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    Ormai mancano tre giorni alla scadenza della mini Imu. Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha risposto alle domande più frequenti poste dagli operatori del settore.

    1) Quali codici tributo devono essere utilizzati per il versamento della Mini IMU? Quelli già previsti e utilizzati negli anni 2012 e 2013 relativi al comune a seconda della tipologia di immobile?

    Si, devono essere usati gli stessi codici tributo già esistenti.

    2) Quali sono le regole applicabili in relazione ai versamenti minimi?

    Per i versamenti minimi valgono le regole ordinarie, vale a dire si applica l’art. 25 della legge n. 289 del 2002 che prevede l’importo minimo di 12 euro o il diverso importo previsto dal regolamento del comune..

    3) L’importo minimo deve intendersi riferito all’importo complessivamente dovuto, determinato cioè in riferimento a tutti gli immobili situati nell’ambito dello stesso comune?

    Tale importo deve intendersi riferito all’imposta complessivamente dovuta con riferimento a tutti gli immobili situati nello stesso comune, come espressamente previsto dalle linee guida al regolamento IMU pubblicate sul sito del Dipartimento..

    4) In tema di limite minimo per la riscossione coattiva, qual è l’importo che va preso a riferimento? Non esiste alcun importo che può essere preso in considerazione o vale il precedente limite di € 16,53 previsto dall’art. 1 del D.P.R. n. 129 del 1999?.

    L’importo di euro 16,53 scaturisce da una disposizione che è stata superata dal D. L. n. 16 del 2012 e, pertanto, si ritiene che la modifica operata dall’art. 1, comma 736, della legge di stabilità per l’anno 2014 non abbia l’effetto di far “rivivere” la disposizione superata. Conseguentemente, essendo venuto a mancare il limite di 30 euro fissato dal D. L. n. 16 del 2012, non esiste per i tributi locali un importo minimo per la riscossione coattiva, fatto salvo, ovviamente, il rispetto del limite minimo di 12 euro per i versamenti spontanei.

    5) Modalità di compilazione F24:

    a. Caselle acconto/saldo: vanno compilate e in tal caso occorre barrare la casella saldo?

    Occorre barrare solo la casella relativa al saldo.

    b. Casella Rateazione – va compilata e in tal caso come? (dovrà essere indicato 01/01?)

    Il campo “rateazione” deve essere compilato con il valore “0101” per i pagamenti eseguiti con il codice tributo 3912 (abitazione principale). Per gli altri pagamenti, il campo non deve essere compilato..

     c. Casella detrazione: va compilata pur essendo ininfluente ai fini del calcolo?

    La casella deve essere compilata e occorre indicare l’importo effettivo della detrazione 2013, che può essere stata aumentata dal comune, compresa la maggiorazione.

    d. Casella numero immobili: va compilata normalmente?

    La casella immobili deve essere regolarmente compilata.

    6) Come viene calcolata la Mini IMU in riferimento ai terreni agricoli non posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali per i quali non è stata versata la prima rata 2013?

    Per quanto riguarda i terreni agricoli non posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali il relativo versamento non può essere considerato Mini IMU, poiché si tratta dell’ordinario versamento concernente la seconda rata e il saldo della prima.

    Per questa fattispecie il procedimento di calcolo dell’IMU 2013 è il seguente:  Prima rata non dovuta, equivalente al 50% dell’importo pagato nel 2012;

    Seconda rata dovuta + saldo sulla prima rata. Tale importo si ottiene calcolando la differenza tra l’imposta annuale 2013 e la prima rata non versata.

    Si ricorda che il comma 728 dell’art. 1 della legge di stabilità per l’anno 2014 prevede che, in caso di insufficiente versamento della seconda rata 2013, la differenza può essere versata entro il 16 giugno 2014, senza sanzioni e interessi.

    7) Ai fini del calcolo della Mini IMU per l’anno 2013, che dovrà essere versata entro il prossimo 24 gennaio, deve essere utilizzata la rendita catastale eventualmente aggiornata nel corso del 2013?.

    Ai fini dell’individuazione della base imponibile relativa ai fabbricati iscritti in catasto, l’art. 13, comma 4 del D.L. n. 201 del 2011 prevede, espressamente, che per tali fabbricati “il valore è costituito da quello ottenuto applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento ai sensi dell'articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662” i diversi moltiplicatori stabiliti dalla norma in commento.

    Dalla lettura della citata disposizione deriva, quindi, che per il calcolo della Mini IMU, dovuta per l’anno 2013, si dovrà tener conto delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio 2013.

    8) Come si deve comportare il contribuente nel caso in cui non riceva in tempo utile il bollettino di conto corrente postale o il modello F24 per il versamento della Maggiorazione TARES previsto entro il prossimo 24 gennaio?

    Le norme prevedono all’art. 5, comma 4, del D. L. n. 102 del 2013, che il comune predispone e invia ai contribuenti il modello di pagamento della TARES e della maggiorazione standard pari a 0,30 euro per metro quadrato, riservata allo Stato.

    Nel caso in cui il Comune non abbia inviato tali modelli di pagamento in tempo utile il contribuente che versa in ritardo non è soggetto a sanzione, poiché lo stesso art. 5 al comma 4-bis prevede che nel caso in cui il versamento del tributo relativo all'anno 2013 risulti insufficiente, non si applicano le sanzioni qualora il comune non abbia provveduto all'invio ai contribuenti dei modelli di pagamento precompilati.

    In ogni caso l’art. 10 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212 del 2000) prevede al comma 2 che “Non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell'amministrazione finanziaria, ancorché successivamente modificate dall'amministrazione medesima, o qualora il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori dell'amministrazione stessa”..

    9) Si può ricorrere al ravvedimento operoso per la Mini IMU e per la maggiorazione TARES?.

    Il ravvedimento è possibile sia per la Mini IMU sia per la maggiorazione TARES. Per quest’ultimo tributo si deve tenere presente anche di quanto illustrato nel punto precedente.

    10) Con la recente modifica alla tassazione degli immobili, l’Imu non è dovuta per l’abitazione principale e relative pertinenze. L’articolo 13, comma 2, del D.L. n. 201/2011 dispone che se i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e residenza anagrafica in immobili diversi situati nel medesimo comune l’agevolazione (ora l’esenzione) si applica per un solo immobile. Si dovrebbe intendere che se i coniugi hanno la dimora e residenza in comuni diversi possono entrambi usufruire della esenzione. Anche alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 14389/2010, la quale afferma che una abitazione viene considerata principale solo se vi dimorano tutti i familiari, si chiede conferma di tale interpretazione.

    Il regime che definisce l'abitazione principale ai fini IMU è rimasto lo stesso, ciò che è cambiato è la misura dell'agevolazione che, a decorrere dal 2014, è divenuta un'esenzione. Si conferma, pertanto, che l'esenzione si applica nel caso in cui i coniugi abbiano stabilito l'abitazione principale in due comuni diversi. La sentenza della Corte di Cassazione ha individuato un principio interpretativo delle norme sull'ICI relative all'abitazione principale che non recavano la stessa disposizione in commento. Pertanto, tale criterio interpretativo non può essere utilizzato quando la norma tributaria dispone chiaramente in materia..

    11) Il proprietario di un’abitazione principale che ne concede alcune stanze in locazione a studenti, usufruisce della esenzione da IMU ai sensi dell’articolo 1, comma 707 della legge n. 147/2013?

    Anche se parzialmente locata, l’abitazione principale non perde tale destinazione e, pertanto, a partire dal 1° gennaio 2014, beneficia dell’esenzione dall’IMU prevista per tale fattispecie..

    12) Il comma 707 della legge n. 147/2013 dispone l’esonero dal pagamento dell’Imu per i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del ministro delle infrastrutture del 22 aprile 2008. In virtù di quanto disposto alla lettera d) dello stesso comma, si applica la sola detrazione di euro 200 agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi case popolari (Iacp) e dagli enti di edilizia pubblica. Si deve intendere che la detrazione si applica solamente alle abitazioni non esenti da Imu in quanto non aventi le caratteristiche di cui al D.M. 22 aprile 2008?.

    Alla domanda si deve dare risposta positiva; pertanto nel caso in cui gli immobili posseduti dagli istituti in questione abbiano le caratteristiche di alloggio sociale di cui al D.M. 22 aprile 2008, a partire dal 1° gennaio 2014, si applica lo stesso regime dell'abitazione principale. In caso contrario, si applica la sola detrazione prevista per l'abitazione principale.


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    Le nuove proposte musicali e artistiche ancora una volta protagoniste delle serate del Lian Club, il barcone galleggiante sul Tevere, sotto Ponte Cavour, sempre pronto ad accogliere le sonorità più originali e a presentare al pubblico le band più innovative.

