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    Dopo gli sgomberi di ieri ad Anagnina e Tuscolana un’altra giornata di protesta per i movimenti dell’abitare. Dal presidio a piazza SS. Apostoli  cominciato nel primo pomeriggio una delegazione di membri guidata da Angelo Fascetti, coordinatore del sindacato Asia Usb, è stata ricevuta da Clara Vaccaro, capo di gabinetto del prefetto Giuseppe Pecoraro.  "Chiederemo il blocco degli sfratti - ha dichiarato Fascetti - Oggi è stata sfrattata una signora disabile affetta da sclerosi multipla, con due figli, di cui uno minorenne".

    IL BLITZ ALL'ANAGRAFE - La giornata è cominciata con il blitz di circa un centinaio di attivisti dei movimenti per il diritto all'abitare all'anagrafe in via Petroselli. Diversi manifestanti hanno messo in atto la protesta sia in relazione agli sgomberi di ieri, sia "contro il piano casa del Governo Renzi", ha spiegato il leader Paolo Di Vetta. Maya, un’altra attivista, racconta: "siamo saliti io e altri due per incontrare l'avvocato dell'anagrafe, che ci ha detto che loro non c'entrano niente su questa questione, e di rivolgerci a chi il Piano Casa l'ha scritto".

    IL PRESIDIO IN PREFETTURA - Al termine dell'incursione i manifestanti si sono spostati in presidio davanti alla Prefettura in via IV novembre, bloccando il traffico. Si tratta della prima giornata di mobilitazione nazionale contro l’Art. 5 che prevede lo stacco delle utenze per le occupazioni abitative e contro l’intero decreto. Analoghe proteste, infatti, sono state realizzate dai movimenti a Bologna, Torino, Milano, Brescia, Napoli e Firenze. Parole chiave: "ribaltiamo il pianocasa", "sfrattiamo Renzi".

    I RAGAZZI DI DEGAGE - Dopo l’occupazione dell’anagrafe i movimenti si sono spostati, come annunciato, davanti alla sede della Prefettura in via IV Novembre, dietro lo striscione "Casa, reddito, dignità - 12 aprile assediamo il governo Renzi . Una marcia non autorizzata al grido di "A spinta, a spinta, i diritti a spinta". Di Vetta ha poi raccontato che "La palazzina occupata dai ragazzi di Degage ha avuto il distacco della corrente e il nostro rapporto con Acea è stato cancellato, perché la persona che teneva i rapporti con noi è stata trasferita a Frosinone”. Motivo per cui, spiega ancora il leader del movimento, “anche Acea sarà uno degli obiettivi dei Movimenti, entrerà nel nostro mirino con una serie di iniziative".

    LA LEGGE LUPI - Di Vetta ha aggiunto: "Oggi è stata data una risposta minima rispetto al peso del decreto Lupi, pericolosissimo e a cui devono dare risposta i prefetti di ogni città, i sindaci e i presidenti dei Municipi". Per Di Vetta "il decreto dice che chi ha bisogno di una casa per averla deve occupare, perché non mette un soldo per l'emergenza abitativa. Così facendo - nota - mette in difficoltà anche la delibera della Regione Lazio, perché non dà i soldi necessari per realizzarla. Chiediamo il ritiro del decreto e la cancellazione articolo 5, elaborando un vero Piano casa per giovani, precari, famiglie". Perciò oggi, aggiunge, "diamo un segnale nazionale che dovrà essere recuperato dalle istituzioni: non si lamentassero - afferma rivolto alle camionette e agli agenti di Polizia e carabinieri che presidiano l'area - il questore e il prefetto se centinaia di famiglie decidono di occupare con noi".


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    Il bilancio 2014 dovrà essere approvato in giunta entro il 10 aprile per garantirne la discussione e approvazione finale in Consiglio entro il 30 dello stesso mese. Ma soprattutto dovrà seguire delle linee guida ben precise e prevedere un piano di sviluppo triennale accanto a quello di rientro, facendo leva sul  Governo per ottenere l'allentamento dei vincoli del patto di stabilità e  l'emanazione dei decreti attuativi per il passaggio delle funzioni relative alla legge per Roma Capitale, con il conseguente trasferimento di strumenti e risorse finanziarie legate al pieno riconoscimento del ruolo strategico di Roma come capitale del Paese.

    LA MOZIONE - Sono queste le richieste contenute nella mozione unitaria presentata dalla maggioranza e approvata con 18 voti favorevoli, 4 contrari e 4 contrari in aula Giulio Cesare. Il provvedimento, a firma di tutti i capigruppo di maggioranza, impegna inoltre il sindaco e la giunta "a mettere in campo una efficace spending review anche ottimizzando l'utilizzo della centrale acquisti e a varare un progetto per internalizzare il sistema della riscossione delle entrate, intervenendo presso il Governo affinché emani le norme necessarie". Inoltre si chiede all'amministrazione di prevedere "un piano straordinario di revisione della gestione patrimoniale aumentando i flussi di entrate e riducendo gli affitti passivi a carico del Comune e a rivedere i contratti di servizio delle aziende del gruppo Roma Capitale tramite un piano triennale".

    DISMISSIONE IMMOBILI INUTILIZZATI - Sempre oggi pomeriggio l'assemblea capitolina ha approvato una mozione, a firma del capogruppo Pdl, Giordano Tredicine, con la quale si chiede "la dismissione di tutti gli immobili comunali inutilizzati a carattere non residenziale". Nel documento, approvato con 16 voti a favore, 7 contrari e 3 astenuti, si chiede, inoltre, di valorizzare le ex rimesse Atac di San Paolo, Vittoria e piazza Ragusa e l'immobile della ex fiera di Roma, di predisporre un piano energetico cittadino per ridurre i consumi, di sospendere l'apertura di nuovi centri commerciali, lo sblocco delle delibere urbanistiche, la prosecuzione dei lavori della linea C della metro e la conclusione delle opere e infrastrutture in corso di realizzazione come lo stadio dell'As Roma, la Nuvola di Fuksas, la Città dello Sport di Tor Vergata e il Water front di Ostia.

    I COMMENTI - "L'approvazione della mozione unitaria sul Salva Roma - dichiara in una nota Gianluca Peciola, capogruppo Sel in Campidoglio - è una presa di posizione dell'Assemblea capitolina sul decreto varato dal Governo. La sovranità di Roma e dei suoi cittadini deve essere rispettata. Nessuna opera di smantellamento dei servizi fondamentali può essere considerata. I livelli occupazionali vanno tutelati e la mission pubblica delle partecipate va rilanciata. Bisogna ripartire - conclude Peciola - dall'analisi e dalla mappatura dei bisogni che la città esprime".


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    “'È severamente vietato l’ingresso agli Zingari". Un cartello apparso nei giorni scorsi sulla vetrina di un panificio al Tuscolano. A denunciare il fatto è l'associazione 21 luglio che commenta: "Ingresso vietato. Come per gli ebrei nella Germania nazista. Come per i neri, in Sudafrica, durante l’Apartheid". Il cartello anti-rom è stato poi rimosso dall’esercente grazie all’intervento diretto di alcuni attivisti. In seguito, l’area legale dell’associazione ha inviato una lettera di chiarimenti all’esercente, per scoraggiare, in futuro, il ripetersi di simili gesti. La scritta è apparsa in grottesca concomitanza con la giornata mondiale contro il razzismo che si celebra domani. L’Associazione 21 luglio ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "per esprimere profonda preoccupazione per il livello di conflittualità e ostilità che si registra nei confronti delle comunità rom e sinte e per l’emergenza democratica e civile che attraversa il nostro Paese". 

