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    "La situazione dei vigili del fuoco di Roma è insostenibile, il parco automezzi è insufficiente e malridotto. Nel fine settimana all’interno del raccordo anulare erano in servizio solamente due autoscale dei vigili del fuoco e mancano le autopompe di riserva, un fatto senza precedenti, di estrema gravità, che rischia di ritardare il soccorso ai cittadini, situazione che si prevede analoga anche nei giorni a venire, auguriamoci che non succeda nulla!". Lo dichiara in una nota Rossano Riglioni, responsabile del sindacato Conapo dei vigili del fuoco per Roma capitale.

    "La gestione degli automezzi dei vigili del fuoco è disastrosa e rischiosa per la sicurezza dei cittadini di Roma. A seguito di una riorganizzazione - spiega - molti automezzi sono stati trasferiti alla sede regionale di Montelibretti, pertanto, se dovessero servire di notte quegli automezzi, occorre partire da Roma, andarseli a prendere e tornare, è assurdo, cosi si penalizza il soccorso. Se poi dovessero malauguratamente ripetersi le frane dell’ultima alluvione e le interruzioni stradali – spiega - si rischia di essere impossibilitati anche al prelievo degli automezzi di stanza a Montelibretti, non ci sembra una gestione corretta".

    "Per questo il sindacato Conapo - si legge nel comunicato - dei vigili del fuoco fa appello al Prefetto al quale chiede 'di verificare la situazione e di farsi portavoce con il governo per garantire alla provincia di Roma un adeguato servizio di sicurezza e soccorso pubblico che non può essere erogato a singhiozzo secondo i tempi delle officine e delle continue riparazioni di automezzi che dovrebbero ormai essere invece sostituiti. La vicenda di Roma è anche nelle attenzioni dei vertici nazionali del sindacato Conapo. Il segretario generale Antonio Brizzi chiede 'immediata soluzione alle gravi problematiche della capitale' e lancia al nuovo governo un monito 'questi sono gli effetti degli irresponsabili tagli lineari operati dai governi ove, anziché ricercare i veri sprechi della pubblica amministrazione hanno tagliato con faciloneria sulla sicurezza. Occorre una immediata inversione di tendenza sia per gli organici che per gli automezzi e le attrezzature che servono per soccorrere i cittadini, altrimenti i costi sociali che pagheremo saranno di gran lunga superiori ai risparmi derivanti dai tagli'".


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    I colori nel pronto soccorso di solito distinguono i pazienti in base alla gravità del problema e all’urgenza dell’intervento e così, se si entra con un codice bianco o verde, è scontato che si venga “superati” da chi ha ricevuto l’attribuzione di un codice giallo o addirittura rosso. Ma da oggi succederà anche che qualcuno potrà legittimamente entrare nel reparto di emergenza senza che nessuno se ne accorga o così ci si augura che sia.

    Si tratta delle donne che saranno accolte con il nuovo “codice rosa”, un percorso pensato esclusivamente per le donne vittime di violenza, per le quali viene attivata una procedura specifica in modo che possano essere accolte nel modo più immediato ed efficiente da personale formato per affrontare questo tipo di problematiche e in grado di capire subito come intervenire, sia sul piano fisico che psicologico. Una volta attribuito il codice rosa le pazienti vengono trasferite in sale riservate dove possono entrare soltanto il personale medico e gli agenti di polizia per garantire la massima riservatezza. Per le donne straniere e per chi ha disabilità sono poi previsti interpreti e personale specializzato.

    Un altro passaggio fondamentale legato a questa innovazione recepita da tutti i pronto soccorso del Lazio è che le donne, una volta dimesse, saranno assistite gratuitamente da psicologi, assistenti sociali e avvocati e saranno orientate nella scelta degli strumenti oggi disponibili, come i Centri antiviolenza e le case rifugio per donne maltrattate. “Stiamo creando una Task Force composta dalla regione Lazio, le ASL, le prefetture, le questure, tutte le forze dell’ordine, l’Istituto Statale Sordi e un gruppo di operatori in grado di collaborare per la tutela delle vittime - ha dichiarato Concettina Ciminiello, assessore alle Pari opportunità e Sicurezza della Regione Lazio - e vogliamo attivare corsi di formazione per promuovere le conoscenze, condividere le procedure operative, sviluppare la collaborazione fra i vari gruppi operativi, per rispondere in modo efficace a questo terribile fenomeno”.

    A cura di Progetto Archimede
    www.progettoarchimede.com


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    Nel Lazio la crisi ha continuato a mordere anche nel 2013. Saldo negativo, infatti, tra imprese iscritti e quelle cessate. E' quanto emerge dal primo numero 2014 dell’Osservatorio sulla demografia delle imprese realizzato dall’Ufficio studi Confcommercio, strumento di analisi quadrimestrale per fare il punto sui cambiamenti nella struttura produttiva del terziario di mercato attraverso il monitoraggio dei flussi delle iscrizioni e delle cancellazioni di imprese presso gli uffici delle Camere di commercio.

    In particolare, se nel 2012 le imprese iscritte sono state 12.983 e quelle cessate 20.458 (-7.475), nel 2013, le imprese iscritte sono state 13.044 e quelle cessate 21.010, con un saldo negativo di -7.966 imprese. Per quanto riguarda la categoria merceologica, gli esercenti più colpiti dalla crisi sono quelli relativi ad attività non alimentari, in special modo l'abbigliamento. Saldo positivo, invece, per il mercato degli ambulanti.

    "In tutto il territorio italiano, il sistema delle imprese dell’area Confcommercio, cioè del terziario di mercato, ha pagato un conto molto pesante alla crisi registrando saldi negativi in tutte le regioni sia nel 2012 che nel 2013".


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    Rischio di rinvio a giudizio per Riccardo Mancini, ex ad dell'Ente Eur spa vicino all'ex sindaco Gianni Alemanno, e altri cinque indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta maxi-mazzetta di 600mila euro che sarebbe stata versata dalla Breda Menarinibus per l'appalto sulla fornitura di 45 filobus al Comune di Roma.

    Il pubblico ministero Paolo Ielo della procura di Roma ha infatti chiuso le indagini e si appresta a chiedere i rinvii a giudizio. Oltre a Mancini rischiano il processo il commercialista Marco Iannilli, l'ex ad di Breda Menarinibus, Riccardo Ceraudo, dirigenti della stessa azienda Luca D'Aquila e Giuseppe Comes e l'imprenditore Edoardo D'Inca Levis. La vicenda si riferisce alla fornitura per il Comune di Roma di 45 filobus per il cosiddetto 'corridoio laurentino', linea mai entrata in funzione. Secondo la procura di Roma, la maxi mazzetta di 600mila euro rappresentava una provvista utile anche per possibili altri appalti e la cifra sarebbe finita nella disponibilita' di Mancini e Iannilli.


