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    "Il primo marzo compriamo un libro" per far vincere la cultura. E' il flash mob organizzato dalla Fondazione Caffeina per incentivare le persone a investire in cultura, "il vero motore di questo Paese" e che in poco tempo ha superato i 70mila partecipanti. Tantissime le librerie di tutto il territorio nazionale - grandi catene e librerie indipendenti - che stanno aderendo all'iniziativa promuovendo l'evento, proponendo sconti o organizzando altre iniziative.

    Funziona così: il primo marzo basta andare, con il segno di riconoscimento del flash mob, ovvero un nastro bianco sui vestiti, in qualsiasi libreria della propria città e comprare uno o più libri. E ancora prima "cliccare su “parteciperò” all’evento virtuale e condividere per far partecipare più gente possibile e quindi sensibilizzare sul tema cultura", scrivono gli organizzatori.
     
    Ecco le librerie della provincia di Roma che aderiscono all'iniziativa (elenco in aggiornamento sul sito http://www.caffeinacultura.it):

    Abracadabra libreria-cartoleria - 10% di sconto

    Bottega delle Storie

    Enoteca letteraria archeologica e barocca - sconto del 10% sui libri nuovi, sconto del 25% sui libri usati, sconto del 30% sui libri antichi

    Explora (Museo dei Bambini di Roma) – 16:00 presentazione / laboratorio “I nuovi amici di Chiara” di Maria Teresa Carpino. Età dai 3 ai 5 anni. Per ogni libro acquistato: 1 biglietto omaggio per l’ingresso a Explora

    Il Ghirigoro Libreria per bambini - 10% di sconto

    Il Maggiolino Libreria – 15% di sconto su libri e giochi

    L'idea Dietro L'angolo Cartolibreria

    La libreria dei bambini  

    La Mia Libreria – 10% di sconto a tutti coloro che citeranno l'iniziativa in cassa. 15% di sconto per chi accetterà di farsi scattare una foto (che verrà pubblicata sulla pagina facebook) con il libro.

    La Piccola Agorà libreria per ragazzi – 10% di sconto sui libri per bambini ogni 20 euro di spesa

    Libreria assaggi - sconto del 10% sull'acquisto dei libri e un caffè offerto

    Libreria del Sole - 15% di sconto

    Libreria del Viaggiatore

    Libreria Fanucci Vigna Stelluti - 15% di sconto

    Libreria Il Maggiolino Cantastorie - 15% di sconto su libri e giochi

    Libreria La Scaletta

    Libreria Nuova Europa I Granai (Centro Commerciale 'I Granai') - sconto 15% su tutto il reparto ragazzi e su una selezione di novita', aperitivo all day long, tessera fedelta' per tutti e foto selfie libere

    Libreria Minimum Fax

    Librerie Arion - 10% di sconto

    N'importe Quoi Libreria caffè - 50% di sconto su selezione di libri. Buono valido per un aperitivo per ogni libro nuovo acquistato o per un caffè per ogni libro usato acquistato.

    Pagina 348 - 10% di sconto. La mattina i clienti potranno usufruire della consulenza della scrittrice Ilaria Beltramme.

    Punto Einaudi Incontri - 15% di sconto

    Saporiti - un caffè e un dolcetto per ogni libro acquistato

    Libreria Tirelli – 10% di sconto su tutti i libri e un calice di prosecco, per brindare al flash mob, offerto dalle 18.30


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    La delibera del comune di Roma che assegnava lo storico campo di rugby del Tre Fontane alla società Rugby Roma Club, squadra vicina all'ex ad dell'Ente Eur spa Riccardo Mancini, va annullata. Lo ha confermato la quinta sezione del Consiglio di Stato confermando quanto stabilito dal Tar del Lazio il 13 novembre scorso che aveva annullato la delibera giudicando errato "il punteggio attribuito per il criterio di valutazione". Il campo del Tre Fontane va quindi assegnato alla società Nuova Rugby Roma, la squadra che era stata estromessa per gli allenamenti e che ha avviato l'iter giudiziario. 

    IL FATTO- La vicenda è anche al centro di un'inchiesta della procura della capitale che ha iscritto nel registro degli indagati l'ex vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, l'ex a.d. dell'Ente Eur Spa, Riccardo Mancini, l'ex delegato del Comune allo Sport, Alessandro Cochi e altre due persone. Nel luglio del 2012 l'amministrazione Alemanno aveva assegnato l'impianto del Tre Fontane a un dirigente della Rugby Roma Club ad un canone di 51 euro annui, contro gli oltre 20mila offerti dalla Nuova Rugby Roma. "È una vittoria che sancisce il diritto dei cittadini di fare sport senza che nessuno venga discriminato. Ora il Comune di Roma e l'assessore allo sport Luca Pancalli - ha commentato il presidente della Nuova Rugby Roma, Roberto Barilari - hanno l'obbligo, certificato dalla giustizia amministrativa in due gradi di giudizio, di far tornare al Tre Fontane gli oltre 160 atleti, le loro famiglie e i loro tecnici che in questi tre anni hanno dovuto affrontare notevoli disagi sportivi e economici e sono stati costretti ad allenarsi in campi di calcetto e calcio impraticabili per il rugby".


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    L'Agenzia nazionale per i beni confiscati alle mafie richiede una profonda revisione. E' tornata a ripeterlo stamattina la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, che presentando insieme al procuratore antimafia, Franco Roberti, la relazione annuale della Dna, ha spiegato: "L'Agenzia dei beni confiscati ha mostrato diversi limiti, va riformata e io penso che debba diventare una Iri dei beni confiscati". Un approccio imprenditoriale necessario alla "crescita e al lavoro" che rende l'indirizzo di "riutilizzo a fini sociali" dei beni talvolta riduttivo. "Si tratta di gestire non solo del denaro, ma delle aziende e dei posti di lavoro. Non possiamo non usare questi beni a favore della comunità, occorre cambiare passo e mentalità'' ha ricordato Bindi intervenendo alla Biblioteca del Senato.

    Roberti e Bindi

    "BENI CONFISCATI SIANO PRODUTTIVI" - Ma le riforme non devono imporsi con misure frettolose. "Eravamo preoccupati per una possibile decretazione di urgenza sul capitolo delle confische alla criminalità organizzata di cui si era parlato nel precedente governo - ha spiegato la presidente dell'Antimafia - è una materia che richiede invece approfondimento e deve essere affrontata in Parlamento, a partire dalla riforma dell'Agenzia che si è dimostrata superata dalla quantità ma anche dalla qualità dei beni sequestrati”. Le fa eco il procuratore Roberti: “Se non riusciamo a restituire alla collettività i beni sottratti ai boss o a venderli in condizioni di sicurezza, il sistema fallisce; se non riusciamo a far vivere le aziende confiscate, è una sconfitta per lo Stato". “Ci sono già delle proposte di modifica, sollecitiamo governo e Parlamento a intervenire in una materia nevralgica” ha aggiunto il capo della Dna.

    MAFIE A ROMA - La Relazione, che supera le mille pagine, raccoglie il lavoro delle 26 procure distrettuali antimafia e ''può fornire spunti di riflessione ma anche piste investigative'' ha detto Roberti. Che sul radicamento della mafie a Roma ha ricordato il caso del clan Righi, sbarcati nella Capitale degli anni '90 grazie ai legami con la Banda della Magliana e tutt'oggi testa d'ariete della camorra, in particolare del clan Contini a cui sono stati sequestrati di recente 23 attività commerciali in città. Sul ritardo di consapevolezza in merito alla presenza delle mafie fuori dalle regioni tradizionalmente colpite, la Bindi ha sottolineato come “l'omertà delle convenienze” sia ancora più difficile da combattere rispetto a quella della “paura”.