    LA LETTERA - "Nel 1938 a Berlino, e in seguito in Germania e in molti territori occupati, prendeva il via la cosiddetta 'campagna dei cartelli' – si legge nell’appello inviato al Presidente Napolitano - Davanti alle porte dei negozi si poteva leggere: 'In questo locale gli ebrei non sono graditi', 'È vietato l’ingresso ai cani, ai mendicanti, agli ebrei', 'Per ragioni d’igiene è vietato l’accesso ai giudei'. In un altro angolo del mondo, quindici anni dopo, la politica di segregazione razziale, istituita nel dopoguerra dal governo di etnia bianca del Sudafrica, sanciva una netta separazione tra bianchi e neri nell’accesso a parchi, mezzi pubblici e magazzini. Nei negozi i bianchi dovevano tassativamente essere serviti prima dei neri e sulle porte di alcuni esercizi era esplicitamente dichiarato: 'For use by white persons'".

    "A Roma 'è severamente vietato l’ingresso agli Zingari' come lo era a Berlino per gli ebrei e a Soweto per i neri? Oppure siamo forse così assuefatti a una certa terminologia da ritenerla innocua e non percepire più la gravità di alcune affermazioni?", si chiede la 21 luglio, secondo la quale "livelli così alti di ostilità verso rom e sinti sono la conseguenza delle politiche discriminatorie e segregative che le istituzioni italiane attuano nei confronti di tali comunità, nonostante i ripetuti richiami delle autorità europee".

    "Il popolo rom e sinto rappresenta in Italia la minoranza più discriminata e meno tutelata a causa di perversi processi sociali che rischiano di avvitare le nostre città in una spirale di odio incontrollato e talvolta volutamente sottovalutato – afferma l’associazione 21 luglio -. 40.000 rom vivono in Italia in condizioni di povertà estrema e di segregazione spaziale e sociale. Circa 140 mila rom e sinti vivono invece in abitazioni convenzionali e conducono una vita di apparente normalità, se tale può chiamarsi un’esistenza in cui spesso è necessario, al di là del proprio status giuridico, nascondere la cultura di origine perché siano garantiti i diritti fondamentali".

    'STOP ALL'APARTHEID DEI ROM' - L'associazione condanna poi la costruzione e la gestione dei campi nomadi, "spazi nei quali è stata istituzionalizzata la discriminazione e la segregazione su base etnica, le innumerevoli azioni di sgombero che non rispettano le garanzie procedurali previste dalle convenzioni internazionali, le discriminazioni che riguardano i bambini rom e sinti nell’accesso ai servizi socio sanitari o all’educazione/istruzione". Tutti motivi che hanno spinto l’associazione a promuovere da un anno la campagna denominata 'Stop all’Apartheid dei Rom!', una iniziativa di sensibilizzazione per combattere pregiudizi e stereotipi, per avvicinare la società maggioritaria al mondo rom, per conoscere e lottare contro parole e azioni di incitamento all’odio. "Questo 'Stop' – conclude la lettera al Presidente della Repubblica – va gridato con forza e urgenza, soprattutto in occasione dell’imminente Giornata Mondiale contro il Razzismo. Dobbiamo farlo tutti, rappresentanti della società civile e delle istituzioni, con coraggio ma anche con la responsabilità e la consapevolezza di quanti ancora credono che un’Italia multietnica, e quindi anche un’Italia Romanì, sia non solo ineludibile ma anche auspicabile".

    UNIONE COMUNITA' EBRAICHE - Sul cartello anti roma si è espresso anche il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna: “Il vergognoso cartello evoca in modo preoccupante il periodo più buio della nostra storia. Anche se si tratta di un episodio isolato, non possiamo, come ebrei italiani, rimanere in silenzio di fronte a questi gesti razzismo. Un'offesa alla Memoria e un'inaccettabile, irresponsabile discriminazione nei confronti di una minoranza. Come ebrei, esprimiamo la nostra solidarietà alle comunità dei Rom e dei Sinti e condanniamo fermamente l'accaduto”.

    CUTINI - E sulla questione è intervenuta anche l'assessora alle Politiche sociali Rita Cutini: "Non si può non essere consapevoli della gravità di atti di questo tipo, a maggior ragione alla vigilia della Giornata mondiale contro il Razzismo". L'assessora ha poi chiesto "a tutti i cittadini romani di essere vigili e responsabili, affinché in città il seme del razzismo trovi le parole, la cultura e l'impegno per essere contrastato con forza. Non deve prevalere un clima di odio e intolleranza che inquina e avvelena la vita cittadina di tutti".


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    Incidente frontale questa notte sulla via Flaminia. In particolare, intorno all'una tre autovetture si sono scontrate all'altezza del chilometro 17,600. Tre le persone ferite: due in codice verde trasportate all'ospedale villa San Pietro; una terza, una donna italiana, in prognosi riservata al Policlinico Gemelli. Nell'impatto la donna ha riportato lesioni gravissime ed è poi finita in coma. Sul posto sono intervenuti gli agenti del XV gruppo Cassia della Polizia locale di Roma Capitale.

    (Foto di Giordano Pennisi)


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    Il sindaco Ignazio Marino in audizione stamattina in commissione Bilancio alla Camera dei Deputati ha esposto il Piano Triennale di Roma Capitale, sottolineando di non volere "una dilazione dei termini per presentare il bilancio". La sfida è di approvare il bilancio entro i termini di legge (30 aprile ndr). "E’ mia ferma intenzione – ha dichiarato il primo cittadino - assumere iniziative per consolidare un modello innovativo di gestione delle aziende partecipate, di valorizzazione del patrimonio pubblico, di riorganizzazione della macchina capitolina, che possa, quindi, rappresentare un volano per il rilancio complessivo dell’economia romana e, contribuire, così, anche alla generale ripresa a livello nazionale". Il sindaco ha spiegato che quella in coro "è una sfida che vuole e deve rispondere alla straordinaria situazione che ha visto le ultime amministrazioni dover fare i conti con una riduzione pesantissima dei fondi destinati agli enti locali".

    LE SPESE DI ROMA CAPITALE - Marino è poi tornato all’attacco ponendo all’attenzione dei deputati “le spese correlate al ruolo di Capitale della Repubblica”, calcolate sulla base della definizione di un fabbisogno standard per ciascuna delle funzioni svolte, comparato con le principali città italiane. “Le elaborazioni in corso – ha aggiunto il sindaco - hanno riguardato molteplici ambiti, e in particolare: l'impiego della polizia locale a supporto delle istituzioni nazionali e delle grandi manifestazioni, la gestione del trasporto pubblico locale, il decoro e la gestione dei rifiuti, conseguenti le manifestazioni ed eventi”. Il primo cittadino ha poi ricordato che “non è corretto che tali oneri, che stiamo quantificando secondo criteri oggettivi in alcune centinaia di milioni, siano posti a carico esclusivamente del bilancio di Roma”. Oneri, invece, che secondo Marino, “devono essere coperti dalla fiscalità generale con modalità certe e stabili nel tempo e non con ulteriori misure ad hoc, che, oltre a non consentire un’adeguata programmazione degli interventi, ingenerano oltretutto il sentimento, da parte del resto d’Italia, di un indebito trasferimento di risorse per far fronte a inefficienze gestionali e sprechi di risorse pubbliche”.

