesso  agli impianti è limitato.

    L'INCONTRO- I “circoli storici” a Roma sono  nove e si ritrovano in una associazione che ne rappresenta le istanze anche in sedi istituzionali. Promuovono attività sportiva tra i soci iscritti, a volte anche molto esclusivi, ma “offrono anche servizi al territorio – come ci ricorda il presidente dell’Associazione, Maurizio Romeo – L’attività dei circoli -  aggiunge- interessa una comunità di 20 mila famiglie in tutto. Abbiamo scuole di addestramento, mettiamo a disposizione gratuita le strutture per le scuole e in accordo con le Asl di zona anche attività per disabili”. Essendo concessionari del terreno, a loro non spetta la manutenzione del fiume o degli argini che è invece di competenza del Comune.   “Già prima di quanto accaduto in questo fine settimana – ci racconta – abbiamo incontrato il Sindaco dal quale abbiamo ricevuto, devo dire, una buona reazione . Come associazione stiamo lavorando alla  stesura di un documento che raccoglie tutte le problematiche legate proprio al Tevere e alla sua gestione. Un lavoro che sta coinvolgendo tutti i circoli e dai quali entro i primi quindici giorni di questo mese dovremmo ricevere problematiche e indicazioni da discutere insieme per risolverle. Con Marino – annuncia poi- abbiamo già fissato un incontro ad Aprile”. 


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    “Mi sono svegliato nel cuore della notte e ho solo pensato di correre al Campidoglio”. Un sogno o un incubo, dipende dai punti di vista e questo l’ex sindaco Gianni Alemanno non lo svela, nel suo giro tra i circoli canottieri allagati. Racconta solo l’aneddoto vissuto, come si è ridestato dal sonno, nella notte tra giovedì e venerdì, quando Roma è stata invasa dall’acqua. Alla mente tornano le sue parole di due anni fa, quando la Capitale cadde sotto i colpi di una banale nevicata. Adesso è “inutile discutere di responsabilità, valuteranno i cittadini e gli elettori”, spiega l’ex primo cittadino. Nel febbraio 2012, invece, lui diceva di non avere colpe. Non perse e tempo e si beccò con il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, accusato di non averlo avvisato a dovere sui rischi che avrebbe corso una metropoli europea, ma impreparata alla neve. Anzi, dai microfoni di Sky tg24 parlò di “evento eccezionale”, proprio come in queste ore Ignazio Marino, e rincarò la dose accusando Gabrielli di non conoscere le previsioni metereologiche.

    LA COMMISSIONE D'INDAGINE -“Il problema principale per l'amministrazione è evitare che nel futuro si ripetano situazioni di questo genere”, continua nel corso del suo sopralluogo sulle sponde del Tevere lui che, dallo scranno più alto di palazzo Senatorio, ha visto affondare interi quartieri nel 2011. Quella volta all’Infernetto perse la vita un 32enne. Come è “fondamentale una commissione d'indagine per capire come mai non è partita l'allerta in tempo utile”. La stessa di cui non voleva sentir parlare quando in emergenza era la città guidata da lui stesso. La colpa è di chi non ha ascoltato “i consulenti meteo del Comune che già noi avevamo contrattualizzato”. La domanda sorge spontanea: “Nonostante questo l'allerta non è partita. Cos'è che non ha funzionato?” Ma sa di non poter calcare troppo la mano con le responsabilità altrui. È pur sempre il sindaco che, 24 mesi fa, vide cospargere di sale le strade della Capitale per evitare il ghiaccio: ma l’operazione fu fatta sotto una pioggia battente, il resto, come la paralisi di una città intera per diversi giorni, resta vivo nella memoria dei cittadini.

    ZERO RISORSE DA ANNI - Così tende la mano al suo successore a palazzo Senatorio, suggerendogli di fare pressing sul governo nazionale affinché “dissesti idrogeologici e problemi di calamità naturale non siano associati al patto di stabilità”. Poi c’è “il problema di dragare il Tevere, sono 25 anni che non si fa. Mancano le risorse”. I soldi, si sa, scarseggiano da anni. E c’è chi avrebbe preferito un bilancio previsionale approvato ad aprile 2013, dalla maggioranza di centrodestra da lui guidata, per fare la programmazione; mentre l’allora primo cittadino, concentrato sulla campagna elettorale per tentare il bis al Campidoglio, preferì rimandare il problema. E, persa la partita, sfruttare l’occasione di scaricare tutte le responsabilità sul successore.

    IERI LE PALE, OGGI I SECCHI - Dal Circolo a Prima Porta, dallo sport agli sfollati che avevano contestato Ignazio Marino. Nei prossimi giorni il giro sarà “senza giornalisti al seguito” per “evitare speculazioni politiche”, spiega Alemanno. Per il debutto però la comunicazione meglio non farla mancare. Sa però di essersi esposto troppo e così torna a fare autocritica sulla sua gestione. “Ci furono problemi però noi ci allertammo”. Allora si giustificò spiegando che era “venuto giù l’ira di Dio e quindi si è bloccato tutto”. Ma l’occasione per affondare il colpo è troppo ghiotta: “Non ci fu il vuoto totale”. Infine l’autoassoluzione: "L'opinione pubblica – conclude - fu più severa quando ero al governo della città”. Colpa della “campagna mediatica contro il sindaco di destra. Ma questo meccanismo non mi interessa”. Il sindaco che nel 2012 invitava i cittadini a spalare la neve, oggi, su twitter, lancia l’appello di secchi, scope e palette.

     


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    L’atto finale di una crisi che va avanti da mesi. Il Campidoglio, con una memoria di giunta, stanzia 10 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza dopo l’alluvione lampo che ha colpito la Capitale venerdì scorso e l’assessore al Bilancio, Daniela Morgante, lascia la riunione. “Stizzita”, dice chi c’era, anche se la versione ufficiale parla di un successivo incontro al ministero dell’Economia. La responsabile delle casse capitoline si lascia scappare un “non ero stata avvertita”. Impuntandosi poi sulla somma da destinare ai Municipi affogati nell’ondata di maltempo. Il sindaco Ignazio Marino non cede, la Morgante lascia l’assise ancora in corso. Poco dopo l’annuncio sulla prima tranche economica da dirottare subito sulle due principali criticità: strade e scuole. Pochi rispetto a quanto servirebbe, anche se il primo cittadino spiega che solo fra 48 ore si chiuderà la conta dei danni; mentre il governatore Nicola Zingaretti va oltre e parla di oltre “104 milioni di euro in tutto il territorio”.