    IN UE 3600 STRUTTURE CRIMINALI - Impressionanti i dati che arrivano dal panorama europeo, dove operano ben 3.600 strutture di criminalità organizzata, “il 70% dei quali è in grado di proiettare e sviluppare i propri affari illeciti a livello transnazionale” ha detto Roberti. Per questo il contrasto alle mafie “deve essere sempre più globale – ha sottolineato Roberti - è importate migliorare e rendere sempre più efficaci gli scambi di informazione e di analisi tra i Paesi impegnati nelle attività di contrasto alla criminalità organizzata”. Con un'attenzione particolare alla Russia, la Turchia e la Serbia. ''Nel semestre di presidenza italiana dell'Ue, abbiamo chiesto al governo di porre come tema centrale la questione della lotta alle mafie – ha risposto Bindi - l'Europa che si pone come obiettivo la crescita deve combattere la corruzione e la criminalità, che frena la crescita e droga i processi produttivi''.

    BOSS E POLITICA - La presidente dell'Antimafia ha poi parlato della ''penetrazione delle organizzazioni criminali nella pubblica amministrazione e nella politica, con la straordinaria capacità delle mafie di capire anche i mutamenti che si sono verificati negli ultimi anni”, soprattutto nel tessuto politico. E se una volta la mafia 'puntava' su politici nazionali, “ora invece cerca gli amministratori locali – ha spiegato Bindi - il potere si è dislocato sul territorio e così la mafia si è adeguata”.

    "NON FACCIAMO SHOW, MA CULTURA" - Infine una stoccata al Movimento Cinque Stelle e a chi l'ha accusata di fare “show” solo perché ha previsto alcune presentazioni di libri, documentari e dibattiti sulle mafie organizzati direttamente dalla commissione che presiede. “La commissione Antimafia - ha rivendicato Bindi - lavora sull'attualità. Non è silente se lavora seriamente e non fa annunci. Non incontra solo i prefetti ma anche le associazioni, gli imprenditori e i sindacati, perché solo cosi' il Paese può reagire allla mafia e superare uno dei suoi problemi principali. ''Preferiamo parlare del lavoro compiuto - ha sottolineato la presidente della commissione Antimafia - non facciamo 'show' se presentiamo film e libri, perché tra i nostri compiti c'è anche quello di promuovere e allargare una cultura della legalità. Noi - ha concluso Bindi - combattiamo la mafia, non il pluralismo delle idee''.  


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    Parte la ristrutturazione del mercato più famoso di Roma: Porta Portese, grazie ai fondi europei che serviranno ai Piani locali e urbani di sviluppo (Plus). 122 milioni di euro stanziati per 16 comuni laziali, tra questi la Capitale beneficerà di 11 milioni, destinati anche allo storico mercato domenicale, che contribuiranno "alla trasformazione graduale dell'area in un polo di attrazione produttivo ma anche culturale, in particolare grazie alla riqualificazione dell'edificio ex Gil". L'iniziativa è stata presentata oggi dal presidente della Regione Nicola Zingaretti e dall'assessore alle Attività produttive Guido Fabiani.

    NUOVO LOOK PER PORTA PORTESE - L’area di Porta Portese, oltre ad ospitare il più famoso mercato della Capitale, è anche un’area densamente popolata e ospita numerose strutture pubbliche e private. L’intervento principale, pari ad un consto di circa 3 milioni e mezzo di euro, punta a riorganizzare lo spazio esistente con l’allestimento di 750 banchi tra via Portuense, largo Toja, via Ettore Rolli (da via Bettoni a via Stradivari), via e piazza Ippolito Nievo, suddivisi per categoria merceologica, mentre le postazioni abusive saranno eliminate. Sarà potenziata l’illuminazione pubblica e avviati “progetti formativi/professionali a beneficio dei residenti del Municipio”. Sarà rivista anche la l’organizzazione dei parcheggi, con un’attenzione al Piano della Ciclabilità e al Piano Particolareggiato del Traffico Urbano.

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    L’EX GIL – L’intervento prevede anche il restauro dell’ex palazzo della Gioventù italiana del Littorio (G.I.L), tra largo Ascianghi e via Induno, dove troveranno spazio eventi culturali, mostre e convegni e iniziative a carattere sociale. Per la riqualificazione, che avrà un costo di poco superiore a 3milioni di euro, Regione e Comune che sono comproprietari, hanno pensato la prima ad “Hub di promozione e sviluppo territoriale come spazio per ispirare, connettere e avviare persone al lavoro”. Mentre il Comune punta a trasformare l’edificio di Luigi Moretti in uno “sportello” di programmazione, sostegno e cooperazione per le attività connesse alla valorizzazione del territorio.

    IN ARRIVO LA FIBRA OTTICA – In arrivo anche i fondi della “nuova programmazione”. Tre miliardi e mezzo che, ha spiegato il governatore Zingaretti, saranno destinati “all'innovazione, a cominciare dalla grande sfida della fibra ottica. Vogliamo portare la fibra larghissima in tutto il Lazio e faremo, nella nuova programmazione, delle scelte davvero radicali, grandi investimenti per costruire le condizioni dell'innovazione urbana e dei servizi di qualità in tutti i comuni della regione, perché su questo – ha detto - non possiamo rimanere indietro". "


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    L'emergenza rifiuti è alle porte. Ma ai consiglieri capitolini il tema non sembra importare più di tanto. E dopo aver impiegato più di un mese per approvare in Campidoglio l'anagrafe dei rifiuti, ieri mattina hanno dato l'ennesimo sfoggio del loro disinteresse sulla questione. A prendere parte all'ispezione della commissione ambiente allo stabilimento Ama di via Rocca Cencia, sono stati infatti solo due membri: il presidente Athos de Luca ed Enrico Stefano del Movimento 5 Stelle. Con loro c'era anche Dario Nanni, che non fa parte della commissione, ma si è impegnato per organizzare la visita. E il resto dei consiglieri? Non pervenuti.

    LA PUZZA DI SERIE B - D'altronde l'impianto Ama di Rocca Cencia non ha mai goduto della stessa fortuna mediatica del suo “gemello”, quello di via Salaria che, secondo l'assessore all'Ambiente Estella Marino, dovrà essere presto riconvertito o, come ha chiesto il III municipio lo scorso 7 febbraio, chiuso nel 2015. Il motivo? Gli odori renderebbero impossibile la vita dei residenti limitrofi. “In realtà – è solo una questione politico istituzionale” spiegano gli ingegneri dell'Ama "l'impianto di via Salaria è identico a quello di Rocca Cencia". A cambiare sono i vicini. Che da una parte sono il colosso dell'informazione "Sky e la Guardia di Finanza", dall'altra invece gli abitanti delle case popolari di Rocca Cencia, quelli del quartiere Pratolungo e dell'edilizia agevolata del nuovo piano di zona, dove a breve sarà inaugurata anche una scuola pubblica. Bambini e gente che vive gli stessi disagi dei residenti di via Salaria. Ma che nessuno ha mai ascoltato. “Il fumo che si vede è solo vapore acqueo che si forma soprattutto la notte o quando la temperatura si fa più bassa" precisano gli ingegneri durante la visita. Il cattivo odore, invece, si alza soprattutto quando i rifiuti vengono accatastati in attesa del trattamento.“Ma non fa male”. A meno che non si abiti sulla Salaria, quindi.