    LA RACCOLTA DIFFERENZIATA - Il sindaco ha poi richiamato l’attenzione dei presenti "sulla circostanza che nel decreto-legge in esame non è più prevista la disposizione, precedentemente contenuta nel decreto-legge n. 126 del 2013 (e in parte nel decreto legge n.153 del 2013, entrambi decaduti per mancata conversione) che destinava 28,5 milioni di euro nel triennio 2013-2015 per il potenziamento della raccolta differenziata”. Ciò al fine di dare attuazione a uno specifico protocollo fra Ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia, Roma Capitale e gestione commissariale per l’emergenza rifiuti, che, all’articolo 4 comma 2, prevede l’impegno del Ministero di assicurare un contributo annuo pari a 10 milioni di euro per la raccolta differenziata.

    DISMISSIONI IMMOBILIARI - Altro tema affrontato nel corso dell'audizione è "il buco certificato per Roma capitale è di 816milioni di euro". Il sindaco ha precisato: N"on lo dico io ma la Guardia di Finanza". Dove reperire i fondi senza aumentare tasse? "Abbiamo già iniziato a fare dismissioni immobiliari importanti come quelle in via Guido Reni - ha spiegato Marino - dove utilizzeremo le caserme a scopi sociali e per la città della Scienza. Abbiamo molti immobili - ha proseguito - ci stiamo occupando di dare una serie di stabili alle Forze dell'Ordine perché solo la Polizia di stato spende 70mln di affitti e allora perché non dargli noi i locali così i soldi possono essere reinvestiti sulla sicurezza?". Il primo cittadino ha dichiarato: "Siamo all'80% del censimento del nostro patrimonio immobiliare, circa 600 immobili pronti ad essere dismessi. Questa mattina incontrerò alcune delle società immobiliari e da queste dismissioni vorrei ricavare almeno 280 milioni di euro".

    LE AUTO BLU - "Abbiamo avviato una serie di richieste all'Ue in vari settori come quello ambientale e dei ciclo dei rifiuti che porteranno a Roma alcune centinaia di milioni di euro all'anno - ha aggiunto - Abbiamo rivisto i contratti di servizio chiedendo di inserire una norma per rivedere i contratti al ribasso". E sul parco macchine a disposizione del Comune ha detto: "Ne abbiamo dismesso il 30 per cento, tre macchine pregiate a disposizione del sindaco le abbiamo vendute, per quel parco macchine Roma pagavamo un milione di euro l'anno di affitto in garage". Marino ha anche sottolineato: "Noi non vogliamo metter tasse ma vi sembra normale che chi vende le caldarroste a Roma paghi solo 3 euro al giorno di occupazione di suolo pubblico? Vi sembra normale che un camion bar paghi solo 3 euro al giorno? Ovvio che alcune cose devono essere riviste".

    I MAXI STIPENDI - Altro nodo affrontato sono le risorse umane del Comune: "E' ovvio che le persone con un contratto a tempo indeterminato devono essere difese nel loro diritto al posto di lavoro - ha specificato il primo cittadino - ma uno strumento di legge primario per permettere la mobilità interaziendale ci aiuterebbe a gestire meglio le risorse umane che abbiamo". E per quanto riguarda tutti gli emolumenti dei dipendenti particolarmente elevati "sono stati eliminati - ha detto Marino - e abbiamo 'lasciato andare' tutte quelle persone che avevano un compenso annuo che andava dai 200mila ai 500mila euro".

    IL SINDACO: "SONO SODDISFATTO" - Alla fine dell'audizione il sindaco si è detto molto soddisfatto "perché ho potuto spiegare come si è creato il debito storico della Capitale a partire dal 1957 a oggi e rispondere puntualmente anche a domande di forze politiche che, legittimamente, coltivavano pregiudizi nei confronti dell'amministrazione della Capitale d'Italia come la Lega o, per alcuni aspetti, il Movimento 5 Stelle e Forze Italia. Sono stato soddisfatto - ha aggiunto il primo cittadino - di ascoltare le parole dell'onorevole Prestigiacomo che ha detto che aveva trovato le mie argomentazioni convincenti. Quello che io voglio fare e' spendere i soldi che ci sono razionalizzando i costi ed eliminando tutti gli sprechi".


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    Una settimana dedicata alla Cultura. Con l'aiuto dei privati. Dal 24 al 30 marzo tutti coloro che, nelle strutture aderenti, assisteranno a spettacoli teatrali, cinematografici o musicali o acquisteranno libri riceveranno un buono sconto cultura e lo stesso vale per chi spenderà nei circuiti Conad, Decathlon e Eataly o nelle botteghe storiche. Tali buoni sconto cultura (Bsc) permetteranno di accedere al cinema a soli 3 euro, andare a teatro e concerti con riduzioni del 60% e comprare libri con sconto del 15%, nelle giornate successive del 31 marzo, 1 e 2 aprile.

    La presentazione si è tenuta stamattina, in via dei Burrò presso la Camera di Commercio di Roma, alla presenza di Massimo Monaci, presidente Unione Regionale Agis Lazio, Marcello Ciccaglioni, presidente Gruppo Arion, Giorgio Ferrero, presidente Anec Lazio, Pietro Abate, segretario generale Camera di Commercio di Roma e con la partecipazione di Corrado Augias e Leo Gullotta. Presenti, inoltre, Flavia Barca e Lidia Ravera, rispettivamente assessori alla Cultura del Comune di Roma e della Regione Lazio.

    Il progetto è stato voluto dalle associazioni di categoria rappresentative del mondo dello spettacolo e della cultura: Anec Agis Lazio, Ali-Confcommercio Roma, Anem e Anica, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura,Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale e la Presidenza della Regione Lazio e supporto della Camera di Commercio di Roma. Una iniziativa che coinvolge le Botteghe Storiche di Roma e tre grandi marchi della distribuzione. Una iniziativa che ha riscosso un enorme successo ed è stata accolta con entusiasmo dagli operatori del settore: 67 le sale cinematografiche per un totale di 330 schermi; 24 teatri tra i più noti di Roma e 34 librerie, oltre ad Associazioni e imprese musicali e concertistiche. Un esperimento di sinergia fra imprese culturali in cui i soggetti privati hanno messo a rete risorse e strumenti per valorizzare un settore delicato e di primaria importanza come quello della cultura. Maggiori informazioni su www.culturedays.it


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    "Non ce ne andiamo finché la polizia non se ne va, fin quando non arrivano proposte concrete". Questa la posizione di decine di attivisti e artisti che vogliono riprendersi l'Angelo Mai, lo spazio sociale sgomberato mercoledì scorso. Il sit-in è iniziato alle 15 in viale delle Terme di Caracalla e proseguirà ad oltranza, nonostante la zona sia presidiata da alcuni blindati della polizia. "Continueremo a occuparci di ciò che è nostro che è bellezza - dicono i manifestanti - il 21 marzo inizia la Primavera. È il giorno della rivoluzione della terra intorno al sole. La città si riprende la città". 

