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    Legalizzare per risanare. Sembra uno slogan, è la proposta di un consigliere regionale del Pd. Con la sua mozione, Riccardo Agostini prova ad affrontare un tema tabù: l’uso ricreativo e terapeutico della cannabis per dare ossigeno alle casse della Pisana, fiaccate dal debito sanitario. Il provvedimento dell’esponente dem chiede al presidente Nicola Zingaretti di rappresentare “al governo e al ministro competenti l’opportunità di un progetto sperimentale sulla legalizzazione”. Una sorta di “laboratorio”, le entrate garantite dal monopolio statale. Il Lazio così potrebbe seguire il percorso iniziato in Toscana, Liguria e Veneto.

    GUARDARE ALL'URUGUAY - Ma il documento firmato da Agostini, che il centrodestra alla Pisana definisce “choc”, prova ad allungare il passo. Andare oltre gli scopi puramente medici e guardare al Sud America. Per l’esponente democratico l'Italia deve imitare l'Uruguay, dove il governo di Josè Mujica guadagnerà coltivando e vendendo l’ “erba” a un dollaro al grammo, unico limite: vietato superare il tetto dei 40 in un mese. L’obiettivo è quello di fermare il narcotraffico. E, sotto questo punto, Roma non è poi così lontana. Anche nella Capitale si perde il conto dei sequestri, come i legami con le organizzazioni criminali. “Lo Stato dovrà assumere il controllo e la regolazione di importazione, esportazione, semina, coltivazione, raccolto, produzione, acquisto, deposito, commercializzazione e distribuzione della cannabis e di tutti i suoi prodotti derivati, attraverso la creazione di un'apposita struttura di controllo all'interno del ministero della Sanità”, si legge nella mozione (che deve essere calendarizzata per la discussione in aula).

    RIPIANARE IL DEBITO - Tutte le risorse guadagnate, grazie a un mercato sotto controllo, hanno già la loro voce dedicata nel capitolo del bilancio sanitario, che da anni è in profondo rosso. Soldi che servirebbero per il “risanamento del deficit”, aggiunge il consigliere, per “consentire alla nostra regione di uscire dal piano di rientro”. Prima il disavanzo, con ancora 7 miliardi di euro da coprire, poi la fase dedicata alla ricerca. Anche perché il mercato è in continua espansione. L’Italia, con la Grecia, è il paese “in cui la produzione nazionale di marijuana è cresciuta di più”, sottolinea Agostini. “Nel 2011, infatti, sono state oltre un milione le piante sequestrate in pratica la stessa quantità espropriata in Jamaica”. Sono anche già pronte le simulazioni d’incassi, basate su uno studio dei Radicali, secondo cui “lo Stato potrebbe percepire dalla legalizzazione fino a 8 miliardi di euro”. Neanche presentato il provvedimento che già il dibattito s’infiamma.

    IL PD E I SUOI DUBBI - Le critiche sono puntuali e ironiche. Il più veloce a intervenire è Francesco Storace: il vicepresidente del consiglio regionale “ha l'impressione che la richiesta abbia già sortito il primo effetto...”. L’atto, per Pino Cangemi (Ncd), “potrebbe essere stato preparato da uno 'fumato'”. Il sostegno all’eletto nelle fila dei dem arriva da Marta Bonafoni (Per il Lazio) e Gianluca Quadrana (Lista Zingaretti), che lo definiscono “il primo passo per togliere alla criminalità organizzata una delle più proficue fonti di reddito e allo stesso tempo permette di diminuire sensibilmente il numero di uomini e donne all'interno del sistema carcerario”. Superare la Bossi-Fini, che paragona la ‘marija’ alle droghe pesanti, da un lato; ripianare il buco della Sanità, dall’altro. La proposta è per qualcuno “choc”, per altri ha un “obiettivo condivisibile”. Ma prima degli avversari, il Pd deve convincere una parte di sé, l’ala cattolica, che non approva. 


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    Ogni volta lo stesso sgomento, e quel dannato vizio di leggere i fatti come episodi isolati. La maxi operazione anti camorra di ieri, invece, dimostra che a Roma il business della ristorazione è solo un altro modo di dire “riciclaggio” e si intreccia con quello della droga, delle speculazioni edilizie, e delle estorsioni. Grazie a una fitta rete di complici insospettabili che arriva fin dentro le stanze del Viminale, coinvolgendo un viceprefetto: Francesco Sperti con una mano amministrava il comune di Amantea, sciolto per mafia, e con l'altra spingeva gli interessi criminali della famiglia Righi “come legale e consigliere” scrive il gip.

    LE RELAZIONI DEI RIGHI - Secondo gli investigatori la camorra aveva creato una vera e propria holding criminale affidata dal clan Contini ai fratelli Righi: Antonio (50 anni), Luigi (56) e Salvatore (55). Gli stessi che erano considerati punti di riferimento anche per altri esponenti camorristici, a testimonianza di una certa “fedeltà” di convenienza e non di subordinazione. Le indagini hanno infatti rivelato la vicinanza di Antonio Righi al clan Mazzarella, rivale dei Contini, e la vicinanza di Ivano Righi, figlio di Salvatore, al clan dei "scissionisti" di Secondigliano che ancora ora controllano le importazioni di cocaina dalla Spagna. Da qui i legami con il clan Mallardo (i cementificatori del Lazio), perché proprio Edoardo Contini ha sposato una donna dei Mallardo. Così come una volta sbarcati a Roma, negli anni '90, i Righi avevano imparato a parlare con la Banda Della Magliana. I Righi insomma sono "anelli di congiunzione tra la criminalità organizzata camorristica" – si legge nel decreto di sequestro - e il mondo dell'imprenditoria "apparentemente legale". Con buona pace per la concorrenza e la crisi economica.

    LA MAPPA DEI LOCALI DELLA CAMORRA - Non è più la lista nera dei locali, perché da ieri sono stati affidati ad amministratori giudiziari che dovranno garantire la continuità lavorativa nel rispetto della legge. Perfino le ispezioni del Nas hanno rilevato che nelle pizzerie e nei ristoranti della camorra si mangiava “bene”. All'ombra di un fiume di denaro sporco riciclato. Non sarà facile riacquistare la fiducia dei consumatori per i 23 esercizi commerciali sequestrati a Roma e tutti riconducibili alla famiglia Righi. Location chic grazie alla loro posizione strategica, quasi tutti nel centro storico.  

    - La gelateria “Ciuccula” in piazza della Rotonda 70, angolo via dei Pastini 135
    - La trattoria-pizzeria “Pizza Ciro” in piazza Sant’apollinare 37
    - La trattoria-pizzeria-wine bar “Pizza Ciro” in via della Mercede 43
    - Il ristorante “Pummarola & drink” in via della Maddalena 16
    - Il ristorante “Sugo” in piazza Nicosia
    - La pizzeria “Zio Ciro mangianapoli” in via della Pace 1
    - Il ristorante-pizzeria “Sugo” all'angolo tra via di Propaganda 22 e via della Vite 91
    - Il ristorante-pizzeria “Osteria della vite” in via della Vite 96
    - Il ristorante con insegna “Il pizzicotto” in via G. G. Belli 67
    - La pizzeria trattoria “Zio ciro mangianapoli” in via Col di Lana 14
    - Il ristorante con insegna “Zio ciro” in via Zanardelli 9
    - Il ristorante “Ciro & Ciro” in piazza della Maddalena 8
    - Il ristorante “Ciro & Ciro” all'angolo di via della Maddalena 11
    - Il ristorante “Ciro & Ciro” in piazza Zanardelli, in piazza Tor Sanguigna 20
    - Il ristorante “Da Ottavio” in Corso Rinascimento 17
    - La trattoria-pizzeria “Ciro & Ciro” a Circonvallazione Trionfale 59
    - Il ristorante, pizzeria, wine bar “Jamm ja” in via dei Baullari 113
    - Il bar, caffetteria e gastronomia “Caffetteria Ferrara” in via Fabio Massimo 49
    - Il ristorante, pizzeria, wine bar “La pastarella” in viale Giulio Cesare 64
    - Il ristorante, pizzeria “L’Archetto” in via Goffredo Mameli 23
    - Il bar “Frind’s bar” in via del Traforo 135 angolo via Rasella 123
    - Il ristorante “Zio mario” in via delle Quattro Fontane 174
    - Il ristorante, pizzeria “Oasi” a Fregene sul lungomare Levante 22
    - Il centro estetico “il sole nel boschetto” in via del Boschetto, 139


