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    Roma ricorda. Inizia la settimana dedicata alla memoria degli eccidi nazifascisti. Un programma denso di appuntamenti sparsi in giro per la città.

    LE INIZIATIVE DEL COMUNE - Un’offerta culturale ampia e articolata, rivolta ad un pubblico di tutte le età, con particolare attenzione ai giovani e agli studenti: in calendario appuntamenti presso la Sala Santa Rita, la Casa della Memoria e della Storia, il Museo di Roma in Trastevere, le Biblioteche di Roma, il Teatro di Corte di Villa Torlonia, il Teatro Biblioteca Quarticciolo, il Nuovo Cinema Aquila, l’Auditorium “Parco della Musica”, la casa del Cinema, la Casa delle Letterature e il Museo storico di Via Tasso. (Programma completo qui) “Per mantenere viva la memoria abbiamo deciso di disseminare nella città appuntamenti culturali. Solo così si riesce a raggiungere, attraverso tutte le forme e i linguaggi artistici, l’obiettivo di costruire una consapevolezza comune di tolleranza e giustizia” dichiara l’assessore alla Cultura Flavia Barca. “Ci saranno – conclude - anche testimonianze dei sopravvissuti all’Olocausto: da loro ci arriva il racconto di quell’orrore e di quella persecuzione ma anche un messaggio di coraggio e di speranza”.

    LE MEMORIE DIMENTICATE - Parallelamente si svolgerà dal 24 gennaio al 2 febbraio il "Festival delle memorie dimenticate", il primo di una serie di appuntamenti a cadenza annuale che avranno lo scopo di riportare alla luce una pagina di storia rimasta nell'ombra, legata alla deportazione di omosessuali, Rom e Sinti, disabili, Testimoni di Geova. Dibattiti, film, musica, teatro e libri.Attraverso il recupero di documenti storici, il festival mira ad offrire quindi un panorama completo del fenomeno dello sterminio nazista in tutta la sua complessità. Il circolo Mario Mieli,Gaiaitalia.com, Gaycs Italia, Gaynet, Roma in un click, Unar (Unione nazionale antidiscriminazioni razziali): tante sono le associazioni coinvolte nella realizzazione di questa iniziativa, che "non vuole offuscare la memoria dello sterminio del popolo ebraico - ha spiegato Andrea Maccarrone, il presidente del Circolo Mario Mieli - ma completare e approfondire il ricordo per contrastare il fenomeno dell'oblio, causato anche dalla contrazione del tempo". La collaborazione con l'Ugei, Unione giovani ebrei Italia, ne è la testimonianza. Infine il festival ha ricevuto il patrocinio gratuito di Roma Capitale, attraverso l'Assessorato alla Scuola. Il circolo Mario Mieli ed il Teatro Agorà faranno da cornice ad un'ampia offerta culturale che mira a raccontare, con vari approcci e linguaggi artistici, le deportazioni storiche ma anche quelle "moderne", come ha spiegato Ennio Trinelli, di Gaiaitalia.com: "Abbiamo inserito dei momenti per parlare dell'oggi, delle deportazioni sessuali nel 2014 in Africa, dove la legge condanna a 15 anni di prigione chi venga coinvolto in qualsiasi "operazione omosessuale" in patria o all'estero e che incita alla delazione. Mi piacerebbe che il festival delle memorie dimenticate non ricordasse solo ciò che è successo nel passato, ma che si trasformi in un'occasione per costruire una pace duratura". (Qui tutti gli appuntamenti)

    ROM E SINTI - Per ricordare lo sterminio di rom e sinti domenica 26 gennaio Associazione 21 luglio e Associazione Sucar Drom organizzano l’evento “Samudaripen. Tutti morti. Memorie dello sterminio dimenticato di rom e sinti”, alle ore 18 alla Casa Internazionale delle Donne in via di San Francesco di Sales 1/a. Samudaripen, (“Tutti morti” in lingua romanès), è uno dei termini utilizzati dalle comunità rom e sinte per indicare lo sterminio di oltre 500mila rom e sinti. L’evento rappresenta sia un momento di commemorazione delle vittime dello sterminio che di riflessione sulle conseguenze sui diritti umani delle politiche in atto in Italia nei confronti delle comunità rom e sinte. Politiche incentrate sui “campi” che generano marginalizzazione ed esclusione sociale. (programma dettagliato qui)


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    Un incidente mortale, lo sciopero dei mezzi pubblici e la pioggia hanno mandato in tilt stamani il Grande raccordo anulare con traffico completamente bloccato per circa 10 chilometri, tanto che molti automobilisti hanno spento i motori e sono anche scesi dalle auto per vedere cosa fosse successo. L'incidente si e' verificato al chilometro 13 in carreggiata esterna, all'altezza della Cassia.
    Il motociclista di 35 anni, secondo la polizia stradale, ha perso il controllo del mezzo ed e' morto. Il traffico si e' paralizzato completamente fino allo svincolo della Salaria, distante circa 10 chilometri dal luogo dell'incidente, ma le ripercussioni, code e rallentamenti, si sono estese anche oltre. La situazione ha cominciato a normalizzarsi dopo le 9.30.


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    E' iniziata la prima frazione dello sciopero del trasporto pubblico indetto dall'Usb. Chiusa la ferrovia Roma-Lido. Le linee del metro' sono tutte aperte con possibili riduzioni di corse. Per la Ferrovia Roma-Civitacastellana-Viterbo soppresse alcune corse sul tratto urbano. Lo comunica l'Agenzia per la mobilita' aggiungendo che e' chiuso lo sportello al pubblico dell'Agenzia per la mobilita' in piazzale degli Archivi. Parzialmente disattivato anche il numero 06/57003 che fornisce solo informazioni sul trasporto pubblico".


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    "Sono qui per aiutare la mia nuova squadra. Ho voglia di giocare e vincere. Voglio restare qui diversi anni. Prima impressione? Straordinaria, qui si vive per il calcio. Questo a noi brasiliani piace molto". Si presenta così l'ultimo acquisto della Roma, Michel Bastos, arrivato a Trigoria in prestito dall'Al Ain. L'esterno sembrava destinato al Napoli, ma poi ha scelto la squadra giallorossa.

    "La presenza di Rudi Garcia ha influenzato la mia scelta, assieme al fatto che la Roma è un grande club - confessa il brasiliano che in passato aveva lavorato col tecnico francese - Con Garcia ho sempre mantenuti i contatti da quando sono andato via dal Lille: è stata una persona importante che mi ha aiutato. Quando sarò pronto per tornare in campo? Sto lavorando per essere a disposizione il più presto possibile. Credo ci sia bisogno di dieci giorni per poter essere al meglio"


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    Evitare la lotta fratricida, puntando a una candidatura unitaria. A questo lavorano le eminenze grigie del Pd di Roma e Lazio per la segreteria regionale. Dopo l’addio di Enrico Gasbarra e il valzer delle discese in campo, ognuno prova a giocare le sue carte. Per pesarsi e per ottenere qualche posto nell’assemblea del partito, dove la strada si fa stretta con la riduzione da 400 a 200 membri. Lo scontro vero tra i renziani: quelli della prima ora e quelli che sono saliti sul carro dei vincitori. Nella prima fascia la deputata Lorenza Bonaccorsi, sostenuta dal parlamentare Paolo Gentiloni, ma che non ha ancora sciolto il nodo della sua partecipazione alla gara interna dei democratici. Lei glissa e ripete di essere sempre tirata in ballo: “Il mio è un nome buono per tutte le stagioni”.

    Tra i seguaci dell’ultimo minuto di Matteo Renzi i popolari e Areadem. Il profilo giusto, per l’ala del ministro Dario Franceschini, è quello di Fabio Melilli. Il deputato ed ex presidente della Provincia di Rieti, che per primo ha ufficializzato la sua candidatura, oggi ha ricevuto il sostegno di 9 suoi colleghi della Pisana. L’endorsment arriva con l’idea “di rafforzare il Pd del Lazio e il percorso d'azione riformatrice che il presidente Zingaretti ha iniziato con grande determinazione”, scrivono gli eletti alla Regione. “Con Melilli – aggiungono –  è possibile mettere al centro l'autonomia dei territori in un indispensabile processo unitario”. Firmato: Mauro Buschini, Mario Ciarla, Enrico Maria Forte, Rodolfo Lena, Daniele Leodori, Simone Lupi, Enrico Panunzi, Massimiliano Valeriani, Marco Vincenzi. Colpisce l’appoggio degli ultimi due, zingarettiani doc, che confermano come il governatore sul serio non voglia intervenire nel dibattito e preferisca tenersi fuori dalla contesa, evitando di indicare un profilo su cui puntare.

    Salta agli occhi anche la firma di Ciarla: marroniano doc, la sua decisione conferma come la deputata Micaela Campana non sarà parte della sfida. “Non sono in campo”, dice la parlamentare all’agenzia Omniroma. Le sue parole, la firma di Ciarla e la discussione nella corrente di Umberto Marroni dimostrano l’inversione a ‘u’ sul sostegno al popolare Mirko Coratti. Il presidente dell’aula Giulio Cesare, infatti, sarà sulla griglia di partenza, per poi andare all’incasso. In palio i posti da capolista per l’assemblea regionale. E anche il responsabile organizzazione, trampolino di lancio verso il Parlamento. A sostenere Melilli anche, e soprattutto, Goffredo Bettini. Il kingmaker dei democratici romani e dirigente nazionale lavora alla segreteria del Lazio, ma guarda alle Europee di primavera.