    Intanto, il sindaco Marino non si sbilancia e a chi gli chiede un commento sull'Angelo Mai risponde: "Credo che per rispondere correttamente debba avere una ulteriore riunione con il vicesindaco che in questo momento se ne sta occupando e comprendere anche quale sia il percorso che la magistratura intende indicare. Tutto deve avvenire nella legalità". Qualche ora dopo lo sgombero, tuttavia, in una nota congiunta con il vicesindaco Nieri aveva dichiarato: "Siamo preoccupati per l’improvviso sgombero dell’Angelo Mai, un importante presidio culturale cittadino, perfettamente inserito edintegrato nelle attività socio-culturali del territorio, su cui siamo disponibili a trovare soluzioni condivise".

    Mentre il teatro contemporaneo indipendente romano, mondo eterogeneo fatto di operatori, compagnie indipendenti, tecnici e ed esperti, esprime una ferma condanna per il sequestro dell’Angelo Mai: "L'Angelo Mai non è stato soltanto un luogo di aggregazione, di programmazione di spettacoli, ma una delle poche fucine produttive ancora operanti sul territorio capitolino, in grado non solo di sopperire alle carenze croniche delle amministrazioni pubbliche in merito alla cultura contemporanea, ma anche di mettere in pratica una diversa forma di socialità, incontro, scambio, conoscenza, crescita" scrivono. 


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    Una minaccia al giorno. È l'inquietante media degli atti d'intimidazione subiti da amministratori locali e funzionari pubblici, censiti dall'associazione Avviso Pubblico nel suo Rapporto “Amministratori sotto tiro. Intimidazioni mafiose e buona politica” del 2013, presentato stamattina presso la Sala Pietro da Cortona in Piazza del Campidoglio. In tutto 351 casi, ben 29 ogni mese, in aumento del 66% rispetto alla prima edizione del 2010 del report voluto dall'associazione, nata nel 1996, che unisce in rete "Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie". Un'ondata di violenza che si concentra soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno dove si registra l'80% delle intimidazioni a sindaci, assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali.

    ROMA LA PROVINCIA PIU' COLPITA - Crescono le intimidazioni nel Lazio che passano da 5 a 15 casi in tre anni. Tra le province Roma è la più colpita con 6 atti, distribuiti tra la Capitale, Ardea e Colleferro. Tre ciascuno invece per Latina (tutti ad Aprilia), Frosinone (nel capoluogo e a Pontecorvo) e a Rieti (a Montopoli di Sabina e a Poggio Mirteto). Secondo l'assessore ai Lavori Pubblici di Roma Capitale e vicepresidente di Avviso Pubblico, Paolo Masini, "la cosa peggiore è non stare accanto agli amministratori locali che non piegano la schiena. Il pericolo è essere lasciati soli: Angelo Vassallo è stato lasciato solo ed è successo quello che è successo". La crescita del numero secondo l'assessore "può darsi sia data dal cambio di mentalità anche in politica, dove non si piega più la schiena, ma si ha un rapporto forte con i poteri forti, mettendo al centro il bene comune. Sempre più amministratori stanno aderendo a questa linea".

    PUGLIA RECORD NEGATIVO - Alla Puglia il triste primato, con 75 casi (21%), "superando" in classifica la Calabria, prima nel 2010, ora al terzo posto con il 19% dei casi, preceduta dalla Sicilia. Allarme anche nel Centro Italia (8,3%) con l'ingresso della Toscana nella graduatoria rispetto al 2010. Al Nord il 12% degli episodi, tra cui 10 in Emilia Romagna, settima in Italia, 9 in Veneto e 8 in Lombardia e Piemonte, tutte regioni che non comparivano nel precedente rapporto. A livello temporale, invece, è l'estate la stagione dove le minacce sono più frequenti: agosto (46 casi) e giugno (42 casi) i picchi, mentre a marzo ne avvengono in media solo 19.

    L'ASSESSORE MASINI: "NON LASCIAMO SOLI I POLITICI LOCALI" - “Siamo orgogliosi che il rapporto venga presentato qui in Campidoglio, noi abbiamo aderito ad Avviso Pubblico dal 6 dicembre, firmando il Patto per la trasparenza nei nostri appalti – ha continuato Masini - è un percorso che sta continuando e vedrà tra i prossimi appuntamenti il premio Pio La Torre, destinato agli amministratori locali che combattono la criminalità organizzata. Se anche la società civile non fa il suo, però, rischiamo di perdere questa battaglia". Tra i presenti anche il ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, il delegato ANCI alla Sicurezza, Immigrazione e Legalità, Giorgio Pighi, insieme a Viviana Matrangola, figlia di Renata Fonte, assessore del comune di Nardò, assassinata nel 1984 e Agnese Moro, figlia di Aldo Moro. Il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, ha annunciato la nascita di "un gruppo di lavoro che prova ad essere un osservatorio permanente, per non far sentire soli i politici locali. Daremo voce a questi sindaci e amministratori perché il loro essere in trincea abbia un senso". "Abbiamo deciso insieme al sindaco Marino di ospitare, da oggi, la sede romana dell'associazione 'Avviso Pubblico' all'interno del Dipartimento Lavori Pubblici - ha annunciato Masini - anche simbolicamente a pochi passi dalla 'casa di vetro' che è il simbolo del Patto per la trasparenza firmato a dicembre, ci sarà un luogo per gli amministratori locali dove poter avere consigli e sapere un po' di cose a livello legislativo. Un impegno totale, dunque, contro la corruzione e l'infiltrazione delle mafie".  


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    Una ragazza di 18 anni, secondo quanto si apprende dai vigili urbani, è morta in un incidente stradale in via Cassia Nuova, tra Corso Francia e via Cassia. La giovane era seduta al posto del passeggero su una delle due moto. Nello scontro sono rimaste coinvolte due moto, una delle quali è andata in fiamme, e un'automobile. Sul posto anche un'eliambulanza e i vgili del XV Gruppo. Il conducente del motoveicolo è stato trasportato in ospedale con l'eliambulanza. Un altro ferito è stato accompagnato in codice giallo all'ospedale Villa San Pietro. La polizia locale di Roma Capitale sta effettuano di rilievi. In seguito all'incidente via Cassia Nuova è stata chiusa. Difficoltà di circolazione tra Via Giovanni Fabbroni e Via Oriolo Romano in entrambe le direzioni.

    In particolare, a quanto si è appreso l'autovettura in fase di sorpasso ha agganciato la moto dove erano a bordo due giovani, uno dei quali è la diciottenne. La ragazza è stata quindi sbalzata dal mezzo ed una volta a terra è stata investita da un'altra moto che era dietro la coppia. A quanto si è appreso la ragazza è morta sul colpo.


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    Investito un pedone intorno alle 16.15 in via della Maglianella nei pressi del civico 136. Un uomo ha investito un cinquantenne dipendente di un'azienda di trasporto appena uscito da lavoro. Il conducente del mezzo, una Twingo, è poi scappato. Sul posto sono intervenuti i vigili urbani del XIII gruppo Aurelia. L'uomo è stato trasportato in eliambulanza in coma, a seguito del trauma cranico, dagli operatori di Elitaliana all'ospedale San Camillo.