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    Sono 56 i pedoni morti a Roma in un anno, secondo gli ultimi dati Aci-Istat. Più del doppio di quelli di Milano, sei volte quelli di Napoli e Torino. E' un altro triste primato della Capitale. Tre giorni fa sull'Anagnina ha perso la vita un ragazzo di 15 anni, Alberto Apolloni. Era appena sceso dal bus della Cotral che ogni giorno lo accompagnava da scuola a casa, quando è stato travolto da una Smart. Qualche giorno prima è stata uccisa una donna di 56 anni, Franca Vasquez, trovata a terra in via delle Vigne Nuove un'ora dopo l'incidente. Il guidatore è fuggito per  poi costituirsi qualche ora più tardi. Su quella strada sono morte due donne anziane nel 2011, entrambe investite. E dodici giorni prima, sempre nella stessa zona, una bambina di 10 anni era stata travolta da uno scooter, mentre attraversava sulle strisce pedonali con la nonna. In quest'ultimo caso, per fortuna, la piccola si è salvata.

    LE STRADE KILLER - Roma è un campo di battaglia. Secondo i numeri del Codici, in 12 mesi sulla Cristoforo Colombo ci sono stati 249 incidenti, 233 sulla Casilina, 184 sulla Tuscolana. Tre in meno sulla Prenestina. Numeri che fanno rabbrividire. A Capodanno, proprio sulla Colombo, è stato investito e ucciso Lorenzo, 17 anni. Al ritorno da una festa ha attraversato la strada all'altezza di Casal Palocco e non ha visto arrivare una Fiesta. "Bisognerebbe creare un sistema che studi le cause degli incidenti e agire in base ai risultati", dice Marcello Aranci della ex consulta provinciale sulla sicurezza stradale "Sulle strade ad alta percorribilità è chiaro che il problema è la velocità e allora si deve intervenire creando strutture di mobilità protette per chi si muove a piedi o sulle due ruote". La consulta ora è solo un ricordo, visto che è stata cancellata dai commissari della Provincia. Anche se qualcosa di buono l'aveva fatta. Come le migliaia di giubbotti catarifrangenti distribuiti a chi andava in bicicletta di notte. I migranti, ad esempio, alcuni dei quali percorrono al buio strade come la Pontina. O il "guidatore designato": in un gruppo di amici che uscivano la sera si decideva quello che non avrebbe bevuto, ricevendo degli incentivi: un cocktail analcolico gratis o l'ingresso free nei locali.

    UNA MENTALITA' DA CAMBIARE - "Il problema nella Capitale - dice Luciano Fantini, ingegnere e responsabile del gruppo prevenzione dell'Associazione vittime della strada – è di mentalità". Auto parcheggiate ovunque che riducono la visibilità sia per chi attraversa che per chi guida, cassonetti in corrispondenza degli incroci, auto parcheggiate sulle strisce (vedi foto in apertura tratta da "Roma fa schifo"), segnaletica inesistente o abbandonata e spesso ricoperta di volantini pubblicitari. "Una volta mi sono fermato io stesso a staccare i manifesti da un segnale, proprio all'incrocio tra la Nomentana e viale Regina Margherita", aggiunge Fantini. Un punto in cui diverse sono le persone che hanno perso la vita. La sciatteria e la scarsa attenzione, secondo l'ingegnere, si riscontrano anche quando si eseguono lavori di edilizia "vengono occupate intere strade senza lasciare un varco pedonale e chi deve passare è costretto a percorsi assurdi", spiega.

    CICLISTI - Non va meglio a chi si sposta sulle due ruote. "Quello che prima era quasi un vezzo – dice ancora Aranci – oggi, con la crisi, è diventata una necessità". Ma Roma non è nemmeno una città per le biciclette. Sono 246 quelle rimaste coinvolte in incidenti stradali secondo l'ultimo rapporto Aci-Istat e il tasso di mortalità continua a salire. "Lo stato delle piste ciclabili è vergognoso – racconta ancora Aranci – in degrado totale: capita di vedersi sbarrare la strada da un frigorifero o da topi alti anche 25 centimetri". L'associazione Salvaiciclisti da anni tampina le istituzioni per far sì che la sicurezza stradale torni al centro della politica. "Servono azioni concrete – dice Alfredo Giordani – come il Gps obbligatorio sulle auto per intervenire subito sui soggetti che mettono in atto comportamenti pericolosi, prima che succedano incidenti gravi".

    L'ASSESSORE IMPROTA - Una proposta che l'assessore Guido Improta potrebbe decidere di recepire. "Stiamo ultimando il piano generale del traffico – dichiara a Paese Sera – e l'obiettivo è di limitare la pressione del traffico privato e fare in modo che crescano le modalità di trasporto collettive". L'assessore prevede poi misure specifiche: "Zone 30, sensibilizzazione dei cittadini, dissuasori di velocità e autovelox". L'obiettivo è rispettare i dettami dell'Europa e arrivare a dimezzare i morti sulle strade. Tutto questo entro il 2020.


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    Seconda microspia, scoperta nel giro di cinque giorni in uno degli uffici che fanno capo alla Regione Lazio. Si tratta della sala riunioni dell'ufficio di Luca Fegatelli gia' dirigente dell'area rifiuti e attualmente agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti che ha determinato l'arresto di sette persone tra le quali Manlio Cerroni. 

    Il ritrovamento della microspia e' stato fatto da un dipendente in servizio presso l'ufficio di via del Serafico dove e' ospitata l'agenzia per i beni confiscati alle organizzazioni criminali che era affidata a Fegatelli. Anche questa seconda cimice appare di fabbricazione artigianale ed era nascosta come la prima all'interno di una poltrona della sala riunioni. Le indagini sono affidate ai carabinieri che hanno gia' fatto sopralluoghi. 


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    Una città che affoga nel traffico e che non sembra trovare soluzioni. I romani, infatti, vanno al lavoro con la propria auto. Niente bus: troppo lenti, bloccati negli ingorghi e che spesso e volentieri saltano le corse per mancanza di autisti (in lotta da mesi). Neppure il car-sharing invita a lasciare il proprio veicolo in garage. Le aree di sosta e di scambio dedicate al servizio sono vuote, deserte. La mobilità alternativa, infatti, non accende l’entusiasmo dei cittadini della Capitale. Lo dimostrano i numeri, pubblicati dall’Associazione dei consumatori, che parlano di 2500 iscritti in una città che conta quasi 3 milioni di abitanti. L’accusa pesantissima: “Più che una nuova forma di mobilità sembra un taxi per dipendenti comunali e ministeriali”, attacca il presidente Adoc.

    UN SERVIZIO CHE NON PIACE - Così i dati mostrano un servizio che viene sfruttato solo dall’1% della popolazione di una Capitale europea. Il problema non è solo la bassa percentuale di chi decide di condividere la quattroruote. La flotta, in maggior parte monomarca Fiat, invece, è composta da una pattuglia di appena 120 autovetture. Poche in confronto ai residenti capitolini, ma soprattutto se rapportata a quelle delle altre grandi città del Vecchio continente. Così da un lato la colpa è dei cittadini che stentano a cambiare le vecchie abitudini, dall’altro la responsabilità è dei costi elevati.