    Venerdì 24 gennaio, il palco sarà di Edoardo Pesce & the St Peter Stones,nati nel maggio del 2012 dall’unione di Edoardo Pesce e della band Elliot. I St Peter Stones, apprezzati a Radio Rock e nei più disparati locali di Roma e di tutto il Lazio, si apprestano in questi mesi a ultimare le registrazioni del primo album Mano Santa, con il lancio dei già noti brani De Niro Blues e I wasborn in Tor Bella Monaca, che dà anche il titolo alla rivisitazione teatrale del progetto, andata in scena con successo a dicembre scorso al teatro di Tor Bella Monaca a Roma. Un progetto musicale attraversato da sonorità di blues e rock e costruito sulla vena autoriale di Edoardo Pesce, attore e poeta romano particolarmente apprezzato per il suo appeal comico e la spontaneità dialettale.

    Appuntamento venerdì 24 gennaio a partire dalle 22,30. Edoardo Pesce, voce e chitarra acustica; Gabriele Elliot Parrini, voce e chitarra elettrica; Matteo Festa, basso; Carlo Mastrogiacomo, batteria; Alessio Moncelsi, pianoforte.

    Sabato 25 gennaio il Lian Club ospita invece Tuppi, musicista e dj che presenterà al pubblico il suo album Greatesthitz, firmato da Goodfellas. Tuppi ha alle spalle lo spettacolo itinerante Voci nel deserto di cui ha composto le musiche, la colonna sonora della tappa al Teatro Petruzzelli di Ferite a Morte, la partecipazione sul piccolo schermo accanto a Serena Dandini e Paolo Belli. Ora si impone sulla scena musicale da protagonista con l’album Greatesthitz, che raccoglie dieci anni di carriera.

    Quattordici brani inediti che fotografano il percorso di un artista poliedrico attraverso suoni antichi e moderni, in una miscela inedita di narrazione cantata e rappata. Tuppi usa il microfono per rappare e cantare, le mani per scratchare e dirigere una band di suonatori di ottoni, funambolici rapper e malati di musica, pronti a lasciarsi trasportare dai suoni irriverenti, scanzonati e carichi di ironia. Le rime di Tuppi sono la risposta alla precarietà dei tempi, alle incertezze e anche ai politici impresentabili. Greatesthitzè la voce di un b.boy degli anni Novanta, partito dagli angoli bui di Bari affollati da hip hopper, e arrivato a ‘Viva Radio 2’ da Fiorello. L'uscita del disco è accompagnata dal primo singolo Voce del verbo precario: essere precario è una scelta di vita.

    L’appuntamento è alle 22,30 Lungotevere dei Mellini 7. Ingresso gratuito. Come da tradizione del Lian, ai concerti si affianca anche l’aperitivo, il cocktail bar e la buona cucina aperta fino alle 3, con Eat@Lian by Roma Restaurant. E un ricco menù, elegantemente inserito all’interno delle copertine di vecchi lp, che propone antipasti, primi sfiziosi, carne e pesce di qualità ma anche pizza e dessert.


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    Non solo resistono, ma addirittura sono in crescita. Ma spesso lamentano di essere ignorati dalle istituzioni, se non quando diventano soggetti tassabili. Eppure gli stranieri che fanno impresa nella capitale, secondo gli ultimi dati disponibili della Cna Roma, sono un esercito: circa 46.600. Con una crescita del 10,2 per cento rispetto al dato precedente.

    Un incremento doppio rispetto alla velocità di crescita degli imprenditori stranieri a livello nazionale (più 5,2 per cento). E con un contributo al prodotto interno lordo della città, che gira intorno all’11 per cento. Numeri interessanti rispetto all’imprenditoria gestita da italiani, che colpita dalla grande recessione segna il passo.

    Indra Perera - Foto- CNA

    “Certo anche noi soffriamo la crisi – afferma Indra Perera (nella foto), che da anni lavora nel settore della fornitura degli uffici e da qualche mese confermato alla guida di Cna Word – ma spesso riusciamo a sopravvivere perché le nostre aziende sono frutto di investimenti familiari. Ciò ci ha permesso di non indebitarci con le banche”.

    Come Perera sono migliaia gli imprenditori stranieri che arrivati a Roma per fare l’aiuto cuoco, il lavapiatti oppure muratore, solo per citare alcuni esempi, si sono messi poi in proprio aprendo una un’attività economica. 

    “Per lo Stato italiano – continua Perera – siamo contribuenti da spremere solo quando ci sono le tasse da pagare, ma quando si tratta di riconoscerci i nostri diritti siamo completamente dimenticati. Il governo vuole attrarre gli investimenti stranieri, ma quale straniero vuol venire nel nostro Paese con tutti i problemi burocratici che ci troviamo”. E precisa: “Per la maggior parte degli stranieri che vogliono fare impresa non esiste attività in nero. Devono essere in regola per avere il permesso di soggiorno e non rischiare così il reato di clandestinità”.

    Focalizzando, poi, l'attenzione sulle imprese individuali, forma giuridica di elezione degli imprenditori stranieri, i primi tre Paesi di provenienza per numerosità dei titolari nati all’estero 7.443  sono del Bangladesh, 6.293 arrivano dalla Romania e 2.846 dalla Cina. 

    Nelu Mega, romeno, ha quarant’anni, da venti vive a Roma. È titolare di due società, una nel settore edilizio, l’’altra nel campo dei servizi. Tra tutt’e due le imprese ha diciotto dipendenti. Quando ha capito che l’edilizia capitolina stava per attraversare la sua crisi più profonda, ha deciso di investire i suoi risparmi nel settore dei servizi. “Oggi l’edilizia – dice a Paese Sera – è in una fase difficilissima, per non perdere tutti miei sacrifici ho deciso di aprire un’altra società. Le due società sono come dei vasi comunicanti, una aiuta l’altra in caso di difficoltà”. 

    Nelu, inoltre, denuncia la scarsa attenzione della politica nei confronti della categoria. “Gli imprenditori oggi – continua – sono costretti a fare da sé. Le istituzioni politiche latitano e hanno abbandonato il mondo dell’imprenditoria”.

    C’è poi chi come Tesfai Solomon, cinquantunenne eritreo, è proprietario di un albergo vicino alla stazione Termini, con nove dipendenti. Le cose si potrebbe pensare che almeno per lui vadano meglio visto i dati incoraggianti sull’incremento dei turisti nella Capitale.

    “Sì questo è vero – dice – ma bisogna tener presente che nel nostro settore però ad un incremento dei turisti, non è corrisposto un aumento dei prezzi. Sono ventidue anni che lavoro in questo settore e una crisi del genere non l’ho mai vista”. Anche lui ha deciso di resistere. E lo fa soprattutto per i suoi cinque figli.


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    Incidente sul lavoro questa mattina a Tarquinia in un centro industriale. Un uomo di 52 anni, salito sul tetto di una delle strutture, è caduto facendo un volo di circa cinque metri. Sul posto è intervenuto il 118 che, date le condizioni molto gravi del ferito, ha trasportato in eliambulanza l'operaio al policlinico Gemelli dove, politraumatizzato, è stato ricoverato in codice rosso.

    (Foto di archivio)


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    Uno striscione in bella vista e una polemica destinata a durare. Con la scritta 'Ciao genitore 1, guarda come mi diverto', parafrasando la celebre canzone dell’allora Jovanotti (all’anagrafe Lorenzo Cherubini), i ragazzi di Fratelli d’Italia si sono presentati questa mattina nell’aula consiliarie del Municipio VIII. Una protesta contro la risoluzione approvata dalla giunta del minisindaco Andrea Catarci, con cui le scuole del territorio municipale vengono invitate a utilizzare, sui moduli scolastici, i termini 'genitore 1' e 'genitore 2' invece che 'madre' e 'padre'. Così dopo le polemiche di ieri sulla mancata calendarizzazione della delibera sulle Unioni civili, con lo strappo tra Pd e Sel, continua la battaglia per i diritti.

    “Come Fratelli d'Italia questa mattina abbiamo occupato simbolicamente l'aula del Consiglio per ribadire la nostra contrarietà alla proposta approvata dalla maggioranza di Catarci che, di fatto, cancella i termini mamma e papà dalle scuole della circoscrizione”, spiegano Andrea De Priamo e Chiara Colosimo, rispettivamente portavoce e membro della costituente romana di FdI. I giovani del partito guidato da Giorgia Meloni e Fabio Rampelli, la definiscono una buffonata. “Una politica d’attacco alla famiglia, che passa sia come boutade propagandistica che come assenza di una reale tutela del nucleo familiare”, aggiungono. Un provvedimento che per loro cancella “millenni di civiltà”.