    Il sostegno al consigliere della Pisana rientra nell’ottica del ‘tricket’, neologismo inventato per la corsa a tre nell’area Centro: gara che farà insieme ai parlamentari europei David Sassoli (Areadem) e Silvia Costa. Mentre i civatiani vorrebbero un loro nome, l’ex senatore Vincenzo Vita, per vedersi garantire un minimo di rappresentanza tra i vertici laziali. Nessuno però ha ancora consegnato le 150 firme necessarie per presentare la candidatura. Il deposito domani nella sede del Pd di via delle Sette Chiese, che la notte scorsa è stata visitata da ignoti. La seconda irruzione dopo quella del 24 novembre 2013: allora si vivevano ore decisive per le primarie. Erano quelle nazionali.


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    Alla fine anche Ama ha il suo nuovo super-manager. Sarà Daniele Fortini a guidare la municipalizzata di Ambiente e Rifiuti del Comune di Roma. Arriva da Napoli, dove era stato amministrare delegato di Asìa, la partecipata partenopea del settore e in cui ancora oggi siede nel consiglio di amministrazione. Così la società capitolina, da tre mesi senza vertici dopo la dimissioni del cda nominato dall’ex sindaco Alemanno, ha un nuovo capo che assumerà le funzioni di presidente e ad. Una scelta travagliata quella di Ignazio Marino, l’attuale inquilino del Campidoglio che era scivolato sulla nomina di Ivan Strozzi indagato per traffico illecito della monezza a Messina. La ricerca, dopo questo errore, si era fatta complicata.

    Nessuno infatti voleva avere a che fare con un’azienda in deficit, balzata agli onori della cronaca durante le festività natalizie a causa dei sacchetti lasciati per strada (con i maiali che bivaccavano tra i cassonetti). Molti avevano detto di ‘no’, Marino era in difficoltà. Indeciso se tornare sui nomi che erano circolati nei giorni scorsi o cambiare direzione. Ha preferito la seconda strada, che porta al capoluogo campano. Le indiscrezioni, come anticipato da Paese Sera, sono state confermate. La scelta ricade così su Fortini, numero uno di Federambiente, l’associazione che riunisce imprese e consorzi che gestiscono servizi pubblici d'igiene e risanamento del verde. Già alla guida dell’Asia, la società che si occupa di rifiuti a Napoli, e sindaco di Orbetello (Grosseto), è suo il profilo a convincere il Campidoglio per risollevare le sue sorti e quelle di Ama.

    Tra i tanti incarichi si contano quelli da consigliere delegato della Publiservizi di Firenze e dirigente di Confservizi-Cispel Toscana. Fa inoltre parte di numerosi organismi tecnico-consultivi istituzionali del settore ambientale. Da vent'anni impegnato nel mondo delle utilities in aziende dei settori del gas, dell'acqua, è stato vicepresidente di Fiorentina Ambiente, consigliere dell'Agenzia regionale toscana per l'ambiente e primo cittadino di Orbetello È anche numero uno di Iswa Italia, la sezione italiana dell'International Solid Waste Association che riunisce circa 1.100 tra organizzazioni di gestori del ciclo dell'igiene urbana e soci individuali di oltre settanta Paesi di tutto il mondo. A sentire i consiglieri capitolini del centrosinistra, è stato uno dei pochi a non auto-escludersi dalla rosa dei papabili. Da 25 anni, si legge sul suo curriculum, è impegnato nel ramo e a svolgere il ruolo di amministratore delegato nel capoluogo campano l’aveva chiamato l’allora sindaco Rosa Russo Iervolino.

    Sui blog partenopei è ricordato come il fautore degli inceneritori, con cui avrebbe voluto, negli anni scorsi, risolvere l’emergenza in Toscana. Riuscirà l’inquilino del Campidoglio, sostenitore della raccolta differenziata, a coesistere con un uomo che difende gli inceneritori? Già sei anni fa, infatti, la sua nomina non fu gradita dall'ala più oltranzista dello schieramento ambientalista, ma è sempre stata sostenuta dall'amministrazione partenopea. “La volontà di Ignazio Marino di avere con sé l’amministratore delegato di Asìa - dice il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano - è un riconoscimento al lavoro dell’azienda e dell’amministrazione nella soluzione  dei rifiuti che si trascinava da tanti anni”.

    Ora l’amministrazione cerca un sostituto, mentre il primo cittadino, Luigi De Magistris, trema all’idea di aver perso “l’uomo che fungeva da collegamento con le banche”, dicono a palazzo San Giacomo. Fu grazie a lui che la municipalizzata riuscì ad ottenere una ricapitalizzazione di 43 milioni di euro, con i prestiti bancari. Ora il compito di risollevare la raccolta rifiuti a Roma. Evitando lo scontro con l’assessore al ramo, Estella Marino, che subito si è affrettata a ricordare che la costruzione di termovalorizzatore non è contemplata dall’agenda di governo cittadino. 

     
     


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    Era stato annunciato come il trionfo della meritocrazia, ma la nuova sanità del Lazio targata Zingaretti, per ora, non convince le opposizioni alla Pisana.“I direttori delle Asl sono stati nominati con i soliti criteri. Ossia politici”. Perchè è vero che Zingaretti ha affidato all'Agenas la selezione dei curricula dei manager. Ma la scelta finale è ricaduta sempre sul Governatore, che in un caso, ha addirittura sconfessato l'Agenzia Nazionale dei Servizi Sanitari. Vitaliano De Salazar, escluso dalla short list formulata dall'Agenas, da cui secondo Zingaretti sarebbero stati presi i nuovi dirigenti del sistema saniario regionale, è stato comunque nominato alla guida della Asl RM/B. E mentre la maggioranza difende ogni scelta “tutti i manager sono stati scelti in base ai loro curricula", l'opposizione incalza. Secondo il Movimento 5 stelle “13 dei direttori proposti, 7 appartengono all'area Pd”. Oppure, come ironicamente fa notare il consigliere regionale FI, Luca Gramazio, la questione è un'altra: “che i medici bravi in genere sono del Pd”.

    IL BANDO E LE NOMINE – Assente Nicola Zingaretti alla riunione della commissione sanità di ieri, che doveva esprimere un parere sulle nomine già rese pubbliche la scorsa settimana, il compito di tenere testa alle opposizioni è toccato ad Alessio D'Amato, responsabile della cabina di regia sulla sanità regionale. Alla fine della discussione, che si è protratta due giorni, sono 11 su 13 i direttori che hanno ricevuto l'ok della commissione: Joseph Polimeni, che era stato proposto alla guida della Asl di Rieti, ha rinunciato all'incarico, mantre mentre su Luigi Macchitella, nominato alla guida della Asl di Viterbo, la commissione ha preferito rimandare il parere in attesa di verifiche.

    IL CASO MACCHITELLA – Nonostante l'Agenas lo avesse dichiarato idoneo, Macchitella, in base a i documenti da lui allegati e sottoscritti, risulterebbe aver avuto, nel periodo compreso tra il primo gennaio 2011 e il 31 marzo 2013, un rapporto di lavoro con l’Icot di Latina, una struttura privata convenzionata con la Regione Lazio. Per questo la commissione ha preferito fare ulteriori accertamenti. Il rischio infatti è che la sua nomina violi l’art.5, comma 1, del D.Lgs 39/2013 secondo cui “ gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali non possono essere conferiti a coloro che, nei due anni precedenti, abbiano svolto incarichi presso enti di diritto privato regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale”.

    LA PRESUNTA INCOMPATIBILITA' DELLA MASTROBUONO - Per la stessa norma, Davide Barillari dei 5 Stelle e Fabrizio Santori avevano chiesto che anche Isabella Mastrobuono, nominata direttore della Asl di Frosinone, fosse considerata inconferibile. Secondo le opposizioni, infatti la carica di Direttore Sanitario Aziendale della Fondazione Policlinico Tor Vergata, di cui è presidente lo stesso Nicola Zingaretti, la renderebbe incompatibile, in quanto la fondazione ha una natura giuridica privata. D'Amato, però, ha assicurato che la particolare natura giuridica del Ptv, ente partecipato dalla Regione Lazio e dalla Università di Roma - Tor Vergata, lo rende di fatto una struttura equiparabile a un istituto pubblico. Di diversa natura è invece l'incompatibilità sollevata dal consigliere Storace, secondo cui la Mastrobuono, avendo ricoperto l'icarico di sub commissario della Sanità in Molise, non sarebbe nominabile.“Le norme che voi avete fatto distribuire – ha detto Storace in Commissione - fanno riferimento all'inconferibilita' dell'incarico di dg a coloro che abbiano esercitato la funzione di presidente del Consiglio dei Ministri, ministro, viceministro o sottosegretario del ministero della Salute o altro incarico affidato dal Governo. Io credo ci sia un problema di incompatibilità alla luce di quella norma, che vincola per due anni chi ha svolto questo tipo di incarichi". Il presidente della commissione, Rodolfo Lena, ha assicurato di aver chiesto chiarimenti al Ministero della Funzione pubblica su come debba essere codificato il ruolo di subcommissario. E anche se nella pagina della Mastrobuon, sul sito del Ptv l'esperienza in Molise risulta essersi conclusa nel febbraio 2012, D'Amato ha tenuto a specificare che “il periodo da subcommissario nel piano di rientro in Molise è terminato a gennaio 2012”. Quindi oltre i due anni previsti dalla normativa. 