    ROCCA CENCIA AL COLLASSO - Eppure se c'è un luogo che meriterebbe di essere studiato con profondità è proprio l'impianto storico di Rocca Cencia, che, secondo le specifiche riportate sul sito dell'Ama, dovrebbe smaltire 750 tonnellate di rifiuti al giorno. Ad oggi, infatti, ne "vengono lavorate circa 1000", nonostante sia in funzione solo l'impianto di selezione e trattamento dei rifiuti indifferenziati che consente la separazione della frazione secca a elevato potere calorifico. L'Impianto di selezione multimateriale da Raccolta Differenziata, che consente la separazione delle frazioni presenti nel multimateriale raccolto in forma differenziata, sarebbe indispensabile per la filiera del riciclo, eppure non funziona dal luglio 2010. Nonostante questo, Rocca Cencia riesce comunque a lavorare una buona parte dei rifiuti: il 23% viene trasformato in Cdr, un altro 22% in Fos, il materiale di copertura delle discariche, un 1% rappresenta il recupero dei metalli, mentre il 16% si disperde durante il trattamento. Con la chiusura di Malagrotta, la parte restante finisce invece nelle discariche dell'Emilia Romagna. 

    L'IMPIANTO DI CERRONI - La stessa destinazione prendono anche i rifiuti lavorati dal tritovagliatore che sorge a ridosso dell'impianto Ama, di proprietà di un "privato" come precisano imbarazzati gli addetti della municipalizzata. Che sarebbe poi l'avvocato Cerroni, ma che dentro Ama, dopo il suo arresto, non può piu essere nominato. Un cancello collega i due impianti, anche se gli ingegneri assicurano "è sempre chiuso". Di sicuro, senza questo tritovagliatore, la raccolta sarebbe impossibile nella città di Roma (circa 3600 tonnellate al giorno), dato che qui viene trattata la parte eccedente che gli impianti Ama non riescono a smaltire: circa 600 tonnellate di rifiuti al giorno, che vengono lavorati prima di essere trasportati fuori dalla Regione, come prevede una legge nazionale. Insieme ai Tmb di Malagrotta, questo è uno degli impianti Colari "interdetti" del prefetto Pecoraro, dopo l'arresto di Manlio Cerroni. Ad oggi, quest'impianto lavora solo grazie all'ordinanza del sindaco Marino della scorsa settimana. Un provvedimento urgente che, tuttavia, ha una durata di soli tre mesi. Troppo pochi per programmare nuove strategie. Che dal Campidoglio comunque ignorano.


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    Ancora un corteo per occupare simobolicamente il Campidoglio, ricordare che “Roma non si vende” e sostenere i compagni in sciopero della fame dopo gli arresti domiciliari per gli scontri di ottobre. I movimenti per la casa tornano in piazza e lo fanno sfilando dalla Piramide, dove si erano visti due giorni fa. Dalle 16 i manifestanti sfilano in direzione di palazzo Senatorio e le loro rivendicazioni sono, in parte, le stesse del sindaco Ignazio Marino, impegnato in un braccio di ferro con il governo che ieri ha ritirato il “Salva-Roma” mettendo a rischio i conti del Comune. Con il primo cittadino che annuncia di non voler fare il liquidatore e annucia: “Senza soldi bloccherò la città”. Esultano così gli esponenti dei diversi coordinamenti scesi in piazza, che, a modo loro, propongono di paralizzare la Capitale. Le motivazioni sono spiegate nei volantini che lanciano l'appello alla mobilitazione. “Affermare la legittimità dei nostri percorsi di lotta e impedire qualsiasi ipotesi di ulteriore privatizzazione”, quest'ultima un'ipotesi che torna di attualità nel nuovo provvedimento che varerà fra poche ore l'esecutivo Renzi, che potrebbe riproporre la vendita di alcune quote delle società municipalizzate. Ma chiedono soprattutto l'immediata attuazione della delibera regionale sull'emergenza abitativa approvata 2 mesi fa. E respingono con forza le accuse di violenza contro il movimento per il diritto all'abitare, chiedendo l'immediata revoca delle misure cautelari nei confronti di 17 compagni:12 con obbligo di firma e 5 ai domicialiari per gli scontri del 31 ottobre scorso in via del Tritone. Una manifestazione organizzata per "rompere il silenzio calato sulla lotta per la casa e l'ostracismo delle istituzioni", gridano i manifestanti. Il traffico, come sempre in questi casi è in tilt, mentre 3 bombe carta sono state lanciate. 


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     Al Vasil Levski di Sofia va in scena l'impossibile, con la Lazio due volte virtualmente qualificata e per due volte raggiunta dal Ludogorets. Finisce 3-3 e in virtù della sconfitta per 0-1 dell'andata all'Olimpico, i biancocelesti dicono addio agli ottavi di Europa League.

    GARA SFORTUNATA- Una gara sfortunata, segnata da due papere di Federico Marchetti, alla sua prima con Edy Reja in panchina. Peggio di così non poteva andare. Un'eliminazione davvero ingenerosa per i biancocelesti, che erano in vantaggio per 2-0 grazie al vantaggio lampo di Keita nella prima frazione e al raddoppio di Perea al 9' della ripresa. Poi accade l'impossibile e il Ludogorets trova il 2-2 e risponde colpo su colpo anche dopo il nuovo vantaggio siglato da Klose al 37'. Reja aveva chiesto un'impresa, e i suoi erano riusciti ad accontentarlo, con Candreva e Keita che rappresentano il meglio di questa Lazio e se Reja aveva chiesto un gol nel primo tempo, Keita lo prende in parola, segnando dopo appena 20": non è record ma rappresenta la seconda rete più veloce dell'Europa League. L'attaccante catalano brucia Mantyla sulla sinistra al primo affondo, la difesa bulgara resta a guardare e lui punta Stoyanov che al contrario dell'andata (dove fu impeccabile) lascia un pò a desiderare nell'uscita. Rimpallo, gol e qualche secondo di esitazione da parte dell'arbitro, Benquerenca, che infine convalidi la rete. Il vantaggio immediato fa volare la Lazio, che prima con Perea, poi con Candreva di testa impegna ancora Stoyanov. Serve il colpo del ko, perchè il Ludogorets non resta a guardare e quando i biancocelesti si scoprono sono proprio i padroni di casa e prendere campo e impensierire Marchetti.  Ci prova prima Bezjak con un tiro dal limite, e per due volte il funambolico Marcelinho, che prima colpisce male sciupando un contropiede e favorendo l'estremo difensore laziale, poi di testa sfiora il palo.

    MARCHETTI SHOW- Nella ripresa si riparte dal copione visto sul finale di primo tempo, con il Ludogorets che fa la partita e la Lazio che aspetta e riparte con Keita e Candreva, che nel frattempo si scambiano di lato. Al 5' rischia Marchetti che in uscita respinge su Misidjan che per poco non lo anticipava. Dall'altra parte Candreva ingaggia un duello con l'arbitro, che per ben due volte non gli concede fallo facendo infuriare Ledesma. Per sorridere deve attendere poco, perchè al 9' arriva il coast to coast di Onazi, che (3 contro 2) trova Perea che non sbaglia insaccando alle spalle di Stoyanov. A quel punto Reja pensa anche alla Fiorentina, togliendo Candreva per Lulic, ma poco dopo arriva il sussulto di Bezjak, che colpisce il palo e suona come avvertimento al gol che lo sloveno sigla poco dopo (22') approfittando di una deviazione di Biava. A quel punto Reja si affida a Klose che risulterà decisivo per riportare la Lazio in vantaggio dopo un gol thriller concesso a Zlatinski. Un bolide dalla distanza del bulgaro che Marchetti sembra bloccare al di là della linea. Una papera cancellata proprio da Miro Klose, che dopo uno stacco di testa di Biglia al 37' approfitta di una ribattuta di Stoyanov e insacca per il 3-2. Finita? Macchè, ancora Marchetti, stavolta con una papera in condominio con Konko e su pressione di Quixada al 43' arriva il colpo definitivo dei bulgari. Il portiere azzurro può recriminare sul secondo gol dubbio, ma gli errori restano, come il rammarico per un'altra italiana che se ne va dall'Europa.  


