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    Un progetto rivoluzionario. E sempre più vicino. E' quello che riguarda la sopraelevata della tangenziale est, che passa davanti alla stazione Tiburtina e che sarà abbattuta entro il 2016 per fare posto ad un parco con affaccio sui binari e a una pista ciclopedonale parallela alla strada. Senza tralasciare i parcheggi per residenti. Non solo: la strada che collega Batteria Nomentana alla stazione verrà 'declassata' alla viabilità locale, trasformandosi in una due corsie con annessa complanare, rotatorie e spazi verdi. Lo studio, su cui lavorano i tecnici del dipartimento Lavori pubblici del Campidoglio, è stato illustrato questa mattina al presidente della commissione capitolina Attività produttive, Orlando Corsetti.

    IL PROGETTO DEI TECNICI - Le analisi, a sentire i tecnici, sono in una “fase avanzata”. “Una volta che sarà approvato andrà in appalto e credo che a settembre potrebbe già esserci un vincitore definitivo”, spiega Roberto Botta, dirigente dell'unità organizzativa nuove opere stradali di palazzo Senatorio. I lavori, stando alle intenzioni, dovrebbero partire il prossimo anno per concludersi entro 12 mesi. Con la speranza di non aggiungere un’altra infrastruttura all’elenco delle opere incompiute della città. Il tutto alla modica cifra di 9 milioni di euro, soldi già stanziati con la legge Roma Capitale. Il cantiere andrà avanti per step, con l’obiettivo di non creare disagi e garantire la piena operatività della stazione. La sopraelevata, continua Botta, sarà “letteralmente fatta a fette e si sta pensando di riutilizzare alcuni materiali per i successivi lavori di riqualificazione dell'area”.

    I LAVORI PER STEP - Saranno demolite le rampe e gli svincoli sopraelevati. L'avanzamento del cantiere avverrà a tratti, con 12 macro fasi, partendo dalla demolizione del primo lotto, rappresentato dalla carreggiata verso San Giovanni, all'altezza di via Teodorico. Poi sarà il turno della demolizione della carreggiata che costeggia la stazione in direzione Olimpico, sempre alla stessa altezza, fino ad arrivare davanti alla stazione stessa e al piazzale Nomentano, dove sono presenti le grandi rampe e le parti sopraelevate. Niente esplosivi per buttare giù la vecchia infrastruttura. Gli operai dovranno letteralmente tagliare a fette le travi e le solette, pezzo per pezzo,

    IPOTESI REFERENDUM - Esulta Corsetti, perché dopo 30 anni “di disagi in quel quadrante c'e' un'attesa spasmodica per quest'opera. La nuova tangenziale sotterranea ha fatto respirare le strade di superficie, “ma rimane il mostro”, aggiunge il presidente della commissione Attività produttive. Il prossimo passaggio, promette l’esponente democratico, è una fase di ascolto con i cittadini per un progetto che sia al più possibile condiviso. “Lo presenterò ai romani e alle associazioni per raccogliere i loro pareri”, assicura. E già si pensa anche ad un referendum cittadino. Per evitare le polemiche, come successo per lo stop alle auto private su via dei Fori Imperiali.


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    Non solo Luigi Alker. Nelle Assicurazioni di Roma il problema non è solo il direttore generale, su cui pendono due procedimenti disciplinari che sanno di avviso di sfratto. Il precedente Consiglio di amministrazione, targato Alemanno, e l’attuale dg sono i protagonisti del contratto firmato per Maurizio Nicolao. Un ex dirigente della compagnia assicurativa del Campidoglio ritornato in servizio dopo essere andato in pensione nel 2009. Per lui poco il tempo passato lontano dalla scrivania, grazie a un provvedimento arrivato dopo alcuni mesi e che, oltre a farlo rientrare in azienda, gli garantisce una retribuzione di 200mila euro più benefit come responsabile dell’ufficio sinistri: l’unico che si sarebbe potuto opporre alla decisione di Alker di liquidare con un milione e 200mila euro Karim Capuano, l’ex ‘tronista’ coinvolto in un incidente nel 2011, quando la sua Smart si era schiantata contro un bus della Cotral.

    Da qui la richiesta di risarcimento danni, con i vertici di AdiR disposti a concedere solo una minima parte di quanto richiesto dall’ex protagonista della trasmissione ‘Uomini e donne’. Così Alker decide di fare tutto da solo. “Nicolao avrebbe dovuto opporsi in virtù del suo ruolo”, dicono negli uffici sul Lungotevere Raffaello Sanzio. Invece dal responsabile dell’ufficio sinistri nessuna parola contro l’assegno firmato dal dg: un silenzio assenso che per il collegio sindacale si trasforma in responsabilità. Inevitabile anche per lui un procedimento disciplinare, ratificato martedì scorso. Dal 4 febbraio inizia il countdown per replicare alle accuse. Come per il direttore generale, 5 i giorni di tempo a disposizione per presentare le controdeduzioni: il gong lunedì prossimo. Proprio quando scadranno le ferie per il dirigente.

    Sul caso interviene anche Sel. “L’azione virtuosa deve estendersi anche ai dirigenti, laddove si ravvisino responsabilità nella conduzione aziendale, per un’azione di trasparenza totale”, tuona Gemma Azuni, consigliere comunale e segretario d’aula in assemblea capitolina. Anche nella vicenda Nicolao, infatti, la busta paga non è mai stata pubblicata online, proprio come accade per le municipalizzate. “Il rilancio aziendale dell’unica Mutua Assicuratrice Comunale esistente in Italia, deve espandersi”, spiega l’esponente di Sinistra ecologia e libertà, con l’obiettivo di contrastare le “lobby assicurative, sventate ieri all’ultimo momento, con lo stralcio del controverso articolo 8 dal Decreto Destinazione Italia”. Anche perché i contratti di AdiR non hanno la cosiddetta percentuale di provvigione. Tradotto: sono più convenienti rispetto ad altre compagnie del settore.