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    Accusati di "sodalizio dedito alla sistematica realizzazione di fattispecie criminose, fra le quali invasione di edifici ed estorsioni, a danno degli occupanti con riferimento al pagamento di somme di danaro pretese sine titulo". E' l'accusa mossa dagli inquirenti a 41 esponenti del movimento di lotta per la casa. Accuse che hanno portato agli sgomberi delle palazzine in via delle Acacie e via Tuscolana mercoledì scorso.

    GLI SGOMBERI - Oggi il comitato popolare risponde alle accuse dando la sua versione dei fatti. "Ci hanno svegliato - raccontano in un comunicato - spaccando le porte e l'arredamento delle abitazioni; il tutto accompagnato da insulti razzisti e da grida, unicamente finalizzati a creare un clima di spavento e tensione. Ad oggi, i bambini dell'ex Hertz non vogliono allontanarsi dalle loro abitazioni per paura di non ritrovarle all'uscita da scuola". Gli occupanti dichiarano poi che "durante tutto il corso dell'operazione, non è stato fornito alcun presidio di primo soccorso medico, nonostante la presenza di anziani, invalidi e bambini affetti da grave disabilità". "La totale noncuranza di persone malate all'interno delle occupazioni ha comportato, addirittura, il ricovero di un bambino di 5 anni a cui è stata riconosciuta una prognosi di 20 giorni - si legge ancora nel comunicato - Mentre venivamo allontanati dalle nostre abitazioni, 18 tra noi venivano tradotti nella Questura di via Genova, con accuse pesantissime e rilasciati dopo 8 lunghe ore, mentre un presidio solidale si raggruppava davanti alla questura". Alla fine, "dopo una giornata di lotta che ha visto coinvolti nelle strade donne, bambini, anziani, invalidi", le persone sfrattate sono riuscite a rientrare nelle palazzine dissequestrate provvisoriamente, "rendendo evidente una totale sfasatura tra la politica della magistratura e quella del governo cittadino". 

    L'ACCUSA DI ESTORSIONE - Alle accuse di estorsione rispondono spiegando che "Occupanti e comitato popolare di lotta per la casa hanno stabilito insieme delle regole di convivenza e di gestione del posto, i cui punti fondamentali sono: non è tollerata alcuna forma di violenza fisica e psicologica; né atti discriminatori, razzisti, fascisti ed omofobi". Le decisioni, aggiungono, vengono prese in maniera collettiva e orizzontale all'interno dell'assemblea degli occupanti. Per quanto riguarda i pagamenti precisano: "La quota del comitato ammontava inizialmente a 10 euro per ciascun nucleo familiare. Da quando si è posta la necessità di fare dei lavori di miglioria delle strutture in Via delle Acacie, è stata l'assemblea stessa a decidere di aumentare la quota fino ad arrivare a 100 euro mensili per nucleo familiare, in modo tale da poter coprire le spese relative all'acquisto dei materiali (la manodopera è a gestione stessa degli occupanti come in ogni comunità autogestita)". Per quanto riguarda, invece, l'ex Hertz "si è deciso immediatamente di avviare un progetto di autocostruzione per riabilitare gli immobili dismessi: grazie al lavoro collettivo, trascorso un solo anno dall'occupazione, i 22 nuclei familiari presenti disponevano di un proprio appartamento dotato di bagno, cucina, impianto elettrico a norma". Una pratica, sottolineano "che fa dell'ex Hertz un esempio di com'è possibile rispondere all'emergenza abitativa, è stata elogiata dagli stessi esponenti delle istituzioni che hanno visitato le strutture". Il costo dei materiali è stato, nel complesso, compreso tra i 2.500 e i 3.500 euro a famiglia, in proporzione alla grandezza dell'appartamento. Gli occupanti che non disponevano sin dall'inizio del denaro necessario per finanziare i lavori, hanno potuto attingere al fondo cassa del comitato, costituita grazie alle famose quote di cui sopra.

    I CASI DI ALLONTANAMENTO - Per quel che riguarda poi i casi di allontanamento di occupanti dalle due strutture "sono stati consequenziali ad episodi di violenza domestica perpetrata da uomini sulle loro mogli, in presenza dei figli", spiega il comitato. Oppure nel caso di un occupante che non accettava di condividere gli spazi e il lavoro con una coppia omosessuale. "Le 'famose piscine private di Pina' - puntualizzano gli occupanti - sono, in realtà, le piscine gonfiabili comprate per i bambini che vivono nelle due occupazioni, e all'Angelo Mai, per il periodo estivo, data l'impossibilità economica delle famiglie di garantire loro momenti di svago presso centri estivi o località balneari". Le piscine, fanno sapere - sono state acquistate, anch'esse, con le quote versate nel fondo cassa comune del Comitato; attività ludiche per i bambini, come il teatro, il circo, le sfilate di carnevale, visite a parchi, venivano organizzate dal comitato in collaborazione con gli artisti Dell’Angelo Mai. "E così- concludono - unendo le nostre forze, abbiamo deciso di riappropriarci di un diritto che è di tutti e che continua ad esserci negato: il diritto all'abitare".


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    Oltre 100 mila persone in corteo per le strade di Latina in occasione della 'XIX giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie', organizzata dall'associazione Libera. In Piazza del Popolo è stato allestito un palco a pedali alimentato da 128 dinamo, collegate ad altrettante biciclette, dal quale saranno letti gli oltre 900 nomi di vittime delle mafie e dove si esibirà la band dei Tetes de Bois.

    Sono previsti inoltre, nel pomeriggio: quindici seminari tematici, reading letterari, spettacoli teatrali, laboratori e proiezioni di documentari. L'evento nella città pontina è promosso anche in collaborazione con Rai segretariato sociale e rapporti con il pubblico, con il patrocinio del Comune di Latina, la Regione Lazio, Roma Capitale e sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica.

    Ieri invece l'incontro con Papa Francesco: "Per favore cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male!" ha detto il Papa rivolgendosi "agli uomini e alle donne mafiosi" nel suo discorso in occasione della veglia di Libera per le vittime delle mafie nella chiesa di San Gregorio VII a Roma. 

    DON CIOTTI: "ECOMAFIE GIA' VENT'ANNI FA” - “Siamo venuti qui per affetto, stima e riconoscenza per questo territorio, qui ci sono belle persone e belle risorse. Siamo venuti per cercare verità per don Cesare Boschin e tanti altri e per non dimenticare che le organizzazioni mafiose attraversano tutto il territorio e anche l'Agro Pontino” ha detto don Ciotti alla testa del lungo corteo partito da via Isonzo, ricordando che ieri “il papa è stato chiaro: 'piangete e convertitevi, in ginocchio chiedo di cambiare vità”.  “Le nostre antenne di cittadini ed associazioni ci dicono che qui le mafie non sono infiltrate, sono presenti – ha continuato don Ciotti - fanno i loro affari nel settore dell'economia e della finanza. Se fosse solo un problema di criminalità basterebbero le forze dell'ordine ma è anche un problema di case, di povertà e di politiche sociali”. Sul caso rifiuti e sulle dichiarazioni del pentito Schiavone, don Ciotti ha commentato: “Si sapeva da vent'anni, mi sono stupito di chi si è stupito. Boschin vedeva tutto questo dalla sua finestra e della sua morte non sappiamo ancora la verità. Non c'è strage in Italia di cui si conosca la verità”.