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    Tutto come previsto. Dopo il ritiro di due giorni fa alla Camera, la terza versione del Salva-Roma, che mette in sicurezza le casse del Campidoglio spostando sulla gestione commissariale del debito il deficit di 485 milioni di euro, è sul tavolo del premier Renzi e oggi avrà il via libera del Consiglio dei ministri. Per i 320 milioni che permettono di chiudere il bilancio 2013 il provvedimento sarà inserito in uno dei decreti in conversione; per quest’anno, invece, la partita è tutta da giocare: ottenere gli altri 165 milioni non sarà così semplice. La corsia preferenziale in Parlamento sarà garantita con un nuovo dl, da subito operativo, poi ci saranno 60 giorni per convertirlo in legge nella speranza che la norma non si areni tra palazzo Madama e Montecitorio. Il prezzo da pagare, politico ed economico, sarà altissimo. I pugni sbattuti sul tavolo dal sindaco Marino, la sua minaccia di bloccare la città e l’invito ai cittadini a “inseguire la politica con i forconi” non sono piaciuti né ai suoi colleghi di partito né al capo del governo.

    Il Pd si riunisce, ieri, nella sede di via delle Sette chiese, per una discussione partecipata e lunga tre ore. Tutti concordi: “I toni usati sono inaccettabili”, “così si isola la città”. E avanza la convinzione che debbano essere i democratici a dettare la linea: “Non c’è solo lo staff, senta anche noi”, sintetizza il segretario romano Lionello Cosentino. Mentre la fedelissima del rottamatore, Lorenza Bonaccorsi, suggerisce di non “seguirei grillini sul loro stesso campo”. L’attacco diretto al leader è inaccettabile; “Renzi è irritato”, dicono i suoi collaboratori. Il premier vorrebbe un cambio nella giunta del Campidoglio, per premiare alcuni dei suoi fedelissimi: in primis proprio la deputata Bonaccorsi, che il presidente del Consiglio avrebbe visto bene prima come vice di Marino e poi alla guida del Pd Lazio. Nessuno di questi due desideri è stato esaurito e ora si corre ai ripari. Non solo: in cambio del decreto che Salva-Roma c’è l’idea di un attacco alle municipalizzate. Il parlamentare dem, Umberto Marroni, fiuta l’aria e spiega che non c’è alcuna disponibilità a parlarne.

    Ma i tagli alla spesa e la vendita delle quote delle società partecipate dal Comune non sono solo ipotesi: la chiedeva a gran voce la senatrice di Scelta civica, Linda Lanzillotta, e adesso torna di attualità. Sotto il fuoco incrociato sempre Acea, azienda che si occupa del servizio idrico ed energetico: il Campidoglio ne possiede il 51%, la paura è che cedere titoli significa regalarla ai privati. Pronto soprattutto l’editore-costruttore Caltagirone, che già dispone di un suo pacchetto. Ed è per questo, dicono nella sede di via delle Sette chiese, che ieri il sindaco ha alzato i toni: per evitare che in campo torni un’ipotesi che nel centrosinistra capitolina viene considerata innominabile. “Basta con i piagnistei”, sbotta Renzi in una telefonata con Marino. Che oggi ha ottenuto il provvedimento per evitare il default, ma sarà di fatto commissariato da palazzo Chigi, forse proprio da quel sottosegretario Giovanni Legnini che il chirurgo avrebbe voluto all’assessorato al Bilancio.

    E c’è chi ipotizza che la mossa dell’inquilino del Campidoglio sia stata un boomerang, perché così avrebbe spianato proprio la strada ad Alfio Marchini, il costruttore calce e martello che lo aveva sfidato la scorsa primavera nella corsa allo scranno più alto dell’aula Giulio Cesare sostenuto proprio da Caltagirone. Il primo cittadino assicura di non occuparsi di queste “beghe” e guarda al Parlamento per capire cosa succederà nelle prossime ore. Di sicuro ci sarà la possibilità di chiudere la manovra economica della Capitale oltre la scadenza di aprile (forse il 30 giugno), poi dovrebbe arrivare il dl sulla Tasi: la nuova tassa sui servizi con aliquote che saliranno anche dell’0,8 per mille: a Roma per la seconda casa si arriverebbe all’11,4, per finanziare le detrazioni che non saranno più garantite dal tesoretto da mezzo miliardo previsto dalla legge di Stabilità. Il decreto per evitare il crac è pronto, ma il prezzo da pagare è molto più alto dei 485 milioni chiesti dal sindaco Marino.     


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    Un operaio di 47 anni è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata in danno di minori. Le indagini dei militari di via in Selci sono state avviate grazie alla denuncia di alcuni genitori di bambini che frequentavano una squadra maschile di calcio presso l’oratorio di una parrocchia in un quartiere periferico nella zona ovest di Roma, dove l’uomo, svolgeva l’attività di allenatore. Gli atteggiamenti tenuti dall’indagato nei confronti di alcuni bambini, dell’età compresa tra i 7 e i 10 anni, risultavano infatti anomali, tanto che, a seguito di ciò, l’uomo fu allontanato dalla parrocchia.

    Le successive indagini sviluppate dai carabinieri hanno consentito di fare luce su alcuni episodi di violenza su due bambini , entrambi maschi, consumati in un caso, tra l’ottobre e il novembre 2012, all’interno dei locali dell'oratorio, e nell’altro, dall’estate 2011 al dicembre 2013, presso l’abitazione dell’indagato. La tecnica di approccio utilizzata dall’arrestato era quella tipica del cosiddetto “abusante preferenziale–seduttivo”, un soggetto, in genere ben integrato nel contesto sociale, capace di sedurre la vittima designata instaurando un rapporto basato su attenzioni e affetto, finalizzato ad abbassare progressivamente le difese del minore, fino a coinvolgerlo in attività sessuali senza costrizione fisica. Di norma, la vittima di tale approccio tende a non denunciare l’abuso, sia per il particolare rapporto instaurato con l’abusante che per vergogna o paura di non essere creduta (trattandosi di abusi non violenti). L’uomo si trova ora recluso nel carcere di Regina Coeli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


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    "Senza tavolini Roma si spegne": tornano in piazza con pettorine e fischietti gli esercenti capitolini guidati dalla Lupe, insieme alla Fiepet-Confesercenti e all'Associazione esercenti bar e gelaterie, contro i Piani di Massima Occupabilità. Oltre trecento fra proprietari e dipendenti in sit-in a piazza Bocca della Verità per scongiurare l'applicazione da domani, scaduta la deroga proclamata fino al 28 febbraio, della delibera comunale n.75 sul posizionamento dei tavolini nelle vie del centro storico.