    Un patrimonio da non disperdere. Lo dicono convinte anche le organizzazioni sindacali che domani avranno un incontro con i vertici di AdiR e il Campidoglio. Per rilanciare la società capitolina e ristabilire la sua mission. E che insieme, in durissima nota firmata da Fiba Cisl, Fisac Cgil e Fna Snfia, chiedono al dg di lasciare “la poltrona che occupa indegnamente”. L’ultimo tassello di uno scontro tra il cda, nominato lo scorso ottobre dal sindaco Ignazio Marino, e il direttore generale della vecchia guardia. Ma l’obiettivo è anche quello di discutere del cambio della macrostruttura e del valzer di nomi per la posizione di direttore generale. Alker, infatti, non è l’unico impegnato a preparare le valigie. Con lui Nicolai, che ha ricevuto l’avviso di sfratto sotto forma di procedimento disciplinare.  


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    Sta per iniziare una nuova emergenza rifiuti per il Lazio. E' quella dei 49 comuni che sversano all'interno della discarica dell'Inviolata, a Guidonia, i quali questa mattina hanno trovato l'impianto chiuso per decisione della Ecoitalia 87, la società che gestisce il sito. Che a poco meno di una settimana dalla chiusura prevista dalla Regione Lazio, ha iniziato il suo braccio di ferro con le istituzioni.  

    IL RICATTO - Secondo il sindaco di Guidonia, Eligio Rubeis, la chiusura sarebbe, infatti, un ricatto per ottenere la proroga dell'impianto, inaugurato in maniera illegale a metà degli anni '80 e dichiarato esaurito dopo aver accolto nel tempo più di 5 milioni di metri cubi di rifiuti. "La preoccupazione - sottolinea il sindaco in una nota - è che la decisione presa oggi a sorpresa dal gestore sia l’escamotage per chiedere l’intervento emergenziale del Prefetto di Roma. La decisione di chiudere presa oggi dal gestore getta di fatto nel caos lo smaltimento dei rifiuti in quasi tutti i comuni del nostro Ato". La regione Lazio, quando lo scorso agosto Il vicepresidente Massimiliano Smeriglio aveva concesso la proroga all'Impianto, aveva imposto l'obbligo ai "Comuni del bacino che ancora non hanno raggiunto gli obiettivi di legge, di attivare in tempi rapidi le procedure per l’avvio della raccolta differenziata o la raccolta separata dell’umido". Ma non tutti sarebbero pronti a partire già da domani.

    LA PROROGA MASCHERATA - A destare sospetto, poi, è soprattutto la tempistica. La chiusura avviene infatti a 24 ore dalla Conferenza dei servizi di domani, in cui la Regione Lazio sarà chiamata a concedere o negare a Ecoitalia ’87-Colari l’autorizzazione a realizzare un invaso da 500mila metri e l'abbancamento di altri 87 mila metri cubi di rifiuti sopra gli altri 6 invasi della discarica, per supportare l'impianto di Tmb in fase di realizzazione sempre nella stessa area dell'Inviolata. Dalla Regione assicurano che "questo nuovo invaso non potrà ricevere rifiuti indifferenziati dai Comuni del bacino e dovrà essere una discarica di servizio in cui smaltire esclusivamente gli scarti dell’impianto di TMB", ma il comune di Guidonia ha già espresso parere negativo, così come i comitati territoriali, contrari tanto all'impianto di Tmb quanto al nuovo invaso, che di fatto andrebbe ad ingrandire la discarica dell'Inviolata.

    LA CONFERENZA DEI SERVIZI - Al tavolo, dopo la defezione della scorsa settimana nell'incontro funzionale alla bonifica dell'area, tenutosi al comune di Guidonia, dovrebbe partecipare anche l'Arpa, i cui monitoraggi hanno evidenziato nell'area dell'Inviolata un forte inquinamento delle falde acquifere. Nonostante il dirigente dell'area rifiuti, Fabio Ermolli, sia stato sospeso dal suo incarico, in attesa che venga chiarita la sua situazione in merito all'affaire Cerroni (la commissione interna dovrebbe esprimersi per la fine di febbraio), l'Agenzia non farà comunque mancare il suo apporto. L'obiettivo della Ecoitalia 87, il cui legale rappresentate è Francesco Rando, uomo di fiducia del patron di Malagrotta e arrestato anche lui nell'ambito dell'inchiesta rifiuti, è quindi quello di sparigliare le carte in vista dell'incontro, che già da ora si preannuncia caldo. La Regione, intanto, preferisce non prendere una posizione ufficiale. E' iniziata la rivolta di Cerroni?


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    Un lavoro "scomodo e che mette in difficoltà, perché provoca fino al fastidio, perché può far sentire in colpa". E' il teatro patologico di Dario D'Ambrosio, interpretato da attori disabili e professionisti, che oggi ha ricevuto in Campidoglio il premio "La Lupa capitolina", dopo l'importante riconoscimento ''Wilton's Music Hall Best Show Season 2013'' ottenuto a Londra con lo spettacolo ''Medea''. L'iniziativa si è svolta presso la sala Protomoteca in Campidoglio e durante la premiazione è stato proiettato, in anteprima, il trailer del docu-film di prossima uscita (tra maggio e agosto) ''Medea dalla Cassia a New York'', prodotto e realizzato dalla Uilweb.tv, che racconta i due anni di lavoro per la realizzazione dello spettacolo "Medea". E da domani fino al 2 marzo ripartirà la rassegna nel teatro di via Cassia (qui il programma completo)

    "Un'emozione grande quella di oggi", racconta a Paese Sera D'Ambrosio che nel 2010 ha creato il "teatro patologico" in via Cassia 472. Un laboratorio in continua evoluzione di cui fanno parte 40 persone, tra cui i 15 elementi della compagnia teatrale. Sono giovani tra i 18 e i 35 anni, molti disabili che sul palco mettono in scena "grandi momenti di verità". Da Roma nord sono arrivati nella capitale inglese e a novembre andranno in Brasile. Ma non solo. E' già pronta la tournée del 2015 che toccherà città come Los Angeles, Seul e Tokyo e si concluderà a Broadway. Tutto autofinanziato. "I genitori dei ragazzi versano delle somme simboliche", spiega D'Ambrosi. Oggi, però, si è aperto uno spiraglio. "L'assessora Rita Cutini ci ha detto di volere riuscire a contribuire finanziariamente", aggiunge. E il progetto potrebbe diventare ancora più grande. "Al sindaco Marino è piaciuto molto quello che facciamo e mi ha comunicato di volere realizzare il più grande festival del teatro sociale d'Europa qui a Roma, propria a partire dalla nostra esperienza", conclude D'Ambrosi.