    In difesa del minisindaco i capigruppo della maggioranza municipale, Federico Raccio (Pd), Gabriella Magnano (Sel) ed Eleonora Talli (Lista civica Marino). L’occupazione simbolica di oggi è “l'ultimo grido disperato di chi, nascondendosi dietro la difesa della 'famiglia tradizionale', non vuole arrendersi all'idea di una nuova stagione di diritti dove l'individuo, senza distinzioni di nessun tipo, è messo al primo posto e l'unico requisito della famiglia e' l'amore tra chi la compone”, spiegano gli esponenti del centrosinistra. Che critica gli avversari politici per aver usato slogan fuori luogo, come 'Giù le mani dai bambini'. Solidarietà a Catarci anche dal collega di partito, Gianluca Peciola.

    Il capogruppo di Sel in Campidoglio “è evidente il tentativo di strumentalizzazione da parte del centrodestra della questione che riguarda la modifica della terminologia parentale”. L'atto, spiega Peciola, “propone esclusivamente l'aggiornamento della modulistica scolastica per non discriminare le figure genitoriali che non rientrano nella categoria di madre e padre”. Perché è necessario aumentare il perimetro, “in un momento in cui sono in forte aumento forme familiari monogenitoriali allargate, dei diritti”. Anche se mancano quelli che riguardano le Unioni civili. La delibera non è stata calendarizzata e Sinistra ecologia e libertà sperimenta l’asse con il MoVimento 5 stelle, dopo lo strappo con il Pd. Nei democratici, notano alcuni vendoliani, “è ancora forte la componente ex Dc che blocca un percorso di rinnovamento”. Sui diritti la battaglia non è solo con il centrodestra. Così anche il presidente dell'assemblea capitolina interviene nel dibattito e accetta l'invito del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che chiede un confronto dopo aver aspramente criticato la scelta dei democratici di non calendarizzare la delibera sulle Unioni civili.


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    Luigi Preiti condannato a 16 anni per la sparatoria di Palazzo Chigi. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal gup Filippo Steidl dopo circa due ore di camera di consiglio. “Se potessi mi sostituirei a Giangrande, prendendomi le sue sofferenze”, ha dichiarato il 50enne che il 28 aprile 2013 sparò colpendo gravemente il brigadiere Giuseppe Giangrande. “Chiedo scusa a tutti – ha aggiunto - all'Arma dei carabinieri, ai singoli militari feriti, alla famiglia di Giangrande ed alla mia famiglia. Non volevo fare quello che ho fatto”

    LA DIFESA - I legali di Preiti, Raimondo Paparatti e il penalista Mauro Danielli, fanno sapere che ricorreranno in appello “Faremo appello”. “Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza; certo è che faremo appello perché c’è tanto che non quadra – hanno dichiarato i due avvocati - Ci pare di aver notato che il giudice non abbia riconosciuto le attenuanti generiche che la stessa Procura aveva chiesto. Se ne avesse tenuto conto, la pena sarebbe stata inferiore. Il gup ha tenuto conto solo delle riduzioni previste dal rito abbreviato. Evidentemente il giudice non ha considerato la nostra consulenza tecnica, nella quale si è sottolineato come Preiti fosse affetto da una forte depressione e che questa patologia avesse inciso sulla sua volontà”.

    LA RICOSTRUZIONE - Preiti spara sei colpi con una beretta 7.65 domenica 28 aprile poco prima di mezzogiorno, mentre il governo Letta stava giurando. Un proiettile colpisce Giuseppe Giangrande, brigadiere di 50 anni originario di Monreale, che cade a terra privo di sensi con una ferita al collo. Un altro colpo ferisce a una gamba Francesco Negri, carabiniere scelto di 30 anni di Torre Annunziata. Un altro ancora tocca, ma non colpisce, un terzo militare dell'Arma, grazie al giubbotto anti-proiettile. La sparatoria dura pochi istanti anche grazie al rapido intervento dei colleghi dei carabinieri feriti e del personale di sicurezza di palazzo Chigi.

    L'uomo è spinto a terra, disarmato e immobilizzato, mentre altri militari hanno prestato i primi soccorsi a Giangrande e a Negri, in attesa dell'arrivo delle ambulanze e dei medici. Preiti viene identificato pochi minuti dopo la sparatoria. Originario di Rosarno (Reggio Calabria), si è trasferito circa venti anni fa a Predosa, in provincia di Alessandria. È sposato e ha un figlio di 11 anni, avuto da una seconda compagna dopo un divorzio. Era titolare di un'impresa individuale nel settore edile, che aveva accumulato debiti e crediti non riscossi. Preiti era partito per Roma nella mattina di sabato 27 aprile dalla stazione di Gioia Tauro. Dopo gli spari, già nel letto dell'ospedale confessa al procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani di essere venuto a Roma perché voleva "colpire i politici". Durante il primo interrogatorio ammette di avere pensato a un "gesto eclatante". Da quel giorno è in carcere a Rebibbia. Nel luglio successivo il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani chiede il giudizio immediato nei confronti del 50enne ma i legali dell'uomo, gli avvocati Raimondo Paparatti e Mauro Danielli, optano per il rito abbreviato (che in caso di condanna permette di avere uno sconto di pena fino ad un terzo) subordinandolo allo svolgimento di una perizia psichiatrica. Tale richiesta viene accolta ad ottobre dal gup Filippo Steidl. Due mesi dopo arriva l'esito delle verifiche mediche: quel 28 aprile Preiti era lucido, perfettamente padrone di sé, ma soprattutto non aveva alcuna intenzione di suicidarsi dopo l’attacco, come invece ha cercato di far credere.


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    Un assessore in procinto di mollare, i soldi della Regione Lazio, uno sciopero e la promesso di un biglietto elettronico per metro e bus. A Roma la questione mobilità è la spina nel fianco di ogni amministrazione. Così se da un lato il sindaco Ignazio Marino pensa di invogliare i cittadini a usare i mezzi pubblici con ticket da comprare on line e in diretta, dall’altro il governatore Nicola ZIngaretti mette sul piatto 12 milioni di euro per i ragazzi under 30, cui fare sconti per il tpl. Ma la questione si affronta con un piano mobilità. Che manca ancora. E rischia di non essere redatto dall’attuale titolare dei Trasporti, Guido Improta.

    A sentire le voci che arrivano dal Campidoglio Improta sarebbe sul punto di mollare Marino. Il manager che arriva dall’Alitalia, infatti, sarebbe pronto per il salto nel governo di Enrico Letta: per lui un posto da sottosegretario, ruolo ricoperto già in passato con l’ex premier Mario Monti. La ribalta nazionale fa più gola di quella prettamente romana e, dopo gli scontri con la collega di giunta Daniela Morgante (Bilancio), il desiderio si fa necessità. Ma prima di rimettere le mani sulla squadra di governo, il primo cittadino lancia un’altra promessa: “Introdurre un meccanismo di pagamento dalla porta anteriore dell'autobus tipo la Oyster Card di Londra”. Una strategia per bloccare i cosiddetti ‘portoghesi’, e costringerli a pagare il Bit, ma anche per evitare ai cittadini le corse al tabacchi o alle macchinette elettroniche per comprare il titolo di viaggio.

    Per ora è solo un’idea, neanche messa su carta con una delibera. Provvedimento che invece arriva dalla giunta regionale, guidata da Zingaretti. Dalla Pisana arrivano così 12 milioni di euro, solo per il 2014, per le agevolazioni tariffarie in favore dei giovani con meno di 30 anni. Il fondo consente a questi ragazzi, con un reddito Isee inferiore a 20 mila euro, di usufruire di sconti a partire dal 50% per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico. Tra questi, ad esempio, la tessera annuale Metrebus. Sconti che possono arrivare fino a 90 punti percentuali, “nel caso di condizione particolare di disagio sociale e di specifiche condizioni familiari, come ad esempio la sussistenza di handicap gravi”, comunica in una nota l’ente. “Con queste agevolazioni tariffarie – afferma il presidente Zingaretti – confermiamo l’impegno in favore dei pendolari ed in particolare delle fasce più deboli e delle famiglie”. Una boccata d’ossigeno per molti pendolari.

    Ma chi usa i mezzi pubblici sta già guardando al prossimo venerdì nero. La giornata di passione per i romani è quella del 24 gennaio. Per 24 ore gli autisti, di Roma e del Lazio, incroceranno le braccia. Saranno garantite le corse nelle fasce di garanzia. Non basterà per evitare i disagi annunciati. 