    I DIRIGENTI APPROVATI – I mandati dei nuovi direttori generali avranno tutti una durata triennale. “La legge prevede che il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, provveda a stilare il decreto di nomina sentita la Commissione consiliare competente – ha spiegato il presidente della Commissione, Rodolfo Lena - Trascorreranno quindi i tempi tecnici, una settimana, dieci giorni, dopodiché avverrà l’inserimento dei direttori generali nelle Asl assegnategli”. Il parere del Consiglio regionale è previsto, ma non è vincolante, come ha precisato Lena: “in teoria il presidente potrebbe nominare le stesse persone a seguito di pareri negativi da parte della Commissione. E’ chiaro che, se ci sono motivazioni serie, il presidente ne terrà sicuramente conto”. I nuovi dirigenti sanitari sono: Vitaliano De Salazar, 51 anni, che andrà a guidare la Asl Roma B; Carlo Saitto, 64 anni alla Asl Roma C; Vincenzo Panella, umbro di 57 anni, per la Asl Roma D; Angelo Tanese, 47 anni, per la Asl Roma E; il cinquantenne Giuseppe Quintavalle per la Asl Roma F e la dottoressa Isabella Mastrobuono, di 56 anni, alla Asl di Frosinone. Giuseppe Caroli, 63enne proveniente dall’Emilia Romagna, è stato nominato per assumere l’incarico presso la Asl Roma G; Fabrizio D’Alba, 40 anni per la Asl Roma H; Ilde Coiro, 59 anni, chiamata a dirigere l’Azienda Ospedaliera San Giovanni, Michele Caporossi, 58 anni, dalle Marche passerà alla Asl di Latina e Maria Paola Corradi, 53 anni nominata a guidare l’Ares 118. 


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    La Roma è tra le principali protagoniste di questa sessione di mercato. Il Ds Sabatini, a fari spenti, ha portato a termine le operazioni Nainggolan e Bastos, regalando due importanti alternative a Garcia che ha salutato Bradley (andato al Toronto), Burdisso (Genoa) e farà lo stesso nelle prossime ore con Borriello (West Ham). In attesa di sapere chi sarà la nuova prima alternativa a Benatia e Castan al centro della difesa (il favorito resta Heitinga) fino ad ora tutti gli assalti del PSG per Pjanic sono stati respinti. Ma il mercato della Roma non riguarda solo i big, e come ormai da tradizione da quando si è insediata la proprietà americana i giallorossi guardano con grande attenzione ai giovani talenti.

    PAREDES – Il primo colpo, anche se ancora non ufficializzato a causa dello status di extracomunitario del giocatore, è stato battuto a inizio gennaio, quando è arrivata la fumata bianca per il centrocampista argentino classe 1993 Leandro Paredes. Il ‘Mago’, come lo chiamavano al Boca Juniors, da molti è considerato l’erede designato di Riquelme, e dopo un lungo corteggiamento Sabatini se lo è assicurato in prestito per 18 mesi con diritto di riscatto. Per tesserarlo la Roma lo girerà a sua volta in prestito fino alla fine della stagione, con il Chievo che sembra in pole position.

    SANABRIA – Un altro grande talento vicinissimo all’approdo in giallorosso è l’attaccante paraguaiano Tonny Sanabria: classe 1996, scuola Barcellona, il giocatore ha già trovato da tempo l’accordo con la Roma. L’affare non è stato ancora formalizzato perché se secondo il club capitolino basterebbe pagare i 3 milioni della clausola rescissoria prevista nel contratto della punta classe 1996, il Barca non ci sta ed è partito da una richiesta da 12 milioni. I giallorossi non vogliono arrivare a uno scontro frontale con i blaugrana, e si dovrebbe trovare a un compromesso. Sanabria è considerato uno dei migliori prospetti al mondo, e la Roma lo ha convinto superando anche la concorrenza dell’Arsenal.

    BERISHA – Ma non ci sono solo sudamericani nel mirino: il club di Trigoria ha messo le mani sul diciassettenne attaccante svedese Berisha (anche lui classe 1996), capocannoniere dell’ultimo Mondiale Under 17. In molti lo hanno ribattezzato il ‘nuovo Ibrahimovic’: con il bomber del PSG condivide il ruolo, la confidenza con la porta avversaria e le origini balcaniche. Per l’operazione la Roma dovrebbe versare all’Halmstads circa 500 mila euro.

    TRA VERONA E SOUTHAMPTON – Il suo nome non è tra gli obiettivi per gennaio, ma la prossima estate Sabatini sferrerà l’attacco per il paraguaiano naturalizzato argentino Iturbe. Nel Verona sta facendo faville, e i capitolini faranno di tutto per assicurarselo. In vista del possibile addio di Pjanic a giugno si è poi tornati a guardare con attenzione alla situazione di Gaston Ramirez, trequartista uruguaiano che dopo aver ben figurato a Bologna sta trovando un po’ di difficoltà in Premier League nel Southampton. L’idea era quella di riportarlo sotto le due Torri fino a fine stagione per poi tesserarlo come comunitario in estate, ma non si tratta di un’operazione facile ne’ tantomeno economica.

    MERCATO FRANCESE – Mai come da quando c’è Garcia in panchina la Roma monitora il mercato transalpino: oltre al terzino sinistro del Saint-Etienne Ghoulam (che però difficilmente arriverà visto l’ingaggio di Bastos) alla Roma è stato accostato al veloce attaccante esterno franco camerunese dell’Auxerre Ntep (classe 1992), ma anche questa è una trattativa impostata per la prossima estate.

    RITORNO ALLA BASE? – Nell’Udinese sta esplodendo Nico Lopez, ceduto in comproprietà all’Udinese nell’operazione Benatia. Se ‘El Conejo’ dovesse continuare a dimostrare di aver superato un periodo non facile, per lui potrebbero riaprirsi le porte di Trigoria. Tra i giovani talenti di proprietà della Roma in giro per l’Italia i più attesi erano Viviani e Piscitella, ma entrambi hanno deluso nel Pescara tanto che stanno per cambiare di nuovo squadra: per il primo l’affare con il Latina sembra in dirittura d’arrivo. Il loro compagno di squadra nel club abruzzese Politano sta facendo invece più che bene, tanto che in estate potrebbe meritarsi il ritorno alla base. A Trigoria in questi giorni hanno fatto ritorno, dopo le esperienze non positive in prestito rispettivamente all’Ajaccio e alla Paganese, il terzino Crescenzi e il portiere lituano Svedkauskas, ma il loro passaggio sarà fugace: il primo è già stato girato in prestito al Novara, il secondo sta per andare al Pescara.

    TALENTI IN CASA – Mentre con la Primavera di mister Alberto De Rossi è in prova il centrocampista classe 1995, proveniente dal Danubio, Ezequiel Pessoa, alcuni giovani talenti potrebbero andare a farsi le ossa nelle serie minori. Se per Caprari il ritorno al Pescara è ormai cosa fatta, per Romagnoli molto dipenderà dagli ultimi giorni di mercato: nel caso in cui la Roma dovesse riuscire a trovare un sostituto di Burdisso, il centrale classe 1995, mai preso in considerazione finora da Garcia, potrebbe andare a giocare altrove. Lo Spezia ha palesato più di una volta il suo interesse, ma il giocatore non sembra molto convinto. Infine l’attaccante Federico Ricci, che potrebbe andare al Crotone sebbene Garcia abbia dimostrato in più di un’occasione di apprezzarne le doti, tanto da farlo esordire in una situazione difficile a Bergamo contro l’Atalanta.


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    Le romane all’assalto dell’Eccellenza. Con il rugby capitolino si era partiti a settembre con grandi auspici e festeggiamenti per il ritorno, dopo 43 anni, di tre squadre della città nella massima serie. A nove giornate di campionato, un Trofeo di Eccellenza arrivato alla resa dei conti, il bilancio che se ne trae però è quanto mai contradditorio.  Se da un lato infatti le Fiamme Oro superano l’esame, lo stesso non si può dire per l’ Unione Capitolina sull’orlo del baratro. Rimandata invece la Lazio di mister De Angelis che vivacchia a metà classifica. Per quanto riguarda il vivaio, nonostante i numeri, si continua a navigare a vista.

    LE ROMANE- Ma veniamo alla squadra della Polizia di Stato: cinque vittorie, quattro sconfitte e 21 punti in classifica  che valgono il settimo posto ( a sei punti dal terzo).  Meglio di loro il Padova a 23, il Mogliano a 25 e il Viadana a 27. E se in campionato la corsa al podio è ancora aperta sicuro, la squadra di Presutti, ha già l’accesso alla finale del Trofeo Eccellenza. Un traguardo raggiunto, ironia della sorte, eliminando nel girone proprio le altre romane. La finale si giocherà l’8 febbraio contro il Rovigo, prima in campionato a 35 punti e praticamente indistruttibile. Chi sta peggio è sicuramente l’Unione Capitolina, penultima in classifica con 5 punti e un cammino dimenticare:  una sola vittoria in nove gare. Pesante è il fardello dell’inesperienza per una società che ha scelto di rimanere nella dimensione dei dilettanti  (chi gioca deve pagare la quota sociale) e che si è affidata ad un gruppo di giovani dalle belle speranze. Peggio di loro il Reggio anche se va premiata la scelta della società di affidarsi al proprio vivaio e puntare sui giovani. Ora però serve di più.