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    Chissà se anche stavolta ci saranno la caccia al tesoro, i giochi sul prato, i questionari e gli scherzi. Forse giocheranno a ruba bandiera nella Sala dell’Arazzo o a nascondino in Aula Giulio Cesare per ritrovare l’affiatamento. A guardare le spaccature, le divergenze, i mal di pancia interni e le fibrillazioni della maggioranza si direbbe che il ritiro all’americana voluto nel luglio scorso dal sindaco Ignazio Marino non abbia sortito gli effetti sperati all’inizio della consiliatura, ovverossia fare squadra attraverso il team building. Infatti, con il tempo, il sogno si è infranto contro il muro costruito da una parte dal Pd e dall’altra dalla giunta, divisa fra “politici” e “tecnici”. Con questo spirito consiglieri comunali e assessori si ritroveranno sabato prossimo in Campidoglio, per tentare (sperando con risultati diversi) la replica dell’esperienza estiva di Tivoli. Il conclave era previsto per il primo febbraio a Decima, poi l’emergenza maltempo cambia l’ordine delle priorità. Questa volta, quindi, nessuna valigia da preparare.

    “L’importante è non essere costretti a giocare, visti i risultati”, brontola più d’uno tra i banchi della maggioranza. Il primo cittadino spera di “fare il punto”, senza abbandonare il sogno di fare spogliatoio e, rubando una ormai nota metafora calcistica, mettendo la serenità al centro del Campidoglio. Anche se il primo cittadino dimentica che una parte della barriera l’ha creata anche lui, nominando la sua fedelissima Alessandra Cattoi come coordinatrice degli assessorati (nonché responsabile della Scuola), ponendola davanti alla pletora dei politici in attesa. La frattura tra Guido Improta (Mobilità) e Daniela Morgante (Bilancio) è ormai conclamata e va oltre lo scherzo del lancio in piscina dello scorso luglio. Il magistrato della Corte dei Conti, però, glissa sull’ipotesi dimissioni ventilata in questi giorni da tutti gli organi di stampa e a PaeseSera conferma che sarà “presente alla riunione di sabato”. Gettando le basi per una “pax” che porti all’approvazione del bilancio una squadra il più possibile coesa.

    Ai piani alti del Campidoglio negano che ieri, durante il lungo confronto con il sindaco, la Morgante abbia espresso la volontà di lasciare e, soprattutto, che le siano state tolte delle deleghe. “L’assessore è al lavoro per recuperare le somme per fronteggiare l’emergenza maltempo”, è la risposta “standard” che esce dal Palazzo. Anche se era stata proprio lei, lunedì, a rifiutarsi di firmare la mozione di giunta che stanziava una tranche da 10 milioni di euro per l’alluvione lampo. In queste ore la sua attenzione è sul bilancio previsionale 2014, su cui pesa un disavanzo di circa 475 milioni di euro, se non dovessero arrivare dal governo i 186 milioni di euro per la Tasi.

    La scadenza della manovra preoccupa e, al di là delle voci per ora smentite sull’aumento dell’aliquota Irpef, Marino deve risolvere l’handicap “di mancanza di coinvolgimento e sinergia” tra giunta e maggioranza, di cui i partiti si sono più volte lamentati. Non solo squadra di governo. Al centro del dibattito anche l’immobilismo dell’assemblea capitolina. Che, a un mese dallo scandalo monnezza, in sette sedute non ha ancora approvato l’anagrafe pubblica dei rifiuti, nonostante lo sciopero della fame del radicale Riccardo Magi. Senza dimenticare la bagarre di due giorni fa, quando durante il consiglio straordinario sull’emergenza maltempo non si capiva neppure quale delibera fosse stata posta in votazione. Tanta carne al fuoco, per questo in molti si sono sentiti sollevati alla notizia che il ritiro sarebbe stato in casa. “Almeno non dovremo rispondere a domande su quanti pali reggono le bandiere del parcheggio o quello delle lampade in una piscina al centro del ristorante”, mormora un esponente del centrosinistra, ricordando il primo ritiro in stile boy scout. Stavolta, forse, il tono sarà più istituzionale, come quello scelto dal premier  Enrico Letta, che portò il suo governo all'abbazia di Spinetta a Sarteano, o quello di Romano Prodi al castello di Gargonza. “Basta giocare – taglia corto un altro eletto – dobbiamo tornare a parlare di politica tra politici”, lasciando trasparire la distanza mai colmata nella infinita diatriba fra tecnica e politica. Il conclave parte seconda può iniziare.


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    Agguato in serata in via Attilio Torresini, nella zona Giardinetti nella periferia della capitale, dove è stato ucciso un ventiduenne a colpi di pistola. Secondo quanto ricostruito dagli agenti della polizia che si occupano delle indagini, la vittima, Edoardo Di Ruzza, già noto alle forze dell'ordine per reati legati agli stupefacenti, è stato 'freddato' mentre stava per rientrare nella propria abitazione. A sparare sarebbero stati due uomini giunti a bordo di una moto e poi fuggiti. Secondo una prima ricostruzione sarebbero stati esplosi almeno nove colpi di pistola. Ora è caccia in tutta la zona ai responsabili e le forze dell'ordine hanno istituito diversi posti di blocco. Le indagini sono state affidate agli agenti della squadra mobile della capitale. 

    proiettili giardinetti

    LA SCENA - Edoardo, nato e cresciuto a Giardinetti, da poco tempo viveva insieme alla sua compagna al civico 14. La sua famiglia di origine continua a vivere poco distante dal luogo dell'omicidio, che dista poche centinaie di metri dalla facoltà di scienze di Tor Vergata. A soccorrere il ragazzo sono stati gli abitanti del civico 12, dove Edoardo aveva parcheggiato la sua moto. In tanti hanno sentito quei colpi di pistola che si sono infranti sul cancello e sul vetro del portone della palazzina, anche se nessuno afferma di  aver assistito alla scena dell'esecuzione. "Ci siamo accorti subito di quello che era successo, spiega uno dei residenti, mentre a fatica ripulisce il giardino messo a soqquadro dai rilievi della Polizia Scientifica - però non abbiamo fatto in tempo a vedere nulla. Lo abbiamo trovato morto".