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    Tutti condannati dal tribunale di Terracina, i quattro imputati ritenuti responsabili della morte delle due studentesse 14enni romane Sara Panuccio e Francesca Colonnello, avvenuto a Ventotene il 20 aprile del 2010 a causa di una frana che le travolse sulla spiaggia di Cala Rossano. Per quei fatti finirono imputati per duplice omicidio colposo e lesioni gravissime il sindaco Giuseppe Assenso, condannato oggi a due anni e quattro mesi, il tecnico comunale Pasquale Romano, stessa condanna, il responsabile del genio civile Luciano Pizzuti, e l’ex sindaco Vito Biondo, entrambi condannati a un anno e dieci mesi. La Procura aveva chiesto per tutti e quattro una condanna a due anni e tre mesi. Il giudice del tribunale di Terracina Carla Minichetti, inoltre, ha escluso la cooperazione colposa e ha riconosciuto le attenuanti generiche.


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    Prima dei soldi in piùper chiudere il bilancio, la questione rifiuti. Una toppa l'ha messa venerdì scorso il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che con un'ordinanza che consente l'utilizzo dei due tmb del Colari, nonostante l'interdittiva emessa dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. Però la situazione della monnezza è al limite dell'emergenza. E il primo cittadino non lo nasconde e va in pressing del nuovo governo Renzi per ottenere la conferma di un commissario che gestisca questa fase in cui i sacchetti della Capitale prendono la via che porta fuori dal Lazio. È questo il primo dossier sul tavolo del ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, che dovrà far fronte a questa urgenza. Per aiutare Marino e il governatore Zingaretti a togliere le castagne dal fuoco. Un discorso che era stato avviato nelle scorse settimane con l'ex titolare al ramo, nell'esecutivo Letta, Andrea Orlando.

    Una strategia che come ultima mossa aveva fatto registrare la riunione di due settimane fa con l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi. La richiesta chiara: un commissario che si occupi principalmente del funzionamento dei tmb e degli impianti di compostaggio da realizzare a Roma, considerando che la percentuale di raccolta differenziata sta aumentando, ma viaggia ancora su percentuali troppo basse (39%). La promessa è quella di 'nessuna discarica'. I poteri, affidati con decreto dal ministero dell'Ambiente, che erano appartenuti al prefetto Goffredo Sottile.

    La nomina sarebbe già arrivata se il governo Letta non fosse caduto. Così, salvo sorprese, l'incarico dovrebbe essere affidato a Riccardo Carpino, attuale commissario straordinario della Provincia di Roma. Al successore di Sottile toccherà anche la 'patata bollente' degli impianti di trattamento di Malagrotta 1-2, che secondo il prefetto di Roma andrebbero commissariati, anche se "sono possibili più provvedimenti". Su tutto questo pende la spada di Damocle di un dialogo che deve ricominciare da zero, con un ministro dell'Udc che potrebbe avere posizioni differenti rispetto a quelle di Orlando, con il quale Marino e Zingaretti avevano costituito un asse, saldato anche dalla comune appartenenza al Pd.


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    Interravano i calcinacci nel giardino della scuola dove stavano eseguendo i lavori, invece di smaltirli in discarica, come prevede la legge. Sotto gli occhi di tutti. Per questo motivo la ditta che sta svolgendo i lavori presso l’Istituto Comprensivo via Acquaroni, in via Merlini, zona Tor Bella Monaca, è stata sanzionata dal Comune di Roma e dopodomani dovrà provvedere alla bonifica dell'area. 

    rifiuti tor bella scuola

    LA DENUNCIA - Da giorni su You tube, un video dell'interramento dei calcinacci aveva fatto allertare i genitori degli alunni e i residenti della zona. A segnalare l'irregolatità nello svolgimento dei lavori da parte della ditta, che si occupa della messa in sicurezza e dell’efficientamento della scuola, è stata infatti la stessa direzione dell’Istituto Comprensivo via Acquaroni, che si trova in via Merlini 30. "Negli ultimi giorni sono stati rilevati un interramento di materiale di risulta e alcune violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro - afferma in una nota l’assessore allo Sviluppo delle periferie, infrastrutture e manutenzione urbana di Roma Capitale Paolo Masini - I nostri uffici hanno immediatamente provveduto a sanzionare l’azienda".

    L'INTERVENTO DEL COMUNE - La bonifica del terreno, qualora si dovesse rendere necessaria, è fissata per dopo domani, fanno sapere dal Campidoglio, "fermo restando le eventuali sanzioni di legge - precisa Masini - Il tema dell’edilizia e della manutenzione scolastica - aggiunge l'assessore - è un tema fondamentale, su cui siamo impegnati fin dall’insediamento in un percorso di innovazione e rigore. Non possiamo tollerare - conclude Masini - alcuna inadempienza, men che meno quando si parla degli spazi di formazione e di gioco dei nostri ragazzi". 


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    Omicidio colposo. Questo il reato ipotizzato dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta aperta sulla morte di John Durkin avvenuta nella notte tra mercoledì e giovedì in un tunnel ferroviario vicino tra le stazioni San Pietro e Trastevere. Gli inquirenti hanno disposto l'autopsia e gli esami tossicologici sul corpo del 21enne americano. Indagini per colmare il vuoto tra l’ultima volta che è stato visto vivo, davanti al Sloppy Sam's pub verso l’1,30 di notte a Campo de' Fiori e il ritrovamento del corpo avvenuto giovedì mattina.

    Gli agenti della Polfer stanno cercando di capire cosa sia successo tra non poche difficoltà: sentiti amici e parenti, questi escludono che il ragazzo soffrisse di particolari patologie o l'ipotesi che possa aver tentato il suicidio. Gli amici di Durkin comunque non sarebbero stati in grado di ricostruire i movimenti del giovane, limitandosi a dire di averlo visto per l'ultima volta in zona Campo de' Fiori.