    GRANDI EVENTI E MOLTA CONFUSIONE- Il primo febbraio Roma sarà nuovamente teatro del Sei nazioni. Una vetrina importante che rilancia il ruolo internazionale della capitale nel rugby mondiale. Un appuntamento al quale però la Lazio, l’Unione capitolina e le Fiamme Oro potranno solo assistere perché nella rosa convocata da Jacques Brunell non c’è nemmeno un giocatore tesserato tra i club romani.  “Un dato che sottolinea lo stato difficoltà le attuale del movimento – spiega Pasquale Presutti – anche se a Roma ci sono solide basi su cui si potrebbe investire”. Fonti da cui attingere ce ne sono, il Lazio offre alla Federazione italiana rugby (Fir) un contributo alto in termini di iscritti posizionandosi al terzo posto. Ogni appuntamento della  nazionale attira all’Olimpico migliaia di appassionati. “ A Roma abbiamo un buon livello- prosegue Presutti – ci sono giovani interessanti come Mammana, Morinaro, Beretti, Forcucci, ma ci sono cose che devono migliorare, ci vuole chiarezza per il futuro, serietà negli investimenti e sono questioni che non si rivolgono solo a livelli federali ma soprattutto a livello di club”.
    “Il Sei nazioni è una grande  vetrina per Roma e fa bene a tutto il movimento ma rischia di diventa un treno sul quale non siamo riusciti a salire – aggiunge Alfredo De Angelis, head coach dell’Ima Lazio– In questo momento di alta visibilità ed attenzione dovremmo impegnarci tutti di più per farsi trovare preparati. Il problema per i club rugbistici è che spesso nei ruoli chiave ci suono uomini prestati al rugby. C’è poi una questione legata agli impianti. Abbiamo esperienze come l’Unione capitolina che investe più nel vivaio che nella prima squadra, offre molti ragazzi interessanti che vincono in ogni categoria giovanile ma non hanno campi. Alla Capitolina, per fare un esempio, potrebbero allenarsi ben trecento bambini in più se solo avessero un altro  campo a disposizione. Anche per quanto ci riguarda,  noi ci alleniamo all’Acqua Acetosa dove  dividiamo il campo con altre società. Infine c’è un aspetto tecnico  - conclude-  perché Roma avrebbe bisogno di una Accademia federale per portare sfruttare al meglio il potenziale che abbiamo”. 


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    Laurentino 38

    Laurentino 38

    C'è almeno un decennio di ritardi nella riqualificazione delle periferie romane. E circa 150 milioni da spendere, di cui 86 fermi in Regione e gli altri nelle tasche dei privati. Mentre il budget del Comune di Roma è stato spolpato negli anni e trasferito in altri capitolati di spesa. Eppure la rivoluzione urbanistica dei quartieri “dormitorio” era scritta nei cosiddetti Articoli 11 del '93. Uno strumento che ha faticato ad andare in attuazione. Non per la parte commerciale e né per quella residenziale, in gran parte completate, ma nel cuore della base giuridica: le opere pubbliche.

    I QUARTIERI COINVOLTI - Undici, per pura coincidenza, come il numero dei Pru (programmi di recupero urbano) che rappresentano quasi un terzo delle periferie capitoline: Fidene-Val Melaina, San Basilio, Tor Bella Monaca, Acilia-Dragona, Laurentino, Corviale, Magliana, Valle Aurelia, Palmarola-Selva Candida, Primavalle-Torrevecchia, Labaro-Prima Porta. Interventi pubblico-privati di quasi due miliardi per valorizzare (anche con deroghe ai vincoli paesaggistici) aree degradate, abusive e carenti di infrastrutture. A Corviale, solo per fare un esempio, l'investimento a carico dei privati è di 9 milioni euro, di questi circa due sono attualmente in fase di spesa, ma altri sette sono fermi intanto che si ergono nuove palazzine.

    LE PROMESSE MANCATE - “Programmi di intervento complessi che hanno l'obiettivo di realizzare, anche attraverso la consultazione dei cittadini, un insieme di interventi per il recupero e la riqualificazione urbana” si legge ancora sul sito del Comune di Roma. Talmente “complessi” che circa il 30% delle opere pubbliche sono state ultimate, e le altre sono finite nel dimenticatoio nonostante siano passati dieci anni dalla firma del primo accordo di programma tra Regione Lazio, Comune di Roma e costruttori romani. E malgrado fosse stata “appositamente costruita una cabina di regia - si legge sempre sul portale web – per “assicurare una costante informazione e monitoraggio sui tempi di attuazione con la partecipazione dei cittadini alla definizione dei contenuti delle opere pubbliche”. Complice pure la famigerata “crisi dell'edilizia”: i privati che non hanno ancora completato le opere private difficilmente sono disponibili a preoccuparsi di quelle pubbliche.

    Paolo Masini, assessore ai Lavori Pubblici

    GLI 86 MLN FERMI IN REGIONE– Intanto gli 86 milioni incassati dalla Regione Lazio rischiano di essere trasferiti nel bilancio dell'Erp (edilizia residenziale pubblica). Anche se al Campidoglio sono arrivate garanzie in senso opposto. “La Regione deve assicurare che i soldi non vengano spostati dal capitolato degli Articoli 11 – dichiara Luigi Tamborrino, portavoce dell'associazione Territorio Roma – e il Comune convochi un tavolo di concertazione per decidere quali opere e in quali ambiti si interverrà, così come abbiamo chiesto in una riunione con i capigruppo capitolini e come ripetiamo da tempo. Bisogna sbloccare immediatamente i fondi privati che sono fermi in banca, non si capisce perché si continuano a negare i servizi in periferia visto che i soldi ci sono”.

    L'ASSESSORE MASINI: “LAVORIAMO IN SQUADRA” - Il Comune, invece, sta già lavorando a ridefinire le priorità, dal momento che diversi interventi immaginati negli anni '90 oggi hanno perso valore. "Il lavoro messo in campo per la rimodulazione dei PRU è stato un esempio importante di come il gioco di squadra non è uno slogan, ma un modo concreto di amministrare per migliorare la città – dichiara Masini a Paese Sera - dopo aver condiviso il percorso con l'assessore regionale Refrigeri, abbiamo istituito un tavolo permanete con l'Urbanistica, incontrando tutti i municipi interessati per ridefinire insieme gli interventi in base alle reali esigenze dei territori. Un percorso partecipato indispensabile che si concluderà a breve e che consentirà di liberare finalmente risorse fondamentali per le periferie della nostra città”.  


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    Tre priorità ad assessorato con relativi tempi di realizzazione e autovalutazione sul proprio lavoro. Questo il "programma Marino" che il sindaco di Roma ha lanciato e condiviso con la sua squadra di governo. Lo ha annunciato oggi il primo cittadino, che prova a rilanciare la sua azione di governo. "Credo fermamente nella valutazione e verifica dei risultati. Per questo, su questa linea, in giunta si autovaluterà nel raggiungimento degli obiettivi”. Un metodo di valutazione scientifica del lavoro amministrativo in cui il primo cittadino crede fortemente.

    BUS TURISTICI - Oggi intanto, in giunta, è stato completato l'iter per il Piano dei bus turistici. Un provvedimento che guarda all'accoglienza dei turisti e dei pellegrini che arriveranno a Roma per la santificazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Lo conferma l'assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Guido Improta, che ribadisce di non aver alcuna intenzione di lasciare il Campidoglio per palazzo Chigi. Il piano prevede nuove regole per i bus, con sosta tariffata più cara man mano che ci si avvicina alla Basilica di San Pietro "per decongestionare le strade di I e XIII municipio e diminuire, quindi, anche le emissioni inquinanti", spiega il titolare dei Trasporti. La proposta di delibera era stata inviata ai Municipi. L’unico parere contrario arriva dalla città storica. Adesso la palla passa all'assemblea capitolina.

    BILANCIO ALLE PORTE - La discussione nella sala della Bandiere avrebbe dovuto comprendere anche “una serie di provvedimenti che permetteranno la ripresa dell'attività edilizia nella nostra città”, aveva spiegato in mattinata il primo cittadino. Ma il dibattito su questo tema non c’è stato come confermato dall’assessore Caudo. Gli occhi però sono tutti puntati al bilancio previsionale 2014. La titolare del settore, Daniela Morgante, aspetta notizie sulla Tasi che vale 186 milioni di euro e inizia a pensare ai tagli per i dipartimento, come previsto dal pluriennale dello scorso anno che parla di circa 300 milioni in meno di risorse. Lunedì un nuovo incontro per stabilire il calendario e l'iter di approvazione della manovra economica. “Ne sentiamo l'urgenza ma è chiaro che è difficile programmare non avendo la certezza delle entrate rispetto ai provvedimenti governativi”, spiega il sindaco Marino.