    IL QUARTIERE - Un reticolato di strade dissestate spesso a senso a senso unico, che si snodano a ridosso della via Casilina e della futura Metro C. Alle spalle i palazzoni di Tor Bella Monaca e Torre Angela, di fronte le case popolari di via della Tenuta di Torrenova. E' facile perdersi fra le vie di Giardinetti, che, da almeno un decennio, è diventato soprattutto il quartiere a basso prezzo degli studenti dell'università Tor Vergata. E' qui ad esempio che è nata la celebre serie web "The Pils", uno dei cult della rete. "Si parla sempre di Tor Bella Monaca - racconta una signora in strada a spasso con il cane - ma qui a Giardinetti la situazione è ancor peggiore. Su Torbella ci sono sempre i fari puntati. Sulla condizione di insicurezza in cui viviamo, lo spaccio di droga e la delinquenza, c'è invece il silenzio assoluto". 


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    Un incontro "interlocutorio", in cui "abbiamo avvertito alcune difficoltà nel rapporto tra Comune di Roma e Regione Lazio in materia di politiche per la casa". Così il leader dei Blocchi Precari Metropolitani Paolo Di Vetta ha definito la riunione della delegazione dei Movimenti con l'assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo, tenutasi oggi pomeriggio in Campidoglio, dopo il corteo di stamattina dei Movimenti per la Casa e degli studenti alla caserma di via Guido Reni sul tema del patrimonio pubblico. Il prossimo appuntamento, annuncia Di Vetta, "sarà mercoledì 12 alle 18:30". La Giunta, prosegue, "ha impedito di completare il colloquio ma c'è stata comunque una mezz'ora di confronto, accesosi soprattutto quando si è toccato l'argomento della caserma". "Caudo - spiega l'attivista - ha invitato soprattutto gli studenti a non contrapporre il progetto della Città della Scienza con la questione degli alloggi sociali: sull'housing, però, ha detto poco". Dalle parole dell'assessore, secondo il leader dei Bpm, "ci è sembrato di capire che avrebbe preferito un Piano Casa strutturato invece che una delibera sull'emergenza abitativa". La proposta di Di Vetta mira a "una sinergia importante tra Comune e Regione, visto che l'80% delle risorse stanziate nel provvedimento regionale è destinato a Roma Capitale. Dopo un mese dall'approvazione, la delibera va applicata". Oltre all'incontro con Caudo, i Movimenti sono in contatto con l'assessore alle Politiche abitative di Roma Capitale Daniele Ozzimo, per una soluzione al problema di Gilda, l'anziana signora sfrattata stamane dal suo appartamento a via delle Fornaci: "Al momento - afferma - non c'è ancora un esito della vicenda: Gilda stanotte dormirà da un'amica. Noi però dalla prossima settimana, dopo l'assemblea nazionale di domenica alla Sapienza, torneremo a farci sentire sul suo caso e in generale sul tema dell'abitare".

    L'OCCUPAZIONE DELL' EX CASERMA GUIDO RENI - Stamattina un twitter dei Blocchi precari metropolitani: "Occupata la caserma Guido Reni in via Flaminia". I 300 manifestanti dei movimenti per la casa, che hanno occupato simbolicamente la caserma, sono partiti poi in corteo per le strade del quartiere lungo via Flaminia per arrivare in piazza del Popolo. Intanto sempre in mattinata, Acrobax ha occupato l'entrata del piazzale degli ex mercati generali contestandone il piano di trasformazione già avviato dalla precedente amministrazione Alemanno. "La città dei giovani è stata venduta come un baluardo contro la disoccupazione giovanile. Noi siamo contro metodiche estemporanee di risoluzione della crisi. Chiediamo la ridistribuzione della ricchezza e il superamento delle dinamiche di arricchimento di pochi a discapito di molti. Questo modello di riqualificazione che richiama la cementificazione dell'Expo di Milano non ci rappresenta". Lo dichiarano Flavia di Acrobax e Mattia di Alexis, due dei centri sociali che prendono parte al corteo di protesta.

    IL CORTEO - Fumogeni rossi e slogan e in testa uno striscione che recita: "Roma non si vende. Casa e reddito per tutti". In previsione un incontro, chiesto e ottenuto con l'assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo. Il tavolo in Campidoglio, alle 14.30, sarà congiunto con l'assessore alle Politiche Abitative Daniele Ozzimo, spiega Luciano dei Blocchi precari metropolitani: "La protesta internamente era convocata ma purtroppo abbiamo dovuto non comunicarla perché solo facendo disordine potevamo ottenere attenzione".

    IL TAVOLO CON CAUDO E OZZIMO - I manifestanti hanno sciolto il corteo sostando in prossimità di piazzale Flaminio, dove si sta organizzando la delegazione che si recherà in Campidoglio per incontrare gli assessori. "La questione riguarderà tutto il patrimonio - ha spiegato Paolo Di Vetta coordinatore dei Movimenti per il Diritto all'abitare - soprattutto relativamente alla delibera di Giunta sulla riqualificazione di determinate aree per la edificazione di nuovi moduli abitativi e che, se avverrà come nel caso della caserma Guido Reni, è totalmente inutile".

    Di Vetta ha poi aggiunto: "Il 18 febbraio è previsto un tavolo in cui però ci saranno solo gli attori istituzionali: il prefetto, il Comune, la Regione e l'Ater. Noi pensiamo che i movimenti vadano ascoltati per cui, prima di quell incontro, sarebbe utile che Comune e Regione ci incontrassero. E oggi lo faremo presente, come già preannunciato al vicesindaco telefonicamente. Alla luce di come andrà l'incontro prenderemo le decisioni necessarie per la prossima settimana in cui saremo impegnati in una manifestazione a Ponte Galeria perciò a meno che le cose oggi non vadano malissimo, non faremo altre iniziative sulla casa. Ma se i segnali sono negativi sicuramente ci coordineremo nuovamente".

     L'HOUSING SOCIALE DEL SINDACO - Tra i motivi della protesta il contestato piano di housing sociale previsto dal sindaco Ignazio Marino e dal ministro Mario Mauro, la precarietà delle famiglie e degli studenti universitari e il mancato picchetto anti sfratto a via delle Fornaci questa mattina. Tra le sigle riunite Acrobax, Alexis, Degage, Coordinamento cittadino lotta per la casa.