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    Più che una partita di calcio una sfida a scacchi, giocata sul tatticismo esasperato a danno dello spettacolo forse ma a favore dei giallorossi. Un match bloccato fin dal primo minuto che solo un guizzo poteva animare e di chi se non di Pjanic che sveglia Strootman ed esalta Gervinho: 1-0 e semifinale raggiunta. Il primo tempo ripropone lo stesso spartito della sfida di campionato. Conte ha fatto sfogare l'avversario, sperando di colpire in contropiede, ma Quagliarella non s'è mai visto e Giovinco si è dato da fare inutilmente. La Roma ha cominciato in avanti, ma senza pungere in maniera efficace. Nei primi dieci minuti subito un episodio che poteva cambiare la partita. Giovinco si lancia in area, Benatia interviene l’arbitro fischia la punizione e ammonizione per il difensore giallorosso. I bianconeri volevano l'espulsione, rimane però il dubbio sul fallo. Molto attivo Florenzi sulla corsia di destra. Anche Nainggolan è apparso sicuro. Pirlo e Totti hanno avuto poca libertà d'azione. Vivace Torosidis nelle proiezioni offensive. Un improvviso sinistro del capitano dai 25 metri ha fatto fremere i tifosi romanisti, ma non ha sorpreso Storari. La superiorità territoriale dei giallorossi è cresciuta col passar dei minuti, ma le volate di Maicon e Gervinho sono state spesso isolate

    IL GUIZZO- La ripresa si riapre sulla falsa riga del primo tempo. A bordo campo comincia a scaldarsi Destro. Conte a sorpresa ha sostituito nella ripresa Chiellini con Ogbonna. La Juventus è sembrata subito più aggressiva ma un colpo di testa di Florenzi su traversone da Torosidis di sinistra, ha fatto tremare Storari. Al 30’ Garcia fa la prima mossa e inserisce Pjanic per uno stanco Florenzi, Conte risponde con Llorente al posto di Giovinco. Al 34' arriva il guizzo di Miralem Pjanic che serve Strootman che da sinistra ha messo in mezzo, dove Gervinho ha insaccato di tacco. Conte prova a rispondere con Tevez, Garcia replica con Ljiaic per dare fiato a Totti. Sempre il servo sul finale si è visto deviare il tiro del 2-0 che avrebbe chiuso la partita.

    SIGNIFICATI- La vittoria di oggi nasconde in sé ben altri significati rispetto alla qualificazione alla semifinale di coppa Italia (che tra l’altro può prevedere anche un nuovo derby) ma ha inoltre dimostrato che la Juventus non è poi così lontana. Che nello scontro diretto lo sgambetto può arrivare. Una vittoria quindi che da sicurezza al gruppo di Garcia. . Il tecnico bianconero, è vero, nella circostanza ha lasciato fuori Buffon, Lichtsteiner, Pogba, Asamoah, Tevez e LLorente (questi ultimi sono entrati nel finale: troppo tardi), ma la Roma ha anche dimostrato che ci tiene a vincere questo torn e che non lascia nulla al caso.


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    Un’esperienza lunga due anni. E un addio anticipato che riapre la partita tutta interna al Pd. A pochi mesi dalle primarie nazionali e romane, tocca al Partito democratico del Lazio celebrare la sfida per la poltrona di segretario, dopo le dimissioni di Enrico Gasbarra. Alla guida dei democratici ha visto il ritorno del centrosinistra prima alla Pisana, con Nicola Zingaretti, e poi al Campidoglio, con Ignazio Marino. Si apre, con la direzione regionale di ieri a Sant’Andrea delle Fratte, il percorso che porta al congresso del 16 febbraio per eleggere il successore di Gasbarra. Il toto-nomi, invece, è iniziato con la vittoria di Matteo Renzi nella sfida dei gazebo. Ai nastri di partenza sono in 5, per ora. Il nome forte quello dell’ex viceministro Stefano Fassina.

    Prima dello scontro in casa, i ringraziamenti. L’ormai ex segretario ricorda “due anni difficili, pieni di momenti complessi, abbiamo ottenuto vittorie senza precedenti”. La mente va alle conquiste non solo di Roma e Regione, ma anche di città come Rieti, Viterbo, Civitavecchia, Fiumicino. La consapevolezza è di aver “aperto un ciclo”, la paura è dilapidare un patrimonio. L’ultimo esempio ieri, con le dimissioni del presidente nazionale Gianni Cuperlo, dopo lo scontro con Renzi sulla legge elettorale. Gasbarra tenta di arginare le divisioni: “Chi verrà saprà meglio di me guidare un partito che in questi anni ha saputo rinnovarsi”. Sarebbe potuto restare, forte della legittimazione alle primarie 2012.

    L’ex Margherita preferisce il passo indietro dopo il diktat del rinnovamento voluto dal sindaco fiorentino.“La segreteria del Pd del Lazio – aggiunge –, non fermandosi ai codicilli, rivendica la propria coerenza politica, la capacità di saper guardare avanti, senza chiusure”. Così come il dirigente nazionale Goffredo Bettini aveva chiesto a Marino di allargare la sua squadra di governo; adesso l’ex numero uno regionale fa lo stesso con il partito. L’obiettivo è limare le differenze tra “apparato” e rottamatori. Con un distacco così forte tra il gruppo dem in aula Giulio Cesare e l’inquilino del Campidoglio, senza contare le frizioni con Sel a partire dal registro delle Unioni civili, il rischio è di uno scontro frontale. Con il governatore Zingaretti che potrebbe trovarsi di fronte un segretario non di area. Senza dimenticare le difficoltà con Marino.    

    La poltrona romana è occupata da Lionello Cosentino, che al congresso nazionale appoggiava Cuperlo. “Adesso - dicono i renziani tirando fuori un vecchio slogan - tocca a noi”. Nella Capitale hanno solo la vicesegreteria con Luciano Nobili (fedelissimo di Rutelli, ex Pd, poi ex Api e infine ritornato all’ovile democratico). Nella truppa-Renzi c’è Areadem del ministro Dario Franceschini, che potrebbe puntare su Fabio Melilli, già presidente della Provincia di Rieti. O Enrico Forte, che sembra convincere anche Bettini. Ma nella rosa dei nomi c’è da giorni anche quello di Angelo Rughetti. I renziani della prima vorrebbero al timone la deputata Lorenza Bonaccorsi, che era stata data come vice Marino. Sul nastro di partenza anche Marco Vincenzi, capogruppo in Regione, che non ha firmato il documento dei consiglieri regionali che chiedono una candidatura unica.

    L’area cuperliana, invece, potrebbe presentarsi con un’altra parlamentare: Micaela Campana, ex responsabile organizzazione proprio a Roma. Ma c’è chi parla di Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina, finito nel valzer per il rimpasto di giunta in Comune. La vera sfida contro i renziani potrebbe condurla però Stefano Fassina. L'ex viceministro all'Economia, esponente della mozione Cuperlo, che aveva lasciato l’incarico di governo proprio in polemica con il segretario nazionale (per la frase “Fassina chi?” e non solo). Le prossime ore aiuteranno a chiarire il quadro: entro le 20 di sabato, infatti, dovranno essere presentate le candidature. Ma l’idea stuzzica. Per prendersi la prima rivincita contro il rottamatore.  


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    Prima o poi dovranno essere ricoperte tutte. Quelle piene di rifiuti, come tutte le altre, svuotate per costruire la città. Che cresce mangiando la terra sotto di sè. Perchè Roma, come tutto il Lazio, è soprattutto un sistema articolato di cave, un reticolo di “buche” che sfiora il 10% della superficie totale, un tesoro sotterraneo da cui ogni anno vengono estratti circa 10 milioni di mc di materiali inerti. Sono 32 le cave attive solo nel comune di Roma e 475 quelle nel Lazio, mentre sono 393 quelle dismesse. Rappresentano il cuore dell'edilizia regionale, ma sono, al tempo stesso, una risorsa che rischia di esaurirsi a breve, lasciando ferite ovunque se non si interviene in tempo con progetti per la riconversione. Sul suolo come nell'economia.

    polo estrattivo

    ROMA CITTA' DI CAVE - “Foreste urbane”, il primo volume della collana “The proactive Revolution in Architecture, creata da Antonino Saggio, docente della facoltà di Architettura dell'università la Sapienza, ha provato a immaginare questo. Un futuro sostenibile per queste aree desolate, prendendo in esame il bacino estrattivo del Rio Galeria - Magliana, dove insiste anche la discarica di Malagrotta, un'area disomogenea che si estende per oltre 6000 ettari. Quasi tre volte il territorio di Ostia.“Pensare già da adesso un nuovo utilizzo per queste cave – spiega l'autore del libro, l'architetto Gaetano De Francesco - è una necessità, anche perché, dai dati che abbiamo, risultano quasi tutte in esaurimento e allo stato attuale costituiscono un profitto solo per i pochissimi che ne detengono la concessione”.