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    Prima le polemiche delle scorse settimane sul taglio del salario accessorio per gli oltre 23mila dipendenti comunali. Poi la smentita del Campidoglio. Infine l'azione degli ispettori del ministero dell'Economia e delle finanze, che mettono sotto osservazione quella 'indennità' che fa salire le buste paga dei dipendenti di palazzo Senatorio. Per questo oggi gli 'emissari' del Mef hanno 'fatto le pulci' ai contratti decentrati dei lavoratori del Comune e hanno già ascoltato i massimi dirigenti capitolini. Adesso l'amministrazione guidata da Ignazio Marino aspetta la relazione . Le certezza è che non ci sarà nessun problema sulla parte cosiddetta 'fissa' delle retribuzioni; il nodo, infatti, riguarda la parte definita 'variabile', perché legata di legge al miglioramento dei servizi. Tradotto: dovrebbe crescere solo con l'aumentare della produttività. Il punto centrale riguarda però quegli "ultracosti", sostenuti per la funzione di Capitale (nel 90% dei casi).

    Una somma che si aggira sui 70 milioni di euro è stata dedicata invece al 'disagio', scavalcando la normativa nazionale, che non prevede questa possibilità. Anche perché per questa parte dello stipendio disagio, la legge prevede per i dipendenti romani un tetto massimo di 30 euro. Il termine per l'adeguamento delle proporzioni di distribuzione del fondo è scaduto il 31 dicembre del 2012. L'obiettivo del sindaco Marino è quello di ottenere nuove norme per aumentare le risorse dedicate al disagio, con un fondo dedicato a questo e un altro legato al miglioramento dei servizi. La memoria di giunta con cui l'amministrazione promette di non toccare questa parte della busta paga non basta.

    Anche se il vice sindaco Luigi Nieri aggiunge: "Stiamo tranquillizzando i nostri lavoratori, ma noi vorremmo discutere un vero progetto di riorganizzazione della macchina capitolina per rispondere meglio alla cittadinanza". E per fare questo "Roma non può essere sganciata dal fatto di essere la Capitale d'Italia". Proprio quelle funzioni e i relativi extra-costi, per chiudere il bilancio previsionale 2014, che il primo cittadino vorrebbe farsi riconoscere dal governo Renzi.

    La promessa di Nieri è semplice: "Appena saremo in grado di fare una proposta di modifica la presenteremo all'Assemblea capitolina, tenendo conto dell'attenzione massima dei sindacati e della delicatezza della situazione”. Resta la conditio sine qua non, con un implicito appello al neo premier Matteo Renzi: "Dovremo far capire al nuovo esecutivo e al Parlamento- ha concluso il vicesindaco- che il nostro ruolo comporta maggiori costi da sostenere. Altrimenti tutto sarà più difficile". 


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    Il Lazio è la regione con il più alto giro di affari di usura d'Italia con 3,3 miliardi di euro, seguita dalla Campania con 2,8 miliardi e dalla Sicilia con 2,5 miliardi. E Roma è il luogo per eccellenza dell'usura dove si riescono a trovare tutte le fenomenologie fino a oggi note del sistema: dal singolo usuraio (in gergo 'cravattaro'), pensionato o libero professionista, alle bande di quartiere, dalla criminalità organizzata alle finanziarie degenerate. E' quanto emerge dall'indagine "Sos Impresa-Confesercenti. Rete per la legalità: Per non fallire di mafia”, presentata in occasione Convenzione nazionale delle associazioni antiracket e antiusura no profit.

    Ma non è l'unico dato negativo. Sempre secondo l'indagine, il Lazio è anche seconda regione d'Italia con il maggior numero di commercianti colpiti dal fenomeno dell'usura: 28mila rispetto ai 32mila della Campania, ma con la più alta percentuale delle attività economiche attive nella regione con 34,80% (seguita dalla Calabria con 34% e dalla Campania con 32%).

    Per quanto riguarda, invece, i reati di usura commessi nelle diverse regioni d'Italia, il Lazio nel 2013, rispetto allo scorso anno, registra un calo con 12 reati (34 nel 2012). "Il rischio per molti imprenditori - ha spiegato Lino Busà, presidente di Sos Impresa - è che dopo la denuncia rischiano l'estromissione dal mercato, sempre più dominato dalla criminalità organizzata. Per iniziare, quindi, bisogna partire dalla ridefinizione mafia-economia. I clan più strutturati hanno trapiantato, nelle zone più ricche e più industrializzate, le proprie strutture organizzative e questo inquina la libera concorrenza".

    A fronte della crescita del fenomeno usuraio "oggi l'imprenditore vittima di usura o racket - ha aggiunto Busà  - è spesso costretto al fallimento. Il primo limite delle attuali leggi è la mancata convenienza della denuncia. Accade spesso, infatti, che le aziende falliscono e i patrimoni della vittima vengono aggrediti da enti, istituti di credito, pagamenti". Per questo per Sos Impresa vanno premiati coloro che si ribellano: "Gli imprenditori che hanno denunciato hanno il diritto di partecipare a 'corsie preferenziali' per quanto riguarda il sistema di appalti pubblici e forniture, oltre alla necessità di istituire un tutor antiracket, ovvero una figura in grado di seguire la vittima dal dopo denuncia alla sua riabilitazione".

    E sulla vicenda è intervenuto anche l'assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Masini.  "Credo che l'iniziativa sia molto importante – ha affermato –. Se non diamo una mano alle imprese sane non andiamo da nessuna parte ed è per questo che abbiamo fatto come Roma Capitale il patto per la legalità e la trasparenza negli appalti. Bisogna accendere i riflettori su chi denuncia e su coloro che devono poi essere tutelati. Per questo il 21 marzo presenteremo l'annuale rapporto sugli amministratori sottotiro che non devono essere lasciati soli".


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    "Le lotte sociali non si arrestano. Il #31O c`eravamo tutt@". "Il 31 ottobre c'eravamo tutti!Occupata piramide cestia! Assemblea cittadina ore 17 qui!". Così in un tweet, i Blocchi metropolitani precari di Roma. Stamattina alcuni attivisti si sono issati sulle impalcature erette intorno alla Piramide, mentre centinaia di persone sono rimaste in presidio permanente intorno al monumento. La protesta si inserisce nelle azioni contro i 17 arresti avvenuti il 13 febbraio a seguito della manifestazione del 31 ottobre scorso.

    Casa, Piramide occupata

    SCIOPERO DELLA FAME - "Il senso dell'operazione è chiaro - spiega una nota dei Movimenti per il diritto all'abitare - comunicare la solidarietà dei movimenti ai diciassette militanti colpiti da severe misure restrittive e sostenere con la lotta lo sciopero della fame che, ormai da sei giorni, è stato scelto da Luca Fagiano e Paolo Di Vetta come unico strumento in grado di spezzare il silenzio improvvisamente calato sulla tematica dell'emergenza abitativa".