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    Per affrontare l’emergenza diritto allo studio, da giugno 2013 ad oggi, la Regione ha trasferito a Lazidisu oltre 70 milioni di euro.  Che ha portato al risultato di azzerare il debito maturato nei confronti degli studenti fino a dicembre 2013, eliminazione delle code di pagamento delle borse di studio risalenti al 2008 per un totale di 31.280 studenti aventi diritto.

    Un aumento pari a 1100 unità, rispetto allo scorso anno accademico, del numero di studenti aventi diritto, con relativa diminuzione degli idonei non vincitori. Questi i risultati ottenuti in sette mesi a seguito della scelta della Regione Lazio di consegnare nelle mani del commissario Carmelo Ursino l'ente Laziodisu.

    I risultati di questi mesi di commissariamento sono stati presentati oggi in una conferenza stampa in Regione dal governatore Zingaretti, il vicepresidente con delega alla Scuola, Massimiliano Smeriglio ed il commissario di Laziodisu, Carmelo Ursino. “Non abbiamo solamente guardato al passato”, ha precisato Smeriglio.

    In questa fase di trasformazione e risanamento, tanti sono ancora gli obiettivi in agenda: “Nel 2014, a seguito dell'ultimazione di alcuni lavori di riqualificazione, il numero di posti letto nel Lazio aumenterà del 10% (+250 posti letto). Rispetto al tema del pagamento dei debiti pregressi nei confronti dei fornitori di servizi (manutenzione, mense ecc.) entro il mese di febbraio 2014 verranno liquidate le pendenze relative agli anni 2011 e 2012, per un totale di oltre 15 milioni di euro. Sempre entro febbraio 2014, verranno saldate le pendenze dovute alle Università non statali relative agli anni 2009, 2010 e 2011 per un ammontare complessivo di oltre 5 milioni di euro”.

    Entro l'anno accademico in corso, inoltre, un altro obiettivo è quello di ridurre di almeno di 1200 unità il numero degli studenti idonei non vincitori. Regione Lazio e Laziodisu sono a lavoro e prevedono di saldare, entro la fine del 2014, le pendenze del 2013 verso fornitori e Università non statali. E ancora, è previsto il potenziamento del sistema delle mense universitarie attraverso un unico bando di gara per il rinnovo della gestione di 4 mense e attraverso l'apertura di nuovi servizi mensa, “entro i prossimi trenta giorni”, nella facoltà di Architettura Roma 1, Scienze della Formazione Roma 3 e Quarta università (ex Iusm).

    Gettando uno sguardo a più ampio raggio, nei prossimi 3 anni verranno forniti mille posti letto in più grazie alle ristrutturazioni degli studentati di Boccone del Povero, Civis e Mandrione e le nuove realizzazioni di Valco San Paolo, SDO di Pietralata e Folcara di Cassino. “Entro i prossimi due tre mesi – ha concluso Smeriglio - inaugureremo il campus di Cassino e, all’interno, ci sarà una struttura per gli studenti di oltre 500 posti. La struttura è pronta ed è bellissima: abbiamo fatto un lavoro straordinario”. Per la realizzazione di questi interventi sono stati stanziati (ex legge 338 e fondi regionali) e verranno messi a gara oltre 60 milioni di euro.


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    Per gli abitanti del VI municipio è l'ennesima cattedrale nel deserto. Per la Regione una nuova fonte di spesa. Chissà cosa pensa il commissario della Sanità del Lazio, Nicola Zingaretti, del nuovo presidio Asl di via Casilina 1665. Che invece di raggruppare i servizi dei 5 presidi chiusi nel III distretto RM/B (Ponte di Nona, Villaggio Breda, Torre Angela, Torre Maura e Cinecittà), li ha in gran parte eliminati. Facendo però crescere i costi.  

    costi asl

    COSTI AUMENTATI -  Secondo la delibera n.808/2013 della Asl RM/b, infatti, il nuovo palazzetto della sanità, che si trova all'interno di un centro commerciale di via Casilina, costa alle casse pubbliche circa 157 mila euro all'anno. Molto più dei 119 mila euro che venivano pagati per tenere aperti i cinque presidi chiusi nel III distretto della Asl Rm/B. A colmare la differenza, secondo la delibera, sarebbero imprecisati costi di manutenzione. Altissimi nei cinque presidi del passato, nonostante in alcuni casi gli immobili fossero di proprietà pubblica, assenti nella nuova struttura. Come se non bastasse, gran parte dei servizi sanitari che dovevano essere trasferiti tutti in questa nuova sede, non vengono più erogati. Anche perché, a fronte di un cospicuo aumento delle spese, come si evince dalla delibera, sono anche diminuiti gli spazi disponibili: da 1378 mq a 835 mq.

    TAGLIATI I SERVIZI - E' per questo che questa mattina un gruppo di residenti del territorio ha dato vita a una manifestazione pacifica a ridosso della struttura: per chiedere alle istituzioni di riaprire i centri chiusi e tutelare, cosi', il diritto alla salute. Di fatto negato a molti degli abitanti dei quartieri rimasti senza presidi sanitari. Una piccola delegazione, addirittura, ha provato a visitare di persona la struttura, ma uno dei proprietari ha fatto allontanare tutti, facendo riferimento a imprecisati "lavori in corso" che sarebbero in atto all'interno del presidio. Uno spazio decisamente "spoglio", nonostante il corposo costo di affitto sostenuto dalla Regione. "Nel nuovo centro  è assente il servizio CSM presente prima in via Giuturna a Torre Angela - si legge nel volantino distribuito durante la protesta - è inattiva la riabilitazione dell'età evolutiva presente prima a Villaggio Falcone e a Villaggio Breda. Mentre al privato Lupi, vincitore del bando (e unico ad aver presentato una proposta ndr) viene corrisposto un canone superiore a quando i presidi erano distaccati. 38 mila euro in più, per avere meno servizi. Un grande inganno dell'amministrazione, alla faccia della spending review".