    I COSTI ALTI - Il car sharing, infatti, non è esattamente una di quelle cose che si possono definire a basso costo: oltre ai 100 euro di deposito cauzionale, c’è il costo dell’abbonamento annuale: 101,63 euro che salgono a 152,55 per una famiglia. Si arriva a 254,18 per la tessera ‘business’. Non solo: ci sono anche le tariffe orarie e quelle chilometriche. Per fare un esempio, a Berlino si parte già eliminando “cauzione o abbonamento”, ricorda Santini. Prezzi che non convincono neppure di fronte alla possibilità di entrare nella zona a traffico limitato o girare quando c’è il blocco dei mezzi più inquinanti. Senza dimenticare il  parcheggio gratis nelle strisce blu l’uso delle corsie preferenziali. A questo bisogna aggiungere costi di manutenzione, assicurazione, permessi, bollo e carburante che devono essere depennati dal bilancio familiare.

    LA PERIFERIE MALTRATTATA - Un altro problema riguarda le zone dove riuscire a trovare l’auto bianca. Sono 83 i siti a Roma, una mappa che parla chiaro: non è un servizio per chi vive lontano dal centro.  Dall’Aurelia alla Cassia, dalla Salaria alla Tiburtina, passando per Prenestina, la Casilina, la Tuscolana, l’Anagnina, l’Ardeatina, l’Ostiense e la Portuense. Ma non si può andare neppure a Fiumicino o Ciampino. In tutto sono 5 i municipi: I, II, III, VIII e XII. Per questo il giudizio dell’Adoc è lapidario: “Inefficiente, caro e limitato”. “Per contribuire a risolvere il drastico problema della mobilità capitolina – aggiunge Santini - è necessario che si investa nello sviluppo del servizio, prendendo a modello il Made in Italy Enjoy, frutto della collaborazione tra Eni, Fiat e Trenitalia”. Per l’associazione bisogna guardare a Milano, dove si è sviluppato un car sharing che ha raccolto in un solo mese di attività circa 25mila iscritti: 10 volte il numero di quelli di Roma. 


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    Saranno solamente i lavoratori aderenti all'Unione sindacale di base del settore del trasporto pubblico locale a scioperare domani per 24 ore. I sindacati confederali hanno revocato la giornata di agitazione indetta nelle scorse settimane, una decisione presa dopo che nella nottata è stato raggiunto un accordo fra Atac e le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl Fna. Un’intesa che segna l'avvio del 'Patto rilancio Atac'. L'intesa, spiega la municipalizzata capitolina in una nota, inizia ad attuare le linee guida fissate nei diversi tavoli aperti fra le organizzazioni sindacali, azienda e azionista fra ottobre e dicembre del 2013. Fra queste si segnalano la riduzione del numero totale dei dirigenti per ridurre del 15% l’uscite per quest’anno, oltre all'intervento sui superminimi. Confermato anche l'obiettivo di internalizzare, oltre ad Atac Patrimonio, la societa' Ogr, al termine di un processo di riorganizzazione del settore manutentivo che comprenda anche le attività sui treni di nuova generazione.

    Inoltre Saranno assunti 350 autisti, un progetto attraverso cui la società capitolina, oltre a valorizzare all'esterno il ruolo di tutti i lavoratori, a partire da quelli di front end, tenterà di garantire una maggiore sicurezza del personale e dei clienti, con un miglior livello di presidio, anche in raccordo con le forze dell'ordine. Le parti hanno determinato di avviare una selezione per costituire un bacino di operatori di esercizio con contratto a tempo determinato. "L'iniziativa - spiega l'Atac - consentirà di ottimizzare la gestione delle risorse aziendali e di conseguenza migliorare notevolmente l'erogazione del servizio di superficie. Per la costruzione del bacino l'azienda considerera' requisito preferenziale aver gia' svolto servizio sulle linee Atac". Quindi resta invece confermata, sempre domani, l'agitazione di 24 ore proclamata dal sindacato Usb che potrebbe avere ripercussioni sulla Linea A della Metropolitana e sui bus periferici gestiti dalla Roma Tpl. Il servizio sara' comunque regolare nelle fasce di garanzia: fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20. 

    Grande soddisfazione dell’assessore alla Mobilità, Guido Improta, e del sindaco Ignazio Marino. Resta però la protesta della Cotral spa che, con una nota, ha comunicato per domani lo stop ai servizi autoferrotranviari. Dall'inizio della protesta, alle 8.30, nessuna partenza utile dai capolinea o stazioni terminali potrà essere effettuata e il personale, giunto a destinazione, all'inizio dello sciopero rientrerà fuori servizio nei depositi di appartenenza e riprenderà il normale servizio alla fine dello sciopero. Il personale addetto alla verifica, addetti ai parcheggi, gli ausiliari al traffico, front-back office, operatori check-point e i lavoratori delle biglietterie sciopereranno per l'intero turno. Sono esclusi dallo sciopero gli addetti ai centralini telefonici e ai servizi di sicurezza, i guardiani, gli addetti alla portineria, gli ingegneri centrali, i capitecnici centrali e i capimovimento centrali.


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    Un elicottero dell’esercito, impegnato in un'operazione di addestramento è precipitato in provincia di Viterbo. A bordo c’erano due piloti ufficiali e sarebbero rimasti entrambi vittime dell’incidente avvenuto a circa 10 chilometri a sud del comune di Marta. Il contemporaneo blackout energetico di una vasta zona, fa ipotizzare che il velivolo militare possa aver tranciato cavi elettrici, ma le indagini sono al momento in corso mentre si stanno informando le famiglie delle vittime.

    La zona in cui in precipitato l’AB206 dell’esercito è impervia e non raggiungibile con i mezzi di terra, ma solo percorrendo a piedi alcuni sentieri. Sul posto sono arrivati vigili del fuoco e operatori del 118 oltre ad altro personale militare. Il velivolo precipitato guidato dai due ufficiali è scomparso poco dopo le 10 e da allora si sono alzati in volo altri elicotteri dell’esercito per le ricerche e, proprio un altro velivolo militare ha trovato i rottami con i due corpi imprigionati. A costatarne il decesso, è stato il personale medico militare.

    calligaris

    I familiari dei due ufficiali sono stati informati della disgrazia nelle prime ore del pomeriggio. Il Generale di Divisione Giangiacomo Calligaris, 57 anni, originario di Napoli,era esperto pilota con 2000 ore di volo all'attivo ricoprendo, nel corso della carriera, numerosi incarichi di comando e di staff nella Forza Armata e in ambito interforze tra cui l’incarico di Capo del Reparto Operazioni presso il Comando Operativo di vertice Interforze di Roma, organo di staff che coordina tutte le operazioni sul territorio nazionale e estero che vedono impiegati i soldati italiani. In tale veste ha coordinato le operazioni in Afghanistan, in Chad ed Haiti e le Operazioni “Odissey Down” e “Unified Protector” in Libia. Ha, altresì, coordinato per le Forze Armate, le attività di evacuazione di connazionali dalla Tunisia, dall’Egitto e dalla Libia nel corso della “primavera araba” del 2011. Dal 1° marzo 2013 era Comandante dell’Aviazione dell’Esercito in Viterbo. Il tenente Paolo Lozzi, 26 anni, originario di Montefiascone (Vt), ha frequentato il 189° corso dell'accademia militare e ha conseguito il brevetto di pilota militare di elicottero nel luglio 2013. Era Ufficiale frequentatore di corso presso il Centro Addestrativo Aviazione dell'Esercito dall'agosto 2012.

    "E’ con profondo dolore che apprendiamo del gravissimo incidente avvenuto nel viterbese nel quale hanno perso la vita il Generale Calligaris ed un altro ufficiale dell’esercito nel corso di un volo di addestramento - dichiara  il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - Al Corpo dell’Aviazione dell’Esercito e alle famiglie dei due ufficiali deceduti vanno le mie più sentite condoglianze e quelle dell’amministrazione regionale".