    IL CORTEO - La manifestazione in corso oggi si collegherà al grande corteo previsto per il 27 febbraio proprio a partire da Piramide e proprio "per imporre alle istituzioni il rispetto degli impegni presi con la recente delibera dedicata all'emergenza abitativa (approvata dalla giunta regionale il 15 gennaio 2014) ndr, che però, dopo le iniziative giudiziarie, sembra essersi arenata". Secondo i movimenti si tratta di "un fatto gravissimo, sia nei confronti delle migliaia di famiglie che a Roma aspettano risposte concrete sul terreno della casa, sia in rapporto alla sempre più evidente intenzione di trattare le tematiche sociali come problemi di ordine pubblico, reprimendo e tentando di negare agibilità politica a chi da anni si batte sul fronte dei diritti e in difesa del patrimonio pubblico e dei beni comuni". Per ora, fanno sapere i movimenti, le persone arrampicate sulle impalcature restano ai loro posti, mentre la Piramide, adornata di striscioni, "grida a tutta la città lo scandalo senza precedenti che si sta consumando ai danni della degna rabbia di un'opposizione popolare sempre più determinata a riconquistare i propri diritti".


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    La legge sull'area metropolitana è parcheggiata in commissioni Affari costituzionali, al Senato. Ma il riassetto di Roma e dei suoi Municipi serve anche per andare verso quello che gli addetti ai lavori chiamano 'federalismo municipale', per dare l'opportunità ai minisindaci di avere risorse certe nei loro bilanci e non essere costretti a spendere in dodicesimi, mettendo alla voce 'uscite' le cifre usate l'anno precedente per lo stesso periodo di riferimento; in attesa che il Campidoglio approvi, come sempre in extremis, la finanziaria comunale. Per questo oggi Ignazio Marino ha incontrato i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil per avviare una discussione sul tema del rifinanziamento della legge di Roma Capitale. Aspettando la norma si studiano i possibili effetti delle riforme su erogazione di servizi pubblici e sviluppo socio-economico. Punto comune la necessità di definire in modo chiaro le competenze di tutti gli attori in campo.

    Non mancheranno tavoli di settore e il coinvolgimento delle forze imprenditoriali, per arrivare a un protocollo sulle relazioni sindacali. Tutti concordi sulle funzioni di interesse nazionale che ricadono sulla città e, soprattutto, sulla casse di palazzo Senatorio. La richiesta resta la stessa: maggiori finanziamenti e strumenti normativi. “Certamente ci aspettiamo dal Governo e dal Parlamento un segnale forte affinché vengano riconosciute a Roma, anche da un punto di vista economico, le funzioni svolte”, dichiara il primo cittadino, che torna in pressing sull'esecutivo Renzi e spera nell'asse dei sindaci con il sottosegretario Delrio. Ma la riforma non passa solo per un assegno staccato, anche se più sostanzioso rispetto al passato.

    Per dare autonomia di spesa ai Municipi la strada è una: far restare alcuni tributi e una parte dei soldi derivanti da sanzioni nelle circoscrizioni. Per renderli economicamente indipendenti e far vestire loro i panni dei “controllori” dei servizi pubblici, dotandoli di un ufficio di Ragioneria ciascuno e incentivandoli al risparmio energetico. Questi sono alcuni degli obiettivi della riforma dell'area metropolitana che oggi il presidente Gianni Paris ha portato per la prima volta all'esame congiunto della commissione Roma Capitale, insieme all'assise del Bilancio, guidata dal suo collega di partito, Alfredo Ferrari. Con loro, oltre a diversi minisindaci, anche la responsabile dei conti comunali, Daniela Morgante, e l'assessore alla Casa, Daniele Ozzimo. Per lui anche la delega sul decentramento, che vedrà modificare l'articolo 46 del regolamento. Una mossa che per Paris inciderà senza ombra di dubbio anche “sulla qualità del bilancio 2014”.

    Ai Municipi l'onere di trasformarsi in enti virtuosi, in primis sul recupero dei tributi evasi. Ma gli amministratori delle circoscrizioni saranno anche i controllori di partecipate e municipalizzate. Un decentramento che passa per la modifica dell'area metropolitana, con il Campidoglio che passerà a svolgere funzioni di governo strategico dell'area vasta, mentre i minisindaci dovranno assolvere sempre più alla manutenzione del territorio e al diretto intervento. Un primo passo per un bilancio previsionale 2014 condiviso. Con l’obiettivo di arrivare al federalismo municipale: il decentramento economico che dovrebbe garantire autonomia finanziaria a tutte le circoscrizioni capitoline, stanche di operare in regime di emergenza. Ai più bravi il premio: chi registra più entrate avrà più soldi. Dall'occupazione del suolo pubblico alle sanzioni per la pubblicità, fino agli oneri concessori. Il nodo restano i trasferimenti per le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, che nei 5 anni precedenti segnava un desolante numero zero. Ma prima resta da risolvere il problema dell'esercizio in dodicesimi.


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    Resta in bilico la sorte del teatro dell’Opera. Da un lato la Cgil e i sindacati autonomi che minacciano lo sciopero per la prima della Manon Lescaut, diretta da Chiara Muti, dall’altro il sindaco Ignazio Marino che, secondo fonti interne al Campidoglio starebbe pensando di mettere in liquidazione il teatro se saltasse l’atteso spettacolo del 27 febbraio.

    L'APPELLO A MARINO - Le organizzazioni sindacali chiedono un incontro con il primo cittadino “perché non riconosciamo Fuortes (nuovo sovrintendente ndr), l'uomo sbagliato nel posto sbagliato".  "Non vogliamo scioperare, ma non abbiamo una leva per scongiurare lo stato di agitazione”, ha dichiarato Lorella Pieralli della Fials Cisal del Teatro dell'Opera, in una conferenza stampa al Centro Congressi Cavour.