    ASSESSORATI AL LAVORO - Intanto gli altri assessorati si mettono in moto: “Compileremo un format per la stima, ognuno per la sua area di riferimento. Ci rivedremo mercoledì per fare il punto", detta il tempo il titolare alla Mobilità, Guido Improta. Il grande avversario della Morgante nella squadra di governo cittadino, mentre l’assessore al Bilancio si allontana sempre più da palazzo Senatorio. Del resto non è più un segreto il sogno impossibile di Marino: il sottosegretario Giovanni Legnini. Un cambio, dicono in Campidoglio, ci sarà subito dopo l’approvazione del previsionale 2014. Altri dicono sia più vicino dopo ieri, con Marino che tenta di far desistere la Morgante e lei che non torna in giunta per approvare l'atto (evitando anche di rispondere a un sms firmato dal sindaco. Ma bisogna guardare a questi giorni. Così Alessandra Cattoi porta a casa i fondi per intervenire sull’edilizia scolastica. La coordinatrice della giunta, e fedelissima del sindaco, spiega che si partirà “dall’asilo nido Crescere Insieme di via Casale Sansoni in XIV municipio e nella scuola dell’infanzia Padre Bernardino Mastroianni di via Ponzone in XIII municipio”. “Le condizioni di vivibilità e sicurezza per le bambine e i bambini”, il primo obiettivo. Poi toccherà alle strade.

    "CRITICITA' IDROGEOLOGICA' - Mentre nelle sala delle Bandiere si consumano frizione sulla gestione dell’emergenza, arriva la nota dell’Ama che annuncia  l’agibilità dello stabilimento di Ponte Malnome, nell’area di Ponte Galeria. Sotto la pioggia, invece, erano 96 le organizzazioni di volontariato della Protezione civile regionale, impegnate con oltre 400 operatori. Continua a piovere però, così non manca l’avviso di criticità idrogeologica su bacini Tevere e Aniene. Il Centro Funzionale parla di 24-36 ore, da ieri, di rischio ‘moderato’ (codice arancione). Per questo l’Unità di Crisi resta attiva in tutti i Municipi, dopo l’accusa dell’ex sindaco Alemanno di mancata reattività all’allarme meteo.

    MORGANTE SEMPRE PIU' LONTANA - Prova ad affondare il colpo, Roberto Cantiani. Il consigliere di centrodestra chiede che fine abbiano fatto i 5 milioni di euro per la pulizia della città, che hanno dato risultati zero”. “Serve concretezza", scrive su twitter prima di leggere le agenzie che parlano dei 10 milioni sbloccati dal capitolo delle somme urgenze. Solo una prima parte però e Marino lo sa bene. Per questo tenterà fino all’ultimo la deroga del patto di stabilità con il governo nazionale, sfruttando lo stato d'emergenza decretato dalla Regione Lazio. Poi penserà a tappare il buco del previsionale 2014 che vede già il segno meno alla voce emergenze. E, in Campidoglio, c’è chi giura sarà l’ultimo atto di Daniela Morgante da assessore al Bilancio.


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    Ha pestato a sangue la sua compagna dopo una lite, riducendola in fin di vita. I carabinieri di Ostia ieri sera hanno arrestato un 35enne romano, con precedenti per droga, per aver aggredito e picchiato violentemente la sua fidanzata di 19 anni con la quale divideva un'abitazione in via Emilio Costanzi, in zona Casal Bernocchi.

    I militari hanno fermato l'uomo subito dopo l'aggressione. La vittima, invece, è stata trasportata all'ospedale Grassi di Ostia. La giovane, entrata in coma, èstata poi trasferita al Forlanini dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico. Secondo quanto riferito dai vicini, la coppia ieri ha litigato per tutto il pomeriggio. L'uomo accusava la compagna di tradimento. Improvvisamente dalle urla si è passati al silenzio. A quel punto il 35enne, muratore romano, si sarebbe rivolto ai vicini di casa per chiedere aiuto perché la ragazza si sentiva male. Sul posto è intervenuto il 118 che viste le numerose tumefazioni presenti sul corpo della 19enne ha chiamato i carabinieri. Al momento il 35enne arrestato per tentato omicidio nega di aver picchiato la convivente.


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    Un altro blitz contro la camorra nella Capitale. Sono 29 le persone arrestate dalla Dia di Roma insieme alla Squadra Mobile, di questi 21 sono in carcere e 8 agli arresti domiciliari. L'accusa per tutti è di associazione di stampo camorristico, truffa ed estorsione. Si tratta di un gruppo criminale affiliato al clan Zazo (o Zaza, dal nome del defunto promotore Michele Zaza). Le investigazioni hanno dimostrato che l'organizzazione ha realizzato una fitta rete di investimenti in varie regioni d'Italia con i soldi provenienti da attività illecite come il traffico di droga e appunto l'estorsione a commercianti e imprenditori della zona di Fuorigrotta, a Napoli. Denaro poi utilizzato per acquistare immobili a Roma, Gorizia, Genova e Caserta e numerose societa' operanti nei settori edilizio, alberghiero, della ristorazione, del commercio di auto, del gioco e delle scommesse, dei cavalli da corsa. Tutto posto sotto sequestro, per un valore di circa 400 milioni di euro. 

    I LOCALI SEQUESTRATI NELLA CAPITALE - I sequestri ammontano a circa 400 milioni di euro, in beni mobili e immobili, gran parte dei quali nell’area della Capitale. Su 41 fabbricati complessivamente sottoposti alla misura, 18 (villini, negozi, appartamenti) insistono su Roma e dintorni. Ci sono poi  5 terreni sui complessivi 14 sequestrati. Gli alberghi sequestrati sono invece quattro: il Bellambriana, una grande struttura turistico-ricettiva in zona Aurelia, a 4 stelle su sei piani, con oltre 90 camere e suite, 5 sale meeting, un grande garage privato, due ristoranti (TerraMia e Posillipo), uno interno e uno esterno a bordo piscina, e una spa attrezzata; l’Abitart in zona Piramide, albergo di design a 4 stelle, su 5 piani con 65 camere e l’annesso elegante e lussuoso ristorante-lounge bar Estrobar; il G Hotel e il Joy Hotel, due strutture alberghiere sulla Pontina all’altezza di Pomezia, il primo a 4 stelle con 56 camere, ristorante, sale meeting, il secondo a 2 stelle con 21 camere. 

    Ancora, un locale notturno in pieno centro storico (il Moods in corso Vittorio Emanuele), uno spazio multifunzione con design a 5 stelle, cocktail bar e discoteca; 20 società, tutte con sede legale a Roma e provincia, operanti nei settori immobiliare ed edilizio, alberghiero e ristorazione, commercio di autovetture, gestione patrimoniale e finanziaria, gioco e scommesse, gestione scuderie cavalli da corsa. Tra gli altri beni sequestrati, oltre al villaggio turistico sulla collina di Cogoleto (Ge) (denominato Villa Beuca, con oltre venti ville a ridosso della costa ligure) anche: 18 cavalli da corsa tra i quali figurano alcuni discendenti del notissimo purosangue “Varenne”; numerose autovetture ed uno yacht di 23 metri ormeggiato a Porto Santo Stefano; svariate decine di rapporti bancari.