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    Povere, sporche, disorganizzate, affollate. Insicure, con pochi insegnanti e dirigenti. E’ la scuola dei nostri tempi, che fatica ad andare avanti. L’ultima protesta questa mattina. A metterla in atto i presidi, in centinaia davanti al ministero dell’Istruzione, a manifestare contro la drastica politica di tagli del Governo.

    PRESIDI INVISIBILI PER IL GOVERNO - Dopo l'accorpamento delle sedi, per i dirigenti scolastici è aumentato il carico di lavoro e di responsabilità. Ognuno di loro ha, in media 4-5 sedi, a fronte delle retribuzioni che sono congelate al 2010. L’organico è diminuito del 25 per cento negli ultimi due anni, passando da 10.400 a 8mila che, in tutta Italia, si occupano quasi di 44mila istituti. “Dirigenti delle scuole invisibili per il governo, indispensabili per il Paese", dietro questo striscione hanno manifestato davanti alla sede del Ministero dell’istruzione. "I dirigenti scolastici hanno dovuto prendere atto che il funzionamento delle scuole loro affidate non costituisce più una priorità per il decisore politico - ha dichiarato Giorgio Rembado, presidente dell'Anp, l’Associazione nazionale presidi - Non si può ridurre di un quarto il numero delle scuole, cioè delle presidenze, lasciando invariato il numero delle sedi, degli alunni e pensare che questo non abbia nessuna ripercussione sulla qualità dell'istruzione". Una nuova protesta è in programma per il 14 febbraio.

    L’OPERAZIONE “TAGLIA SCUOLE” – I tagli si sono abbattuti anche sul numero delle scuole. Una pratica che ha avuto inizio nel 2008, con la legge Tremonti, rivista poi da Mariastella Gelmini, che taglia il tempo pieno e il sostegno gli alunni con disabilità. C’è poi il cosiddetto “dimensionamento” che punta, anch’esso, a ridurre la spesa pubblica, mettendo insieme quegli istituti con un numero di alunni troppo basso: sotto i mille iscritti. La Giunta regionale con delibera 508, approvata il 31 dicembre 2013, ha approvato l’accorpamento di 18 istituti solo nella Capitale. Forti critiche sono arrivate da insegnanti, genitori e anche dai sindacati. “In Osservatorio regionale abbiamo sottolineato quelle, che secondo noi, sono le incongruenze di alcuni accorpamenti che sono stati fatti – fa sapere la Uil scuola Lazio - Questi, infatti, spesso seguono logiche poco comprensibili e sono frutto di valutazioni che non sempre rispondono a quelle richieste da una razionale offerta formativa.. Il pericolo, che ai tagli dovuti alle norme emanate dal governo se ne aggiungano altri prodotti dal nuovo piano di dimensionamento è purtroppo molto forte”. Tra le principali novità del Piano c’è anche l’attivazione dei nuovi indirizzi per licei sportivi nella Regione, quattro a Roma e uno in provincia.

    MENO TEMPO PIENO, MA SI INVESE SU TABLET - A scuola manca tutto. Oltre agli insegnanti e al tempo pieno, mancano anche i bidelli e i materiali per la didattica, dalla colla ai pastelli, passando per la carta. Una nota positiva c’è: il Comune ha stanziato 13 milioni di euro in più dell’anno scorso per la sicurezza e l’edilizia. E mentre le famiglie si autotassano per far fronte a quello che non c’è il Miur, il ministero dell’Istruzione, investe su tablet, pc e Lim, le lavagne interattive multimediali.

    LA SCUOLA 2.0 - Un dibattito aperto, quello sulla scuola 2.0 che trova spazio negli istituti romani. Come l’Iqbal Masish che ieri ha organizzato l’incontro “Media digitali: didattica, apprendimento e formazione”. Scettici e favorevoli a confronto, naturalmente. Per alcuni genitori l’uso delle moderne tecnologie nei bambini “ha conseguenze negative su diverse abilità cognitive, secondo alcuni studi condotti negli Stati uniti, come l’attenzione, la memoria, lo sviluppo del linguaggio e anche dell’intelligenza”, sostiene un gruppo di genitori. “Tra le tante pietre che stanno piovendo sulle nostre povere scuole, non so se sia stata data la giusta importanza ad un progetto che rischia di essere devastante – dice Mauro, un papà - Nell’ambito del Piano nazionale scuola digitale del Miur, l’azione Cl@ssi 2.0, e ancor più Scuola 2.0, si propone di ‘modificare l’ambiente di apprendimento’ e, a partire dalla scuola primaria, fornisce agli alunni di una classe 1° per ogni istituto che abbia vinto il bando, un tablet ciascuno per un utilizzo ‘costante e diffuso’. L’invasione digitale nelle classi di bambini e bambine di 6 anni rischia di produrre danni irreversibili misurabili solo ad anni di distanza”. C’è di più: “Questa scelta risponde unicamente, o prioritariamente, agli interessi di Apple, Google, Microsoft e Amazon – spiega Mauro - e produrrà la quadratura del cerchio con la progressiva riduzione degli insegnanti, scalzati dall’insegnamento a distanza e dalla ‘classe diffusa’”.

    “NON DEMONIZZIAMO LE INNOVAZIONI” -“Partire dal presupposto che ogni innovazione è foriera di sconquasso è pericoloso. Si fa presto a rimpiangere in tal modo la scuola del bel tempo che fu, quando si scriveva con il pennino e l'inchiostro - dice Paola Arduini, maestra dell’lIqbal Masih - c'era una maestra unica, i bambini con handicap erano nelle scuole speciali e i computer, che adesso usiamo tanto per integrare le differenze e permettere a chi ha abilità diverse di raggiungere gli stessi obiettivi degli altri, non esistevano”. “Nella scuola pubblica cerchiamo ancora di usare al meglio le scarse risorse che abbiamo per migliorare la didattica per tutti – dice Paola - cercando sempre un equilibrio tra esigenze, risorse, possibilità e materiale umano a disposizione. Perciò ben venga il dibattito sugli effetti a lungo termine dell'esposizione a mezzi digitali. Le energie di tutti sono poche ed esaurite da anni di lotte, forse sarebbe il caso di concentrarsi su obiettivi concreti, cercando di non vedere sempre il nemico in ogni istituzione statale. Senza i blog e i siti gratuiti avremmo avuto il movimento delle scuole contro la Gelmini?”.


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    La pista di un regolamento di conti per droga dietro l'omicidio di Roberto Musci, il 34enne ucciso a colpi di pistola nella periferia di Roma nord. La vittima si trovava agli arresti domiciliari nella sua abitazione di via Giuseppe Lazzati, zona Casalotti, quando sarebbe stato chiamato da un uomo che si è finto un ufficiale giudiziario. Musci è uscito di casa e lì il killer ha aperto il fuoco prima di fuggire a bordo di uno scooter.

    I PRECEDENTI PER DROGA - Nel luglio 2007 la vittima fu arrestato per spaccio di cocaina e hashish insieme a un gruppo criminale composto da undici persone. Musci però era uno dei capi, insieme al coetaneo Alessandro Salvatore Gennarini si occupava di comprare la droga e tutti gli strumenti che servivano alla vendita al dettaglio, fino allo spaccio e alla riscossione dei crediti nei confronti dei tossicodipendenti. Uno di quei personaggi che nella stratificazione dello spaccio di stupefacenti verrebbe definito un “grossista”, e che quindi probabilmente aveva alle spalle rifornitori molto più “esperti” e pericolosi.