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    “La nomina di Ninni Cutaia a direttore del Teatro di Roma conferisce professionalità e autorevolezza a una delle istituzioni culturali più importanti della città”. Con questa nota il sindaco Ignazio Marino ha commentato la nomina dei nuovi vertici dello Stabile capitolino, attesa da diverse settimane. E si può concordare pienamente con lui. Il profilo di Cutaia è certamente in linea con le professionalità richieste dalla riforma voluta da Ministro Bray, che era presente oggi alla conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore. Quel decreto Valore Cultura che prevede la trasformazione dell’oramai vetusto sistema degli stabili, con l’istituzione di quattro teatro nazionali, di cui Roma dovrebbe essere una delle piazze “naturali”. La scelta di escludere la figura dell’artista-direttore, impedendo a chi ricoprirà la carica di produrre e mettere in scena i suoi spettacoli, va nella direzione di una ristrutturazione profonda delle stabilità, che dovrebbero essere traghettati da un ruolo esclusivo di centralità e vetrina, a uno più al passo coi tempi di motore propulsivo di progetti artistici che interessino l’intero territorio. La figura di Cutaia, che vanta una lunga storia dirigenziale nel mondo del teatro pubblico (Il Mercadante di Napoli, l’Ente Teatrale Italiano e, fino a ieri, il Ministero dei Beni Culturali) sembra calarsi alla perfezione all’interno di questo progetto di ristrutturazione.

    Bisogna aggiungere però che la nomina di Cutaia, al di là del prestigio istituzionale e delle considerazioni di tipo amministrativo, riscuote apprezzamento in modo trasversale. Le sue passate esperienze, soprattutto all’Eti, dove si è fatto promotore di progetti attenti alla qualità artistica, alle nuove generazioni e ai nuovi linguaggi, alla difesa e promozione della danza (vera cenerentola del teatro italiano) e una serie di interventi volti ad animare e valorizzare le periferie culturali del Paese, ne fanno una figura di riferimento anche per i settori del contemporaneo e dell’innovazione – quelle energie artistiche che da tempo scalpitano per un rinnovamento del teatro italiano e per un’apertura agli stimoli europei.

    C’è quindi molto di che sperare. Anche perché questa nomina, coadiuvata da una presidenza di prestigio culturale come quella di Marino Sinibaldi, cade in un momento in cui Roma è praticamente all’anno zero dal punto di vista teatrale. Lo stabile è in questo momento privato del Teatro India, chiuso per lavori. Il Palladium, altro polo importante del contemporaneo, ha cancellato la stagione. L’Eliseo naviga in cattivissime acque. In questo quadro l’Argentina di Cutaia resta l’unico elemento solido in una geografia teatrale che va totalmente reinventata. E dunque si candida ad esserne il primo propulsore. Non a caso Cutaia, in conferenza stampa, ha rassicurato sui tempi dei lavori a India, che sarà restituito alla città dopo l’estate, e che sarà nella progettazione del neo-direttore una sala paritaria dell’Argentina, e non un luogo cadetto e secondario. Allo stesso modo Cutaia ha voluto da subito sottolineare la volontà di apertura alle energie del territorio, citando anche l’effervescenza di piccoli teatri privati, in una salutare ottica di apertura piuttosto inedita per la storia dello stabile romano. E, cosa davvero preziosa, il neo-direttore ha parlato di un’apertura del cartellone alla danza contemporanea, che finalmente abbatterà quello steccato di genere imposto dai regolamenti ministeriali che, nella vita reale delle pratiche teatrali, non ha più senso da almeno quarant’anni.

    Ottimi segnali davvero, perché Roma è una città artisticamente viva, che esprime anche quantitativamente una varietà impressionante e per certi versi unica nel panorama nazionale. Quello che è sempre mancato è una spinta delle istituzioni culturali cittadine, spesso arroccate su se stesse, che mettesse a regime tutta questa potenzialità, proiettando al contempo la Capitale in una dimensione più europea. Chissà che lo scossone di Bray e il pensiero in apertura di Cutaia e Sinibaldi non riescano a innescare quel cambiamento che Roma aspetta da almeno vent’anni e da un paio di generazioni teatrali. 

    *gli interventi alla conferenza stampa sono stati raccolti da Attilio Scarpellini


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    A Roma chi vuole una biblioteca se la prende. Come hanno fatto ieri gli attivisti del municipio VIII (ex XI) a Garbatella, occupando i locali dello storico palazzo di via Edgardo Ferrati 3 che da anni versa in stato di abbandono. “Ce ne andremo – hanno dichiarato – solo quando il commissario dell’Ater, ente proprietario del bene, il Comune di Roma e la Regione Lazio si impegneranno formalmente ad avviare l’iter amministrativo per realizzare proprio qui una biblioteca comunale e un centro culturale di utilizzo municipale”. Intanto, aspettando i tempi elefantiaci della burocrazia, loro hanno già cominciato il processo di trasformazione. E Moby Dick ha visto la luce: alcuni residenti hanno donato libri e ieri pomeriggio è partita la lettura collettiva delle Città invisibili di Calvino. Una scelta di certo non casuale.

    IL MUNICIPIO - Hanno l'appoggio del consiglio del municipio che lo scorso novembre ha votato all’unanimità un atto per fermare ogni tentativo di speculazione sull'immobile e destinarlo a un utilizzo pubblico proprio per attività culturali. "Ci rendiamo disponibili ad essere il punto di riferimento per sottoscrivere formali impegni e avviare le operazioni per la riqualificazione e l'implementazione delle nuove funzioni", ha dichiarato il minisindaco Andrea Catarci.

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    LA PERIFERIA - Garbatella una biblioteca non ce l'ha. Esiste solo un bibliopoint al Caffè letterario, sulla Ostiense. Un po' poco per un territorio con 136.588 abitanti. Soprattutto se si pensa che il Centro storico, che ha 200mila residenti, di biblioteche ne conta13 (8 comunali, 4 federate e un bibliopoint). Ma l'Ottavo municipio non è l'unico messo male. Il XV con 155.240 abitanti e un'estensione di 18670,49 ettari ha solo quella di via delle Galline Bianche a Labaro (vedi immagine). Il che vuol dire che un utente di Osteria Nuova per raggiungere la biblioteca deve percorrere 23 chilometri, circa 20 minuti in macchina se è fortunato. Se decide o è costretto ad andare con i mezzi i tempi si allungano di molto: un'ora e mezza, un'ora e tre quarti circa secondo Google maps. Anche in VI la situazione è critica. Ci sono due biblioteche comunali, una a largo Monreale e l'altra a via Rugantino. Fuori mano per chi arriva ad esempio da San Vittorino o Corcolle: il tempo di percorrenza, soprattutto nelle ore di traffico intenso, può arrivare fino alle due ore.

    IL CASO DEL CENTRO DI CULTURA ECOLOGICA - A pagare è quasi sempre la periferia. Come in IV municipio dove è stata costretta a chiudere la Biblioteca 'Fabrizio Giovenale' del Centro di Cultura Ecologica, "un polo di cultura a disposizione dei cittadini di uno dei quartieri periferici più problematici di Roma", racconta Stefano Petrella che dal 2006 dirige il Centro. Solo dopo le proteste dei residenti e la raccolta firme le istituzioni si sono mosse, anche se per ora alle parole non sono seguiti i fatti.

    IL NUOVO CDA - Un cambio di marcia si spera arrivi con la nomina del nuovo Cda di Biblioteche di Roma che, secondo quanto dichiarato a Paese Sera dall'assessora Flavia Barca, dovrebbe esserci "nel giro di dieci giorni, due settimane al massimo". I candidati hanno partecipato al bando del Comune e verranno scelti in base ai curricula e alle referenze di associazioni o figure di spicco della cultura, oltre che con la raccolta firme. "Tutti profili di altissimo livello – dice l'assessora – stiamo lavorando per creare un team con competenze trasversali". Poi toccherà a Ignazio Marino scegliere il presidente, mentre il direttore (unica figura retribuita) verrà nominata dal consiglio. Per ora tra i papabili, secondo indiscrezioni, ci sarebbero Gioacchino De Chirico, giornalista vicino al presidente della Regione Nicola Zingaretti (ha partecipato alla sua campagna elettorale), Andrea Marchitelli, coordinatore dell'Aib (Associazione italiana biblioteche) e Madel Crasta, ex segretaria generale del Baicr, un'agenzia formativa accreditata dal Ministero della Pubblica Istruzione che organizza corsi di perfezionamento post lauream e master.

    LE RISORSE - Ma il nodo importante per dare una svolta vera alla situazione delle biblioteche restano i soldi. Dall'ultimo incontro tra le commissioni Bilancio e Cultura è emerso che potrebbe esserci un taglio di sei milioni di euro. Questo secondo la previsione della direttrice del dipartimento Cultura Maria Cristina Selloni. Le risorse passerebbero da 21 milioni a 15. Ma l'assessora Barca invita a non creare allarmismi: "Nessun taglio, stiamo lavorando alla strutturazione del bilancio".


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    Calano i servizi, diminuiscono gli spazi, ma aumentano i costi. Tutto in nome della spending review. Nel mare magnum della sanità laziale, con cui prima o poi Zingaretti dovrà fare i conti, capita anche questo. Che per risparmiare soldi, se ne spendano quasi il doppio. E' da qualche mese, che i residenti del VI municipio si chiedono che senso abbia la nuova sede Asl RM/B in via Casilina 1665 zona Grotte Celoni, a ridosso di Tor Bella Monaca. Un vero e proprio palazzetto della sanità, inaugurato lo scorso novembre. Avrebbe dovuto racchiudere i servizi erogati da 4 presidi i del VI municipio e 1 del VII. Ma per ora non serve a nulla. Se non a disperdere soldi pubblici.