    LA CRISI DEL CEMENTO - Ad oggi, infatti, la maggior parte di queste cave non vengono utilizzate per le pietre da taglio, come il marmo o il travertino, ma per l'estrazione di materiali inerti. Piccoli sassi e ghiaia, da impastare con il cemento per formare il calcestruzzo. L'idea di De Francesco e del professor Saggio, il teorico degli Urban Voids, è che dietro ogni vuoto si celebri un'opportunità. E che la crisi del cemento e dei rifiuti, che si nasconde dietro l'esurimento di queste cave, possa essere superata in un solo modo, attraverso l'innesto di un nuovo ciclo. “Nel libro ricostruisco attraverso i dati di Legambiente il circolo vizioso che genera il ciclo del cemento. Dai canoni ridicoli versati per lo sfruttamento della terra ( 0,30 €/mq) , fino all'inquinamento atmosferico, senza considerare il business della criminalità organizzata, che molto spesso gestisce queste cave o ne cura la bonifica. La mia idea è che la riqualificazione di Malagrotta possa rappresentare il punto di non ritorno per un nuovo ciclo più sostenibile, nell'edilizia come sui rifiuti. Non ci si può accontentare della semplice ritombazione. Bisogna innestare un nuovo circuito economico, quello del legno che, a conti fatti oltre a essere più sostenibile a livello ambientale e energetico, è anche più redditizio”

    foreste urbane

    UNA NUOVA ECONOMIA BASATA SUL LEGNO – Iniziare a costruire in legno, come avviene già nel resto d'Europa, secondo De Francesco, infatti, avrebbe dei riflessi positivi anche per l'occupazione, a rischio con l'esaurimento delle cave. Per questo il progetto specifico su Malagrotta, dopo un adeguato capping per coprire i “vuoti”, utilizzando i rifiuti adeguatamente trattati (FOS), prevede la riforestazione dell'aree attraverso degli alberi cedui, ossia alberi che crescono velocemente dopo il taglio. Nelle parti pianeggianti delle ex cave, che sarebbero circondate dai terrapieni con le nuove foreste cedue, andrebbero invece realizzati una serie di edifici che aderiscono al progetto contemporaneo di mixité: ossia luoghi che siano legati alla produzione, trasformazione, commercializzazione del legname, ma che allo stesso tempo prevedano un insieme di attività culturali e didattiche, ricreative e per il tempo libero. “Perchè un cambiamento di questo genere, prima che essere economico, deve essere soprattutto culturale”. A raccontarlo sembra un sogno. Dovrà essere il futuro prossimo.


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    Le firme per la delibera di iniziativa popolare ci sono tutte. Anzi, la soglia delle cinquemila adesioni è stata ampiamente superata: 8.500 romani hanno detto “no” alla svendita del Centro Carni di via Palmiro Togliatti (un'area di 230 mila mq) che la Giunta Alemanno aveva ceduto all'Ama con la Delibera 81/2010, consentendole di ottenere un prestito di 92 milioni di euro a fronte di questo cespite a garanzia. Anche il presidente del V Municipio, Giammarco Palmieri (Pd) è possibilista: “Da alcuni passaggi che abbiamo avuto con l'amministrazione, io credo che ci sia la volontà di valorizzare un bene pubblico che tale deve rimanere, le firme raccolte sono un risultato enorme”. Ma non è certo un buon momento per la municipalizzata dei rifiuti, e in Campidoglio si prende tempo prima di ingranare la retromarcia sull'immobile.

    Centro Carni 1

    DA VELTRONI AD ALEMANNO: "SVENDERE" - Lo sanno bene i 50 operatori del Centro Carni che negli anni hanno fatto diverse offerte di prelazione all'amministrazione comunale e ora si difendono in tribunale. Perché il colpo di coda alemanniano non li aveva affatto trovati impreparati: con l'ex sindaco Veltroni si era rischiato di svendere la struttura per circa 6 milioni, a tutto vantaggio di 'Risorse per Roma'. “Gli operatori sono arrivati a via Togliatti dopo il trasferimento forzato dal vecchio mattatoio di Testaccio e si sono autofinanziati per gli adeguamenti richiesti dalla normativa Cee”, racconta Alessandro Piroli, presidente dell'unione degli operatori del Centro Carni. E nonostante la macellazione sia andata progressivamente riducendosi, c'è ancora un indotto di cinquemila lavoratori che ruota intorno allo stabilimento.

    L'OMBRA DEL CAR, "NON CI SPOSTIAMO" - “Garantiamo la tracciabilità e il Km 0, e abbattiamo le bestie che non possono arrivare sulle nostre tavole, migliaia di capi giunti dalla Valle del Sacco e dalla 'terra dei fuochi' con una procedura stringente seguita da forestali e veterinari – racconta Piroli - lo abbiamo fatto senza percepire stipendi, ma per una forma di senso civico, e quando quattro anni fa avevano pensato di mandare le bestie al nord poi sono dovuti tornare a Roma perché nessuno aveva la nostra capienza. Non vogliamo fare la fine dei mercati rionali”. Né tanto meno vogliono essere spostati al Car (il centro agroalimentare di Guidonia), come aveva lasciato credere l'assessora alle Attività produttive di Roma Capitale, Marta Leonori, in una dichiarazione del 30 ottobre 2013. Scelta incomprensibile per gli operatori, perché servirebbero investimenti ad hoc per l'adeguamento delle strutture. Quando invece sotto il Centro Carni ci sono perfino tre piscine di dimensioni olimpioniche sufficienti a garantire la macellazione per novanta giorni consecutivi in caso di black out. “Quando siamo stati colpiti da un incendio di 11mila gradi, il comandate dei vigili del fuoco è rimasto esterrefatto, ha detto che i danni erano pari al 3,3%, mentre qualsiasi altra struttura sarebbe crollata” riferisce Piroli.

    COLATA DI CEMENTO PER "AIUTARE" AMA - “E' vero, perdiamo un milione di euro l'anno – dice Piroli – ma io mi vergognerei di ridurre la questione a questo deficit quando c'è chi perde la stessa cifra solo in un solo giorno”. Magari proprio come l'Ama, i cui debiti ammontano a 1,3 miliardi e di questi oltre la metà (669 milioni) sono dovuti a istituti di credito che hanno chiesto di rientrare entro febbraio 2014 di almeno 312 milioni. Insomma, le banche fanno pressione e la svendita dei locali di via Palmiro Togliatti potrebbe fruttare bei quattrini. In ballo ci sono soprattutto quei 20 ettari di terreno che circondano l'immobile, un'enorme “piazza” aperta al cemento. Con una previsione di duemila appartamenti e palazzi da quindici piani, in una delle periferie più ferite dall'edilizia selvaggia e congestionata dal traffico.

    Le firme per il Centro Carni

    Le firme per il Centro Carni

    "UN BENE COMUNE" - Con l'obiettivo di riportare lo stabile nelle mani del Patrimonio comunale, il 23 dicembre il 'Coordinamento Popolare contro la Speculazione sul Centro Carni' ha consegnato al Comune le oltre ottomila firme raccolte. “Una volta che l’area sarà rientrata in possesso di Roma Capitale si potrà aprire un’ampia consultazione tra i cittadini per definire al meglio il concetto di 'bene comune' – scrive il Coordinamento -, valorizzando le attività produttive già esistenti e creandone nuove per i giovani, recuperando spazi per uffici pubblici come Asl, strutture amministrative e di sicurezza oggi ospitati in edifici privati con elevati affitti, aprendo attività culturali e sportive”.

    DA 15 ANNI NON SI ASSEGNANO SPAZI - Perché la chiave del deficit economico registrato dal Comune sta nelle assegnazioni dei locali, bloccate da quindici anni. Su 26mila mq, l'amministrazione ne affitta solo 6 mila agli operatori del Centro Carni. Basterebbe moltiplicare il costo di un mq che si aggira intorno ai 18 euro per i restanti ventimila mq: nelle casse comunali potrebbero entrare 360.000 euro. Un primo passo in questa direzione era stato fatto nel 2005, avviato un percorso di valorizzazione degli spazi. “Credo ci siano le condizioni per rivedere il precedente assetto di sinistra con maggiore equilibrio e con ancora più funzioni pubbliche – dichiara Palmieri – da lì bisognerà riprendere, insieme ai cittadini, un percorso di condivisione per avanzare una proposta precisa, ma la precondizione politica c'è ed è forte”. E pur immaginando un mix di pubblico e privato, “non deve esserci per forza l'investimento residenziale – sottolinea il presidente del V Muncipio – noi pensiamo a funzioni di tipo produttivo, gli operatori del Centro Carni ad esempio potrebbero essere uno di quei partner privati”.