    L'OMICIDIO DEL FRATELLO - Una famiglia ingombrante quella di Roberto. Suo fratello Marco, detto “Sgambuccio” fu ucciso all'età di 27 anni (nel 2009) da Giorgio Stassi: “L'ho ammazzato perché tormentava mia figlia” disse. Ma il dubbio che si sia trattato di un regolamento di conti è rimasto: l'altra pista infatti è proprio quella della droga, e il presunto fastidio di Stassi per la voglia d'indipendenza che stava maturando Musci junior, il quale in effetti aveva avuto una relazione con la ragazza.

    LA LITE CON SALTALIPPI – I nemici non gli mancavano. Nel 2011 Musci fu indagato per l'agguato di Casal Bruciato ai danni di un altro pregiudicato importante, il 35enne Giulio Saltalippi. L'uomo che quando venne arrestato (dopo la latitanza di oltre un anno), il 15 ottobre scorso, si complimentò con gli agenti della polizia: “Mi avete preso, bravissimi” disse. Ma anche quella volta le indagini esclusero la pista del regolamento di conti per droga e confermarono quella "passionale" che portò in carcere due uomini.


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    A Roma il prezzo delle case è sceso del 4 per cento nel primo semestre del 2013. Questo il dato che emerge dalla pubblicazione dell'Osservatorio immobiliare del gruppo Tecnocasa sull'andamento annuale del mercato nel Lazio.

    I ribassi si attestano tra il 3 per cento e il 4 per cento nelle macroaree di Prati-Francia, Policlinico-Pietralata, San Giovanni-Roma est, Roma sud, Monteverde-Aurelio. Minori le variazioni a Roma nord, con un calo che si registra intorno all'1 per cento. Tra i quartieri i maggiori ribassi sono stati registrati a Flaminio-Ponte Milvio (-6,5 per cento), San Lorenzo-Università (-11,1 per cento), Alessandrino-San Giustino (-13,6 per cento), Marconi (-15 per cento).

    Restano, tuttavia,  alti  i prezzi nell'area di piazza di Spagna dove si può pagare dai 9mila ai 15mila euro per metro quadro. Mentre a Barberini e in zona piazza Navona, tra usato e nuovo, le quotazioni oscillano tra 7mila e 10mila  euro a metro quadro. Rimangono stabili le quotazioni in zona Esquilino-Colle Oppio, con prezzi medi intorno ai 6mila euro.

    Quasi ovunque, i prezzi degli immobili, a seconda delle dimensioni e del luogo, oscillano fra 250mila e i 600mila euro. Con prezzi d'affitto mensili tra i mille e i 3mila euro. A Tor Vergata, zona della seconda Università di Roma, la diminuzione della domanda di locali in affitto ha fatto scendere i prezzi fino a 550-770 euro mensili. Secondo il rapporto, sono stati registrati ribassi anche nelle altre province della regione: a Frosinone il calo più significativo, con i prezzi scesi del 21,1 per cento, a seguire Viterbo  con -13 per cento e Latina con -7,9 per cento. Rimane invece stabile il mercato immobiliare a Rieti.


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    Parte il primo febbraio prossimo la 17^ edizione del 6 Nazioni, ancora a Roma ancora all’Olimpico la casa del rugby italiano.  L’obiettivo è raggiungere 120 mila spettatori per le due sfide casalinghe previste dal calendario e la risposta dei romani (e non) non si è fatta attendere con oltre 90mila tagliandi già staccati.

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    PARTENZA DA BRIVIDO- La partenza sarà da brivido, il programma prevede infatti: il 22 febbraio la sfida contro la Scozia e il 15 marzo contro l'Inghilterra  peggio non poteva capitare.   "Allo stato attuale Roma ha risposto alla grande – ha detto il presidente della Federazione Alfredo Giavazzi  alla presentazione oggi al Coni della manifestazione- l 'obiettivo è quello di arrivare a 120mila spettatori, con una media di 60mila per gara. L'Inghilterra tira di più ma la Scozia è comunque una gara importante, c'è la possibilità di confrontarci e di poter portare a casa un risultato positivo".

    IMPIANTI E SPORT DI BASE- Tra i tifosi della Nazionale ci sarà sicuramente anche Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, assiduo frequentatore del “Sei nazioni”: “Per me sarà importante esserci – ha detto – non solo da tifoso ma soprattutto da presidente. La Regione sta puntando molto sullo sport, soprattutto quello di base. Abbiamo attivato un fondo fondo che si chiama “A tutto sport” finanziato con 100mila euro finalizzato al sostegno di eventi sportivi di carattere internazionale. Da oggi – ha spiegato - chiunque voglia organizzare eventi di questo sappia che c’è questa disponibilità. Abbiamo poi previsto un ulteriore finanziamento di 20milioni di euro per l’impiantistica di base, per sostenere tutti le spese relative agli adeguamenti, norme sicurezza, ampliamenti e tutti quei investimenti che possano rafforzare la presenza dell'impiantistica sportiva territoriale.  I bandi si articoleranno su tre anni: 4 milioni per il 2014, 10 milioni per il 2015 e 6 milioni per il 2016”.  Con il CONI poi stiamo preparando il piano regolatore regionale, lo abbiamo già fatto in provincia di Roma, il piano regionale dell'impiantistica sportiva per avere finalmente la mappa di quello che c'è nel Lazio, in termini di impianti, dove stanno come sono frequentati, chi sono i proprietari, può sembrare paradossale, ma questa mappa oggi non esiste”.

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    NON SOLO VETRINE- Presente per il Comune di Roma l'assessore allo Sport, Luca Pancalli, subito chiaro nel comunicare di non avere a disposizione "buone notizie dal punto di vista del sostegno a iniziative importanti come quelle della Regione” ma altrettanto deciso a prendersi l’impegno di  organizzare in Comune un incontro con il sindaco Marino per approfondire la situazione dell'organizzazione del Sei Nazioni. “: "Non siamo in grado di mettere sul piatto grandi investimenti, stiamo tentando di fare qualcosa comunque di importante, cioè mettere in moto meccanismi virtuosi tali da collegare i grandi eventi anche a quelli meno importanti per usarli come traino anche per immaginare una crescita della società. Stiamo istituendo una cabina di regia che possa produrre virtuosismi. L'amore dei romani verso il Sei Nazioni è autentico ".   

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    LE NUOVE MAGLIE-  Alla presentazione oggi, nella sala d’onore del Coni, sono state mostrate anche le nuove maglie indossate dagli azzurri: “ Il rugby italiano – ha detto Mirko Bergamasco – è giovane e in grande crescita. C’è molto da fare certo ma ogni anno facciamo un passo in più. Per questo Sei nazioni non faccio pronostici mi aspetto solo il solito impegno ”. A ridosso delle gare,dal mattino fino al tardo pomeriggio/serata, il Foro Italico sarà “vestito” a festa con il Terzo Tempo Peroni Village: scorrerà birra a fiumi, come nelle tradizioni di questo sport senza alcuna conseguenza di ordine pubblico. E ci sarà tanta musica, dal vivo e per ballare sui vari palchi del villaggio per una festa che coinvolgerà tutti: vincitori e vinti, ma solo sulla carta.


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    Di numeri ancora non si parla, ma l’incontro di oggi tra l’assessore Daniela Morgante e i presidenti dei 15 municipi di Roma è il primo passo per un bilancio previsionale 2014 condiviso. Con l’obiettivo di arrivare al federalismo municipale: il decentramento economico che dovrebbe garantire autonomia finanziaria a tutte le circoscrizioni capitoline, stanche di operare in regime di emergenza. Come accaduto nei 5 anni precedenti: l’era Alemanno, che sarà ricordata dai minisindaci come l’epoca in cui per il piano investimenti le risorse erano pari a zero. La partita sui finanziamenti è aperta, “perché le cifre sono ancora ballerine”, dicono in Campidoglio. Le prime stime sulla manovra finanziaria di palazzo Senatorio parlano di circa 290 milioni di tagli, come previsto dal pluriennale 2013.