    GLI AFFARI DEI SMIRAGLIA SU ROMA - Le investigazioni si sono concentrate soprattutto sulla figura di Ciro Smiraglia (nipote del defunto Michele Zaza e referente per le attività economiche del clan sulla Capitale) e i suoi stretti congiunti (il padre, un fratello e le sue due sorelle). Da qui è stato infatti possibile eseguire 16 dei citati provvedimenti cautelari nei confronti di soggetti appartenenti al gruppo Smiraglia, oltre ad aggredire significativamente il patrimonio del sodalizio napoletano.

    LA RETE IN TUTTA ITALIA - Secondo le indagini, l'organizzazione criminale avrebbe realizzato in varie regioni d'Italia una fitta rete d'investimenti delle risorse finanziarie prodotte dalla gestione delle proprie attività illecite, quali il traffico di stupefacenti e la capillare sottoposizione ad estorsione di commercianti e imprenditori operanti nel quartiere napoletano di Fuorigrotta. Con i proventi delle attività criminose, il clan Zazo avrebbe quindi acquistato importanti immobili a Roma, Gorizia, Genova e Caserta; impiantato e sorretto numerose società operanti nei settori immobiliare, edilizio, alberghiero, della ristorazione, del commercio di autovetture, della gestione patrimoniale e finanziaria, del gioco e delle scommesse, della gestione di scuderie di cavalli da corsa. Le misure di custodia cautelare sono state eseguite dal personale del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Roma e della Squadra mobile della Questura della Capitale in esecuzione di un'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Napoli. 


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    Ora che la pioggia ci ricorda che il cemento va preso in piccole dosi, torna di prepotente attualità il caso del Comitato Colli d'Oro di Labaro, che da anni lotta contro la costruzione di un impianto sportivo nel bel mezzo di un parco. E che oggi è alle prese con una brutta storia legata alla rete fognaria pubblica, che sarebbe stata compromessa dal nuovo cantiere. Non lo dice il Comitato, ma lo dice l'Acea, che dopo vari accertamenti rileva alcune anomalie sul nuovo tracciato dei collettori fognari.

    LE FOGNE - La SS Lazio Pallavolo, concessionaria del terreno cantierizzato, aveva sottoscritto con Acea una convenzione per spostare due collettori fognari che interferivano con la costruzione dell'impianto sportivo in cantiere. Ma a maggio scorso, a seguito di un sopralluogo, la società multiservizi accerta che i materiali non sono quelli concordati, che i lavori sono stati già eseguiti con una variante sulla quale non è stato espresso alcun parere, che questa variante modifica completamente il tracciato originario e che inoltre si pongono “seri dubbi sulla correttezza della messa in posa anche dei tronchi già interrati”.

    TUBI SCHIACCIATI - Ma le lamentele non finiscono qui. Acea certifica anche che il progetto “di fatto realizzato” presenta “delle palesi interferenze sia con le strutture edilizie che viarie tali da impedire la corretta gestione degli impianti”. In pratica, se salta una fognatura, sarà difficile procedere alla manutenzione perché la nuova rete è troppo vicina al palazzetto dello sport.

    Con una seconda nota, poi, Acea rileva anche la presenza “di tubazioni schiacciate e ovalizzate, di guarnizioni fuori sede nonché di tratti in contropendenza” della fognatura. La multiservizi invita quindi la concessionaria a ripristinare “in tempi brevi” lo stato dei luoghi o a proporre un'altra soluzione, altrimenti si prenderà la responsabilità di eventuali danni derivanti dalla nuova fognatura realizzata “senza autorizzazione”.

    IL CERTIFICATO ANTIMAFIA - Intanto il dipartimento dello Sport, a cui fa capo tutta la procedura, fa presente che, oltre a non aver ripristinato ancora nulla e a non aver presentato alcun progetto alternativo, alla società manca qualcosa di fondamentale per la legittimità del cantiere. Nonostante numerosi solleciti, infatti, ad ottobre 2013 non sono ancora pervenuti i certificati antimafia delle ditte appaltatrici e subappaltatrici. I lavori procedono a singhiozzo tra momenti di sospensione e ripresa anche dovuta alla questione delle fogne e del “forte ritardo” il Comune chiede conto con toni non proprio idilliaci.

    CONTROLLORE E CONTROLLATO - Il Comitato Colli d'Oro intanto va avanti. Fa accesso agli atti, si documenta, mette tutto in rete. Inizia a farsi alcune domande. “Perché la figura del Rup (responsabile unico del procedimento) è stata data non a una personalità interna all'amministrazione, ma proprio al presidente della società privata che ha avuto la concessione, quindi che dovrebbe essere controllato?” . Ma soprattutto, cosa comporterà lo spostamento di quelle fognature sul territorio, se dovessero esserci danni? Potremmo chiederlo agli abitanti di via Dalmine, al confine con Prima Porta, che da anni denunciano l'inadeguatezza delle fognature e che oggi, con l'acqua alle caviglie, guardano minacciosamente la colata di cemento che li sovrasta.

    LA STORIA - Già perché la storia di Colli d'Oro è una storia che va avanti da anni. Ma così lineare da sembrare la classica storia “all'Italiana”. Prendiamo un parco di sette ettari che fa da polmone verde in mezzo a gittate di calce e cemento. Attrezziamolo per la corsa e le passeggiate. Facciamo che per anni sia valvola di sfogo degli abitanti del quartiere, che lo utilizzano per le passeggiate, loro e degli animali domestici o semplicemente per prendere un po' d'ombra e respirare nella giungla d'asfalto. Poi facciamo arrivare le ruspe e tirare giù 48 alberi. Il tutto davanti agli occhi increduli dei residenti, ai quali nessuno aveva pensato di dire niente.

    L'IMPIANTO SPORTIVO - Era rimasto l'ultimo pezzo di verde rimasto dopo la cementificazione del quartiere, che ha raggiunto il suo acme negli anni Ottanta. Al posto del “Parco di Labaro” ora sorge un cantiere che darà vita a un campo volley con tribune da mille e cento posti, due piscine, hall, locali per la palestra, altri per gli uffici amministrativi e il pronto soccorso. Uno scherzetto da 10 milioni 548mila euro, diviso in due lotti. La ditta concessionaria è la SS Lazio Pallavolo che su quel parco edificherà per 22mila e 400 metri quadrati. Esattamente il 40%, metro più metro meno, di un'area grande 56mila.

    LA POLITICA - E' il sindaco Veltroni il primo a dare l'ok all'operazione. Lo fa avendo in mente i campionati mondiali di nuoto del 2009 e quelli di pallavolo nel 2010. Veltroni istituisce un gruppo di lavoro “interassessorile” che deve individuare aree pubbliche che possano ospitare le nuove strutture sportive. Nell'ex XX municipio ne viene indicata una di circa 6mila metri quadrati. E' quella del piano di lottizzazione “Colli d'Oro”, per trent'anni vissuta come verde pubblico, ma poi riconvertita nel 2003 dal Piano regolatore a verde sportivo. Nel 2006 viene indetta la gara e nessuno chiama in causa i cittadini, come pure il Regolamento di partecipazione vorrebbe.