    BINDI E GRASSO - “Oggi siamo tutti responsabili. Confidiamo nella richiesta di conversione che il Papa ha fatto ieri in maniera forte nei confronti degli uomini e delle donne di mafia” ha dichiarato la presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosi Bindi. “I mafiosi sono forti perché qualcuno si gira dall'altra parte, c'è qualcuno che pensa che ci si possa convivere o fare affari - ha aggiunto - si deve dire di no con forza. Se da queste giornate ci sarà una persona in più che vuole fare la lotta alla mafia abbiamo ottenuto un risultato importante”. Presente anche il presidente del Senato Pietro Grasso: “Il Parlamento ha in esame diverse iniziative come quella sul voto di scambio che dovrà passare in Senato - ha detto - ci sono poi iniziative governative perché la lotta alla criminalità è una priorità per il Governo”. Grasso ha poi ricordato quanti sono morti a causa della mafia e ha ribadito l'impegno del Parlamento e del Governo per dare risposte ai familiari: “Ci sono ancora familiari delle vittime delle mafie che aspettano i risarcimenti”.


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    Lo chiamano l'oro rosso perché permette con poco sforzo di accumulare una discreta ricchezza. Capannoni, fabbriche abbandonate, depositi in disuso o abitazioni private, poco importa la provenienza. Per chi vende come acquista, è un dettaglio trascurabile.  Il costo al chilo varia dai 2 ai 7 euro, ma molto conta la qualità quando si cerca di “strappare” un prezzo migliore. Il commercio del rame è ormai una vera e propria economia che dà lavoro a centinaia di persone in tutta la città. Disposte a tutto pur di ammassare qualche ferraglia da vendere. A peso d'oro.

    I FURTI SUI TRENI - Fra i più colpiti dalla fame da oro rosso sono soprattutto le Ferrovie che nei primi due mesi del 2014 hanno visto “scomparire” dalla rete ferroviaria laziale già 7257  chili di rame. Una quantità spropositata del prezioso metallo che ha procurato più di 115 mila euro di danni e disagi infiniti per i pendolari. Perché i più colpiti alla fine sono loro, i tanti utenti che si servono del treno e che ogni giorno  sono costretti a subire le conseguenze dei furti.  Solo fra ieri e oggi, due furti distinti hanno causato il rallentamento per di diverse ore della ferrovia Roma - Viterbo e della linea Orte - Roma - Fiumicino Aeroporto. “Le incursioni sono continue a volte per un misero bottino”, spiegano dalle Ferrovie secondo cui nel solo 2014, i furti sulla rete hanno interessato 355 treni, causando oltre 73 ore di ritardi, mentre i soli tentativi di furto hanno coinvolto 124 treni, provocando  oltre 38 ore di ritardo.

    IL CASO FARNETO - Nonostante i rinvenimenti di rame rubato siano ormai all'ordine del giorno, le forze dell'ordine in più di una occasione hanno scongiurato la presenza di un vero e proprio cartello criminale dietro la gestione dell'oro rosso. I ladri sono perlopiù “procacciatori” indipendenti e  autorganizzati che tuttavia si servono di depositi e sfasci ben definiti, dove sanno di poter andare sul sicuro. Come quello sulla Nomenatana, il cui proprietario è stato denunciato per ricettazione dai Carabinieri di Ponte Milvio, che sono risaliti a lui dopo aver sorpreso lo scorso 12 marzo quattro cittadini di nazionalità romena mentre smontavano i binari della stazione fantasma di Farneto, costruita per i mondiali 90 e utilizzata solo 8 giorni. All'uomo, dal dicembre 2013, i quattro avevano già venduto più di 4 tonnellate di rame per un guadagno di 10 mila euro. Magari non è una somma che risolve l'esistenza, ma sempre meglio che lavorare.


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    Nicola Zingaretti, governatore del Lazio

    Non sarà un fatto epocale che migliorerà le sorti del mondo, ma per la Regione guidata da Zingaretti è il segnale che qualcosa è cambiato, soprattutto in Sanità. L'abbattimento per le liste di attesa è ancora un miraggio, però, intanto, i pannoloni per gli incontinenti diventano low cost e faranno risparmiare alla casse pubbliche 9 milioni di euro nei prossimi 3 anni, grazie alla gara comunitaria centralizzata. 

    PRODOTTO TESTATO - La Regione assicura che il taglio dei costi non inciderà sulla qualità del prodotto, testato dai laboratori specializzati della Camera di Commercio di Milano. "Quello acquistato ha superato tutte le prove - si legge nella nota della Regione - La gara è stata fatta su tre lotti e aggiudicata lo scorso 14 marzo per tre anni ad un importo complessivo pari a poco meno di 31 milioni, equivalenti a circa 10 milioni l’anno. La spesa storica annuale registrata in tutte le aziende è risultata pari a 13 milioni l’anno. Il risparmio dunque è di tre milioni annui che sale a nove su base triennale".

    EMERGENZA FINITA - Il sollievo alla Pisana è alto. Altissimo, perché "con questa gara si chiude la stagione del caos per l’acquisto dei pannoloni per l’incontinenza. Un prodotto - si legge nella nota - di largo consumo, pagato spesso somme molto diverse da Asl ad Asl e da ospedale ad ospedale, e che era finito agli onori della cronaca per vicende legate a malasanità e mazzette. Con le gare centralizzate, invece, episodi simili non si ripetono più. Gli ausili acquistati, per il 90% sono destinati alla consegna domiciliare e saranno gestiti, secondo le regole previste nel capitolato di gara, in base ad un meccanismo di remunerazione basato su un costo forfettario a giornata per utente, indipendentemente dalla quantità di ausili utilizzati. Un meccanismo già sperimentato da tempo in regioni come l’Emilia Romagna, la Sicilia, la Toscana". 


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    La Roma si prende i tre punti a Verona in questo anticipo della 29^ giornata di campionato contro il Chievo. Sulla maggiore qualità giallorossa non ci sono dubbi, tuttavia nella piovosa serata veronese, i regali della difesa clivense sono stati numerosi e decisivi: la squadra di Garcia ne ha approfittato. Sul primo gol (e non solo), Cesar ha regalato la palla a Gervinho, sul raddoppio di Destro la retroguardia di Corini ha regalato un'autostrada al rapinatore Destro che non ha fallito. Una certa aggressività del Chievo nei primi minuti e qualche battibecco fra Maicon e Benatia (che salterà la partita col Torino) avevano fatto pensare a una serata complicata per i giallorossi, ma i gravi errori della difesa gialloblu hanno messo la partita e i tre punti nelle mani della Roma che ha dimostrato però di essere in buona serata. Specie a centrocampo la squadra di Garcia ha pressochè dominato: autorevole la prestazione di Nainggolan e Taddei. La Roma si è concessa pure qualche giocata di fino con Totti (recuperato a pieno) e Destro, stakanovista del gol. Con questa vittoria, ha rafforzato il proprio secondo posto, insidiato dal Napoli. Col ritorno di Totti (in coppia con Destro davanti: l'intesa ha funzionato) e il recupero di Maicon (con Romagnoli sull'altra corsia), la squadra di Garcia ha vinto e convinto.