    NODO TASI - Ma la battaglia delle cifre è tutta da giocare, iniziando dalla Tasi. Nella legge stabilità sono previsti circa 186 milioni di euro, che Morgante definisce “il tassello che manca per capire se questo 'buco' che si è creato esiste oppure no”. Mancando i riferimenti normativi, sottolinea la titolare del Bilancio, impossibile fare delle previsioni. Ieri l'accordo trovato tra Associazione nazionale dei Comuni italiani e il ministero dell’Economia, ma resta da “vedere in quale misura questo si tradurrà in una disciplina definitiva”, aggiunge l’assessore. In attesa che venga sciolto il nodo della Tassa sui servizi indivisibili, il magistrato della Corte dei conti prestato alla politica, inizia il giro di incontri con i rappresentanti dei Municipi. L’obiettivo è il decentramento municipale e la condivisione del piano investimenti. Già con la delibera, promette Morgante, alcune risorse potranno essere destinate ai minisindaci.

    IL FEDERALISMO - Ai più bravi il premio: chi registra più entrate avrà più soldi. Dall'occupazione del suolo pubblico alle sanzioni per la pubblicità, fino agli oneri concessori. Il nodo restano i trasferimenti per le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, che nei 5 anni precedenti segnava un desolante numero zero. Già dalla prossima settimana inizieranno gli incontri specifici: a essere coinvolti i presidenti con gli assessori competenti, che sapranno in anticipo quanti sono gli euro a disposizione e come potranno utilizzarli. “Il percorso – assicura il magistrato – sarà condiviso a tutti i livelli". Mentre si discute del 2014, bisogna difendersi dagli attacchi nascosti nel Salva-Roma.

    "ACQUA PUBBLICA" - Il decreto, poi entrato nel milleproroghe con le norme indifferibili per evitare il fallimento della Capitale (con i debiti dello scorso anno spostati sulla gestione commissariale), ancora una volta è al centro delle polemiche. La miccia l’accende sempre Linda Lanzillotta, senatrice di Scelta Civica ed ex Pd. Con un emendamento propone di “privatizzare l'azienda pubblica dell'acqua e a procedere a licenziamenti per 'motivi economici' nelle aziende municipalizzate. Una norma in contrasto con l'esito referendario e la sentenza della Corte costituzionale”, attaccano in una nota congiunta i parlamentari democratici. Non manca l'estensione dell'applicazione dei vincoli del patto di stabilità a tutte le società partecipate dal Comune che, per gli esponenti dem, “bloccherebbe gli investimenti frenando lo sviluppo e aggravando la situazione economica cittadina”. Secco il ‘no’ anche del sindaco Marino: “L’acqua è pubblica e tale deve restare, si rispetti l’esito referendario del 2011”.


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    "Se vogliono stare qua (i rom ndr) devono starci nelle regole, se no useremo tutti gli strumenti possibili e disponibili per allontanarli". Il sindaco Ignazio Marino cavalca l'onda dei falsi poveri scoperti nei "campi nomadi" per lanciare il suo Piano della legalità. E i toni e le parole ricordano molto il suo predecessore Gianni Alemanno.

    IL PRIMO SGOMBERO - Chi sperava in una discontinuità rispetto alla gestione dell'ex sindaco è rimasto deluso. Al di là dei proclami il primo atto dell'era Marino in tema di rom è stato a settembre lo sgombero di via Salviati, l'insediamento dove 160 rom si erano stabiliti dopo essere scappati da Castel Romano. Una trattativa durata giorni e conclusasi con il trasferimento forzato dei rom.

    CUTINI - L'assessora Rita Cutini di buone intenzioni ne ha tante e nei giorni scorsi ha dichiarato: ''Roma Capitale ha avviato un percorso preciso nella politica di accoglienza dei Rom, con l'obiettivo di voltare pagina rispetto al passato''. E ha ritirato in ballo la strategia nazionale di inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti, ratificata dalla Giunta il 27 dicembre scorso." La Strategia - spiega l'assessora - si sviluppa su quattro grandi temi di intervento: scuola, lavoro, casa e sanità, sui quali abbiamo, da subito, aperto dei tavoli di confronto con le associazioni, gli enti gestori e le stesse famiglie Rom". Peccato, però, che dopo una presentazione dell'iniziativa a settembre 2013 i tavoli non siano più stati convocati.

    POLITICA SECURITARIA - Per ora l'approccio resta quello securitario. Tanto è vero che sul fronte scuola i progetti di scolarizzazione sono stati tagliati del 10% e poteva andare peggio, visto che l'intenzione iniziale dell'assessora Alessandra Cattoi era di ridurre la spesa del 30%. "Ci è stato chiesto – ha dichiarato Valerio Tursi di Arci solidarietà – di tagliare i progetti di mediazione". Il che significa fare un passo indietro e costringere le associazioni a ridurre l'intervento a mero trasporto dei bambini negli istituti scolastici. Non è stata invece toccata la spesa sui vigilantes di Risorse per Roma dei "villaggi attrezzati". Tre milioni di euro l'anno per un servizio di guardiania che non funziona, visto che nei campi può entrare chiunque, come ha constatato anche il consigliere di Sel Gianluca Peciola in un recente sopralluogo.

    LE AZIONI RIGOROSE DEL SINDACO - Marino intanto pensa agli insediamenti abusivi, problema che "non è di semplicissima risoluzione perchè ci sono molti bambini. Dobbiamo trovare il modo per eliminare accampamenti abusivi proteggendo l'infanzia". E nel frattempo prepara "azioni rigorose nei confronti di chi sfrutta bambini, li manda a chiedere elemosina, induce a furti, non li manda a scuola".

    Casa, scuola, lavoro e sanità per ora possono aspettare. D'altronde quando Alemanno per sbaglio aveva dato la possibilità ai rom di partecipare ai bandi per le case popolari si era scatenata l'ira collettiva. E l'ultima cosa di cui ha bisogno ora Marino è perdere altri consensi.

    (Foto di G. Pennisi)


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    Il diritto all'informazione è uno dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione. Che è valida in tutta Italia, ad eccezione di un luogo: il VI municipio di Roma, guidato dallo scorso giugno dal democratico Marco Scipioni. E' qui che oggi pomeriggio, durante il consiglio municipale, la presidente dell'aula, Ambra Consolino, ha chiesto più volte alla Polizia Municipale di identificare i giornalisti che stavano riprendendo i lavori, pretendendo allo stesso tempo che gli venissero tolte le videocamere. Il motivo? “Non si puo riprendere. Potete scrivere un articolo, se volete, ma non fare le riprese”. 

    DIVIETO DI RIPRENDERE - Il regolamento dell'aula, diramato a ottobre dalla presidente Consolino, impedisce la diffusione parziale dei contenuti, l'inserimento di commenti o opinioni e impone di lasciare una copia delle registrazioni effettuate presso il suo ufficio. Anche per fare una foto occorre chiedere il permesso con un preavviso di 24 ore. Di fatto non permette ai giornalisti quanto ai cittadini di poter riprendere i lavori del consiglio municipale, come accadeva durante la scorsa consiliatura e come ogni giorno avviene in Campidoglio nell'aula Giulio Cesare. Per questo, oggi pomeriggio, i giornalisti del periodico locale “La Fiera dell'Est”, gli attivisti del Movimento 5 stelle e del Movimento Articolo 0, per manifestare il proprio dissenso in maniera ironica, sono entrati in aula con le macchinette fotografiche e i cellulari tenuti alti in segno di protesta.