    IL BANDO - Secondo la Asl RM/B i presidi in Via Aldo Capitini a Ponte di Nona, Via Giuturna 18 a Torre Angela, Viale Bruno Rizzieri 226 a Cinecittà, Via delle Canapiglie 100 a Torre Maura e Piazza Erasmo Piaggio, 35, nel quartiere Villaggio Breda, non consentivano più “l'erogazione di un livello quali-quantitaitvo di servizi in linea e con il trend di crescita demografica connesso ai nuovi insediamenti abitativi”. Per questo a gennaio, con la delibera 23/1/2013, erano stati approvati due avvisi di indagini di mercato per la ricerca di nuovi immobili nel III distretto sanitario, che ricade nel VI municipio di Roma. All'avviso per la zona Ponte di Nona non si è mai presentato nessuno. Mentre per Tor Bella Monaca spunta fuori l'immobile di via Casilina 1665, di proprietà della Lupi arl, una società di sanificazione impianti idrici che fra i suoi clienti annovera la Asl RM/h, lo Spallanzani, il Gemelli, la Lazio e il Ministero del Lavoro e politiche sociali. Per la Asl è questa l'offerta migliore. Anche perchè è l'unica.

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    I CONTI CHE NON TORNANO – Nel frattempo alla Regione si è gia insediato Zingaretti, che da commissario straordinario della Sanità avrebbe tutti gli strumenti per fermare il direttore Vittorio Bonavita, nominato dalla Polverini nel 2010 e, fra le altre cose, anche segretario amministrativo del'Udc Lazio nel 2012. Non lo fa e la procedura va avanti, anche perchè alla Asl quell'immobile piace. Per questo con la delibera n° 808 del 15 Luglio 2013 viene sancita la chiusura dei 5 presidi e l'apertura di questo unico centro omnicomprensivo. Secondo l'accordo raggiunto, per l'affitto dell'immobile di via Casilina, la Asl Rm/B pagherà 157,614,60 all'anno, una cifra di gran lunga superiore al costo sostenuto per gli affitti, di proprietà comunali o dell'Ater, degli altri 5 presidi, che ammonta a 119.615,85 Euro. A prima vista sembrerebbe evidente il “pacco” preso dalla Asl. A far quadrare i conti, però, sono indefiniti costi di manutenzione annuale che, secondo i calcoli della Asl Rm/B, ammontano a 47 mila euro. Quanto basta per arrivare a 167 mila e giustificare la spending review. Come sia possibile spendere 18 mila euro annui di manutenzione per uno spazio di 384 mq (via delle Canapiglie) e 0 euro per il nuovo locale è un mistero. In realtà il mistero è duplice. Perchè la Asl, che dipende dalla Regione, piuttosto che pagare l'affitto all'Ater, che dipende sempre dalla Regione, preferisce dare soldi a un privato. Per cui se fino a prima, le perdite erano riassorbite, in quanto i soldi degli affitti erano destinati a enti pubblici, ora non accade neanche più neanche questo. Eppure il fine, come assicurava la Asl, era “l’interesse pubblico realizzato, con riguardo ai ben noti criteri di economicità, efficienza ed imparzialità”.

    COSTI AUMENTATI DEL 40% - Che la nuova sede non sia affatto conveniente è un dato di fatto. Anche perchè i 5 presidi chiusi occupavano complessivamente una superficie di 1379.87 mq lordi contro gli 835,00 mq lordi della nuova sede. Anche volendo accettare le non specificate spese di manutenzione, la Asl paga più o meno la stessa cifra di prima, a fronte di una riduzione del 40% degli spazi. Per l'azienda sanitaria non è un problema “Gli spazi risultano comunque sufficienti alle esigenze”. Intanto però i servizi calano. "Il nuovo centro a Grotte Celoni - afferma il consigliere comunale 5 stelle Enrico Stefano in un'interrogazione della scorsa settimana - vede attivo solo il servizio di maternità infantile. E' assente il servizio CSM/centro diurno prima in via Giuturna, a Torre Angela e inattiva, per il momento, la riabilitazione in età evolutiva, prima presente a Villaggio Falcone, Villaggio Breda, Cinecittà; Non saranno trasferiti nel nuovo stabile né il Centro di Salute Mentale né il centro diurno prima operativi in via Giuturna 18 e sembrerebbe infine che il centro vaccinazioni prima attivo in via delle Canapiglie 100 (Torre Maura) non sia ancora stato spostato compiutamente a Grotte Celoni". L'assessora Cutini, già lo scorso settembre, rispondendo ad un'altra interrogazione dello stesso Stefano, aveva fatto sapere che il Campidoglio non "ha mai espresso alcun parere sulla questione in oggetto". Il risultato, come denunciato dal periodico locale “La Fiera dell'est”,è che si recano al centro di via Casilina, un numero risibile di persone al giorno. Degli utenti dei presidi chiusi si è persa traccia. Cancellati, forse anche loro, dalla spending review.


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    Una buona Lazio ferma la Juventus in dieci e fa sperare la Roma. Finisce 1-1 per i biancoazzurri la sfida serale all’Olimpico con gol di Candreva e Llorente.  A sbloccare il match, l’atterramento su Klose da parte di Buffon che vale il rigore, l’espulsione per il numero uno della nazionale e il vantaggio per la squadra di Reja che si fa però raggiungere nel secondo tempo (60’) da un bel colpo di testa dello spagnolo.

    LAZIO GUARDINGA- Reja aveva impostato una partita d'attesa, nella speranza che qualcosa accadesse e l'imprevisto si è verificato. Ma la Juve ha dimostrato di avere sette vite e un bel colpo di testa di Llorente le ha permesso di pareggiare. È vero che Storari ha salvato incredibilmente (deviazione e traversa) su un colpo di testa di Klose, e che Keita (bravissimo) nel finale ha colpito il palo, ma il pareggio è parso un giusto risultato, al termine di una partita molto stimolante. Il terreno dell'Olimpico evidentemente non è del tutto congeniale alla Juventus, che già vi aveva perduto in Coppa Italia contro la Roma. Stavolta è stata la Lazio a fermare la capolista. Il risultato ha dato speranza agli inseguitori, paradossalmente in particolare alla Roma che potrebbe mettersi a sei punti dalla capolista. Ma anche la squadra biancoceleste ne ha tratto profitto: ora l'Europa potrebbe non essere più un miraggio.

    SUPERIORITA’NUMERICA MA NON NEL GIOCO- Aveva quindi ragione Conte a temere il girone di ritorno. L'aggressività iniziale della Juventus non ha impaurito la Lazio, che ha giocato in maniera attenta. I tentativi di Marchisio e Vidal, la concretezza del centrocampo bianconero, il recupero di diversi palloni da parte di Pogba e la compattezza della squadra di Conte in difesa, hanno tenuto lontana la Lazio dall'area di Buffon che al 14' ha sbagliato un controllo di piede, regalando a Klose la possibilità di far male. Occasione non sfruttata dal tedesco. Anche Asamoah si è reso pericoloso con qualche fendente da sinistra. Un contropiede della Lazio ha costretto Buffon a uscire sui piedi di Konko. Nonostante qualche sortita biancoceleste, la Juve è sembrata padrona della partita. Ma un affondo laziale ha provocato al 25' il rigore e l'espulsione di Buffon per l'intervento su Klose lanciato a rete. È entrato Storari (fuori Asamoah). La partita è cambiata: Candreva ha spiazzato il "nuovo" portiere bianconero sulla destra. Conte ha arretrato Tevez e ha lasciato solo Llorente in avanti. La difficoltà di dover giocare con un uomo in meno ha inciso, sulla prestazione della Juventus che ha tuttavia cercato di mantenersi all'attacco: Berisha ha dovuto salvare su girata di Llorente.


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    Michela è una degli artisti intenzionati a rivitalizzare il quartiere Casal Bertone, e Duccio ha omaggiato la memoria di Stefano Cucchi con un libro. Mentre Rossella e Darel si sono innamorati di un progetto di vita improntato sull'autonomia energetica e alimentare, e così hanno pensato di raccontarlo in un documentario. Sono alcuni dei creativi che concretizzano (o sono in procinto di farlo) le loro idee grazie al crowdfunding, l'ormai nota forma di finanziamento popolare che nel giro di pochi anni ha contagiato anche Roma.

    Ben 127 i progetti geolocalizzati nel Lazio, e quasi tutti nella Capitale, dal più antico portale web italiano del crowdfunding, 'Produzioni dal basso'. Un primato assoluto, se si considera che la seconda regione in lista è la Campania con 84 proposte. I romani devono aver capito meglio di altri che il crowdfunding non è solo l'ancora di salvezza per talenti “no budget”, ma può rivelarsi un'efficace strategia di marketing: chi decide di sovvenzionare il progetto, di norma contribuirà a decretarne il successo, grazie a una forma di empatia tra l'ideatore e il suo finanziatore. Accade insomma che la famiglia della nascitura innovazione si allarga, e da posizione lontanissime ciascuno traccia la strada della competitività del prodotto. Per questo non è stato un caso se la prima convention in Italia interamente dedicata al futuro della raccolta fondi partecipata si è tenuta alla Facoltà di Medicina e Psicologia de La Sapienza, appena due anni fa.