    SVISTA DIFENSIVA- Bello il duello Stoian-Romagnoli: i gialloblu si sono proposti in avanti in velocità sulla destra. Ma un gravissimo errore di Cesar (colpo di testa all'indietro) al 17' ha regalato a Gervinho una palla decisiva: l'ivoriano è andato a battere facilmente Agazzi. Superato il momento difficile, il Chievo ha cercato vanamente di spingersi in avanti, regalando spazi all'iniziativa giallorossa. Un altro regalo di Dainelli (passaggio all'indietro) al 32', ha dato a Destro la possibilità di andare verso la porta, ma in posizione molto decentrata sulla sinistra: tiro sull'esterno della rete. Anche Sardo al 34' ha toccato di testa all'indietro, costringendo Agazzi a un avventuroso salvataggio su Gervinho.

    TADDEI INVENTA- Al 42' Taddei ha dato in corridoio centrale a Destro: difesa completamente aperta e tocco vincente dell'attaccante sulla sinistra di Agazzi. Nella ripresa due cambi: Rubin al posto di Stoian e Torosidis al posto del "nervoso" Maicon che aveva anche preso una botta. Paloschi non ha approfittato delle (rare) distrazioni difensive dei giallorossi, ma anche Destro si è mangiato qualche occasione favorevole. Con l'ingresso di Florenzi (Totti) e Pellissier (Paloschi), son cambiate parecchie cose in campo: i due tecnici hanno pensato forse al turno infrasettimanale. La Roma ha sfiorato (tiro fuori di poco) il terzo gol con Nainggolan. Poi il Chievo è andato avanti con Obinna da sinistra e Pellissier, senza tuttavia passare per la sicurezza di De Sanctis. Destro ha lasciato il posto a Bastos, Benatia di testa ha messo alta una palla di Pjanic, tuttavia il risultato non è cambiato, anche se Gervinho di testa ha sfiorato il gol (bravo Agazzi) al 44'.


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    È partita sotto la pioggia dai via dei Fori imperiali la Maratona di Roma. A dare il via, sventolando il tricolore, il sindaco di Roma Ignazio Marino e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Alla 20/a edizione i partecipanti hanno superato quota 19mila con diverse migliaia di stranieri provenienti da 122 nazioni.

    IL TRACCIATO - Quest'anno il punto di partenza, così come quello di arrivo, sarà in via dei Fori imperiali e il  percorso prevede alcune novità rispetto al passato: il tracciato contempla infatti 77 cambi di direzione, nessuna curva a gomito e circa 7,6 chilometri di sampietrini; è stato eliminato il passaggio vicino Fontana di Trevi mentre sono stati aggiunti quelli sul ponte Settimia Spizzichino, nel traforo Umberto I, in via Nazionale e largo Magnanapoli, con a destra sullo sfondo il Quirinale.

    LA GARA PER GLI AMATORI -  Abbinata alla prova competitiva di 42,195 km c'è la non competitiva di 5 km aperta a tutti, 'RomaFun La stracittadinà - a cui sono iscritte 80 mila persone - quest'anno per la prima volta l'arrivo è fissato all'interno del Circo Massimo. Tutti i partecipanti alle gare, muniti di pettorina, potranno viaggiare domenica gratis su bus, tram e metro della Capitale.


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    Pioveva questa mattina a Roma ma i "Centomila" della Maratona non si sono scoraggiati così per un giorno le vie della Capitale hanno vissuto un grande momento di sport e socialità.  Diciannove mila i partecipanti alla 42 chilometri più di ottantamila gli appassionati che si sono dati il via per la "RomaFun", sui 5 chilometri. Padroni assoluti gli Etiopi che fra gli uomini si sono imposti con Shume Legese Hailu in 2h09'47, che ha preceduto il connazionale Sisay Jisa Mekonnen (2h11'20) e il kenyano Leonard Kipkoech Langat (2h14'08"). Ai piedi del podio il primo degli italiani, Domenico Ricatti, che taglia il traguardo in 2h14'07". Successo etiope anche fra le donne dove a trionfare è Ayelu Geda Lemma in 2h34'49". Alle sue spalle la marocchina Janat Hanane (2h38'08", terzo posto per l'italiana Emma Quaglia (2h43'21") davanti a Marcella Mancini.
    SI REPLICA IN PERIFERIA-  Entusiasta il primo cittadino, Ignazio Marino che questa mattina ha dato il via alla gara annunciando alcune novità per la prossima stagione: "Roma torna oggi tra le grandi metropoli internazionali. Per il prossimo anno stiamo pensando con gli organizzatori della Maratona ad un percorso che incontri le nostre periferie Lì- ha annunciato- ci sono reperti archeologici meravigliosi che dovrebbero essere valorizzati".

    ZANARDI FA POKER-  Il campione paralimpico Alex Zanardi mette a segno la sua quarta vittoria nella prova di handbike alla 20^ Acea Maratona di Roma, tagliando per primo il traguardo in 1:12:36. L'ex pilota di Formula 1, già vincitore nel 2010, nel 2012 (quando aveva registrato il primato della gara in 1:11:46), e nel 2013, si aggiudica anche questa edizione, registrando così il record assoluto di quattro vittorie sul percorso di Roma (3 volte ha vinto l'etiope Firehiwot Dado). Dietro di lui, sul podio, gli italiani Paolo Cecchetto (1:22:57) e Pantaleo Sette (1:22:58). "A 47 anni posso dirmi contento del risultato" ha dichiarato il paralimpionico " un tempo eccezionale nonostante alla fine mi sia dovuto fermare per una piccola modifica all'handbike e nonostante il meteo, che certo non ci ha aiutati. A Roma tornerò sempre, finché gli organizzatori mi vorranno, perché è una gara meravigliosa".
     

    QUATTRO ARRESTI- In poche ore i servizi antiborseggio dei carabinieri,  hanno portato all'arresto di sei ladri, tutti colti con le mani nel sacco mentre tentavano di derubare gli spettatori che assistevano al passaggio degli atleti. Le prime a finire in manette sono state quattro ragazze nomadi di età compresa tra i 25 ed i 31 anni, tutte con svariati precedenti specifici e nella Capitale senza fissa dimora: la banda di borseggiatrici ''in rosa" è stata sorpresa dai carabinieri della stazione Roma via Vittorio Veneto lungo via dei Fori Imperiali. La refurtiva è stata, comunque, recuperata dai carabinieri. Altri due borseggiatori, un romeno di 38 anni e una cilena di 45 anni, entrambi senza fissa dimora, sono stati arrestati dai carabinieri della stazione Roma San Lorenzo in Lucina nella zona di piazza di Spagna, dove avevano appena derubata una romana di 19 anni di una borsa contenente documenti, contanti e un telefono cellulare.


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    E' morto venerdì notte il piccolo Leonardo, un bimbo di 3 anni ricoverato e poi dimesso dall'ospedale di Tarquinia. Il Ministro Lorenzin ha "fin da ieri disposto un'indagine ispettiva al fine di chiarire come sia stato possibile il verificarsi della tragedia del piccolo Leonardo, soltanto poche ore dopo essere stato sottoposto a controllo medico specialistico presso l'Ospedale di Tarquinia". Nello specifico si intende verificare "se a causare la morte del piccolo abbiano concorso anche fattori organizzativi e se l'ospedale di Tarquinia sia tra quelle strutture in grado di assicurare assistenza specialistica pediatrica in emergenza". Lo ha reso noto il Ministero della Salute.