    IL SINDACO - "La mia volontà è quella di seguire ogni percorso necessario affinché il teatro lirico sia sempre più un luogo di successo culturale”. Così il sindaco Marino lasciando il Campidoglio, a chi gli chiedeva se considera la possibilità di liquidazione del Teatro dell'Opera. “In questo momento chi lavora con altissima qualità all'Opera – ha continuato il primo cittadino - deve capire che ci sono decine di migliaia di persone che non hanno lavoro o hanno il problema di una casa e per il Comune investire 16 milioni e mezzo nel bilancio 2014 è un impegno notevole, un atto di responsabilità. Se di fronte a tutto questo continua un clima di conflittualità io rimango perplesso e non comprendo". Il sindaco ha poi chiesto " un atto di responsabilità da parte di tutti”. Marino pone l’accento sul fatto che “in un momento di gravissima crisi economica, con 50mila famiglie a rischio abitativo e il 40% di disoccupazione giovanile nella nostra città, Roma proprio per il suo impegno del settore della cultura ha deciso di impegnare 16 milioni e mezzo di euro”. E ha poi puntualizzato: “Si tratta di una cifra molto grande se paragonata a quella di altri teatri lirici italiani ma lo facciamo proprio perché ci teniamo all'eccellenza”.

    IL BRACCIO DI FERRO - Non si lasciano intimidire Cgil-Slc, Libersind-Cisal e Fials-Cisal che sempre per bocca della Pieralli fanno sapere: "Noi ci opporremo, non sappiamo se ce la faremo: siamo Davide contro Golia in questo momento. Speriamo di avere la stessa fortuna". Per la rappresentante della Fials "la liquidazione coatta delle fondazioni lirico-sinfoniche purtroppo è un'altra novità della legge Bray, che invece di aiutare la lirica, la distrugge a favore dei comitati d'affari. È come se si volesse mettere in liquidazione la scuola pubblica, o la sanità. Con le dovute proporzioni è la stessa cosa”, aggiunge. È battaglia anche sul "rifiuto del tavolo permanente, previsto dal verbale d'intesa tra Campidoglio e sindacati, funzionale a dare certezza di futuro, a evitare un destrutturante ingresso nella 'legge Bray' e a ricercare misure di razionalizzazione dei costi e di 'spese incontrollate'", di fronte al quale "il sovrintendente viola le normative e compie continui atti di provocazione propagandistica rivolgendosi direttamente ai lavoratori con vaghe promesse rassicuranti", stante anche la mancata pubblicazione dei "risultati dell'inchiesta interna, richiesta da questi sindacati, su alcune voci di bilancio dubbie che sono causa di ingiustificati e cospicui aggravi di spesa". L'attacco è alle ipotesi di "tagli del personale e alla drastica riduzione degli organici essenziali", senza le quali "come sarà possibile mantenere nonché incrementare la produzione?".

    CISL E UIL - Scelgono invece “la strada della responsabilità” la Fistel Cisl di Roma e Lazio e la Uilcom di Roma e Lazio, che hanno indetto una conferenza stampa a Roma per domani alle 14, presso la Sala Conferenze della Cisl di Roma e Lazio in Via Giovanni Mario Crescimbeni, 17/A (zona Colosseo). Durante l’incontro verranno spiegate le motivazioni per cui i suddetti sindacati hanno scelto “la difficile strada della responsabilità per salvare il futuro del Teatro e il suo ruolo di centro culturale di eccellenza per la Capitale, insieme alla tutela delle professionalità e dei posti di lavoro”. Lo spiega in una nota Paolo Terrinoni, segretario generale della Fistel Cisl di Roma e Lazio e Alessandro Cucchi, segretario generale della Uilcom di Roma e Lazio.

    I FONDI DELLA LEGGE BRAY - La battaglia di Cgil e sindacati autonomi è sull’adesione del Cda del teatro alla legge Bray che in cambio di fondi prevede riduzione del personale e cessazione dell’efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore. Anche se i cambiamenti, secondo quanto previsto dalla legge, dovranno avvenire in accordo con i sindacati maggiormente rappresentati all’interno dell’Opera. Il ricorso ai fondi straordinari si è reso necessario per l’eccessivo indebitamento della Fondazione stimabile in circa 40 milioni che diventano 24 al netto dei crediti. E per il 2013 il pre-consuntivo economico rileva una perdita stimata non inferiore ai 7,5 milioni di euro.

    I love riccardo muti

    "I LOVE RICCARDO MUTI" - Oggi alla conferenza stampa i rappresentanti dei sindacati hanno indossato una maglietta con su scritto "I love Riccardo Muti" e hanno spiegato: "La maglietta non è una boutade mediatica, ma perché abbiamo fondatissimi motivi di pensare che ci sia una manovra non tanto occulta per far andar via il maestro Muti dal teatro”.  Lorella Pieralli della Fials Cisal  ha aggiunto: “La presenza di Riccardo Muti per noi sindacati non è solo un valore aggiunto ma è il futuro di questo teatro e probabilmente l'unico futuro possibile per il sistema lirico-sinfonico, che per tutte le organizzazioni sindacali, non solo quelle presenti, ma tutte, è stato abbandonato a una razzia che si sta compiendo anche con strumenti legislativi impropri, che stanno portando allo svuotamento delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane, tranne un paio per mantenere una facciata di rispettabilita' a livello europeo".  Proprio Muti, direttore onorario a vita del teatro, nei giorni scorsi ha detto ai dipendenti che, se la situazione non si fosse placata, avrebbe lasciato Roma.


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    Formazione on demand? Ammontano a 544mila euro i primi due finanziamenti della Regione con i quali saranno creati 180 nuovi posti di lavoro. Ad aggiudicarseli Cinecittà parchi, a cui sono andati 356mila euro per la formazione di 300 aspiranti lavoratori tra manutentori, operatori e addetti alle attrazioni, personale delle vendite, attività di cucine e ristorazione.  Costa Crociere, a cui sono arrivati 188mila euro per 60 aspiranti lavoratori tra tecnici, allievi cuochi e photo editor.  

    Centottanta nuove assunzioni grazie ai fondi europei recuperati dalla programmazione 2007-2013. Lo ha annunciato oggi il governatore Zingaretti ed il vicepresidente Smeriglio, presentando i primi due progetti vincitori del bando on demand 'Formazione finalizzata ai lavoratori inoccupati e disoccupati'.

    Si tratta di "risorse residue che stavano veleggiando verso Bruxelles e che abbiamo fermato e rimesso in pista", ha sottolineato Smeriglio. Il vincolo per ricevere il cofinanziamento regionale “è quello di procedere all'assunzione del 50% dei formati", ha precisato Smeriglio. Il bando prevede lo stanziamento complessivamente di 2 milioni di euro tra Fondo Sociale Europeo e fondi regionali. Queste le prossime scadenze, per le quali sono ancora disponibili oltre 1 milione 450 mila euro: 26/03/2014 - 18/04/2014 e 29/05/2014- 20/06/2014.