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    Dalla tolleranza zero al dietrofront. Non siamo ancora alla delibera stralciata sui Piani di massima occupabilità, quelli che sanciscono lo spazio riservato ai dehors, ma l’inversione di tendenza uscita dalla commissione Commercio, riunita oggi in via dei Cerchi, è un primo segnale. Che va nella direzione chiesta dagli esercenti: rivedere il progetto del Comune e che impone un taglio del 50% per tavolini e sedie. Così modificare la delibera comunale sui Pmo attraverso una seduta plenaria, che tenga conto degli spunti delle diverse parti in causa, è la soluzione che piace a tutti. Per evitare le manifestazioni dei commercianti che, contrari al provvedimento, hanno occupato piazza del Campidoglio prima di Natale. Ottenendo dall’assessore alle Attività produttive, Marta Leonori, e dall'ex capo segreteria del sindaco Marino, Enzo Foschi, la promessa che per adeguarsi i titolari di bar e ristoranti del centro avrebbero avuto altri 60 giorni: niente multe dal primo gennaio di quest’anno alla fine di febbraio.

    Tempo utile per trovare una via d’uscita. Ipotesi che fa comodo agli esercenti, i quali avevano tappezzato Roma con un cartello firmato dall’associazione Lupe: “Quattro tavolini in meno, un posto di lavoro perso”. Alla fine potrebbero ottenere quanto rivendicato: non solo ridurre i tagli per l’occupazione di suolo pubblico, ma anche aggirare le norme per la sicurezza. La commissione, guidata dal democratico Orlando Corsetti, è disposta a diminuire anche  lo spazio per i mezzi di soccorso, prevedendo un’ampiezza di 2,75 metri anziché 3,50. Con la promessa che, in caso di necessità, i dehors siano spostati in 30 secondi per facilitare il passaggio dei veicoli di pompieri e ambulanze. A PaeseSera il presidente Corsetti aveva spiegato che “comunque il limite previsto è quello imposto dal codice della strada”. Anche se Daniele Brocchi, coordinatore del settore Turismo per Confesercenti, spiega che “vanno consultati i Vigili del fuoco per capire se sono possibili percorsi alternativi per i loro mezzi nelle zone del centro storico”.

    Le convergenze non si trovano solo con il Pd, ma anche con Sel. La consigliera Imma Battaglia assicura la massima disponibilità di ascolto alle richieste dei rappresentanti di Confcommercio e Confesercenti. E il numero uno dell’assise di via dei Cerchi aggiunge: “All'auto parcheggiata in malo modo, preferisco il tavolino che almeno offre un servizio”. Due le linee guida per modificare la delibera: semplificazione e cambio del regime sanzionatorio, con la chiusura immediata dell'attività, per un certo numero di giorni, verso gli abusivi. Ma se la tregua tra commissione e ristoratori si avvicina ad una pace, l’altro fronte caldo è quello con la Sovrintendenza ai Beni culturali di Roma e del Lazio. Con la quale, ammette Corsetti, “il rapporto è difficile”, senza però metterne in dubbio  “il ruolo di tutela".

     La terza via la suggerisce Michela Di Biase, presidente della commissione Cultura, che propone un’assemblea congiunta con la Commercio. Obiettivo: “Dialogare con la Sovrintendenza”, spiega la consigliera democratica. I tempi però sono stretti. “Dobbiamo darci un limite - afferma Claudio Pica, alla guida dell'associazione Bar e Latterie di Roma - altrimenti fra venti giorni siamo tutti abusivi”. La richiesta è quella di un incontro con il sindaco Ignazio Marino. Intanto la Lupe, i cui registi sono i fratelli Bernabei (noti per essere i più grandi distributori di bevande alcoliche e non nella Capitale), mettono sotto scacco il Campidoglio. Se sarà matto si saprà solo entro la fine del mese.


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    “Giusto o sbagliato, non può essere reato”, “illegale è la legge”. Sono gli slogan che riecheggeranno alla manifestazione antiproibizionista dell'otto febbraio per chiedere l'abrogazione della legge Fini-Giovanardi. Tre giorni prima dell'attesa sentenza sulla legittimità della legge su cui sarà chiamata ad esprimersi la Corte Costituzionale. Una norma che ha radicalmente cambiato il volto delle carceri italiane, trasformando i tossicodipendenti in detenuti. Senza fare distinzione alcuna tra le droghe cosiddette leggere e tutte le altre. E che nel “migliore” dei casi colpisce l'anello più debole del mercato, quel gigantesco esercito di manovalanza chiamato a sporcarsi le mani in strada. “Pesci piccoli” attratti da retribuzioni commisurate alla disponibilità di denaro di cui dispongono le mafie, burattinaie indiscusse di un business che in Italia è stimato intorno ai 24 miliardi. “Non siamo più disposti a pagare con le nostre vite e con i nostri diritti il prezzo di leggi ideologiche e repressive, finalizzate a rafforzare il miliardario monopolio del commercio delle narcomafie” scrivono i promotori della manifestazione che partirà alle 13,00 da piazza Bocca della verità, attraverserà le vie del centro storico, e passerà per il carcere di Regina Coeli.

    I GIOVANI MORTI AMMAZZATI - La coincidenza temporale con l'omicidio del ventiduenne Edoardo di Ruzza nel quartiere Tor Vergata è impressionante, e forse dovrebbe aiutare a riflettere. Gli investigatori non hanno dubbi: si è trattato di un regolamento di conti e la pista è quella della droga. Edoardo doveva sparire in fretta e la missione dei killer non ammetteva errori, perché il controllo del territorio è un sistema militare, violento e spregiudicato. Lo dicono i quattro colpi di pistola sparati alla testa del ventiduenne e c'è scritto anche nella sua piccola storia criminale che le frequentazioni erano pericolosissime. Uscito appena un mese fa dal carcere, Edoardo in passato aveva lavorato per conto di Giuseppe Molisso (detto 'Ciccio'), il capo della banda del “Pijamose Roma” che grazie all'operazione Orfeo del 2011 portò all'arresto di 38 persone. Non un boss qualsiasi, ma l'uomo cresciuto all'ombra del clan camorrista dei Senese: Molisso spadroneggiava da Cinecittà all'Appio, dal Tuscolano al Laurentino. Le sue vedette stavano però a Tor Bella Monaca, dove il 6 gennaio scorso un altro ragazzo, il 17enne Federico C., è rimasto vittima di un agguato. Non era il suo quartiere quello, ma una piazza eccellente per l'approvvigionamento di droga, una delle più fornite del panorama capitolino. La sensazione degli inquirenti, insomma, è che in periferia la tensione per i nuovi equilibri criminali sia altissima. E le ragioni sono tutte da scoprire.