    (Foto di archivio)


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    Tra Lazio e Milan ha la meglio la paura di perdere. Di fronte ad un Olimpico vuoto e una tifoseria ancora in piena contestazione finisce 1 a 1 con poche occasioni e qualche rimpianto da entrambe le parti. Meglio il secondo tempo rispetto al primo concluso quasi per caso dal Milan in vantaggio grazie a un cross di Kakà deviato nella propria porta da Konko (43').La Lazio è partita subito forte anche se con poche idee e molta confusione. Per vedere una reazione biancoceleste al gol del Milan si è dovuto aspettare fino al 61’ con Gonzale. In quel momento la Lazio ha dato l’idea di poter allungare mentre il Milan, con Balotelli in campo per Honda (ancora deludente il giapponese), ha dato l'impressione di aver smarrito gli equilibri salvo poi riemergere nel finale, caratterizzato da un palo colpito dall'attaccante della Nazionale.

    EMERGENZA INFORTUNI- Con Klose e Dias fermati in extremis da infortuni (giocano Perea e Novaretti) e con Berisha per l'influenzato Marchetti, la Lazio tiene il pallino del gioco insistendo molto sulla destra, con il rientrante Candreva e le incursioni di Konko che impegnano Constant, preferito da Seedorf a Emanuelson. Per Amelia comunque, sostituto dello squalificato Abbiati mentre Pazzini spedisce Balotelli in panca, niente pericoli e il primo tiro verso la porta è un colpo di testa di Perea che chiude la propria traiettoria sopra la traversa. Spettacolo piuttosto misero quello dell'"Olimpico", dove l'immancabile colonna sonora è dedicata agli insulti al presidente Lotito, seduto in tribuna. Kakà prova a scuotere i suoi con qualche accelerazione, ma è come se predicasse nel deserto. Verso la porta di Berisha si avvicina Honda, con un sinistro velenoso che però non impensierisce il portiere albanese.

    MILAN IN VANTAGGIO- Finale di tempo con doppio sussulto. Segna la Lazio, ma il gol di Novaretti viene giustamente annullato per fuorigioco di Biava; pochi secondi dopo Kakà, il migliore dei suoi, sfonda sulla sinistra e trova, sul suo cross, la deviazione di spalla di Konko che non lascia scampo a Berisha. Milan in vantaggio e che rischia addirittura di raddoppiare in pieno recupero, quando Kakà pesca Honda nel cuore dell'area biancoceleste: il giapponese però spreca malamente di testa. Come al solito è Candreva a provare a trascinare la Lazio: dalla sua fascia cominciano a piovere palloni che iniziano a mettere in difficoltà Mexes e Rami, coppia d'Oltralpe. Amelia respinge coi pugni il sinistro di Candreva, prima degli ingressi di Balotelli e Lulic per Honda e Perea e il forcing della Lazio (senza punte di riferimento) che diventa insistente, con De Jong che salva sulla botta di Biglia.

    REAZIONE LAZIO-  Al 16' arriva il meritato pari: ennesimo cross dalla destra di Osvaldo, Biglia prolunga e Gonzalez di testa indovina un gran gol. Il Milan non esce più e allora la Lazio prende sempre più fiducia, anche se Amelia non corre rischi e, anzi, Pazzini, fin lì stretto tra Biava e Novaretti, avrebbe l'opportunità per riportare avanti i suoi, ma la sua conclusione - in equilibrio precario - finisce alta. Nel finale un numero di Balotelli, botta terrificante dai 22 metri e palo pieno del 45 rossonero. L'1-1 non viene più messo in discussione anche se Candreva, in pieno recupero, sfiora il gol su punizione. Un pari che alla fine scontenta tutti che rispetta i valori in campo.


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    Ventiquattro ballerini del Teatro dell’Opera “mandati forzatamente in pensione”. A dichiararlo è la Slc Cgil che spiega come l’iniziativa sia stata presa “al fine di ridurre drasticamente e da subito l'organico funzionale ed impedirne così il graduale ricambio (per legge è da anni di fatto impossibile l'assunzione di personale in questi numeri)".

    Corpo di ballo dell'Opera di Roma

    IN 24 SENZA PENSIONE NE’ STIPENDIO - Secondo il sindacato dietro i licenziamenti ci sarebbe  “la concreta volontà di affossare definitivamente il corpo di ballo e di relegarne le attività a momenti occasionali da affidare al precariato”. La Cgil evidenzia anche come siano stati disattesi gli impegni sottoscritti dal teatro per il reintegro di 70 elementi. E ora, a causa del mancato preavviso, fin ora sempre applicato in teatro per tutti, dal 1 aprile 24 danzatori si ritroveranno per mesi senza poter contare né sulla pensione né sullo stipendio. Da subito i danzatori stabili resteranno solo 15 (invece di 70) e “il progetto triennale sottopostoci (previsto dalla legge 112/'13), - aggiunge il sindacato - vincolante e condizionante per il futuro, da presentare al commissario/ministero entro poche settimane, prevede un corpo di ballo di sole 50 unità, fra stabili e aggiunti, con il ripristino di soli due posti stabili in organico da qui al 2016”.

    “SI TAGLIA IL RAMO PIU’ REDDITIZIO” - Secondo la Cgil lo scopo è “favorire gli interessi della Fondazione ma agevolare altri interessi anche esterni a danno del Teatro”. “Si cerca di supplire all’incompetenza e all’incapacità di organizzare il personale per renderlo più produttivo  – attacca il sindacato - dismettendo un ramo fondamentale di azienda al fine di attuare risparmi ma con l’inaudita conseguenza di segare il ramo più redditizio”. La prova, se si esaminano con attenzione i bilanci, è che “gli spettacoli di balletto sono tra i più seguiti e in attivo economico, producendo così guadagni per la Fondazione”. Il sindacato denuncia poi che “persiste invece il rifiuto aziendale a fornire i dati scomposti e dettagliati sui costi delle singole produzioni dai quali si potrebbero meglio evidenziare le responsabilità di scelte assurde, fatte da dirigenti ancora al comando, che hanno comportato moltiplicazione della spesa”. Alcuni esempi: “la sostituzione dell’allestimento del balletto “Romeo e Giulietta” di Cranko di proprietà del Teatro con un’altra versione che ha triplicato i costi, o l'opera “Rienzi” dai costi elevati ma con scarso riscontro di biglietteria o la serata “Notes de la nuit”, o come queste ultime nuove produzioni non di repertorio pesantemente in perdita che hanno registrato un flop clamoroso di incassi e critica".

    LE RICHIESTE – Per questi motivi la Rsa Slc Cgil dell'Opera "ha già inviato comunicazione formale di attivazione delle procedure di confronto previste dall'art. 41, lettera c del Contratto nazionale di lavoro, con la richiesta di esame specifico tra sindacati e Fondazione in relazione all’applicazione delle norme contrattuali coinvolte”. Tali procedure prevedono che possano essere coinvolte nella discussione anche i rappresentanti nazionali delle organizzazioni sindacali che hanno stipulato il Contratto nazionale di lavoro (Ccnl), il tutto per sospendere i licenziamenti e "ogni altra azione".


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