    I percorsi di formazione si basano su un cofinanziamento da parte delle aziende a seconda delle loro dimensioni, mentre i criteri di assegnazione del punteggio sono basati sulla valutazione della qualità dei corsi di formazione contenuti nei progetti e dei soggetti coinvolti, oltre alla percentuale di persone formate poi effettivamente assunte. La stima prevede, al termine delle 4 scadenze, la formazione di circa 1400 lavoratori inoccupati o disoccupati, con una percentuale di nuovi posti di lavoro che si attesterà almeno al 50% dei frequentanti i corsi, sono dunque 700 le future assunzioni calcolate.

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    Il Coni ha reso noto che è stato respinto il ricorso della Roma contro la chiusura delle due Curve e anche l'istanza cautelare per la chiusura dei "Distinti Sud", a causa dei cori di discriminazione territoriale. Nel match contro l'Inter, dunque, i settori resteranno chiusi al pubblico.

    IL VERDETTO- "L'Alta Corte di Giustizia - informa il Coni - ha respinto il ricorso presentato il 15 febbraio dalla Roma contro la Figc per la sospensione dell'esecuzione, l'annullamento e comunque la riforma/revisione della decisione con cui il giudice sportivo aveva comminato alla società ricorrente l'ammenda di euro 50.000, con l'obbligo di disputare una gara con i settori denominati "Curva Sud" e "Curva Nord" privi di spettatori, disponendo la revoca della sospensione della sanzione comminata con provvedimento del 21 ottobre 2013. Inoltre, l'Alta Corte ha respinto l'istanza cautelare urgente proposta dalla Roma contro la Federcalcio per la sospensione dell'esecuzione, l'annullamento e comunque la riforma/revisione della decisione con cui il giudice sportivo ha comminato alla società ricorrente l'ammenda di euro 80.000 e con l'obbligo di disputare una gara con il settore denominato "Distinti Sud" privo di spettatori".


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    Si è tagliato le vene in pieno giorno, mentre i compagni di cella consumavano il pasto. E' accaduto nel carcere di Regina Coeli stamattina intorno alle 11,30. A darne notizia è il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. Protagonista della vicenda, un detenuto ucraino di 49 anni, Antony P., salvato in extremis da un'infermiera e da un agente di polizia penitenziaria.

    IL FATTO - "L’ucraino, arrivato a Regina Coeli venerdì scorso e subito trasferito nel Centro Clinico per le sue precarie condizioni di salute, era atteso per una visita medica - racconta Marroni - Non vedendolo arrivare, un agente di polizia penitenziaria in servizio nella struttura è andato a cercarlo in cella". Antony era nel proprio letto, sotto le coperte, apparentemente addormentato. Un più approfondito controllo ha però permesso di accertare che l’uomo si era reciso da poco le vene di un braccio e giaceva in una pozza di sangue a poca distanza dagli altri 4 compagni di cella che, ignari, si apprestavano a mangiare.

    LA DENUNCIA DEL GARANTE - Immediatamente soccorso dallo stesso agente e da un'infermiera in servizio, l’uomo è stato trasferito dal 118 in codice rosso in uno degli ospedali di zona. "A quanto mi è stato riferito - continua Marroni - quest’uomo era seriamente malato ed aveva non poche difficoltà a farsi comprendere dagli altri a causa della lingua. Resta il dato di fatto dell’ennesimo dramma della disperazione consumato all’interno di un carcere che è per definizione un luogo duro ma lo è ancor di più con le difficili condizioni che si sono venute a creare in questi anni. Fa riflettere e sconvolge - aggiunge il garante - la decisione di un uomo che decide di togliersi la vita non di notte, quando la solitudine si fa sentire forte, ma in pieno giorno fra compagni di cella alle prese con i normali gesti della quotidianità. Non essere in grado di capire i fantasmi di questa gente è la vera sconfitta del sistema".

    TENTATO SUICIDIO AL CIE - Altro tentato suicidio al Cie di Ponte Galeria. Lo fa sapere la consigliera regionale Marta Bonafoni del gruppo Per il Lazio: "Un ragazzo di 20 anni, originario della Libia, ha tentato di togliersi la vita dopo tre mesi di reclusione nel Centro di identificazione ed espulsione alle porte di Roma."  Il tentato suicido, commenta la consigliera, "l’ultimo di una lunga serie di gesti estremi e autolesionisti che i migranti reclusi indirizzano verso se stessi, è un campanello di allarme gravissimo sulle condizioni di vita all’interno dei Cie, che non è possibile ignorare". "Dopo le proteste degli uomini con le bocche cucite - aggiunge la consigliera - e le continue segnalazioni di disagi e negazione dei diritti provenienti dall’interno del Centro, è sempre più urgente intervenire per garantire il rispetto dei diritti e la tutela della dignità umana all'interno di Ponte Galeria. Mi auguro che il Consiglio regionale approvi in tempi brevissimi, la mozione che ho presentato e che è stata sottoscritta da tutti i capogruppo di maggioranza. Un passaggio necessario per avviare al più presto un’azione di monitoraggio e trasparenza su quanto accade all’interno del Centro. L’obiettivo è di garantire ai migranti trattenuti, condizioni di dignità e di salute 'decenti' monitorando l’impiego delle risorse che devono essere utilizzate per evitare ulteriori sofferenze e disagi ai cittadini che vi sono costretti".

    (Foto di archivio)


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    Il percorso a ostacoli non è ancora finito, anzi. A poche ore dal gong per approvare il decreto Enti locali, che ingloba al suo interno il Salva-Roma, con le norme indifferibili che spostano sulla gestione commissariale del debito una parte del deficit del Campidoglio, la paura è quella di non fare in tempo. Perché il provvedimento deve essere approvato entro il 28 febbraio e, nonostante la soppressione di oltre 300 emendamenti che sono arrivati oggi in commissione Bilancio alla Camera, la strategia dell'ostruzionismo è sempre in agguato. “E' difficile che ce la faremo”, ammette il relatore alla Camera e segretario del Pd Lazio, Fabio Melilli. Le proposte di modifica, presentate per la maggior parte da Lega Nord e MoVimento 5 stelle, sono state rispedite quasi tutte al mittente. Ne restano in campo circa 30, che arriveranno nell'aula di Montecitorio questa sera.