    "Il Comune di Roma ordina: no lavoro, no tavoli, no sedie, no ombrelloni, noi tutti a casa???", chiede lo striscione principale, con Fabio Mina, presidente della Lupe che attacca: "Ieri i vigili sono passati a via Panisperna ad annunciare che inizieranno a fare le multe. Noi chiediamo il congelamento dei Pmo per sei mesi fino al 30 settembre, in modo da iniziare i tavoli tecnici in cui valutare le nostre proposte. Da domani scatteranno i controlli a tappeto elevando le multe e facendo rimozioni: ricordiamo che al terzo verbale parte la chiusura dell'attività commerciale, stanno creando grandi presupposti per renderci abusivi. Dobbiamo difendere le nostre imprese".

    Gli esercenti si sono mossi in cortei improvvisati, sorvegliati e controllati dalle forze dell'ordine, mandando in tilt il traffico nella zona. Intanto, un gruppo di circa 30 esercenti ha tentato un blitz all'interno di uffici comunali in piazza Bocca della Verità. I manifestanti sono stati fermati dalla polizia che li ha riportati fuori.


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    "What's my destiny Dragon Ball", "Detective Conan", "Pokèmon", "Yu Gi Oh", "Beyblade", "Lupin, L'incorreggibile Lupin". Queste e altre sigle dei cartoni animati saranno le protagoniste della serata di giovedì 20 marzo a Stazione Birra, in via Placanica 172. Sul palco Giorgio Vanni e i figli di Goku. Vanni è la voce ufficiale dei celebri cartoni "Mediaset" e mente creativa che ha composto le sigle insieme al Produttore Max Longhi, per la "Lova Music".

    LA SCALETTA - Lo spettacolo, rigorosamente live, ripercorrerà un ventennio di grandi successi. E al termine del concerto, i fan avranno la possibilità di incontrare il cantante, scattare foto, chiedere autografi e acquistare l'album "Time Machine", una raccolta delle sigle più amate. Sponsor della serata sarà "Cosmoviex", il punto di riferimento per tutti i Cosplayer della Capitale, laboratorio e organizzazione eventi. La band ha aperto il tour nazionale il 5 gennaio a "Il Corallo" di Reggio Emilia registrando il tutto esaurito. In scaletta nella prima parte: He man and the masters of the Universe, Gundam Wing, I cavalieri dello Zodiaco, Daitan III, Dragon Ball, Conan il Detective più Famoso, L'Uomo Tigre (scritta dai Cavalieri del re e interpretata da Vanni), Yu Ghi Oh, Naruto "Io Credo in me", I Pokèmon. La serata verrà poi intermezzata da un Dj set con brani dance famosi mixati da Max con "Poke'mon oltre i cieli dell'avventura", "L'incredibile Hulk", "I cavalieri dello zodiaco", "Holly e Benjy for ever". Nella seconda parte queste saranno le sigle che verranno cantate dalla band: Beyblade, Dragon Ball GT, Maledetti Skarafaggi, Lupin, L'incorreggibile Lupin, Diabolik, What's my Destiny Dragon Ball


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    Ignazio Marino alza la voce. Renzi lo accontenta. Il primo cittadino di Roma ha “minacciato” di bloccare la città se non fosse stata sicura la riscrittura del decreto Salva Roma. Renzi ha risposto subito – probabilmente lo avrebbe fatto anche senza la “sparata” del sindaco chirurgo – e Ignazio, incassando le critiche del suo stesso partito, ha portato a casa il risultato. Quello più importante, però, non è tanto l'aiuto che riceverà la capitale dal governo centrale (soldi che sarebbero, anche se con diversi mezzi, arrivati lo stesso), bensì la ribalta nazionale che ha ottenuto l'ex senatore del Pd. Da troppo tempo “relegato” al ruolo locale di sindaco, Marino ieri ha sgomitato, facendo sentire la sua voce più lontano del Campidoglio, facendo arrivare forte e chiara la sua eco fino a Palazzo Chigi. Ottenendo le luci della ribalta e mettendosi al centro di un dibattito molto più ampio del singolo decreto: ha rubato la scena al rottamatore, mettendolo in discussione di fronte alle telecamere di tutta Italia, creando la prima buca sulla strada di Renzi.

    Ma la lesa maestà del nuovo presidente del Consiglio non poteva passare inosservata. La riunione carbonara improvvisata in via dei Giubbonari dai suoi colleghi del partito locale, caldeggiata dalla fedelissima di Matteo, Lorenza Bonaccorsi, e accolta da tutti i renziani (della prima, seconda e terza ora), pochi effetti ha sortito, se non quello di incrinare di nuovo i rapporti già tesi fra sindaco e maggioranza. Tutti battono cassa, tutti chiedono – fra le righe – un rimpasto che renda onore alla nuova via renziana del partito, tutti chiedono il famoso cambio di passo nel governo della città. Ma Ignazio va per la sua strada, non guarda in faccia nessuno e si permette anche di bacchettare il segretario-premier del suo partito, per ottenere quel che spetta alla città da lui amministrata. Il “marziano” si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa, puntando il dito sui ritardi che hanno portato al ritiro finale del decreto sugli enti locali.

    L'unico dubbio che resta è quello che riguarda i provvedimenti che erano presenti nel vecchio decreto e che potrebbero essere “rimodulati” nel nuovo testo. È indubbio che l'amministrazione capitolina dovrà mettere mano alla gestione delle aziende controllate e partecipate; indubbia è la strada, già intrapresa dall'inizio della consiliatura, di contenimento della spesa e di rimodulazione di investimenti e trasferimenti ai municipi; nel dubbio, invece, rimangono due grandi temi di impatto politico e sociale non indifferente. La dismissione delle quote di Acea appannaggio del Comune (51%) e il provvedimento sul minicondono Equitalia sui pregressi dei cittadini romani. Sull'azienda che gestisce acqua ed energia, capitolo stralciato dal secondo Salva Roma, pende la spada di Damocle degli interessi privati. Francesco Caltagirone, che detiene il 16,5% delle azioni Acea, vede di buon occhio la “liberazione” di altre quote azionarie, soprattutto in vista della rivoluzione nella gestione dei rifiuti, che passerebbe da semplice conferimento in discarica a utilizzo per la produzione di energia. Va da sé che il ruolo di Acea diventerebbe, in futuro, legato a doppio nodo al ciclo dei rifiuti gestito dall'Ama. E avere più che un piede dentro l'azienda comunale di piazzale Ostiense, per l'imprenditore-editore suona come un affare da non farsi scappare, soprattutto alla luce delle difficoltà incontrate dal suo gruppo sia nella costruzione della Metro C, sia nell'ottenimento di altre cubature da sfruttare nel campo edilizio.

    La parte del leone nel chiedere a gran voce la “privatizzazione” delle aziende comunali la fa Linda Lanzillotta (Scelta Civica), già assessore al bilancio con Rutelli sindaco e moglie di Franco Bassanini, teorico e “pratico” della prima riforma del Titolo V della Costituzione. Ma sulla strada della privatizzazione, ci sono un referendum che ha sancito la gestione pubblica dell'acqua, un partito democratico che su questo tema si gioca la faccia di fronte agli elettori e un sindaco, Marino, che tutto vuole, tranne che favorire un certo tipo di imprenditoria romana, da lui detestata e tenuta, almeno fino a oggi, lontana dalle stanze del Campidoglio.