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    Maxi operazione questa mattina all'alba della Direzione Investigativa Antimafia contro il clan camorristico dei Contini, in Campania, Lazio e Toscana sono in corso di esecuzione ordini di arresto per 90 persone, e il sequestro di beni per un valore di 250 milioni, tutte accusate di far parte della famiglia camorristica considerata fra le più influenti e potenti a Napoli. L'operazione è coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalle Direzioni distrettuali di Napoli, Roma e Firenze. A eseguire gli ordini della Dia sono stati impiegati personale della squadra mobile della Questura e del Gico della Gdf di Napoli, dei Carabinieri di Roma, della polizia e della Gdf di Pisa.
    Si tratta della più importante indagine mai realizzata con riguardo alle complessive attività criminali del clan camorristico Contini ed alle operazioni di reinvestimento economico di gruppi camorristici in attività d`impresa, non solo a Napoli ed in Campania, ma anche a Roma ed in Toscana.

    I SEQUESTRI - Oltre venti locali tra ristoranti-pizzerie e bar sono stati sequestrati. Si tratta di 23 locali riconducibili a un gruppo di ristoranti e pizzerie che si richiamano alla gastronomia napoletana e che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati realizzati con denaro riciclato del clan camorristico Contini. Molti locali si trovano in pieno centro a Roma e altri in zona Prati. Le vie del centro dove sono in corso i sequestri da parte dei carabinieri del comando provinciale di Roma sono via della Vite, via di Propaganda, via della Mercede, via della Maddalena, piazza della Maddalena, piazza della Rotonda, piazza Sant'Apollinare, via Zanardelli, piazza Nicosia.

    UN SUICIDIO DURANTE L'OPERAZIONE - Uno dei 90 destinatari della misura cautelare emessa nell'ambito di indagini coordinate dalla Direzione nazionale antimafia sul reimpiego di capitali illeciti da parte del clan Contini si e' suicidato. L'uomo, un 43enne che abitava in via Banfi a Roma, ha detto alle forze dell'ordine che gli notificavano il provvedimento di sentirsi male e di voler prendere un bicchiere d'acqua, ma ha aperto la finestra e si e' lanciato nel vuoto.


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    Ogni tanto il calciomercato, mondo freddamente governato dagli interessi economici, riesce anche a far sorridere. E’ di qualche giorno fa la notizia della richiesta da parte della Salernitana del prestito del giovane Mamaodou Tounkara, gioiellino della Primavera biancoceleste. Nulla di strano, non fosse per il piccolo particolare che il presidente della Lazio Claudio Lotito è anche il co-patron della Salernitana, insieme a Marco Mezzaroma: il web si scatena, e fioccano le ironie: Lotito dice no a se stesso, Lotito telefona a Lotito, e così via.

    I FATTI- In realtà la questione è piuttosto semplice: da alcuni anni il club campano è una vera e propria succursale della Lazio, in cui Lotito manda a giocare parecchi di quei giocatori che non troverebbero spazio a causa della concorrenza all’interno della squadra biancoceleste. Ad esempio quest’anno in granata ci sono i vari Berardi, Iannarilli, Luciani, Sbraga, Tuia, Capua, Foggia, Perpetuini, Zampa, Mendicino e Ricci, ‘spediti’ in Cilento con il fine di dare una mano alla squadra impegnata nella Prima Divisione della Lega Pro. Ma per quanto riguarda Tounkara lo staff tecnico laziale non ha voluto sentire ragioni: come per Keità questo giovane talento scuola Barcellona nutre della stima di tutto l’ambiente, e soprattutto adesso che l’ex tecnico della Primavera Bollini è diventato il vice di Edy Reja potrebbero schiuderglisi le porte della prima squadra. Il potente e veloce attaccante spagnolo di origini senegalesi, classe 1996, tatticamente ancora acerbo ma tecnicamente molto valido, presto potrebbe esordire nella massima serie, e questa è la principale ragione del rifiuto opposto alla richiesta del club satellite.

    OPERAZIONE SATELLITE- Già, perché la Salernitana è proprio questo: in un’epoca in cui ancora si discute sull’ipotesi di seguire l’esempio spagnolo, in cui la maggior parte delle grandi ha una sua squadra B regolarmente iscritta ai campionati minori, Lotito da tempo si è portato avanti, e sfrutta questo canale per non lasciare in naftalina elementi non considerati (ancora) all’altezza della Serie A. Ma a volte questa opportunità si è tramutata in autogol: è il caso del talento uruguaiano Gonzalo Barreto, arrivato a Roma anni fa con l’etichetta della grande promessa (e pagato come tale) ma progressivamente scomparso dai radar di Formello. L’ultima apparizione in campo dell’uruguagio risale alla finale del campionato Primavera contro l’Inter a Gubbio, che laureò i capitolini campioni d’Italia anche grazie ad un suo grande gol: dopo di allora, il buio. Il motivo? Barreto ha rifiutato di scendere di categoria per giocare nella Salernitana, e da quel momento è fuori rosa. Come dimostrano molti casi come quello di Pandev, Lotito sa essere irremovibile, e anteporre una questione di principio al bene della squadra e del club.

    GIOIELLI DI CASA- Ma per quanto riguarda Tounkara la situazione è ben diversa, e presto i tifosi biancocelesti potrebbero avere l’opportunità di capire con i loro occhi se in rampa di lancio c’è un talento che merita la vetrina della Serie A. La speranza dell’ambiente laziale è che ancora una volta Bollini ci abbia visto giusto, e che un'altra stellina possa brillare sul prato dell’Olimpico. E che Lotito abbia fatto bene a dire no… a se stesso.


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  • 01/22/14--03:40: New article
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    Si chiama Giuseppe Cristarelli il 43enne che per sfuggire all'arresto si è suicidato gettandosi dal quarto piano della sua abitazione di via Guido Banti, vicino al Foro Italico in zona Ponte Milvio. Gli agenti della polizia si sono presentati a casa sua perché l'uomo è sospettato di essere legato alla camorra. Le indagini si riferiscono alla maxi operazione di oggi contro il clan Contini, coordinata dalle Divisioni Distrettuali Antimafia di Napoli, Roma e Firenze.

    Gli agenti riferiscono che Cristarelli, originario della Campania, ha finto un malore e ha chiesto di poter avere un bicchiere d'acqua ma in pochi secondi si è avvicinato alla finestra lasciandosi cadere nel vuoto. Gli inquirenti hanno già ascoltato la moglie dell'imprenditore e nei prossimi giorni saranno ascoltati gli agenti che stavano eseguendo l'ordinanza di custodia cautelare. La Procura intanto ha aperto un'indagine ed è stata disposta l'autopsia sul corpo della vittima. Dopo la tragedia, è stata annullata la conferenza stampa della Procura nazionale antimafia. 


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    Sai dove ti siedi, non sai mai quello che trovi. Se fosse un film lo girerebbero nella sede della Regione Lazio e senza particolari sforzi. Perché le cimici trovate da Zingaretti dentro le segrete stanze della Pisana, non sono che l'ennesimo capitolo di una spy story che dura da almeno un decennio. Fra pedinamenti, intercettazioni, scandali e microspie, non esiste governo alla Pisana senza il suo carico di misteri e ombre.

    I PRECEDENTI - Fu Storace il primo, in tempi recenti, ad incappare nelle maglie oscure dell’ente. Nello scandalo  Laziogate, l'ex governatore venne accusato nel 2005 di aver autorizzato intrusioni nell'anagrafe informatica di Roma per verificare l'autenticità delle firme della lista "Alternativa sociale" legata ad Alessandra Mussolini. Inoltre, sempre secondo l'accusa, Storace, servendosi del suo portavoce Nicolò Accame e della rete che faceva riferimento all'investigatore fiorentino Emanuele Cipriani, aveva fatto spiare e prodotto dossier falsi su Piero Marrazzo, suo concorrente alla carica di governatore, come la Mussolini. Il procedimento giudiziario che seguì all'indagine, tuttavia, lo vide assolto con formula piena. Dell’ex presidente del Lazio, invece, a distanza di 9 anni, si sa ancora molto poco, senonché venne ricattato da 4 carabinieri, in possesso di un video che lo ritraeva insieme a un transessuale e che due protagonisti della vicenda, che portò alle dimissioni di Marrazzo, morirono in circostanze mai chiarite. Nel 2011, anche la Polverini, come Zingaretti, si ritrovò con tre microspie e una videocamera installate nella sua stanza. Due di queste erano state messe dalla Procura di Velletri che già indagava sul caso Cerroni.