    IL CEMENTO - Chi si aggiudica la concessione per l'assegnazione dell'area Colli d'Oro è Pallavolo Lazio, il cui presidente è Giorgio D'Arpino, candidato al Consiglio comunale di Roma nel 2008 nelle fila del Partito democratico. Dopodiché vengono convocate due conferenze dei servizi, ma in nessuna delle due si fa cenno al nuovo Piano territoriale paesistico regionale, che prescrive l'obbligo di conservazione degli impianti arborei. Come sappiamo, gli alberi del parco saranno rasi al suolo. Nel 2009 il Comune rinnova la Convenzione per realizzare gli impianti sportivi concedendo mutui per importi pari al 95% dei progetti esecutivi. Nel 2010 la giunta approva il progetto definitivo. A gennaio 2012 iniziano gli scavi.

    I CITTADINI - Che nel bel mezzo del verde pubblico si aprirà un cantiere edile di sette ettari i cittadini di Colli d'Oro lo apprendono dal via vai delle auto e dai rumori delle ruspe. In marzo si riuniscono in assemblea cittadina per raccogliere le firme (quasi 3mila) a difesa del parco pubblico. Chiedono aiuto a Comune e Municipio, ma – almeno per quest'ultimo – la risposta è negativa L'allora presidente Gianni Giacomini (centrodestra) li invita a protestare altrove, perché la materia non è di sua competenza. Intanto gli anni sono passati e i mondiali di nuoto e pallavolo si sono svolti in altri luoghi. Ha ancora senso costruire quel Centro sportivo?

    IL RICORSO - Un centro sportivo comunale, ok, ma che sarà con molta probabilità accessibile a prezzi che somigliano molto, se non superiori, a quelli praticati dalle altre tre strutture sportive private presenti nella zona. Così si legge sul piano di rientro economico. Per riqualificare Labaro ci vuole altro, dicono i cittadini, per esempio opere pubbliche a compensazione della cementificazione mai realizzate.

    Insomma, per costituirsi in comitato le ragioni ci sono tutte. E così i cittadini di Colli d'Oro si compattano, aprono un sito internet, fanno una colletta per pagare un avvocato e presentano ricorso al Tar. Anche la politica si interessa al loro caso e partono due interrogazioni a firma Movimento Cinque Stelle, una al sindaco Marino e una al presidente della Regione Zingaretti.

    LE ULTIME PIOGGE - La situazione che sta tenendo sotto scacco il territorio di Roma Nord in questi giorni preoccupa e non poco i cittadini di Labaro. Si discute molto, dopo le dichiarazioni del sindaco Marino, se sia davvero l'abusivismo edilizio o piuttosto siano le opere pubbliche di supporto la vera causa degli allagamenti di questi giorni. In questo contesto, la storia di Colli d'Oro non è che una storia tra le storie. Di quelle che parlano di cementificazione, di opere pubbliche e di manutenzione a rischio. Il Comitato, durante un'assemblea pubblica, ha chiesto al presidente del XV municipio di prendersi carico della questione, mentre intanto dialoga con il Dipartimento dello Sport che ha reale competenza su questa pratica. Vedremo come andrà a finire.  


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    Dalla Panoramica alla Cassia, passando per via del Corso, circonvallazione Ostiense e via Trionfale. Sono ancora diverse le strade della Capitale chiuse al traffico all'indomani della violenta ondata di maltempo che ha investito la città. Ecco la mappa delle principali arterie interdette alla circolazione o interessate da limitazioni a Roma. La Panoramica in direzione piazzale Clodio è totalmente inaccessibile al traffico, con il Servizio giardini al lavoro per la messa in sicurezza delle alberature, come interdetto ai veicoli e' anche il tratto di via Cassia tra piazza dei Giuochi Delfici e via Vilfredo Pareto, interessato da uno smottamento. Sull'Olimpica, tra Tor di Quinto e la galleria Giovanni XXIII, il transito dei veicoli è ancora limitato ad una sola carreggiata (in direzione San Giovanni), resa percorribile in entrambe le direzioni: in direzione stadio Olimpico le uscite di Tor di Quinto e corso Francia sono aperte, mentre sono chiuse quelle di accesso alla Tangenziale, sempre in direzione stadio e sempre da Tor di Quinto e da corso Francia.

    Stessa situazione in via del Corso, tra largo Carlo Goldoni e largo Chigi dove è scoppiata una conduttura due giorni fa, e così anche circonvallazione Ostiense all'altezza del sottovia in direzione Cristoforo Colombo, a causa di un allagamento. Su via Trionfale, per smottamenti, riduzione di carreggiata all'altezza di via Carlo Evangelisti in direzione Villa Miani. Ma l’elenco non finisce qui: stop al traffico su via Frassineto tra via delle Galline Bianche e via Dalmine, così come via della Maglianella, off limits tra Boccea e il Gra. Interdetta anche via di Trigoria nel tratto tra piazzale Dino Viola e via Pontina, e chiusa per smottamenti via della Marcigliana, dal civico 116 fino a via Salaria. Voragine in viale di Tor Marancia, con la strada chiusa al traffico da via Annio Felice in direzione Colombo, mentre via di Malagrotta è impossibile da percorrere per il cedimento del ponte di collegamento da Ponte Galeria all'ingresso della raffineria. Infine, via dei Corazzieri è chiusa per dissesto del manto stradale tra via Giuseppe Armellini e via di Vigna Murata, mentre sul viadotto Giubileo del 2000 è chiuso per allagamento il sottovia de La Celsa.