    L'obiettivo è il disco verde, con conseguente conversione in legge, che farebbe tirare un sospiro di sollievo alle casse capitoline dopo il via libera del Senato nei giorni scorsi. Ma il braccio di ferro che c'era stato a palazzo Madama, con la senatrice di Scelta civica Linda Lanzillotta che proponeva di inserire nel testo la vendita delle società partecipate, rischia di ripetersi. Non basta il giudizio positivo, ma non vincolante, del comitato dei pareri della commissione Affari costituzionali, che tra l'altro manda in soffitta i paragrafi incriminati: il primo “sull'adozione di modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico e spazzamento delle strade anche ricorrendo alle liberalizzazioni”; il secondo, firmato dal democratico Giorgio Santini, che prevede “la dismissione o la messa in liquidazione delle aziende municipalizzate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico”. Tra queste le maggiori indiziate sono Zetèma e Risorse per Roma.

    Il sindaco Marino intanto incontra le organizzazioni sindacali per discutere di decentramento e maggiori risorse che spettano alla città per le sue funzioni di capitale. La richiesta è quella di maggiori soldi. Ma il primo obiettivo resta quello di allontanare lo spettro del default economico e il successivo commissarimento del Comune. L'unico modo resta approvare il decreto Enti locali entro venerdì. Il rischio decadenza del dl è reale e la maggioranza targata Pd lo ha messo in conto. Perché stasera gli emendamenti potranno essere ripresentati e non si conoscono ancora i tempi e il numero degli interventi in aula. “Qualche collega bravo a fare questi conti e le previsioni mi ha confermato il pericolo che corre il provvedimento”, ammette Melilli.

    Il relatore della proposta è consapevole che tocca prima a Montecitorio. E anche se ci fosse il 'sì' dell'aula, ma con qualche modifica rispetto al testo uscito dal Senato, il dl dovrebbe ritornare a palazzo Madama per ripetere l'iter. Consegnando così il Salva-Roma bis alla sicura decadenza. Il segretario del Pd Lazio però è, in parte, anche fiducioso: ci sono stati, infatti, già dei contatti con il nuovo governo Renzi. A essere interpellata è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, che ha confermato a Melilli la disponibilità a riprorre il provvedimento, che però dovrà essere, in questo caso, cambiato in alcune parti. E c'è già chi agita lo spettro ghigliottina per troncare la discussione, come successo a fine gennaio per un altro decreto che rischiava di saltare, l'Imu-Bankitalia. Prima di chiedere nuove risorse per la sua città, il sindaco deve sperare che il provvedimento vada in porto per avere i circa 160 milioni di euro del Salva-Roma. Che servono per tappare una parte dei buchi del bilancio previsionale 2014.  


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    La scadenza del primo marzo è vicina. E con quella data arriva a grandi passi anche il momento che, nei piani del Campidoglio, dovrebbe segnare la rivoluzione dei tavolini e tendoni in centro. Perché il giorno prima segnerà le ultime ore a disposizione per i commercianti per mettersi in regola con le nuove disposizioni del Comune, sancite nei Piani di massima occupabilità, che tagliano i posti per i dehors. Ma per i ristoratori e gli esercenti non è ancora detta l'ultima parola. L'obiettivo dei commercianti, infatti, è quello di continuare il braccio di ferro con l'amminstrazione guidata da Ignazio Marino. Anche se il percorso dei 159 Pmo va avanti. L'assessore a Roma Produttiva, Marta Leonori, su questo è stata chiara: 60 giorni di proroga dall'inizio dell'anno poi chi non sarà a norma verrà considerato abusivo. E multato.

    Solo un rinvio può essere ammesso, ha più volte sottolineato la Leonori, i termini erano chiari e negli uffici di palazzo Senatorio nessuno sembra contemplare altri stop. Il dialogo con le associazioni di categoria, Confesercenti e Confcommercio, è avviato. Le proposte di modifica chieste dalla commissione Commercio, invece, tardano ad arrivare. Mentre gli aderenti al comitato Lupe, che raccoglie molti operatori del settore dietro la regia dei fratelli Bernabei (grandi distributori di bevande alcoliche della Capitale), dicono di essere stati esclusi dal confronto e minacciano di scendere in piazza 48 ore prima della scadenza della proroga. Il sit-in sarà a Bocca della Verità e la speranza è quella di riscuotere il successo della manifestazione che sotto Natale ha portato alla proroga di due mesi per mettersi in regola con le nuove norme.

    Oggi invece contestano la presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, che, secondo loro, avrebbe posto la questione dei piani di massima occupabilità come una “contrapposizione tra i residenti del Centro Storico e commercianti”. L'associazione degli Esercenti, guidata da Claudio Pica, chiede un'assemblea pubblica al Circo Massimo per un momento di confronto tra residenti e operatori del settore. Per far capire che le nuove norme del Comune rischiano di lasciare a casa diversi lavoratori. L'altra proposta è quella di un referendum popolare. Nessuna tregua all'orizzonte dunque, perché i ristoratori restano sulle loro posizioni e l'amministrazione è decisa ad andare avanti nella guerra per il decoro. Con l'inizio di marzo, promettono, ricominceranno i controlli. E arriveranno le sanzioni.


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    Da Tor Bella Monaca fino a Montecitorio. Rigorosamente a bordo del suo "fuoristrada". Non capita tutti i giorni di essere nominati nel discorso di insediamento di un Presidente del Consiglio, ma lei, Pina Cocci, disabile sin dalla nascita, alle cose speciali ci ha fatto ormai il "callo". Per questo quando oggi pomeriggio Matteo Renzi, nel chiedere la fiducia alla Camera, l'ha citata nel suo discorso, per sottolineare l'impegno che il suo governo intende prendere nell'abbattimento delle barriere architettoniche, lei non si è minimamente scomposta. O meglio, non se ne è neanche accorta.

    IL RACCONTO -“Ero alla Camera e stavo in piccionaia – racconta Pina ancora emozionata - E' stata una delle persone che era con me ad avvertirmi "a Pi', ce l'ha con te”. Io non lo avevo sentito e sul momento le ho risposto “ma che stai a di”. Poi però tutti hanno iniziato a chiamarmi e allora mi sono resa conto di quello che è accaduto. Di sicuro, non ne sapevo niente – prosegue Pina, che da poco ha compiuto 62 anni –  Ho conosciuto Renzi alla Leopolda e già lì gli avevo fatto presente il problema delle barriere architettoniche. Sono contenta che se ne sia ricordato in un momento così importante e solenne”.