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    Erano pronti ad importare a Roma 1100 kg di hashish utilizzando lo scafo di un gommone battente bandiera olandese. Sei persone, indagate per traffico internazionale di stupefacenti, sono state sottoposte allo stato di fermo dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma e del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia e i Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia su disposizione dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Contestualmente, su indicazione della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, nell’ambito di un rapporto di collaborazione internazionale, la Guardia Civil spagnola dopo un rocambolesco inseguimento, ha sottoposto a sequestro 1.100 chili di hashish, illecitamente trasportati e occultati all’interno dello scafo di un gommone battente bandiera olandese, condotto da un connazionale, conseguentemente arrestato dalla Guardia Civil spagnola.

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    IL GOMMONE - L’ingente sequestro di droga, destinato al mercato degli stupefacenti della Capitale, è il risultato di due convergenti operazioni antidroga dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, di cui una inizialmente avviata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia. Al termine di complesse investigazioni, condotte attraverso numerose intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti, all’interno di un cantiere navale di Civitavecchia, secondo scalo europeo per numero di passeggeri annui, è stato individuato il gommone DIVER II, destinato all’importazione di droga. Sul gommone era stato installato un dispositivo di monitoraggio elettronico (GPS) che consentiva di pedinare il natante, elettronicamente, fino all’arrivo sulle coste marocchine, ove veniva opportunamente localizzato e sorvegliato anche attraverso i dispositivi installati sui velivoli della Guardia di Finanza. Successivamente è stata allertata la Guardia Civil spagnola che ha schierato le proprie unità navali al limite delle pertinenti acque territoriali. Dopo un rocambolesco inseguimento, il gommone è stato individuato e condotto nel porto di Ceuta (Spagna) dove, non senza difficoltà, è stato individuato l’abile ed ingegnoso sistema, studiato per l’occultamento del carico.

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    GLI ARRESTATI - Parallelamente, a Roma, sempre su disposizione dell’Antimafia capitolina, i finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria e della Stazione Navale di Civitavecchia ed i carabinieri della Compagnia di Civitavecchia hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di polizia giudiziaria, nei confronti dei sei soggetti ritenuti responsabili dell’operazione di importazione di droga, peraltro sottoponendo a sequestro ulteriori quantitativi di droga e, addirittura, un ordigno esplosivo rudimentale. In particolare, il provvedimento di fermo ha riguardato 6 persone:Fabio Panichelli (classe ’74), romano, ritenuto il capo e promotore dell’associazione finalizzata all’illecito traffico; gli skipper e meccanici, deputati alla conduzione del’imbarcazione e alla relativa messa a punto, Franco Obinu (classe ’57), toscano, e il belga Jan Van Bockel (classe ’57);le persone incaricati delle operazioni di sbarco dei natanti e dello scarico e trasferimento dello stupefacente, i romani Stefano Sansabini (classe ’68) e Giuseppe Sordini (classe ’74); Francesco Poloni (classe ’70), nato e residente a Civitavecchia, impiegato quale guardia giurata presso il porto di Civitavecchia. I fermati sono stati tutti condotti alla Casa Circondariale di Roma “Regina Coeli” a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, ad eccezione del belga Jan Van Bockel, tuttora attivamente ricercato.


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    A rischio il servizio  bus nelle periferie e le erogazioni degli stipendi. È l'allarme lanciato nella lettera firmata dal presidente di Roma Tpl, Antonio Pompili e dall'ad Luciano Vinella, indirizzata al sindaco Marino per denunciare il mancato pagamento da parte di Atac di 1,8 milioni di euro.

    "Facendo seguito alla ns n. 982 del 24 gennaio – si legge – e alle altre comunicazioni nelle quali vi abbiamo esternato le nostre criticità finanziarie per le quali si era richiesto, nelle more della definizione degli accordi, almeno un primo pagamento da parte di Atac spa di 1,8 milioni di euro al solo fine di poter corrispondere le competenze stipendiali ai circa 2000 addetti del consorzio e considerata la totale assenza di concreti riscontri alle nostre istanze e del continuo differimento degli appuntamenti concordati per affrontare le suddette criticità, ci troviamo costretti a confermare l'impossibilità di erogare regolarmente gli stipendi del mese corrente, cosa per noi eccezionale che poteva essere scongiurata".

    "E' evidente - continua la lettera - che ciò potrà creare reazioni da parte del personale. Vi significhiamo inoltre che il perdurare di tale situazione metterà l'azienda nella difficoltà di approvvigionarsi di carburante con evidenti probabili ripercussioni sulla regolarità del servizio gestito. Vogliate prendere atto della nostra assoluta necessità di definire con la massima celerità gli accordi con Atac/Roma Capitale che dovevano essere individuati entro la fine di febbraio".


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    Fiscal compact all'amatriciana. Via libera al decreto Salva-Roma ter, proprio nel giorno in cui la Camera avrebbe dovuto licenziare il provvedimento originario. Il governo ha detto "sì" alle somme da anticipare rispetto alla gestione commissariale del debito, circa 500 milioni di euro che permetteranno al sindaco Marino di chiudere la partita dei bilanci. Ma il prezzo è più alto di quel mezzo miliardo che arriverà nelle casse di palazzo Senatorio per il biennio 2013-2014, perché la Capitale dovrà presentare un piano di rientro organico e convincente. Oltre agli euro dovuti “dal commissario al Comune e che vengono anticipati – ha spiegato il sottosegretario Graziano Delrio – ci sono l'urgenza, la necessità e l'obbligo di un risanamento finanziario”.

    Per portare le entrate a livello della voce 'uscite' la strada è una: efficientare le società partecipate e municipalizzate, considerate il vero buco nero nel portafogli capitolino. Resta da capire quale via sceglierà il primo cittadino. Perché, a sentire le sue dichiarazioni, non è contemplata la svendita delle quote societarie, soprattutto per quelle che erogano servizi pubblici. Proprio come Acea, che era finita nel mirino dei privati, grazie all'emendamento della senatrice di Scelta civica Linda Lanzillotta. Un'ipotesi da scartare a priori, così si potrebbe iniziare dai contratti di servizio, dai fitti passivi (21 milioni contro i 27 incassati) e dagli stipendi da record per i super manager. O a quelli degli avvocati capitolini: in 23 costano oltre 6 milioni di euro. Ma potrebbe non bastare. E allora sì che il Campidoglio sarebbe costretto a rivedere l'utilità di qualcuna di queste società. Quelle che, appunto, non hanno come mission un servizio pubblico in senso stretto.

    La certezza, invece, riguarda la possibilità di aumentare l'aliquota della Tasi dello 0.8 per mille. Così la tassa sui servizi indivisibili, che ingloba anche l'Imu e la tariffa sui rifiuti, rischia di trasformarsi in una nuova stangata. A Roma, infatti, l'imposta municipale unica era già stata portata al massimo (10 per mille) dall'allora sindaco Gianni Alemanno. Il tetto stabilito dall'esecutivo è del 3,3 per la prima casa e dell'11,4 per la seconda. In quest'ultimo caso, si passerebbe dagli 837 euro del 2013 ai 901 del combinato disposto Imu-Tasi. Un aggravio che però dovrà essere usato dall'amministrazione solo per finanziare gli sgravi fiscali per le fasce più deboli.

    Dopo aver alzato i toni, battuto i pugni sul tavolo, minacciato le dimissioni e promesso di bloccare Roma, Marino si dice soddisfatto. Ma sa che la partita è appena all'inizio. Perché dovrà elaborare un piano di rientro, facendo slittare l'approvazione del bilancio 2014 alla fine di giugno, con sei mesi di ritardo sul suo cronoprogramma. Comunque meglio di trasformasi da sindaco in liquidatore. Gli appelli rivolti per una maggiorazione nei trasferimenti statali, chiesti dalla città che sostiene extra-costi per le sue funzioni di Capitale, per ora cade nel vuoto. Non è bastato il pressing del presidente Anci, Piero Fassino. Il numero uno dell'Associazione nazionale comuni italiani, dalle pagine del quotidiano La Stampa, attacca: “Sulle nostre spalle si è caricato il peso del risanamento dei conti pubblici”.