    TRE OMICIDI IN UN MESE - L'evidenza viene dai numeri. Edoardo è il terzo morto ammazzato del mese, preceduto dal 34enne Roberto Musci, freddato il 24 gennaio scorso in via Giuseppe Lazzati a Casalotti. Anche lui pregiudicato e agli arresti domiciliari, con un curriculum di “parentele” criminali lungo e noto alle forze dell'ordine. Suo fratello Marco, detto “Sgambuccio” fu ucciso all'età di 27 anni (nel 2009) da Giorgio Stassi: “L'ho ammazzato perché tormentava mia figlia” disse. Ma il dubbio che si sia trattato di un regolamento di conti è rimasto, l'altra pista infatti era proprio quella della droga, e il presunto fastidio di Stassi per la voglia d'indipendenza che stava maturando Musci junior. Comunque siano andate le cose, il ruolo criminale dei fratelli di Roma Nord non era affatto di secondo piano, avevano la responsabilità di comprare la droga direttamente da un'organizzazione mafiosa e di impartire gli ordini per lo spaccio.

    IL FALLIMENTO DELLA FINI-GIOVANARDI - La legge Fini-Giovanardi per loro non è servita a molto. Non è stata utile a leggere i legami del narcotraffico che stavano sullo sfondo, non ha contribuito a mettere in crisi le mafie e né a tutelare la vita di un minorenne. Così Roma resta lo snodo centrale dei traffici nazionali, e con 2.956 operazioni antidroga il Lazio si è attestato al secondo posto nel 2012 (dopo la Lombardia) per il numero di sostante stupefacenti sequestrate (5.500 chili, più del 12% della cocaina nazionale, come riportato sull'e-book 'Roma Tagliata Male' edito da Terrelibere.org). E' stata invece decisiva per dilatare la stratificazione dello spaccio a Roma, talmente complesso che non si riesce a comprendere e spiegare. Dai boss ai criminali eccellenti, passando per gli stagisti abilissimi e la manovalanza violenta, un contenitore gigantesco che tiene dentro neofascisti e ultras (i più ricorderanno le recenti gambizzazioni dei laziali Toffolo e Piscitelli, entrambi coinvolti in fatti di droga) fino ai complici incensurati. Con un tassello strategico che rafforza ogni passaggio: giustizieri e garantisti corrotti.

    LE MAFIE RINGRAZIANO– E c'è un'altra evidenza nel mercato della droga a Roma. Da qui arrivano fiumi di soldi pronti per essere reinvestiti nelle attività commerciali, nelle speculazioni edilizie e nel gioco d'azzardo. Come suggeriscono i maxi blitz degli ultimi giorni che hanno portato al sequestro di case, alberghi, ristoranti e società. Dal centro alla periferia. Un'economia malata che trasforma il volto dei quartieri (vicinissimi ai palazzoni di Scampia) e le relazioni tra i residenti (come accade al Pigneto, dove è scoppiata una bomba sociale mentre tutti guardavano con sfiducia e sgomento solo a San Basilio e Tor Bella Monaca), annacquando la verità e generando quel tipo di insicurezza che va a caccia dei capri espiatori. Solleticando la voglia di repressione delle politiche securitarie (di destra e di sinistra), tutte sbilanciate sull'ordine pubblico e incapaci di ragionare sul welfare, sulla cultura, sul reinserimento sociale dei soggetti più deboli. “Apriremo un focus sul modello Roma delle mafie che va studiato a fondo e ha a che fare con l’economia e con la droga che è utilizzata dai clan per controllare questo territorio” ha dichiarato la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, martedì scorso, intervenendo alla presentazione di 'Roma Tagliata male' organizzata dall'associazione antimafie daSud al Teatro Centrale Preneste. “Le mafie hanno colto molto più di altri i punti di forza e di debolezza della Capitale e si sono organizzate” ha aggiunto Bindi. Oggi la presidente può ricominciare da questa scia di sangue, che le amministrazioni locali non hanno ancora messo sotto la lente d'ingrandimento. 


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    Il destino dell’Agenzia comunale sulle tossicodipendenze è ormai segnato. Mentre resta sospesa in consiglio comunale la Delibera 128 che ne prevede la chiusura, il 3 febbraio a dare l’ennesima batosta all’Act è l’assessora al bilancio Daniela Morgante che in una lettera fa sapere al presidente Luigi Maccaro che “nel bilancio pluriennale 2014-2015 il contributo di gestione per l’Agenzia è stato determinato in un importo pari a zero”.  E quindi, si legge ancora nella lettera, “tutte le spese effettuate dall’Agenzia che non trovano copertura finanziaria nei pertinenti stanziamenti del bilancio di Roma Capitale sono assunte sotto la esclusiva responsabilità del soggetto agente, senza alcun impegno, vincolo o responsabilità di Roma Capitale”.

    VILLA MARAINI SENZA FONDI - Chiusi i rubinetti allora, in attesa che riprendano le attività in aula Giulio Cesare e che sia il dipartimento delle Politiche sociali a prendere in carico le mansioni dell’Act. “L’obiettivo – dicono dall’assessorato – è di offrire servizi nuovi e più moderni, fermi restando quelli già esistenti”. Anche se a quanto lamentano le associazioni i soldi non ci sono già da un po’. “Da settembre 2012 ad oggi – dichiara Massimo Barra di Villa Maraini - abbiamo accumulato un credito nei confronti del Campidoglio di 482mila euro”. E non si capisce di chi sono le colpe. “Nel rimpallo di responsabilità tra comune di Roma e l’agenzia per le tossicodipendenze che c’invita a sospendere le attività in quanto non riceve più soldi dall’amministrazione comunale”, aggiunge Barra.

    RISPARMIO DA 900MILA EURO - Secondo la maggioranza in Campidoglio con la chiusura dell’Agenzia si risparmiano circa 900mila euro, soldi impiegati tra spese di gestione e rappresentanza e "che potrebbero essere utilizzati per il servizio rivolto agli utenti e non per macchine dei dirigenti e bonus vari", ha dichiarato il capogruppo di Sel Gianluca Peciola. La destra di Fratelli d'Italia parla di “chiusura ideologica” fa quadrato intorno al direttore Massimo Canu, legato  al capogruppo Fdi Fabrizio Ghera. La corrente nata sotto il deputato Fabio Rampelli, regista della Modavi (fondata anche da Gianni Alemanno e Giorgia Meloni), l'associazione di volontariato che si è aggiudicata diversi servizi nel contestato bando del 2012.