    LA MILITANZA - Iscritta alla sezione di via dell'Archeologia a Tor Bella Monaca, dove vive dal 1983, Pina non è una semplice militante, ma l'incarnazione stessa della militanza e, insieme alla sua carrozzina, o “fuoristrada”, come lei la definisce, il punto di riferimento per tanti iscritti del partito romano, da sempre diviso fra correnti e giochi di potere. Anche Zoro l'ha voluta nel film che sta realizzando, perchè non importa chi sia al timone, Pina c'è. Sempre. Che ci sia da togliere le siringhe dal parco di via Anderloni o da aiutare alla festa dell'Unità, lei è comunque in prima fila in tante delle battaglie del partito, a livello locale come cittadino.“Mi sono iscritta negli anni 60 al Pc e da allora ho seguito tutte le fasi del partito, anche se la figura a cui sono più affezionata rimane sempre Berlinguer. In tutti questi anni mi è stato proposto tante volte di candidarmi, ma io non ho mai accettato, ritenendo che con i miei limiti non avrei potuto rappresentare tutti”.

    LE PRIMARIE CONTESTATE - D'altronde Pina è sempre fedele alla linea, ma al tempo stesso critica, se la linea va nella direzione sbagliata. Come quando durante le scorse primarie per designare il candidato presidente del VI Municipio, denunciò in maniera pubblica le irregolarità nelle consultazioni di centrosinistra che portarono alla vittoria di Marco Scipioni, l'attuale presidente in carica. Una presa di posizione che le valse, a lei come a tutti i compagni del territorio che la seguirono, una richiesta di espulsione (tuttora pendente) in seno al partito romano. "Ma io rifarei quella scelta" afferma ancora oggi Pina, nel giorno in cui da "reietta" (per pochi) è tornata ad essere regina. Perché "nemo est profeta in patria". Figuriamoci nel Pd.


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    Un centro culturale polivalente in periferia, dove prima il “cassiere” della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti, aveva costruito un ecomostro. Il lieto fine per la Collina della Pace, nel quartiere Finocchio (al 18 Km della Via Casilina), è a un passo dall'essere gustato ora che i lavori per ristrutturare i casali sono ripartiti. I vincoli del Patto di Stabilità avevano segnato una battuta d'arresto negli ultimi mesi governati dall'ex sindaco Alemanno, quando alla ditta 'La Torre Costruzioni' non erano ancora state pagate due tranche da 440 mila euro ciascuna.

    “Si compie un altro passo avanti verso la restituzione dei casali alla cittadinanza, con la ripartenza di un cantiere che trasformerà nei prossimi mesi questo spazio in un importante presidio culturale e di legalità delle nostre periferie” ha commentato ieri l'assessore allo Sviluppo delle Periferie, Paolo Masini. Una buona notizia che arriva nel giorno in cui il Parlamento europeo dà l'ok a una direttiva più stringente sulla confisca dei beni (l'accordo dovrebbe essere formalmente approvato dal Consiglio nelle prossime settimane), mentre oggi meno dell'1% dei proventi di reati viene confiscato.

    BENI CONFISCATI INUTILIZZATI - Sul riutilizzo dei beni a fini sociali, come vorrebbe la legge Rognoni-La Torre, invece la partita è aperta da un pezzo e finora è stata giocata decisamente male. Perché nonostante Roma sia il quinto comune d'Italia per numero di beni confiscati (383), la metà di questi sono inutilizzati. Il sindaco Ignazio Marino e il vice Luigi Nieri, tuttavia, hanno fatto sapere che vogliono cambiare rotta e restituire alle associazioni il patrimonio strappato alle mafie. Come ha chiesto l'associazione Libera che ha lanciato una conferenza nazionale in Campidoglio per sabato 1 marzo (dalle 9,30 alle 17), e come stabilito dai minisindaci della Capitale che il 18 novembre scorso hanno siglato il protocollo “Municipi Senza Mafie” promosso dall'associazione daSud.

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    L'ECOMOSTRO DEL BOSS NICOLETTI– Il progetto sulla Collina della Pace ha invece una storia decisamente più vecchia, costruita sulla partecipazione. Inizia almeno nel 2001, quando all'assessorato dei Lavori Pubblici del Comune di Roma c'era l'attuale vicesindaco Luigi Nieri, che iniziò a programmare sul territorio degli incontri istituzionali per ragionare sul futuro del bene confiscato. La “festa” arrivò quattro anni dopo, quando venne abbattuto l'ecomostro e l'amministrazione capitolina mostrò il plastico di quello che sarebbe diventato il parco dedicato alla memoria di Peppino Impastato, giornalista e attivista politico ammazzato da Cosa Nostra il 9 maggio 1978. Mentre nel 2008 venivano stanziati i primi finanziamenti per i casali.

    PARTECIPAZIONE AD OSTACOLI – Da lì, sei anni di “incidenti” di percorso. A cominciare da quello del 2009, quando l'ex presidente del VI Municipio, Massimiliano Lorenzotti (ex Pdl), tentò di stracciare il progetto costruito dalle associazioni del territorio (una biblioteca, una ludoteca e spazi multimediali per le produzioni culturali) per realizzare un centro d’aggregazione giovanile con l’aiuto della Curia. Il tempo di essere smentito dal consiglio municipale su proposta del centrosinistra e grazie alle rivendicazioni dei cittadini. Che finalmente, nel 2011, assistono all'inizio dei lavori dei casali circondati dai 13.000 mq di verde pubblico. E negli anni non sono mancate, tra le altre, le proteste contro l'interruzione dei servizi di manutenzione del verde e di sorveglianza, fino alle firme consegnate due anni fa al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Manifestazioni organizzate dall'associazione 'Collina della Pace' (l'ex comitato di quartiere 'Casilina 18') che è stata insieme la testa d'ariete dei risultati raggiunti e la sentinella dell'antimafia sul territorio.

    LA RIVINCITA DELLA PERIFERIA– "Nei mesi passati insieme all'assessore Masini e al suo staff abbiamo percorso tutte le strade possibili per far ripartire i lavori di questa importante infrastruttura – ha spiegato il presidente della commissione capitolina Lavori Pubblici, Dario Nanni – la realizzazione questo progetto ha un valore immane, sia perché parliamo di beni confiscati alla criminalità organizzata, sia perché questo intervento ricade in estrema periferia, ai confini del Comune di Roma, nella zona Sud Est della città”. “Ogni anno organizziamo due manifestazioni importati, il 21 marzo per ricordare le vittime di mafie e il 9 maggio per l'anniversario della morte di Peppino Impastato, parliamo di circa 400 bambini che vengono a parlare di legalità con l'associazione Libera - racconta Noris Pivetta dell'associazione Collina della Pace - , è stata una lunga battaglia e non abbasseremo la guardia, ci stiamo riprendendo quello che ci spetta di diritto”.  


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