    Non mancano le critiche leghiste: il governatore Luca Zaia afferma che “Renzi si inchina agli spreconi”. Nel centrodestra, Maurizio Gasparri ricorda che “è contro la Costituzione reiterare le norme”. La risposta arriva direttamente da Delrio, che sottolinea come il decreto “sia stato riscritto”. Nel Cdm passa anche la nomina dei sottosegretari: tra questi confermato Giovanni Legnini che lascia l'Editoria e va all'Economia, ma le deleghe sono ancora da assegnare. Tra queste potrebbe esserci quella di tenere sotto osservazione il disavanzo capitolino. Cosicchè da sogno proibito di Marino, come assessore al Bilancio, Legnini rischia di trasformarsi in controllore. Proprio di quel sindaco che lo avrebbe voluto nella sua squadra di governo.


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    Da Città dello sport a semplice spazio all'aperto per spettacoli. E' sempre più al ribasso il destino dell'opera, voluta da Veltroni per i mondiali di nuoto del 2009 e progettata dall'archistar Santiago Calatrava, che da due anni giace in stato di abbandono. Doveva essere il simbolo della modernizzazione della metropoli, è divenuta l'emblema dello spreco di denaro pubblico, un vero e proprio fantasma urbano che veglia sulla periferia est della capitale. Per completare l'opera, che ha già fagocitato 200 milioni di euro pubblici, ne servirebbero infatti altri 400, che allo stato attuale non ci sono. Fallito il tentativo, durante l'era Alemanno, di completare la struttura grazie ai fondi per le Olimpiadi, dopo che il premier in carica nel 2012, Mario Monti, ritirò la candidatura capitolina di Roma 2020, si profila ora l'ipotesi di un cambio di destinazione d'uso dell'intera area, che potrebbe essere messa disposizione dell'università e utilizzata al tempo stesso per spettacoli pubblici all'aperto. 

    calatrava

    LE PAROLE DI CAUDO - "Non ci possiamo permettere una struttura sportiva che ha bisogno, per essere completata, di altri 426 milioni di euro - ha spiegato l'assessore in un'intervista al Tg1 - Quindi è possibile un cambio della destinazione d'uso per poterla così riutilizzare per usi plurimi e, forse, poterla mettere a servizio delle università anche come aule didattiche". Per Caudo il primo obiettivo è "riutilizzare intanto la vela che e' stata alzata: con 60 milioni di euro si può fare la copertura e finire il cambio di destinazione d'uso per adattarla agli altri usi. Per l'altra vela bisogna fare un progetto di riuso anche in quel caso ma bisogna trovare le risorse. Trovarli per un'opera che serve anche all'università o per spettacoli ed eventi all'aperto è certamente più a misura che non trovare i 426 milioni per una piscina".

    NESSUNA PROSPETTIVA - Fra le tante ipotesi sorte dopo il sopralluogo del Campidoglio dello scorso gennaio la più suggestiva sembrava essere quella di trasformare l’impianto di Tor Vergata in un “Garden by the bay”, sul modello dell’orto botanico di Singapore. Ma anche per questa soluzione servirebbero comunque 200 milioni. Per questo l'assessore Caudo non esclude l'ipotesi di ricorrere a finanziatori esterni, anche se, fino ad ora, nessuno avrebbe fatto una proposta reale. "Si era sparsa la voce a ottobre di privati che sarebbero stati interessati ma poi non c'e' stato nulla di concreto", ha detto l'assessore all'Urbanistica, sottolineando l'impegno per il recupero di Calatrava. "Abbiamo avuto già diversi incontri con l'università di Tor Vergata e a breve andremo anche al ministero delle Infrastrutture perché l'opera è stata a suo tempo finanziata dal ministero stesso. Al momento è un impegno - ha concluso Caudo - e ora dobbiamo lavorarci, scegliere la strada migliore ma vogliamo riutilizzare il prima possibile almeno la parte di edificio che è stato già innalzato".


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    Dopo di lui, nessuno è stato più il “Sindaco di Roma”. Luigi Petroselli è stato il più amato, il primo comunista al governo della città, quello della riqualificazione delle borgate, dello strappo con i costruttori, delle aree verdi, delle panchine in giro per la città, del decoro, dei lavori in giro per Roma, della nuova metropolitana. Neanche Veltroni, nei suoi due mandati plebiscitari, riuscì con la sua stagione di grandi eventi ad oscurare il ricordo e l'esempio del grande esponente dell'età d'oro della sinistra capitolina e nazionale.

    Forte, verace, determinato, politico di razza, umano, cittadino prima che sindaco, “etrusco”, come amava essere chiamato visto che era nato a Viterbo. Organico del partito Comunista Italiano, Petroselli amava l'unità del partito, la laicità e il confronto costruttivo con la comunità cattolica della capitale, mantenendo sempre un rapporto costruito sul reciproco rispetto con il Vaticano. “Una città più umana, aperta e bella – amava dire – farebbe bene anche ai cattolici e alla Chiesa”. Arrivato dopo Argan, ne seguì le orme, dando un impulso ulteriore alla spinta innovatrice che caratterizzò la “primavera romana” della rinascita urbana.

    Domani, all'Auditorium Parco della Musica, alle ore 11 nella Sala Teatro Studio, sarà proiettato il documentario che lo ricorda nella sua veste di sindaco che portò le periferie al centro della città, proprio nel giorno della sua nascita. Il documento video sarà poi oggetto di un tour nei 15 municipi di Roma, per portare il messaggio del “sindaco di Roma” a tutti i cittadini di oggi.

    “Dalle periferie, rese finalmente parte integrante della città, al recupero del centro storico e dei Fori imperiali, passando per il rilancio dei servizi sociali, la costruzione di opere e infrastrutture pubbliche e un piano di edilizia sostenibile: in soli due anni - tra il 1979 e il 1981 - Luigi Petroselli ha reso Roma protagonista di un'intensa stagione di cambiamento – si legge nel comunicato che presenta il documentario - Roma ricorda la sua figura presentando con il Sindaco Ignazio Marino e l’Assessore allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale Paolo Masini il documentario di Andrea Rusich ‘Il Sindaco Petroselli’, in un grande appuntamento alle ore 11 all’Auditorium alla presenza del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti”.


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    Una coppia di coniugi è stata trovata priva di vita nell'appartamento dove viveva in via Casale Agostinelli a Morena. Sul posto sono intervenuti, sulla base di una segnalazione delle 17.30 gli agenti del commissariato Romanina. A fare la macabra scoperta è stato il figlio della coppia che non riuscendo a parlare con i genitori si è recato nell'abitazione al secondo piano di una palazzina. La porta era chiusa con la chiave inserita nella toppa nella parte esterna. Il padre, di 76 anni, era a terra con la testa dilaniata da un proiettile di una doppietta. La madre, di 69 anni, era supina a letto con un foro allo tempia. Dalle prime verifiche degli investigatori sembra che la donna fosse malata. Al momento l'ipotesi prevalente è che si tratti di un omicidio-suicidio.