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    Dopo l'ondata di maltempo che ha colpito Roma, la Capitale prova a tornare alla normalità. Ma nel servizio di trasporto pubblico locale sono ancora diverse le linee di bus che hanno subito delle deviazioni. La 028, direzione San Basilide, segue il normale itinerario fino a Maglianella/Gra, poi percorre la corsia interna del Gra fino all'uscita Boccea e quindi percorso normale; in direzione stazione Aurelia, da via della Maglianella la linea prosegue su via Bonanome, via Frontali, via Angeletti, via Maglio, via Suor Maria Agostina, poi percorso normale. La 037, direzione Fiesse, uscendo dal capolinea di Prima Porta percorre via Tiberina, rampa per la Flaminia, via Villa di Livia fino all'incrocio con via Frassineto/Galline Bianche, quindi via delle Galline Bianche e normale percorso di linea. In direzione Prima Porta, normale percorso di linea fino alla fine di via delle Galline Bianche, poi rampa di immissione sulla Flaminia direzione Roma Centro, Flaminia fino a dopo il ponte del Gra, via Fornace Vignolo, Gra sino all'uscita Flaminia/Prima Porta, via Flaminia fino allo svincolo per via Tiberina/Prima Porta, piazza Saxa Rubra e quindi percorso normale fino al capolinea. La linea 053, per la chiusura di via Ernesto Breda, in direzione Marelli segue il percorso abituale fino a via Gagliano del Capo, dopo la fermata Del Capo/Acquaviva delle Fonti inverte la marcia e torna a Torrenova/Bitonto. Le linee 222, 224, 301, 446 e 911 non transitano sulla via Cassia Vecchia e deviano per via Vilfredo Pareto e corso Francia. Le linee 200 e 200D direzione Prima Porta deviano su viadotto Giubileo del 2000 e rampa di accesso via Tiberina; in direzione Centro dalla stazione Labaro deviano per Saxa Rubra, via Carlo Emery, via Nicolo Carosio, via Silvio Gigli e via Flaminia. La linea 511 in direzione Anagnina devia per via Duilio Cambellotti per la chiusura della rampa Casilina. La 763, direzione Zanetta, segue il normale percorso di linea fino a viale dell'Esercito, altezza via dei Bersaglieri, poi prosege per viale dell'Esercito, via di Tor Pagnotta, via della Cecchignola, via dei Bersaglieri, via della Cecchignola e quindi normale percorso di linea; in direzione Agricoltura normale percorso di linea fino a via dei Bersaglieri, altezza rotatoria dell'ospedale militare della Cecchignola, quindi inversione di marcia per riprendere via dei Bersaglieri, via della Cecchignola e poo normale percorso di linea. In Centro, per la chiusura di largo Goldoni, le linee 81, 628, N6 e N25 in direzione piazza Venezia deviano per corso Rinascimento, largo Argentina e via delle Botteghe Oscure; la 119 da piazza del Popolo e' deviata per Ripetta, Monte Brianzo, Rinascimento, Argentina, Venezia, via del Corso e poi normale percorso; linea 117 da piazza del Popolo percorre Ripetta, Monte Brianzo, Rinascimento, Argentina, Venezia, via Cesare Battisti e poi l'itinerario solito. Per la chiusura di via Tomacelli, la 913 verso piazza Augusto Imperatore e' deviata su via di Ripetta. Per la chiusura di via Achille Funi, la linea 03 da via Amedeo Bucchi devia in via Giuseppe Molteni e via Corrado Cagli.


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    Era stato convocato per mercoledì nella Capitale lo sciopero trasporto pubblico dai sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Faisa Cisal. L'agitazione è stata però differito a livello nazionale "in considerazione delle gravi condizioni di mobilità provocate dall'intenso maltempo, che ha colpito gran parte del territorio nazionale e dell'invito della commissione di garanzia. Lo sciopero nazionale- informano infine le organizzazioni sindacali- sarà riprogrammato in altra data".


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    Non ci sono solo i pendolari che arrivano nella capitale per lavoro. Ma c’è anche chi fa il percorso inverso, pur di portare a casa lo stipendio e sbarcare il lunario. È il caso degli oltre 30 lavoratori che ogni giorno si recano a Carsoli, in Abruzzo, e che dal primo gennaio sono in cassa integrazione straordinaria a rotazione insieme ad altrettanti colleghi del luogo. La vicenda, poco conosciuta in città, risale a qualche settimana fa quando l’azienda tipografica dell’imprenditore romano, Vittorio Farina, la Rotosud ha dichiarato lo stato di crisi.

    Da allora quella che per questi lavoratori era una certezza si è trasformato in incubo. La proprietà ha chiesto alle parti sociali di rivedere gli accordi economici degli anni precedenti è così, pur di non licenziare, si è giunto all’accordo – firmato da Cgil-Cisl-Uil e Ugl – che prevede, oltre alla cigs, anche il taglio della mensa aziendale dal primo febbraio.

    “Una situazione – dice un lavoratore, che vuole mantenere l’anonimato – che ci toglie uno dei diritti fondamentali acquisiti nel tempo. A nostro avviso il risanamento non passa attraverso l’abbattimento del costo del lavoro. Questa è una tendenza che ultimamente ha preso piede nel nostro Paese. Come lavoratori abbiamo proposto anche il patto di solidarietà ma alla fine ci siamo dovuti accontentare”.

    I lavoratori-pendolari, inoltre, temono che in futuro anche la navetta (pulmino) che dalla capitale li porta al lavoro nella vicina Marsica cada sotto la scure dei tagli aziendali. “Sarebbe un disastro – spiega un altro lavoratore – a quel punto per noi pendolari andare a lavorare avrebbe un aggravio dei costi di circa 250/300 euro di gasolio, sarebbe un vero problema”.

    La Rotosud viene acquistata da Farina nel 2010 dal gruppo Espresso di Carlo De Benedetti per 15 milioni di euro. Al suo interno si realizza la stampa in rotocalco dei settimanali e dei mensili, come L’Espresso e alcune riviste allegate al quotidiano La Repubblica.


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    Diminuiscono ma non è abbastanza. I detenuti delle carceri laziali scendono infatti di 250 unità, “un calo comunque insufficiente”, spiega il garante Angiolo Marroni. Per contenere il sovraffollamento e per “ripristinare condizioni minime di vivibilità all’interno degli istituti di pena” c’è bisogno di fare di più. In due mesi, dopo l’approvazione del decreto svuota carceri, nelle 14 strutture regionali si passa da 7.100 persone del 1 dicembre 2013, ai 6.856 attuali.
     "A livello nazionale – spiega Marroni – nelle 205 carceri italiane (con 47.709 posti disponibili) i detenuti sono ancora 61.502, oltre 2.500 in meno rispetto ai 64.084 censiti il 2 dicembre scorso. Il Lazio continua, però ad essere la terza regione italiana per numero di detenuti dopo Lombardia (8.697 reclusi) e Campania (7.977)”.

    SVUOTACARCERI? 'INSUFFICIENTE' - Gli effetti del provvedimento voluto dal ministro Annamaria Cancellieri, per il garante, “sono purtroppo insufficienti ad affrontare in maniera radicale il problema del sovraffollamento. Il numero dei detenuti che cala è una buona notizia; il dato deludente è che i numeri sono di gran lunga al di sotto di quel che servirebbe”. Perché nel nostro Paese ci sono 61.500 detenuti a fronte di meno di 48.000 posti: 2.500 detenuti in meno non può bastare “per far respirare le carceri italiane”, aggiunge Marroni. La realtà conferma che le norme varate in questi anni dall’esecutivo “rappresentano solo un palliativo – aggiunge –, perché restano inalterati tutti i grandi nodi del sistema”. Sul nostro sistema carcerario, è bene ricordarlo, l’Italia è ancora inadempiente rispetto alla sentenza della Corte di Giustizia Europea di un anno fa.