    IDENTIFICATI I GIORNALISTI - Di fronte a questa contestazione pacifica, la Consolino ha sospeso il consiglio chiedendo ai vigili di sgomberare l'aula. Ma, non contenta, ha richiesto che fossero tolte a tutti le macchinette fotografiche. La richiesta si è ripetuta un'ora dopo, quando la Consolino, ripresi i lavori, ha intimato nuovamente i vigili di identificare i giornalisti presenti, nonostante portassero ben in vista il tesserino dell'ordine professionale."Se volete, scrivete un articolo, ma niente riprese". L'opposizione invano ha preteso di votare una mozione urgente che regolamentasse una volta per tutte la questione delle video riprese. Ma il Pd, compatto, ad eccezione del consigliere Daniele Grasso si è opposto ed ha votato in maniera contraria. E mentre il consiglio procedeva nel dibattito seguendo l'ordine del giorno, i cittadini si sono ritrovati accerchiati dagli agenti della Polizia Municipale, che, con grande imbarazzo, cercavano di impedire le riprese anche ai giornalisti. "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" è uno dei punti cardine dell'articolo 21 della Costituzione. Che è entrata in vigore ormai dal 1948, ma che forse, dal Pd del VI municipio, non è stata ancora recepita.


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    Dal centro storico alla periferia, sono in tanti a scegliere di lavorare nello stesso luogo. Di condividere gli stessi spazi, a volte lo stesso ufficio, pur mantenendo l’attività indipendente. È il coworking bellezza. Sarà per la crisi, sarà per moda (l’idea è partita da San Francisco in California agli inizi del 2000) ma la pratica del lavorare insieme sembra aver contagiato anche la capitale.

    «Siamo stati tra i promotori di BC 103, uno spazio di lavoro nel centro storico – dice a Paese Sera Giuseppe Montone, uno dei responsabili di Eon Consulting (società di consulenza e servizi rivolti alle medie e piccole imprese) –. L’idea è nata sicuramente in un momento di crisi, che ci ha convinti a razionalizzare i costi e utilizzare un unico ufficio centrale nel cuore della città”.

    Tra le caratteristiche principali del coworking c’è proprio la condivisione dei costi. Affitto, telefono, internet, luce e spese varie. «Per quanto ci riguarda – continua Montone – non c’è solo l’abbattimento dei costi a spingerci verso questa esperienza, ma abbiamo intuito la possibilità di avere delle opportunità in più. Di avviare delle collaborazioni positive con altre aziende che lavorano a gomito a gomito con noi. Il nostro spazio condiviso è come una piazza di una volta, ci si ritrova tra persone conosciute e ci si scambia informazioni».

    Nella maggior parte delle strutture-condivise è possibile trovare una singola postazione o un’intera stanza riunioni per periodi che vanno da poche ore ad un anno. Ogni ufficio, poi, dedica una sezione del proprio sito alla presentazione dei coworker, in modo da consentire a chi è interessato di scegliere lo spazio in base ai propri interessi e condividerlo con chi si avvicina alla propria idea di business.

    «Da circa una anno abbiamo deciso di affidarci a questa esperienza lavorativa – afferma Alberto Bevilacqua, tra i responsabili di Blu pubblicità e comunicazione sulla Flaminia –, anche per noi la questione costi è stata importante nel fare questa scelta. All’inizio avevamo dei dubbi, ma poi devo dire che abbiamo riscontrato degli aspetti positivi, lavorare accanto ad alcuni grafici ci ha permesso di sviluppare sinergie importanti per la nostra professione». Ma non è tutto oro quello che luccica, il coworking presuppone anche la capacità di lavorare senza essere disturbati dagli altri. «Spesso il contatto con gli altri – continua Bevilacqua – non porta ai risultati sperati».

    E c’è anche chi ritiene che questa sia la formula vincente per il futuro lavorativo. «Chi conosce il coworking – spiega Tommaso Spagnoli, fondatore di Spqwork a Portonaccio – non torna più indietro. Perché non è solo questione di abbattere i costi fissi, ma anche una filosofia. Con il nostro progetto noi vogliamo mettere al centro la persona e non solo il lavoro, ma creare una vera community, dove le decisioni vengono prese in modo orizzontale e non piramidali».

    Ma quanti sono gli open space a Roma? Intanto c’è da dire che non esiste un censimento ufficiale, tuttavia sul sito Informagiovani di Roma Capitale se ne possono individuare alcuni interessanti. Come il  Coho di Monte Tiburtini: più di 1000 metri quadri che hanno rivisto la luce prendendo la forma di un enorme loft all’americana grazie a giovani designers, artisti, scenografi  e fotografi. 

    Oppure lo studio di produzione fotografica Cowo360, vicino alla Stazione Tiburtina, che dedica all’open space un intero piano di 80 metri quadri. Mentre al piano terra si trovano gli spazi comuni: ampia sala riunioni, zona relax, cucina e un paio di piani lavoro. Cowo è diventato anche una rete di spazi distribuiti su tutto il territorio cittadino.

    Ad Ostiense si trova OfficinaLibetta, 270 metri quadri composto da 5 box. Un open space, una sala riunioni da 8-10 posti e un’area food. Nello spazio vengono ospitati progetti collaborativi di codesign, mostre, rassegne.

    The Hub, a San Lorenzo, invece è un network globale. Non solo un semplice coworking, ma uno spazio che si presta anche ad ospitare eventi di interesse per la comunità dei coworker, come ad esempio il ciclo An evening with… un aperitivo informale con professionisti che si occupano di social innovation.


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    I renziani quella poltrona la vogliono per davvero. Prima hanno lasciato la segreteria romana a Lionello Cosentino, l’ex senatore di area Cuperlo appoggiato da Goffredo Bettini e da una parte dei rottamatori, accontentandosi di un vice; adesso puntano a quella del Pd Lazio. L’abbandono, in anticipo, di Enrico Gasbarra ha aperto le danze. Ma, a poco più di 24 ore dalla presentazione delle candidature (sabato alle 20), i fedelissimi del sindaco di Firenze rischiano di essere due: la deputata Lorenza Bonaccorsi, sostenuta dalla corrente di Paolo Gentiloni, e il consigliere regionale Fabio Melilli, che ha ufficializzato ieri la sua presenza alla gara tutta interna ai democratici, appoggiato da Areadem del ministro Dario Franceschini. La parlamentare, che era stata data come vice di Ignazio Marino al Campidoglio, adesso potrebbe essere tentata dalla sicurezza di non dover lasciare lo scranno a Montecitorio. Ma la riserva non è ancora stata sciolta.

    Calano così le quotazioni anche del deputato Angelo Rughetti: come Melilli, non convince il profilo che arriva fuori dal Grande raccordo anulare. Se la Bonaccorsi dovesse ripensarci, i popolar-renziani insieme ad Areadem potrebbero convergere sul senatore Bruno Astorre. Con la sua presenza dovrebbe rinunciare Mirko Coratti, il presidente dell’assemblea capitolina che potrebbe essere una “candidatura a perdere” ragionano in molti. L’obiettivo? Maggior peso per contrattare l’ingresso in giunta. La poltrona regionale fa gola; soprattutto considerando che a Roma i seguaci del sindaco di Firenze aspettano ancora di entrare in qualche ruolo chiave, anche se il leader nazionale ha più volte sottolineato di non volersi occupare di questioni locali. È il momento di passare all’incasso, riflette qualcuno, non può bastare la vice-segreteria romana a Luciano Nobili, il trentaseienne da sempre legato all’ex sindaco Francesco Rutelli.

    La prima sfida per i rottamatori è al proprio interno, poi si guarderà all’esterno. La rivincita contro Renzi per Stefano Fassina non ci sarà: l’ex viceministro all’Economia ha dichiarato di “essersi reso indisponibile”. Dopo la rottura, sui contenuti e sulle modalità (la famosa, sarcastica domanda “Fassina chi?”), meglio vivere da separati in casa che divorziare definitivamente. Così l’ala sinistra del partito prova a mettere in campo la candidatura di un’altra donna: Micaela Campana, la deputata vicina alla corrente guidata dal collega di Montecitorio, Umberto Marroni (ex capogruppo in aula Giulio Cesare). Mentre spunta l’ipotesi di un profilo dei civatiani, che oggi potrebbero essere presenti con l’ex sentore Vincenzo Vita.