    PRIMATO SULLA STREET ART - E per la stessa ragione vale la pena avvisare quel pugno di amministratori locali ossessionati dal decoro, che non sempre si sposa con l'estetica: a Garbatella è nata la prima opera di street art partecipata in Italia. Si può sempre scegliere di criticarla, magari dalle pagine di illustri giornali, ma i consensi dei lettori potrebbero naufragare. Perché l'opera di via Caffaro, costata diecimila euro, è stata totalmente finanziata con il crowdfunding. L'hanno realizzata 'Sten&Lex', i pionieri italiani dello stencil graffiti che nel 2010, sullo stesso palazzo, regalarono al quartiere il mega poster di Francesco Totti. Questa volta però l'opera sarà permanente, come hanno chiesto i 98 sostenitori sul portale 'Eppela'. Le quote andavano dai 5 ai 505 euro, e ad ogni contributo corrispondeva un premio, dal proprio nome nella targa delle dediche a uno stencil originale in edizione limitata.

    RIGENERARE CASAL BERTONE - Sulla scia della riqualificazione urbana c'è 'Nuova Gestione 2014' e parte dei prossimi 240 euro che servono a chiudere con successo il progetto potrebbero arrivare dalle vostre tasche, passando per il portale 'Produzioni dal basso'. Dopo l’esperienza che ha coinvolto il Quadraro nel 2012, l'associazione culturale 'Sguardo Contemporaneo' punta a riattivare temporaneamente gli spazi commerciali sfitti di Casal Bertone: “La scelta di intervenire in un quartiere specifico della città è una delle caratteristiche principali – spiegano – i lavori degli artisti mirano a stabilire un rapporto con l’identità e la storia del contesto, secondo un approccio community specific”. Mancano invece più di mille euro per sostenere 'Drao' sul sito 'Kapipal', un collettivo artistico che ha lo scopo di produrre, promuovere e distribuire opere teatrali, cinematografiche e fotografiche.

    LIBRI, CORTOMETRAGGI E SOLIDARIETA' - Ha invece raggiunto l'obiettivo dei 3.600 euro (con 181 sostenitori), il giornalista e scrittore Duccio Facchini, che grazie al crowdfunding è riuscito a sostenere le spese per il suo libro “Mi cercarono l'anima – Storia di Stefano Cucchi”. Più generosi i 119 finanziatori di Rossella Anitori e Darel Di Gregorio che grazie ai 5.000 euro raccolti potranno realizzare il documentario “Il tempo delle api”: giornalista lei e agricoltore-falegname lui, si sono fatti trascinare dalla storia di Mauro e Valerio che in una comune di Velletri producono miele seguendo un metodo alternativo in grado di arginare la moria delle api. Nello scatolone dei nuovi progetti fortunati ci sono finiti anche due muli che partiti da Portella della Ginestra (Palermo) sono arrivati al Quirinale per portare il messaggio di ecologia e giustizia sociale di Mirko e Federico, gli attori del documentario “In direzione ostinata e contraria” realizzato con 5.000 euro e 249 sostenitori. Il policlinico Gemelli però ha battuto tutti, raccogliendo oltre 20.000 euro, dalla piattaforma 'Eppela', per dipingere le pareti dell'ospedale. Cifre lontanissime dai 500 euro donati a 'Infomigrante' (47 sostenitori), un progetto nato all'interno dell'Atelier autogestito 'Esc' di Roma che garantisce settimanalmente uno sportello di assistenza legale e una scuola d'italiano per stranieri. Anche i servizi sociali della Capitale si appoggiano al crowdfunding, che non sempre ha bisogno di mettersi in mostra per conquistare la fiducia della “folla” quasi sempre generosa.


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    E' stato il primo portale italiano di crowdfunding, e da poco ha superato un milione di euro di transazione attive. 'Produzioni dal basso' convince i romani che con 127 progetti spolverano i sogni nel cassetto. “I processi dell'economia collaborativa stanno già lentamente maturando per entrare nella vita di tutti i giorni” spiega Alessandro Brunello, si occupa della formazione e della comunicazione per Produzioni dal Basso.

    Che effetto fa superare il milione di euro di transazioni attive per i progetti?
    “Ad oggi chi ha utilizzato Produzioni dal basso per finanziare un progetto ha generato transazioni per 1.053.000 euro, tanto o poco lo lasciamo al giudizio dei lettori, ma ci sembra un dato interessante prima di tutto perché il sistema di questa piattaforma fino a questo momento si è basato soprattutto sulla fiducia. Fiducia nei progettisti che propongono il loro progetto - un progetto che ancora deve realizzarsi - fiducia nei sostenitori che sulla piattaforma fanno una promessa di donazione che dichiarano di onorare a progetto scaduto, sulla fiducia, appunto. Tutto quello che succede è merito delle tante persone che si sono messe in gioco, che hanno deciso di collaborare, di condividere valori e progetti, dandosi delle regole e rispettandole”.

    Ma adesso la concorrenza vi preoccupa?
    “Dal 2005, anno in cui il sito di PdB è stato varato ne è passata di acqua sotto i ponti, il crowdfunding è diventata una pratica certamente più popolare e di conseguenza moltissime piattaforme sono nate in tutto il mondo come anche in Italia. Direi che è una cosa assolutamente normale, come del resto è prevedibile una contrazione del numero di piattaforme, fenomeno che è già cominciato”.

    Nel Lazio e a Roma è un modello che funziona?
    “Nel Lazio e a Roma in particolare sono geolocalizzati il maggior numero di progetti, come si vede dallo screen short sono ben 127 i progetti che provengono da qui. Quindi direi che in questo territorio si riscontra una buona sensibilità”.

    Il tuo giudizio sulla legge italiana per il crowdfunding?
    “Non voglio esprimere giudizi sulla legge che regolamenta l'equity based, anche perché non credo spetti alle piattaforme giudicarla, piuttosto saranno i progettisti, in questo caso le start up a dire se è una legge utile oppure no. Mi limito a dire che L'equity based odierno assomiglia molto di più al social lending che al reward based crowdfunding. D'altro canto la community che è alla base del sistema dei reward non ha le stesse motivazioni, linguaggi e modalità di un club d'investitori o di un business angel che possono potenzialmente essere interessati ad aderire ad un progetto in equity. Anche gli aspetti emozionali non trovano grimaldelli adeguati in questo contesto. Quindi in poche parole il reward e l'equity non c'entrano molto l'uno con l'altro. Le loro fruizioni hanno pochissimo in comune sia lato progettista che lato finanziatore”.

    Ma "crowdfunding" non è una parola bruttina? Come lo spiego a mia nonna?
    “La parola in effetti è bruttina. Il mio consiglio è di non spiegarla. Anche tua nonna sicuramente conosce bene le dinamiche ascrivibili a valori come la solidarietà o pratiche come la "colletta" e sa cosa vuol dire unire gli sforzi e avere intenti comuni. I processi dell'economia collaborativa stanno già lentamente maturando per entrare nella vita di tutti i giorni in tante piccole situazioni del quotidiano probabilmente relativamente presto, non si chiamerà nemmeno più crowdfunding, anzi, forse non ci sarà nemmeno bisogno di dargli un nome”.

    Cosa succede offline, incontrate chi propone i progetti? E cosa avviene dopo che il progetto è stato "finanziato"?
    “Normalmente non abbiamo contatti personali con i progettisti a meno che siano questi a farne espressa richiesta. Dopo che il progetto ha raggiunto il budget il progettista chiede a tutti i sostenitori che si sono impegnati a finanziarlo di finalizzare la transazione economica attraverso il sistema di pagamento indicato e preferito. PdB non effettua mediazione e non trattiene alcuna percentuali”.

    A proposito della sostenibilità di questo modello economico: premia sempre la qualità?
    “La qualità, un po' come l'intelligenza non è una categoria univoca; esistono molti tipi di qualità e molti tipi d'intelligenza, per altro tutti soggettivi. Per rispondere alla tua domanda, alcune qualità riferibili sia al progetto che al progettista e in seconda battuta alla piattaforma.. premiano più di altre”.


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    Come previsto, sarà derby tra renziani. Per la poltrona di segretario del Pd Lazio, infatti, dopo le dimissioni di Enrico Gasbarra, la sfida sarà tra due esponenti della corrente di Matteo Renzi: da un lato la parlamentare Lorenza Bonaccorsi, fedelissima del sindaco di Firenze e che ha sciolto la riserva sulla sua candidatura all’ultimo; dall’altro, il deputato Fabio Melilli, sostenuto da Areadem del ministro Franceschini ed entrato nell’orbita del segretario nazionale del partito dalla ‘seconda ora’ (la vittoria alle primarie del dicembre scorso).

    A fare da terzo incomodo Marco Guglielmi, che rappresenterà nel match tutto interno ai democratici la corrente di Pippo Civati. Sono questi i nomi dei pretendenti alla carica di guida regionale e che ieri hanno consegnato, nella sede di via delle Sette Chiese (devastata due notti fa da ignoti), le 150 firme necessarie a scendere in campo. Solo domani si saprà se le candidature sono valide e si darà inizio alle danze. Per ora, l’unica certezza è che con 3 nomi in campo non ci saranno le assemblee dei circoli e si andrà direttamente al 16 febbraio, quando scoccherà l’ora ‘x’ per il voto nei gazebo.