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    “Il Commissario straordinario del Governo per il Comune di Roma è autorizzato ad anticipare alla gestione ordinaria del Comune l’importo - altrimenti dovuto in più rate e prevalentemente derivante dai tributi versati dai cittadini romani – di 570 milioni di euro, comprensivi quelli già erogati sulla base del decreto legge 151/2013 ritirato”. E' questa la parte più importante del decreto Enti locali, approvato stamattina dal Consiglio dei ministri e in cui ci sono le norme del Salva-Roma per mettere in sicurezza le casse del Campidoglio. Ma che salvano dall'aumento della Tasi gli immobili del Vaticano. Contestualmente si dispone che il Comune di Roma prepari piani di rientro pluriennali dal debito, dettando i criteri per tale rientro corrispondenti a quelli introdotti in sede parlamentare", si legge nel comunicato di palazzo Chigi, imponendo che "gli importi destinati al Comune di Roma con questo provvedimento non verranno considerati tra le entrate finali, rilevanti ai fini del patto di stabilità interno, e consentiranno quindi di garantire l’equilibrio di parte corrente del bilancio di Roma Capitale per gli anni 2013 e 2014". All'amministrazione guidata dal sindaco Ignazio Marino il compito di trasmettere “ai ministeri dell’Interno e dell’Economia e delle Finanze e alle Camere detto piano di rientro al fine di consentire la verifica della sua attuazione".

    Tutto a partire dall'applicazione delle “disposizioni finanziarie e di bilancio e i vincoli in materia di acquisto di beni e servizi e di assunzione di personale; operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate; adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione; procedere, se necessario, alla dismissione o alla messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico; valorizzare e dismettere quote del patrimonio immobiliare del comune". Il Consiglio dei Ministri ha approvato anche l'aumento della Tasi dello 0,8 per mille. "Per consentire le detrazioni sulla prima casa di cui hanno beneficiato le famiglie italiane nel 2012 l’aliquota massima della Tributo sui servizi indivisibili per l’anno 2014 per ciascuna tipologia di immobili può essere aumentata complessivamente fino ad un massimo dello 0,8 per mille complessivo”.

    L’incremento può essere deliberato dai Comuni a condizione che il gettito relativo sia destinato a finanziare detrazioni o altre misure relative all’abitazione principale in modo tale che gli effetti sul carico dell’imposta Tasi siano equivalenti a quelli dell’Imu prima casa”. Il versamento sarà con modello F24 e/o bollettino di conto corrente postale (per consentire all’Amministrazione finanziaria di disporre dei dati in tempo reale non è possibile utilizzare servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali). Il Comune stabilisce le scadenze di pagamento della Tasi e della Tari (tassa sui rifiuti) prevedendo almeno due rate a scadenza semestrale. È consentito il pagamento in un’unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno.

    Contributo ai Comuni. Per compensare il mancato gettito ai Comuni dovuto alla differenza tra l’aliquota Tasiprima casa (2,5 per mille) rispetto alla aliquota Imu (4 per mille) il contributo dello Stato di 500 milioni di euro per il 2014 attribuito ai Comuni dalla legge di stabilità viene incrementato di 125 milioni di euro. Il riparto della cifra è stabilito con un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’Interno, secondo una metodologia condivisa con l’Anci, tenendo conto dei gettito standard ed effettivi dell’Imu e della Tasi. È eliminato il vincolo di destinazione del contributo alle detrazioni, inizialmente previsto dalla legge di stabilità. Sono esentati dal versamento della Tasi soltanto i fabbricati della Chiesa indicati nei Patti Lateranensi (si tratta di circa 25 immobili destinati al culto ubicati a Roma). I terreni agricoli sono esclusi dal pagamento della Tasi".


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    Era stato ideato per semplificare le procedure e ridurre i costi delle imprese. Ma rischia di affossarle totalmente. Il Sistri, il "sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti", ideato dal Ministero dell'Ambiente nel 2009 con l'intento di informatizzare dell'intera filiera dei rifiuti speciali, continua a non piacere alle associazioni di categoria, che chiedono al Governo di prorogare l'entrata in vigore del sistema per le aziende che producono rifiuti speciali, stabilito nel prossimo 3 marzo dal decreto  Milleproroghe. 

    SPESE ALLE STELLE - Secondo la Confcommercio, la Black box e la pennetta usb, che sono parte integrante nel nuovo sistema, non agevoleranno  le imprese nelle procedure, ma aggraveranno ancora di più le spese, allungando allo stesso tempo i tempi per le operazioni. Anche perché fino al prossimo 31 dicembre 2014, tutte le imprese che producono rifiuti speciali saranno costrette a redigere una doppia documentazione: quella classica cartacea e la nuova, il Sistri, informatica."Da un censimento condotto da Confcommercio a livello territoriale - si legge in una nota - nel corso dei primi mesi di avvio del Sistri su un campione rappresentativo di imprese del trasporto e della gestione dei rifiuti emergono dati preoccupanti: tutte le imprese hanno ridotto la propria attività con conseguente decremento del fatturato, quantificabile nel settore del trasporto in 20.000 euro in media in un anno con picchi anche di 40.000 per alcune imprese. In alcune segnalazioni il minor fatturato è stato quantificato al 50%; il tempo per le operazioni si è generalmente raddoppiato ed è stato necessario dedicare o assumere almeno una nuova risorsa per gestire la nuova piattaforma".

    TEMPI AUMENTATI -  Oltre al costo di questa nuova risorsa (quantificabile, dalle imprese censite, in 20.000 euro lordi annui) si aggiungono i costi per formare il personale addetto, quantificabili in media in 3.000 euro annui (seminari, corsi di formazione etc.); molti dispositivi apparentemente funzionanti, dopo alcune operazioni, si sono bloccati rendendone necessaria la sostituzione. In tutti i casi si sono registrati tempi lunghissimi sia in caso di token (anche 8 giorni di attesa) che di black box (2 mesi) con conseguente danno per fermo mezzi, etc.; il 30% è l’aumento medio registrato in termini di ore lavorative da dedicare a operazioni che prima si compivano molto più agevolmente con i vecchi adempimenti cartacei (registri e formulari). Basti pensare ai tempi di connessione troppo lunghi: per un semplice allineamento di dati anagrafici si è registrata, in alcuni casi, un’attesa anche 1 ora; l’interoperabilità in molti casi non è stata praticabile e anzi nemmeno richiesta per gli eccessivi costi che l’azienda non sarebbe stata in grado di sostenere. La sostituzione del server, nuovi pc, nuova rete internet più veloce hanno comportato in media – relativamente alle imprese censite - un costo di 10.000 euro con picchi di 60.000 euro". Così in una nota Confcommercio.

    LA RICHIESTA - "Confcommercio auspica che il neo Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, voglia prendere atto di questa situazione e chiede che: sospenda l’operatività del sistema in attesa di rendere effettive le semplificazioni discusse nei tavoli tecnici di lavoro (interoperabilità, intermodalità, microraccolta etc…); ponga le basi per il superamento definitivo dell’architettura tecnologica hardware del sistema (Usb e black box); emani rapidamente il decreto ministeriale presentato recentemente alle associazioni imprenditoriali, con il quale si escludono dall’obbligo di aderire al sistema alcune categorie di produttori di rifiuti pericolosi; sospenda il contributo per il 2014".Il Sistema semplifica le procedure e gli adempimenti riducendo i costi sostenuti dalle imprese e gestisce in modo innovativo ed efficiente un processo complesso e variegato con garanzie di maggiore trasparenza, conoscenza e prevenzione dell'illegalità".


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