    POCHE SENTENZE DEFINITIVE -“Bisogna intervenire, con una profonda riforma del codice penale e del codice di procedura penale, sui nodi strutturali che producono carcere: scarsità di ricorso alle pene alternative, i reati connessi alle tossicodipendenze e il delicato tema degli stranieri in carcere. Senza un intervento di questo genere fra qualche mese il sistema si troverà inesorabilmente di nuovo al punto di partenza”, suggerisce Marroni. Dai numeri diffusi oggi emerge un altro dato: i reclusi in attesa di giudizio definitivo, in tutto il Lazio, sono 2.854, quasi il 42% del totale. Oltre mille, infatti, sono quelli in attesa di un giudizio di primo grado, 1.729 i condannati non definitivi. L’ultimo grado del processo, invece, l’hanno affrontato solo poco meno di 4mila persone detenute. Una cifra che dimostra bene, per il garante, dov’è il vero problema della questione.


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    Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti ha firmato oggi la 'richiesta di stato di emergenza ex legge 225/1992 art. 5 e s.m.i. per le province di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo a seguito degli eventi atmosferici avversi del 31 gennaio 2014 e giorni seguenti' ". Lo comunica in una nota la Regione Lazio. "Nella richiesta di stato di emergenza inviata al Prefetto Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione civile - aggiunge - si specifica come 'a decorrere dal 31 gennaio 2014 i territori delle province di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo sono stati interessati da eventi meteo-idrogeologici di straordinaria intensità che hanno provocato ingenti danni a strutture ed infrastrutture pubbliche e private con accadimenti di grave criticità determinanti situazioni di pericolo per la pubblica e privata incolumità. Pertanto – continua la richiesta di stato di emergenza inviata dal presidente Zingaretti – con riferimento all’estensione ed intensità dell’evento anche in relazione dell’elevato impatto dello stesso sulla sicurezza dei cittadini, del territorio e dell’ambiente che rendono impossibile il superamento dell’emergenza mediante poteri ordinari, si chiede di dichiarare lo stato di emergenza per i territori delle province di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo ai sensi e agli effetti dell’art. 5 della legge 24 febbraio 1992 e s.m.i con l’adozione dei necessari provvedimenti straordinari' ". 


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    Non solo grandi nomi come Fendi e Tod's, ma tutti i romani potranno diventare dei nuovi mecenati e prendersi cura della città eterna. Con l'iniziativa "Roma sei mia", presentata oggi dal minisindaco del I Municipio, Sabrina Alfonsi, nella cornice della Cavea della Quercia del Tasso, al Gianicolo, strade, piazze, edifici, pezzi di città in stato di abbandono possono essere sottratti al degrado grazie ai progetti realizzati da cittadini, associazioni, commercianti, imprese.

    Sarà pubblicato tra pochi giorni, nell'albo pretorio del municipio, l'avviso pubblico per ricercare soggetti pubblici o privati che vogliano proporsi per la progettazione e la realizzazione, a loro cura e spese, di interventi di riqualificazione di edifici e spazi urbani pubblici. L'obiettivo? Restituire il centro di Roma alla collettività.

    "E' un'iniziativa importante, che prevede la collaborazione tra pubblico e privato e che assume ancora più valore in questo periodo dove le risorse economiche non ci sono - ha affermato Alfonso - E' un modo per riappropriarsi della città e pensiamo ci debba essere una compartecipazione da parte di tutta la realtà produttiva, gli enti, le università, per garantire a Roma il livello di manutenzione che si merita".

    Trasparenza è la parola d'ordine, tutte le proposte, ammesse o no, saranno pubblicate sul sito del municipio. La procedura scelta per ogni intervento sarà la stessa che viene utilizzata per le opere pubbliche. Prima i progetti saranno sottoposti al vaglio della giunta, poi al giudizio della commissione tecnica solo nel caso ci sia un reale interesse pubblico. Lo spazio e l'edificio oggetto di riqualificazione e/o manutenzione conserverà la sua natura di bene pubblico usufruibile dalla collettività.


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    Già da una rapida lettura delle pagine principali del nuovo portale di informazione in ambito sanitario interamente dedicato alle cure oncologiche si capisce che si tratta di un progetto ambizioso e affidabile. Se ne comprendono immediatamente gli obiettivi – e il principale è quello di voler orientare chi si trova nella condizione di dover affrontare un percorso di guarigione da un tumore – e se ne percepisce subito il tentativo di voler raggiungere il maggior impatto possibile, in termini di qualità ed efficacia di comunicazione.

    LA HELPLINE - C’è infatti un link ben evidente a una versione accessibile, dedicata a chi ha una disabilità visiva o cognitiva o a chi utilizza dispositivi e tecnologie obsolete,  e che quindi non incontrerà ostacoli nell’accesso alle sezioni interne di questo sito web curato dal Servizio Nazionale di Accoglienza e Informazione sul Cancro, Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, che dichiara in un disclaimer pubblicato in buona evidenza che non ha nessun vincolo legato a eventuali forme di sponsorizzazione. Insomma, un servizio finalmente “libero” e completo finalizzato a raccogliere il materiale informativo, censire associazioni di volontariato e helpline in ambito oncologico e sanitario, valutare la qualità dei documenti e offrire accesso gratuito a tutte queste risorse. Il portale Cignoweb.it si inserisce una lunga tradizione di banche dati informative realizzate dal CRO negli ultimi dieci anni.

    LA BANCA DATI - Nel 2002 è stata pubblicata la Banca Dati sul Materiale di Informazione Oncologica, realizzata su CD-ROM grazie ai fondi ottenuti con il “Premio 5 Stelle”, concorso organizzato dall'Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Bologna all'interno di Exposanità 2002.  Nel 2003 la banca dati su CD-ROM è diventata il nucleo originale di Azaleaweb.it, biblioteca digitale in oncologia per pazienti, familiari e cittadini. Un progetto coordinato dal CRO assieme all’Istituto Regina Elena di Roma nell’ambito di Alleanza Contro il Cancro. Azaleaweb è stata attiva con successo fino alla chiusura nel 2006. E per non disperdere questo consolidato patrimonio di esperienze e conoscenze è stato pubblicato questo nuovo portale che ha nella valutazione di qualità il suo fiore all’occhiello.

    LA VALUTAZIONE - Cignoweb.it intende infatti esaminare gli aspetti tecnico-formali dei documenti di informazione sul cancro destinati ai pazienti e ai loro familiari per orientare i pazienti e i familiari fra le numerose informazioni relative alla salute con cui vengono quotidianamente a contatto, in modo da riconoscere autonomamente quelle più adeguate alle loro necessità, senza avere in alcun modo valore di giudizio o censura. Tutti i documenti inseriti nel database sono stati esaminati da specialisti dell’informazione e personale medico secondo una metodologia ispirata a criteri internazionalmente riconosciuti e a buone pratiche di valutazione.