    LA RETE SI SCATENA - Per questo la microspia rinvenuta nella sala riunioni di Zingaretti, non ha smosso più di tanto l'opinione pubblica, abituata ormai a scandali di ogni tipo. Anche la rete si è stretta fra la solidarietà al governatore, che ha postato la foto della cimice sul suo profilo Facebook, e la diffidenza nei confronti della cimice. In tanti chiedono l'intervento di Luca, il fratello attore, “questo è un caso da Montalbano”, mentre la maggior parte degli utenti si sofferma sull'arretratezza tecnologica del marchingegno. “Chi lo ha assemblato – afferma Cosimo – deve aver frequentato la scuola Radio Elettra per corrispondenza e ha perso pure qualche lezione”. Secondo Emilio, infatti, “più che una microspia, sembra un commodore 64” . Il giudizio lapidario non piace a un altro utente, che lo bacchetta: “Per favore non offendiamo il commodore”. Milena invece si chiede chi possa aver ordito uno scherzo simile al Governatore, “forse l'avrà messa Barney dei Flinstones”, mentre Mauro pone dei seri dubbi sull'affidabilità della security. “Siete sicuri che non fosse li dai tempi di Bettino Ricasoli?”. Per Seby non occorre andare così indietro nel tempo: “Se quella è una microspia, io sono Batman”. Sarà un orfano di Fiorito?


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    Ristoranti e pizzerie gestite dalla camorra nel cuore della Capitale, pronti per riciclare fiumi di denaro sporco. Sono ventotto i locali sequestrati stamattina nell'ambito della maxi operazione contro il clan Contini che oltre il Lazio ha coinvolto la Campania e la Toscana. Il sistema criminale che ha inquinato l'economia romana è impressionante, come suggerisce il numero dei prestanome e degli affiliati arrestati in città: ben ventidue, su un totale di novanta fermati in tutta Italia.

    INDAGATO FUNZIONARIO DEL MINISTERO DEGLI INTERNI - Nella lista degli indagati c'è anche un funzionario del ministero degli Interni, di carriera prefettizia. Una persona che avrebbe prestato consulenza ai consulenza ai fratelli Righi, imprenditori napoletani arrestati per associazione mafiosa. 

    RISTORANTI E SOCIETA' - I locali posti sotto sequestro si trovano al Pantheon, a piazza S. Apollinare e via della Pace (nei pressi di piazza Navona), via della Vite e via della Mercede (nelle vicinanze di via del Corso), via Rasella e via delle Quattro Fontane (adiacenti a piazza Barberini), via del Boschetto (nel rione Monti) ma anche a via Coldilana, viale Giulio Cesare e via Fabio Massimo, nel quartiere Prati. Sigilli dunque alle catene “Pizza Ciro” e “Sugo”, ai ristoranti il "Il Pizzicotto" e in via della Maddalena, alla gelateria "Ciuccula" al Pantheon, al "Pummarola e Drink", "Zio Ciro" e "Frijenno". Sequestrate anche società con sedi sparse tra largo Fontanella Borghese, via della Maddalena, via Archimede, ai Parioli. Su tutto l'ombra del riciclaggio del denaro sporco. Sequestrate anche società con sedi sparse tra largo Fontanella Borghese, via della Maddalena, via Archimede e ai Parioli.

    I RIGHI, DAI SEQUESTRI DI PERSONA ALLE PIZZERIE - Dei locali sequestrati, 23 fanno capo a tre componenti della famiglia Righi, luogotenenti del clan Contini a Roma, che secondo il gip in quindici anni aveva creato "con modalità illecite, un'attività imprenditoriale nella Capitale realizzando una holding societaria in grado di controllare, con metodiche illecite, una catena di esercizi commerciali nel settore della ristorazione". D'altronde a Roma la "Frijenno" è un brand noto (porta il nome della friggitoria di via Foria a Napoli) che i Righi hanno rivendicato con orgoglio anche nella Capitale. E' Salvatore Righi ad aprire la pizzeria dopo aver scontato la pena per il rapimento nel 1983 del gioielliere Luigi Presta, rilasciato dopo il pagamento di 1 miliardo e 700 milioni di lire. Oltre al clan Contini, i tre fratelli intrattenevano altri sodalizi camorristici: le indagini hanno rilevato la vicinanza al clan Mazzarella e ad altri gruppi 'scissionisti' di Secondigliano dediti al commercio di cocaina dalla Spagna. I beni sottratti ammontano a oltre 50 milioni di euro, tra cui anche 17 fabbricati e numerosi veicoli. 


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    Una Regione al limite del collasso economico. Per colpa dei partiti e di chi, negli anni, ha gestito la cosa pubblica. Ma per capire cosa è successo alla Pisana bisogna partire dai numeri. Quelli della IX legislatura parlano di 250 milioni di euro spesi tra il 2010 e il 2012. Sono gli anni di Renata Polverini governatrice, l’epoca che verrà ricordata per le spese pazze dei gruppi dell’ ‘acquario’. E per Batman, al secolo Franco Fiorito, il federale di Anagni ed ex Pdl accusato di peculato con l’ex Idv Vincenzo Maruccio. Tutto questo nell’ultimo libro di Massimiliano Iervolino “Default Lazio”, in uscita in questi giorni.  

    I dati svelano un sistema: in 29 mesi sono convocate 69 sedute, 2 ogni 30 giorni, e 120 adunanze, una a settimana. Le spese? Oltre 4 milioni di euro a seduta. Senza dimenticare le commissioni permanenti: erano 16, “il doppio di quelle della Lombardia e molte di più di quelle del Parlamento”, scrive l’autore. Ma non bastavano, così si arriva alla creazione di 4 definite ‘speciali’. Tutte insieme, però, hanno approvato solo il 10.35% delle proposte. Mentre i 71 consiglieri erano riuniti in 17 gruppi consiliari: 8 erano monogruppi. Tanti, si dirà, ma per alcuni servivano ad alimentare il dibattito: peccato che durante la legislatura 36 consiglieri, la metà, sono intervenuti nell’emiciclo neanche una volta al mese. E c’è “qualcuno che perfino non ha mai proferito verbo”, ricorda Iervolino.

    Non va meglio per la funzione legislativa: 393 proposte di legge, approvate solo 42. E 31 erano a firma degli assessori. Su 421 mozioni, 371 non sono mai state discusse. Lo stesso sul fronte delle interrogazioni: una marea, 1428, ma solo 16.52% è stata esaminata. Cosa dicono questi dati? “Che il Consiglio regionale ha delegato le sue prerogative all’esecutivo, non concorrendo alla determinazione dell’indirizzo politico”. Figurarsi il controllo sulla squadra della Polverini. I soldi per lavorare non sono mai mancati, come dimostrano le inchieste sui gruppi e su Batman. Ma la conferma arriva anche dai miliardi di debito, erano 12, accumulati e che costringono a pagare una rata di mutuo da 3 milioni di euro. Tutto questo in un territorio che vale un decimo del Prodotto interno lordo nazionale.

    Quasi 20 milioni però servivano per gli eletti dell’acquario. Nella memoria restano le foto della festa in maschera (da maiali) di Carlo De Romanis e del suv, per fronteggiare l’emergenza neve, di Fiorito. Coprotagonista Vincenzo Maruccio, avvocato dell’Italia dei valori. Tutti gridano la propria innocenza, ma l’inchiesta si allarga. E Iervolino attacca: “Quattrini usati per pagare vecchie e nuove campagne elettorali, per assecondare vizi personali e per tentare di ricompattare una maggioranza politica (il Popolo delle libertà, ndr) dalle forti tensioni interne. In poche parole una vera grande abbuffata”. O l’aumento dell’Irpef o la bancarotta, diceva l’attuale governatore Zingaretti presentando il bilancio previsionale 2014. L’aliquota è cresciuta, in pochi anni i laziali saranno i più tassati d’Italia. Un esempio su tutti: per una busta paga da 20 mila euro l’anno, un operaio ne dovrà restituire al fisco 4.150 (521 delle quali di imposte locali).

    Anche per questo la Corte dei Conti, in una delle sue ultime relazioni, ha puntato il dito contro chi ha governato negli ultimi anni. Le accuse, pesantissime: violazione dei principi di chiarezza e comprensibilità del bilancio; mancanza del carattere di certezza del livello di indebitamento; erronea modalità di calcolo delle spese per il personale e mancato monitoraggio della spesa per consulenze esterne. “Si può concludere  - scrive l’autore - che ripianare i debiti delle passate elezioni e mercanteggiare per le future tornate elettorali sembra esser stato il pensiero ossessivo-compulsivo di molti eletti della nona legislatura”. E la bancarotta economica e morale di una Regione, come recita il sottotitolo, rischia di essere un modello di fallimento per l’Italia intera.  