    Nicola Zingaretti, a parole, si tira fuori dalla contesa e dichiara di non voler intervenire sul toto-nomi per i candidati. Il governatore assicura che sarà “super partes rispetto alla discussione che si è aperta. Non sarebbe corretto condizionare con il mio ruolo i processi di gestione interna del Pd”. Quello che auspica il presidente è “un confronto nel quale siano chiare le enormi difficoltà che abbiamo in questo momento, quindi che sia responsabile, unitario, svincolato da quelle che sono le dialettiche sui temi nazionali”. Una sorta di monito per evitare guerre fratricide, anche in vista del prossimo rimpasto della giunta Marino, di cui si parla da mesi. La strada della Bonaccorsi appare in discesa, ma i candidati saranno più di tre: per questo si dovranno celebrare anche le  assemblee di circolo, prima delle scremature del 5 febbraio. Si vota il 16, domani le candidature ufficiali.


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    Esplosione questa mattina all'alba, alle 5 all'interno di un residence abitato soprattutto da immigrati, in via Pieve di Cadore: una persona è morta e tre sono rimaste ferite. A causare la deflagrazione, avvenuta al primo piano di un palazzo, forse una bombola del gas. Sul posto sono intervenuti la polizia e i vigili del fuoco, che hanno estratto un corpo interamente carbonizzato ancora in corso di identificazione. Due persone in codice rosso sono state trasportate all'ospedale Gemelli. Uno sarebbe un agente della polizia. In codice giallo un altro che, nel tentativo di mettere in salvo una persona, avrebbe riportato qualche escoriazione e contusione. E' stato portato al San Filippo Neri.

    Ad essere interessati dalle fiamme sono stati sei mini appartamenti: in uno di questi è scoppiato l'incendio. L'abitazione era affittata regolarmente al romeno S. M. di 38 anni. Gli altri feriti sono invece un uomo originario di Formia di 39 anni, un barese e un foggiano di 50 anni. Si indaga per capire le cause dell'incendio. Mentre l'agente di 40 anni, intervenuto nei soccorsi, non è in gravi condizioni. 


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    Esplosione, intorno alle 2.30, di un ordigno rudimentale in vicolo della Campana, in pieno centro storico. Danneggiate almeno cinque auto in sosta, L'ordigno, che secondo una prima analisi degli artificieri dell'Arma, è di fattezze artigianali, è stato fatto esplodere nei pressi di una fondazione francese legata all'ambasciata presso la Santa Sede. All'interno dell'ordigno c'era della polvere pirica e degli oggetti che contribuito al danneggiamento delle autovetture. Sul posto i carabinieri che indagano.


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    Un altro incidente mortale questa mattina in via Stefano Vaj. Un uomo di età apparente di 60 anni è stato investito da un furgone. Il conducente del mezzo, un italiano di 35 anni, si è fermato a prestare i soccorsi ma non c'è stato nulla da fare. Sul posto gli agenti della polizia locale di Roma Capitale del XIII Aurelio per i rilievi. In corso verifiche per capire la dinamica dell'incidente e se l'automobilista abbia trascinato la vittima.

    Cinque giorni fa ad Anagnina è morto un ragazzo di 15 anni, Alberto Apolloni, travolto da una Smart appena sceso dal bus Cotral. Qualche giorno prima il corpo di una donna di 56 anni è stato trovato sull'asfalto. Franca Vasquez era stata investita e poi lasciata a terra. Il conducente si è poi costituito dopo qualche ora. La notte di Capodanno a perdere la vita è stato Lorenzo, 17 anni. Ha attraversato la Colombo all'altezza di Casal Palocco e non ha visto arrivare la Fiesta che lo ha travolto.


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    Questa mattina è stato occupato lo storico palazzo di via Edgardo Ferrati 3, di fronte al teatro Palladium a Garbatella. L’obiettivo è restituirlo al quartiere e trasformarlo in un luogo pubblico e gratuito che ospiterà una biblioteca, un’emeroteca, una videoteca e una sala studio.

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    In zona l’edificio è conosciuto come Proietti Mobili. In realtà si tratta degli antichi bagni pubblici costruiti da Innocenzo Sabatini ad inizio secolo. Per molti anni lo stabile ha ospitato un salone espositivo di mobili e, oggi, versa in stato di abbandono.

    Il movimento teme che sul palazzo ci siano interessi speculativi. “Siamo entrati nell'edificio – si legge in una nota – con l’intenzione di andarcene. Abbiamo aperto una porta perché si potesse aprire per tutti. Non vogliamo però promesse, ma atti concreti. Lo scorso novembre il consiglio del Municipio Roma VIII ha infatti votato all’unanimità un atto per fermare ogni tentativo di speculazione sull'immobile e destinarlo a un utilizzo pubblico proprio per attività culturali. Alle parole però non sono seguiti i fatti e la mozione municipale è rimasta lettera morta”.

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    Così di fronte all’immobilismo delle istituzioni gli occupanti vogliono essere “i custodi popolari di questo percorso di rigenerazione urbana”. “Ce ne andremo – concludono – solo quando il commissario dell’Ater, ente proprietario del bene, il Comune di Roma e la Regione Lazio si impegneranno formalmente ad avviare l’iter amministrativo per realizzare proprio qui una biblioteca comunale e un centro culturale di utilizzo municipale”. Intanto oggi, a partire dalle 16,30 iniziano le letture collettive con "Le città invisibili" di Italo Calvino.

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     "Già lo scorso novembre il consiglio del municipio VIII ha votato un atto unanime per la rigenerazione e la destinazione ad uso culturale dello stabile degli ex bagni pubblici di via Ferrati, a Garbatella, di recente lasciati liberi dal mobilificio che vi svolgeva attività. Lo storico stabile, di proprietà Ater, è un'opportunità di crescita e miglioramento per il quartiere e nel più breve tempo possibile va restituito alla collettività, proponendo servizi culturali e per la formazione - spiega Andrea Catarci, presidente del municipio VIII - Sappiamo che c'è condivisione da parte degli attori istituzionali, rassicuriamo tutti sui tempi e sul fatto che non ci saranno sorprese e scendiamo subito su un piano operativo, perché i nostri quartieri e Roma intera hanno bisogno di moltiplicare gli spazi pubblici per la cultura". "Le biblioteche - aggiunge Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio - sono presidi di cultura fondamentali per la città. Chiediamo agli assessori competenti di Comune e Regione di attivarsi immediatamente per fare in modo che questo spazio si trasformi in un servizio culturale a disposizione della comunità del quartiere. E' necessaria una mappatura di tutti gli immobili in disuso a Roma che devono essere destinati a presidi culturali e sociali”. "Il blitz di questa mattina ha il merito di accelerare il doveroso iter amministrativo e di aprire ai cittadini del quartiere questo storico immobile - ha spiegato Claudio Marotta,  assessore alla Cultura del Municipio VIII - Ora, lavoriamo tutti, attivisti, associazione e istituzioni, nella consapevolezza di dover superare questa fase critica ed emergenziale per restituire alla città questo bene comune". "Sono state settimane difficili per chi promuove cultura nel territorio – spiega il Consigliere del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri -  l'incendio del centro sociale La Strada e la chiusura dell'attività del Palladium hanno messo a dura prova la vivacità del quartiere. Questa è la migliore risposta della comunità di Garbatella per salvare un bene pubblico dalla speculazione e rimetterlo a valore, grazie all'apertura di una biblioteca a disposizione di tutti e tutte. Il nostro Municipio si è già speso in questa direzione ma serve che anche il Comune di Roma, l'Ater e la Regione Lazio ci mettano la faccia e formalizzino questo impegno".


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