    LA SFIDA DI BONACCORSI - In attesa di conoscere la decisione della commissione, si fa l’analisi delle costole democratiche presenti ai nastri di partenza. A conti fatti, manca solo l’ala bersaniana, che aveva stravinto nelle primarie per la premiership nel novembre di due anni fa. I civatiani tentano la manovra per ottenere qualche posto negli organismi dirigenti, ma la vera partita è tra i renziani: quelli della prima e della seconda ora. Nella prima fascia Bonaccorsi: a rieletta a Montecitorio alle politiche del 2013, che nel 2012 era coordinatrice dei comitati di Renzi nel Lazio. La sua decisione nasce anche a causa della scelta di Melilli di candidarsi in totale autonomia, senza essersi confrontato con le anime della sua corrente. A spingere la deputata a gettarsi nella mischia il suo collega alla Camera, Paolo Gentiloni. Dalla loro hanno il consigliere regionale Eugenio Patanè e diversi eletti in Campidoglio: il coordinatore della maggioranza, Fabrizio Panecaldo; Athos De Luca; Orlando Corsetti. Così come il vicesegretario del Pd Roma, Luciano Nobili (fedelissimo dell’ex sindaco Francesco Rutelli). Bonaccorsi tratta anche con i popolari di Beppe Fioroni e Gasbarra: volevano un loro candidato e l’avevano pure trovato: Mirko Coratti. Ma il presidente dell’assemblea capitolina ha desistito: meglio un accordo prima, per passare all’incasso a giochi fatti.

    CHI SOSTERRA' MELILLI - Il nome della Bonaccorsi scalza quello di Angelo Rughetti, il deputato scartato per la sua ‘non romanità’ e che ha deciso di giocare le sue carte in favore di Melilli. Parlamentare ed ex presidente della Provincia di Rieti ha iniziato nella Dc, per passare alla Margherita come responsabile degli Enti locali (quando Franceschini era segretario del Pd). Sconta la decisione presa in solitudine, ma registra l’appoggio del dirigente e kingmaker dem di Roma Goffredo Bettini. Ci sono anche 11 consiglieri regionali su 13 che hanno firmato in suo sostegno: solo Patané e Zambelli hanno detto ‘no’; tra i favorevoli anche alcuni esponenti dell’area del governatore Zingaretti (tra gli altri Massimiliano Valeriani) e del parlamentare Umberto Marroni (tra i marroniani si segnala Mario Ciarla). Franceschini per l’appoggio degli zingarettiani avrebbe già promesso la vicesegreteria a Claudio Moscardelli. E un sostegno arriverà anche dai ‘giovani turchi’ di Matteo Orfini. In mezzo c’è Marco Guglielmo, 34enne consigliere comunale ad Albano laziale. La promessa era quella di una candidatura unitaria, i fatti parlano di un derby tra renziani. Che vogliono ‘cambiare verso’, iniziando dalla conquista delle poltrone che contano.  


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    Garcia rischia ma la Roma vince e convince a Verona nel lunch match della 21esima giornata di campionato. I giallorossi si impongono 3-1 sulla squadra di Mandorlini al Bentegodi e salgono a 50 punti, a -6 dalla Juventus e a +6 sul Napoli terzo. Di Ljajic, Gervinho e Totti su rigore le reti della Roma e di Hallfredsson per i gialloblu che subiscono la terza sconfitta di fila e restano a 32 punti. 
    Il Verona si schiera con il solito 4-3-3: Rafael fra i pali, Gonzalez e Cacciatore sulle corsie, Marques e Maietta nel cuore della difesa, davanti alla quale c'è Donati. Romulo e Hallfredsson ai fianchi dell'ex Atalanta, Iturbe e Juanito Gomez esterni alti, Toni centravanti. Rudi Garcia sceglie il tridente con Gervinho, Destro e Ljajic, dando fiducia a Nainggolan a completare il centrocampo formato da De Rossi e Strootman. Nel pacchetto arretrato, a protezione di De Sanctis, viene confermato Torosidis sulla corsia mancina: Maicon a destra, Benatia-Castan in mezzo. In panchina Totti, Florenzi, Pjanic e Dodò.

    GUIZZO LJIAJC- Partita molto tattica con grande equilibrio e pochi guizzi. Uno arriva al 34' con Gervinho che si invola sulla sinistra, entra in area, finta e controfinta e poi palla rasoterra servita al centro per Destro che tocca di prima intenzione e sfiora l'incrocio dei pali. Nel finale di tempo la Roma passa in vantaggio. Al 46' disimpegno inguardabile di Donati che regala palla a Gervinho in campo aperto. L'ivoriano si invola sulla sinistra e mette in mezzo per Ljajic, tocco di prima intenzione del serbo, e nulla da fare per Rafael.

    REAZIONE GIALLOBLU- Il Verona nella ripresa entra in campo più convinto, pressa più alto e trova subito il pari. Al 4' tutto nasce da un errore di Castan che si fa portare via il pallone dalla pressione di Iturbe: l'ex Porto scappa, palla a Donati al limite dell'area, tocco per Hallfredsson che dal limite dell'area trova un sinistro preciso nell'angolino alla sinistra di De Sanctis. La Roma si getta subito nella metà campo avversaria e tre minuti dopo De Rossi pesca Strootman, sponda dell'olandese per Destro, ma Rafael blocca. Al 14' Romulo tenta un dribbling in area di rigore e perde palla, Ljajic serve Strootman, tocco lento che Torosidis prova a correggere di tacco, ma blocca Rafael. È solo il preludio al nuovo vantaggio. Un minuto dopo da azione d'angolo, palla a Gervinho che aggancia in area, salta Donati e Romulo e poi di destro scarica un rasoterra che prende in controtempo Rafael e si infila nell'angolino, per il nuovo vantaggio. Al 33' Roma vicina al tris: calcio di punizione dalla trequarti di Totti, da poco entrato, e colpo di testa in tuffo di Castan che sfiora il palo.

    GIOCHI CHIUSI- Al 37' la Roma chiude l'incontro. Break di Torosidis che conquista palla e si invola in area dove viene toccato da Marques. Calcio di rigore , molto contestato, fischiato da Mazzoleni e dal dischetto Totti non sbaglia, trovando l'angolino alla destra di Rafael, la rete del definitivo 3-1 e il gol numero 232 in carriera. Nel finale è bravo De Sanctis a dire di no al Verona e Totti colpisce la traversa con un mezzo pallonetto. Ora la Roma ospiterà il Parma all'Olimpico e il Verona cercherà il riscatto a casa del Sassuolo. 


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    I migranti del Centro di accoglienza di Ponte Galeria hanno di nuovo sigillato le loro labbra in segno di protesta, come avvenne pochi giorni prima di Natale. I protagonisti sono tredici immigrati, tutti marocchini, provenienti da Lampedusa. Ieri sera si sono cuciti la bocca contro le condizioni e i tempi di permanenza nel Cie. Sette sono gli stessi che protestarono poco prima di Natale.

    LE REAZIONI - Secondo il vice sindaco Luigi Nieri "si sta continuando a perdere tempo prezioso per mettere fine a una vergogna indegna del nostro Paese. Non si possono trattenere persone - aggiunge Nieri - che non hanno commesso alcun reato in strutture degradate e insalubri come i Cie”. Per il vicesindaco "queste strutture vanno superate al più presto". E aggiunge: "Nei prossimi giorni verificheremo le condizioni dei protagonisti della protesta, che sono monitorate dai sanitari presenti nella struttura e risultano in buone condizioni, malgrado abbiano annunciato uno sciopero della fame che purtroppo rischia di provarli ulteriormente”.

    Interviene sulla vicenda anche Marta Bonafoni, consigliera regionale del Gruppo per il Lazio: "Nel mio sopralluogo di dicembre scorso ho constatato che in quel luogo le condizioni di vita sono inumane e ho subito presentato una mozione, sottoscritta dalla maggioranza tutta. Nel documento - spiega Bonafoni - si chiede al Governo la radicale modifica delle norme su l’immigrazione con il definitivo superamento della legge Bossi-Fini, e per quanto riguarda “la Lampedusa della Regione Lazio” di operare un monitoraggio per garantire ai migranti trattenuti condizioni di dignità, di rispetto del diritto alla difesa legale e alla salute ma anche l'impiego di risorse per evitare ulteriori motivi di sofferenza. Inoltre - conclude - si chiede formalmente al Governo, visti i costi esosi e l’inadeguatezza dell’edificio che ospita il Cie, la chiusura del centro di Ponte Galeria".

    Il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni commenta: "E' evidente che il tempo della politica scorre molto più lentamente rispetto a quello di persone che sono passate dal dramma di un'immigrazione difficile e violenta a luoghi con pochissima dignità come sono i Centri di Identificazione ed Espulsione". "E’ passato solo un mese dalla protesta choc di Natale – ha aggiunto Marroni – e siamo tornati di nuovo al punto di partenza. Spero che, dopo le promesse, il Parlamento approvi al più presto le norme necessarie a porre fine a questa vergogna".


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