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    Isolati e allagati. Così sono rimasti gli 800 migranti del Cara di Castelnuovo di Porto in questi giorni di maltempo. Strade bloccate da frane e smottamenti hanno reso per due giorni impossibile raggiungere la struttura Porto che sorge in una piana vicinissima al Tevere. E l’emergenza non è finita: oggi erano ancora visibili i segni dell’acqua sui muri e sono ancora in corso gli interventi di ripristino per i danni subiti. “E’ una situazione ancora molto precaria per i rifugiati e richiedenti asilo politico ed è in corso la riorganizzazione del funzionamento della struttura“, fa sapere Gianluca Peciola di Sel che oggi ha visitato il centro. Venerdì, con il nubifragio, la struttura si è completamente allagata (guarda le foto) e i migranti, tra cui 80 minorenni, sono stati costretti a scappare sui tetti. Molti di loro sono rimasti senza documenti.

    Cara, migranti ancora in emergenza

    SENZA SOCCORSI -“L’acqua – racconta la consigliera Marta Bonafoni (Pl) che ha raccolto alcune testimonianze – superava i sessanta centimetri d’altezza. Un fiume che ha allagato tutto: la mensa, le cucine, l’ambulatorio medico, gli uffici e tutti i locali destinati alle famiglie di richiedenti asilo – soprattutto quelle con bambini – ubicate al pian terreno. Chi era dentro – continua Bonafoni – non poteva uscire, e chi era fuori non poteva arrivare. Alcuni operatori hanno lanciato l’allarme ma secondo i loro racconti né la Protezione Civile né i Vigili del Fuoco sarebbero intervenuti fino alla sera, quando con un canotto sono state evacuate però solo 24 persone”.

    Oggi manca ancora l’acqua potabile e con le cucine allagate sono stati garantiti solo pasti di fortuna. A denunciare la situazione erano stati i movimenti per il diritto all’abitare già venerdì. Giorno in cui uno degli operatori del centro è rimasto folgorato in seguito a un corto circuito.

    SOVRAFFOLLAMENTO -“Come ho potuto verificare nel corso del sopralluogo – aggiunge Peciola - reso possibile grazie alla disponibilità della Prefettura nonostante il poco preavviso della visita, sono evidenti i segni del sovraffollamento e le stanze che ho potuto vedere sono in condizioni fatiscenti. Nel Cara sono presenti mamme con bambini anche molto piccoli, che non possono rimanere nella struttura in quelle condizioni, devono essere trasferiti in luoghi più adatti”.

    IL GARANTE DEI DIRITTI DEI RIFUGIATI - Giovedì prossimo, fa sapere la consigliera Bonafoni, “in Commissione Politiche Sociali alla Pisana verrà discussa la legge sull’istituzione del Garante dei diritti dei rifugiati. Una figura che si occuperà anche di supervisionare le strutture destinate ad accogliere i rifugiati e i richiedenti asilo della nostra Regione, accertando la loro idoneità e la loro rispondenza a tutti gli standard, di legalità e civiltà. Un importante collegamento tra le istituzioni e i centri che potrà scongiurare casi di silenzio assordante come quello del Cara di Castelnuovo di Porto”.


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    La stazione è ancora chiusa, ma a La Celsa la vita prosegue. Per pulire c'è tempo, prima occorre sopravvivere. A distanza di pochi giorni dall'eccezionale ondata di maltempo che ha causato l'esondazione del Tevere, la piccola comunità di senza tetto della zona continua a vivere sotto i ponti del raccordo. Sommersa da grumi di fango. L'alternativa per loro non c'era. Meglio rimanere e sperare che torni il sole.

    baraccopoli

    L'ESONDAZIONE - Sono circa dieci a vivere qui giù, vicino all'ingresso della Flaminia. Venerdì si sono svegliati nel cuore della notte col fiume che avanzava di metro in metro. Il tempo di prendere le cose essenziali e fuggire, per non rimanere soffocati dall'acqua che in pochi minuti trascinava con sè di tutto. Materassi, valigie, sedie e i cd con i film masterizzati. “Siamo scappati in fretta. Ma uno di noi non lo abbiamo più trovato”. Dicono si sia rifugiato da amici. Qua è rimasta solo la sua valigia. E quel sacco di noci che aveva offerto a tutti la sera prima.

    IL RACCONTO - Iovan era insieme a sua moglie e non ha dimenticato quegli attimi.“L'acqua usciva anche dai tombini, abbiamo preso le nostre cose e ci siamo allontanati. Abbiamo aspettato che la situazione si calmasse e alla fine abbiamo deciso di tornare. Anche perchè nessuno in questi giorni si è interessato di noi”. La vecchia casa cantoniera, recintata da una rete divelta, non è un luogo sicuro. Parte del tetto era già crollato da tempo, il resto è venuto giù in questi giorni. “Meglio rimanere qui sotto i ponti, almeno siamo riparati dalla pioggia”.

    L'OFFICINA DISTRUTTA - Che il fiume non fosse un vicino fidato, era chiaro. C'è pure un cartello a mettere in guardia: “possibili esondazioni del Tevere”. Ma nessuno era stato avvisato. Neanche gli operai dell'officina di lamiere, dove la conta dei danni subiti è in costante aggiornamento. L'acqua infatti si è impadronita di tutte le aree del laboratorio. Quasi mezzo metro di fango che in due da giorni stanno cercando di rimuovere. “E' la seconda volta in tre anni che succede una cosa del genere. E anche questa volta non siamo stati avvisati”. Dell'officina è rimasto ben poco, solo quintali di vernici, ormai inutilizzabili. Intanto ha ripreso a piovere. Neanche il treno si ferma a La Celsa.


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    Una caratteristica della democrazia. Che sia quella in Parlamento o in un consiglio comunale, l’opposizione è lo strumento che tutela le minoranze. Fino a che non ci si ritrova dall’altra parte della barricata e gli emendamenti diventano uno scoglio insuperabile. Il dibattito sulle barricate, ovviamente politiche, ai provvedimenti di chi governa sono da anni all’ordine del giorno. Ma la ‘ghigliottina’ usata per la prima volta nella storia repubblicana alla Camera dei deputati dalla presidente Laura Boldrini, "silenziando" gli atti firmati dai Cinquestelle, scatena la rissa. E l’ipotesi, tanto disprezzata in passato dal Pd, arriva anche in Campidoglio. È notizia delle ultime ore, infatti, che la maggioranza capitolina abbia proposto “l'introduzione di un nuovo articolo all'interno del Regolamento, con la finalità di inserire una procedura d'urgenza che consenta di contingentare le discussioni degli atti da adottare entro un preciso termine di legge”. Lo spiegano i portavoce del M5S, dopo le riunioni in commissione. Obiettivo? Dire addio agli emendamenti fuori controllo.