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    La disoccupazione giovanile nel Lazio ha raggiunto cifre a doppio numero. Tanto che in molti hanno addirittura rinunciato a cercare un lavoro. Ma quali sono le iniziative che la Pisana ha messo in campo per rilanciare l’occupazione degli under 35?

    Paese Sera ha provato a fare il punto della situazione sui bandi e progetti regionali. Si parte dal bando (ancora aperto per poco) delle Officine dell’arte e dei mestieri, diretto ai comuni laziali, dove sono stati stanziati circa 1 milione e 600 mila euro ai giovani che hanno voglia di sperimentare le arti tradizionali e la condivisione dei saperi.

    “Sono luoghi fisici – si legge sul portale della Regione – in cui i giovani possono sperimentare la loro creatività nei campi delle produzioni multimediali, dell’arte e dell’artigianato tradizionale, rinnovando antichi mestieri, recuperando tradizioni locali e risorse territoriali, ponendo le basi per dar vita ad attività generatrici di reddito e per incentivare la diffusione e la condivisione della cultura”.

    I contributi sono destinati alla realizzazione di centri e servizi di orientamento professionale,  di produzione e distribuzione di contenuti culturali, di avvio e realizzazione di nuove attività imprenditoriali. La Regione contribuirà a sostenere al massimo quindici progetti ciascuno dei quali sarà finanziato per un importo massimo di 106.500 euro. Le risorse destinate ad ogni singola officina saranno così ripartite: 23.500 per l’adeguamento dell’immobile, 33mila per l’acquisto della strumentazione e attrezzatura (informatica,  eccetera) e 50mila per i costi di gestione (biennio).

    Da poco, invece, è scaduto – il 7 gennaio – il Bando delle idee. Oltre 800mila euro per le associazioni giovanili che abbiano la maggior parte dei componenti degli organi direttivi al di sotto dei 35 anni. Lo scopo del bando è promuovere idee innovative e sviluppare competenze professionali nel campo della cultura e diffondere la cultura della legalità.

    Invece per consentire l’emersione del lavoro irregolare e consentire ai giovani di iniziare a costruirsi un futuro previdenziale, la Regione dà un contributo del valore di 1 voucher (buoni lavoro), pari a 10 euro, ogni 10 acquistati da aziende che utilizzano lavoratori residenti o domiciliati nel Lazio.

    Un tipologia di lavoro, quella del voucher, che rientra tra le prestazioni di tipo occasionale e si distingue "occasionale di tipo accessorio", "autonomo occasionale".  Può essere utilizzato in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, e nel limite massimo di 3mila euro per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito.

    Mentre sembra fermo a febbraio 2012 il progetto ProDiGio (giunta Polverini), che prevede incentivi regionali per le imprese le quali richiedono prestazioni  professionali di laureati e giovani professionisti under 35. Il progetto si prefiggeva, tra l'altro, l'obiettivo di raggiungere un buon livello occupazionale femminile favorendo l'inserimento e l'auto impiego delle donne nel mondo del lavoro.

    Bic Lazio – la partecipata della Regione – ha pubblicato, invece, un avviso pubblico per selezionare 1 impresa creativa di eccellenza alla quale verrà fornito un supporto per la valorizzazione e la promozione dei propri prodotti. L'iniziativa si inserisce nell'ambito del progetto Shapes (Sharing prior excellence and support for the Med creative asset).  Domanda entro il 12 febbraio.

    Il finanziamento più sostanzioso, però, arriva per le imprese innovative e i giovani talenti. Il Fondo per il prestito partecipativo prevede un finanziamento di 10 milioni di euro ed è rivolto alle imprese innovative costituite da non più di 48 mesi, per la copertura delle spese di avvio della nuova attività imprenditoriale, e che consentirà di ottenere un finanziamento di 5 anni a tasso di interesse agevolato. Il bando prevede un importo massimo 200mila euro.

    C’è poi Ict per tutti, bando da 10 milioni di euro rivolto alle imprese già esistenti per incentivare l'adozione di nuove strumentazioni e metodologie Ict come, ad esempio, l'utilizzo di Internet e di software open source per semplificare e migliorare le pratiche di gestione aziendale, lo sviluppo del web 2.0. Il contributo massimo per progetto è 100mila euro con una durata massima di 12 mesi. La presentazione delle domande è possibile entro il 30 giugno 2014 e possono partecipare Pmi, imprese artigiane, cooperative, imprese sociali.

    Per il progetto Creativi digitali – rivolto a giovani talenti under 35 e alle Pmi del Lazio per progetti su produzione audiovisiva, piattaforme web, performing media per la cultura, editoria digitale – saranno invece disponili 4 milioni di euro.

    Infine, in attuazione degli orientamenti definiti nel Piano strategico Lazio 2020, la Pisana ha adottato l'avviso Welfare to work  che promuove l'inserimento o il re-inserimento lavorativo di soggetti inoccupati o disoccupati e lavoratori in cassa integrazione o in mobilità.         

    Ma non c’è solo la regione a proporre iniziative di questo genere, anche la Provincia, anche se commissariata, ha promosso un bando per Promotori tecnologici per l’innovazione. Il bando prevede risorse complessive pari a 485 mila euro per contributi alle imprese, finalizzati al sostegno di 20 progetti innovativi . I progetti devono essere presentati congiuntamente da una micro, piccola o media impresa con sede legale ed operativa sul territorio della provincia di Roma. Ai ricercatori, che al momento della presentazione della domanda di partecipazione al presente Bando non risulti già inserito nell’impresa proponente a qualsiasi titolo.


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    Da un lato le dichiarazioni di giubilo per il lavoro “svolto dalle forze dell’ordine”, dall’altro la realtà che ti sbatte in faccia le parole. Anzi, le promesse. Pizza e camorra è l’ultimo binomio criminale scoperto a Roma, con la Direzione distrettuale antimafia che arriva a sequestrare beni e aziende per 50 milioni di euro al clan Contini-Righi. L’ennesima operazione che ricorda agli amministratori locali come la criminalità organizzata, nella Capitale, sia padrona da anni. “Un livello preoccupante”, diceva la scorsa primavera Ignazio Marino, non ancora eletto sindaco. “L’istituzione di una commissione consiliare antimafia a Milano – spiegava sulle pagine del nostro giornale l’allora senatore in corsa per lo scranno più alto del Campidoglio – può essere promossa anche a Roma”. Da allora sono passati più di 7 mesi, dell’organismo di controllo neanche l’ombra.

    Lo torna a chiedere, adesso e a gran voce, anche il capogruppo di Sel, Gianluca Peciola. Per il presidente capitolino dei vendoliani “abbiamo la necessità di dotarci di strumenti necessari, come l’Agenzia antimafia comunale, proposta che porteremo presto all’attenzione dell’Assemblea”. La promessa da campagna elettorale resta ancora da trasformare in delibera da sottoporre all’esame dell’aula Giulio Cesare. “Servono strumenti per il controllo di appalti e finanziamenti”, diceva Marino a maggio 2013. Perché, come dimostrano i sequestri delle pizzerie in città, manca l’attenzione, lo studio e l’analisi del fenomeno.

    A dire il vero un passo era stato fatto con la firma del protocollo antimafia tra i municipi e l’associazione daSud. Poi più nulla. Mentre le indagini, giorno per giorno, raccontano una Roma che si fa vittima. Così la soddisfazione, per l’operazione di oggi, è bipartisan. L’impegno non è ancora ai massimi livelli. “L'amministrazione comunale deve far pesare il suo ruolo per garantire la sicurezza e la qualità della vita urbana”, dichiara in una nota il capogruppo dem, Francesco D’Ausilio. Esulta anche la Regione. “È stato assestato un duro colpo agli affari illeciti della criminalità organizzata che opera tra Lazio, Toscana e Campania”, si congratula il governatore Nicola Zingaretti.

    Che “rivolge un ringraziamento per il grande lavoro svolto” alle forze dell’ordine. Il presidente della Pisana è lo stesso che aveva confermato nei mesi scorsi Luca Fegatelli alla guida dell’Abecol, l’agenzia regionale per i beni confiscati alle mafie. Dirigente finito agli arresti per l’inchiesta sul sistema monnezza, con l’accusa di traffico illecito di rifiuti e truffa. La società sarà chiusa, l’intervento però è ex post. Come l’idea di istituire una commissione ad hoc. E c’è chi si chiede perché la campagna elettorale si travesta sempre in crociata delle promesse non mantenute.


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