    I grillini, fino a un certo punto, concordano. “Per l'evidente contrasto che l'ostruzionismo serrato provoca al buon funzionamento della macchina amministrativa: i cittadini, infatti, hanno bisogno di un'amministrazione che lavori in modo efficiente per adottare tutti quei provvedimenti necessari a migliorare loro la vita”. Come sempre c’è il “ma”. Inevitabile il riferimento alle immagini che arrivano da Montecitorio, per questo “non possiamo non ritenere che il contingentamento dei tempi di discussione, sic et simpliciter, si presti bene a tagliare le gambe all'opposizione determinando quella dittatura o tirannia della maggioranza”, scrivono sul loro blog i consiglieri a Cinquestelle. “Possibile che il buon senso e la ragionevolezza debbano necessariamente essere sacrificati sull'altare della rapidità delle deliberazioni?”, chiedono ai colleghi a palazzo Senatorio.

    Eppure può accadere. Il perché è semplice da spiegare: lo dimostrano gli scatoloni che arrivano sotto la statua di Giulio Cesare, quando da approvare o bocciare ci sono i cavalli di battaglia di una o dell’altra parte politica. È accaduto solo pochi mesi in assemblea capitolina. All’ordine del giorno la discussione sul bilancio previsionale 2013 (già fuori tempo massimo). Da un lato il centrosinistra con l’obbligo di fare presto, dall’altro il centrodestra e la civica Marchini con l’unico obiettivo di far slittare il via libera alla manovra del Comune e far scattare il commissariamento. A novembre dello scorso anno decisero di non fare sconti: circa 40mila emendamenti dal Nuovo Centrodestra, 100mila dal costruttore rosso, 27mila dai Fratelli d’Italia. Senza dimenticare Giordano Tredicine, unico Pdl in aula, che firma da solo 21mila ordini del giorno. Oltre 250mila atti per far inciampare il sindaco Marino.

    Fu allora che all’interno del Pd iniziò a farsi largo un’idea: quella della decretazione d’urgenza per portare a casa i provvedimenti più importanti ed evitare l’accusa d’immobilismo. Oggi quell’ipotesi avanza a grandi falcate e se il presidente dell’assemblea capitolina si affretta a ripetere che in Campidoglio non esiste lo strumento della ghigliottina qualcosa, evidentemente, bolle in pentola. L’importante è dribblare l’accusa di doppiopesismo e contraddizioni. Perché la mente corre a due anni fa, quando i democratici e il Pdl si fronteggiavano sul terreno Acea. L’allora sindaco Alemanno proponeva la vendita di una parte delle quote della partecipata, di cui il Campidoglio possiede il 51% dei titoli. I consiglieri dem salirono sulle barricate e per opporsi, oltre ai ricorsi alla magistratura, usarono un caro vecchio amico: l’ostruzionismo. Che, a seconda dello scranno occupato, può essere buono o cattivo: democratico o antidemocratico.


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    Era la settima assemblea per l’anagrafe pubblica dei rifiuti. Ma l’emergenza maltempo stravolge l’ordine delle priorità e si passa subito a discutere dell’alluvione lampo che ha colpito Roma. Prima le comunicazione del sindaco Marino, che snocciola numeri e priorità. Poi la bagarre sulla mozione che chiede al governo di allentare il patto di stabilità. Richiesta forte del sostegno della Regione, con Zingaretti che ieri ha firmato lo stato d’emergenza. Invece, la necessità di ‘fare presto’ porta al voto in batteria su 4 provvedimenti: senza confronto e senza conoscere il numero dell’atto. Le opposizioni fanno muro, la maggioranza tira dritto e porta a casa l’istanza da girare al presidente del Consiglio Enrico Letta.

    L'UNICA MOZIONE - Ma è l’unica ad essere approvata, non c’è più tempo. “Abbiamo iniziato alle 19.50 e, nonostante la decisione del presidente dell’assemblea Mirko Coratti di votare senza la discussione, non avremmo comunque avuto la possibilità di chiudere tutte le mozioni”, spiega il MoVimento 5 stelle. Che una strada l’aveva indicata: andare a oltranza. Anche per mettere il punto a un’altra emergenza: quella sui rifiuti, nata dopo l’arresto del patron di Malgrotta Cerroni che svela il sistema monnezza nel Lazio, con l’‘ok’ all’anagrafe pubblica.  Non bastano 7 sedute, uno sciopero della fame (il radicale Riccardo Magi), le immagini dei materiali speciali degli ospedali fuoriusciti dagli impianti per colpa dell’ ‘alluvione lampo’.

    I NUMERI - I dati sono altri: “500 milioni di litri d'acqua piovana aspirati da strade e case, 700 interventi di Protezione civile, 6.000 pasti distribuiti, 300 persone ospitate in diverse strutture”, preferisce parlare dei numeri positivi il sindaco. Perché Marino sa che la conta dei danni sarà definitiva solo nelle prossime ore. Il governatore Zingaretti ha parlato di 100 milioni su tutto il territorio, l’inquilino del Campidoglio si avvicina a quella cifra ma tenendosi sul vago. Comunque un tetto difficile da raggiungere con le casse di palazzo Senatorio che sul 2014 partono con l’handicap di circa mezzo miliardo di disavanzo. Per questo il sostegno del presidente della Regione, che ha firmato lo stato d’emergenza, diventa fondamentale per forzare i paletti del patto di stabilità.

    I VINCOLI - Regole che “negli ultimi 7 anni hanno tenuto fermi 60 milioni”, spiega il primo cittadino nel suo intervento in aula Giulio Cesare. Soldi sbloccati dal centrosinistra per le fognature, rivendica Marino. Poi il dito puntato contro le case costruite in aree a rischio. “Da quando ci siamo insediati – afferma - non abbiamo rilasciato, né intendiamo farlo, permessi per nuove edificazioni in quelle zone”. Mentre con il Centro funzionale regionale si studiano “iniziative per la gestione della piena controllata anche attraverso la diga di Corbara (che si trova in Umbria), con un monitoraggio all'idroscalo di Ostia”.

    IL RIVALE - Alla polizia la richiesta è di un servizio antisciacallaggio, all’esecutivo nazionale regole meno stringenti per riparare scuole e strade, su cui per ora ci sono solo 10 milioni. La mozione bipartisan passa, con relativo battibecco tra Cinquestelle e presidenza dell’aula. Il sindaco rivendica “il gesto di responsabilità dell’aula” e arriva anche il sostegno del suo predecessore Gianni Alemanno, che durante il mandato affondò sotto due alluvioni e una nevicata. Le responsabilità sono sue, “ma è soprattutto colpa di quello che c’è dietro le sue spalle”, spiega Alemanno. L’esponente di Alleanza popolare nazionale alla fine si è intrattenuto con Marino nel suo ex ufficio. Per la teoria che “il nemico del mio nemico è mio amico”. Il rivale resta il patto di stabilità, anche se Alemanno sottolinea di aver “parlato solo di scadenze di bilancio”.


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