    LA GESTIONE CANU - Giunge quindi al capolinea la storia dell’Act capitolina, dove risultano assunte sette persone vicine al partito di Rampelli e Meloni, e la burrascosa gestione di Massimo Canu. Tra scontri con le cooperative, ricorsi al Tar, bandi fatti e poi disfatti.  Da un lato il direttore che rivendica un calo dei tossicodipendenti grazie ai servizi di prevenzione, dall’altro le cooperative che lanciano l’allarme per il drastico taglio dei servizi. A pagare sono stati soprattutto i centri di riduzione del danno che prima dell’attuazione del nuovo quadro dei servizi della gestione Canu erano 9 mentre oggi ne sono rimasti in piedi solo due. Spariti anche il “Telefono in aiuto” di Villa Maraini e “Replan” per il reinserimento socio-lavorativo degli ex tossicodipendenti. Ma secondo il direttore dell’Agenzia i servizi sono aumentati del 26,7%.

    DELIBERA BLOCCATA IN CONSIGLIO - Il problema adesso è per quei servizi scaduti il 2 febbraio, 14 a quanto fa sapere l’agenzia e per quelli in scadenza a marzo. La copertura economica c’è invece per i servizi vecchi fino a febbraio. La palla passa ora al consiglio comunale cui spetta il compito di mettere la parola fine sulla vicenda dell’agenzia capitolina sulle tossicodipendenze.


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    È la prima pedina a cadere. Enzo Foschi abbandona il ruolo di capo segreteria del sindaco Marino, saluta il suo ufficio al Campidoglio e perde l’assegno da 100 mila euro. La versione ufficiale parla di un nuovo incarico nel Pd Roma di Lionello Cosentino. Il segretario che in questi mesi è stata una costante presenza al palazzo Senatorio, sembra essere la figura che meglio potrebbe raccordare il ruolo amministrativo del sindaco a quello politico dei gruppi di maggioranza. Ma  questo addio ha tutto il sapore di un'apertura al futuro rimpasto di giunta. L'addio di Foschi porta con sé anche il ricordo dei suoi ultimi trascorsi. Infatti la posizione dell’ex consigliere regionale era quella più scomoda dell'entourage del primo cittadino, soprattutto dopo l’inchiesta che lo coinvolge nello scandalo dei rimborsi ai gruppi alla Pisana, esploso due anni fa con il caso di Fiorito-Batman.  

    È stato lo stesso Cosentino a chiedere a Marino il via libera sul trasloco di Foschi dal Comune alla sede di via delle Sette chiese. Il nuovo incarico, operativo dalla prossima settimana, è stato ufficializzato proprio a poche ore dal secondo Conclave del centrosinistra. “Dopo un lungo incontro”, come scrive il sindaco, "seppur consapevole della perdita di una figura di rilievo nel mio staff, sono certo che Enzo rappresenterà un punto di riferimento per la Capitale”.Foschi deve fare i conti con la giustizia insieme all’ex consigliere regionale Mario Perilli e a Esterino Montino, sindaco di Fiumicino. I reati ipotizzati dai pm di Rieti sono sempre gli stessi: cene e acquisti di beni materiali non riconducibili a fini istituzionali e al mantenimento del rapporto con gli elettori. E non mancano le fatture false per gonfiare i rimborsi.

    Ad aver appannato la sua immagine di Capo segreteria, contribuisce anche il famoso e controverso post su Facebook sui giornalisti. Era il 19 ottobre, giorno della manifestazione a Roma e lui lanciò una stoccata storica ai cronisti: “I giornalisti sono i veri bleck block (black bloc, ndr), infiltrati nel corteo”. Un giudizio che ebbe l’effetto di una bomba, anche perché rincarò la dose: “Sono delusi dal fatto che non scorra sangue...”. La toppa fu peggiore del buco però: “Ho profondo rispetto per chi lavora tra mille pericoli, ma vedendo però l'accanimento con cui alcuni inviati descrivevano fatti deprecabili ma minori, come episodi di guerra, sono rimasto con l’amaro in bocca soprattutto ripensando ai veri eroi che hanno perso la vita nel fare il loro mestiere davanti a pericoli enormi”.

    Insomma, Lionello Cosentino, uomo di lunga esperienza politica, ben voluto (e votato) da tutti i caminetti democratici, rispecchia molto meglio lo stile e la "diplomazia" che richiede un ruolo così delicato come quello di capo segreteria. Non solo l’ex senatore del Pd è stato più volte negli uffici del sindaco in questi mesi, ma è anche l'uomo che ha unito la segreteria romana, portando un renziano nel ruolo di vice, Luciano Nobili, e il marroniano Tommaso Giuntella alla presidenza del partito, garantendo di fatto la molteplicità delle correnti interne. Potrebbe essere proprio lui la figura per richiamare all’ordine i dem dell’assemblea capitolina, soprattutto nel rapporto con la giunta


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    Roma e Lazio si affrontano domani per l’139^ volta in campionato mentre per Reja e Garcia sarà la prima volta uno contro l’altro. Una sfida nella sfida, l’esperienza contro l’audacia, la paura di sbagliare contro il timore di perdere il treno bianconero che porta allo scudetto.

    I NUMERI- Quella che domani gli oltre 60 mila spettatori vedranno all’Olimpico sarà la “partita” della stagione, alla faccia di Zeman e di tutti quelli che pensano che il derby sia una sfida come le altre. La Lazio arriva imbattuta (nell’era Reja) in campionato:  sono 5 i turni positivi, con bilancio di 3 vittorie e 2 pareggi. L’ ultima sconfitta risale al 22 dicembre, 1-4 a Verona. Si tratta della serie positiva record in questo campionato per la Lazio. La Roma invece non ha mai perso in questa stagione ed è la squadra della serie A che ha segnato con più uomini. Sarà il 13/o derby capitolino nella storia nel mese di febbraio, periodo in cui prevalgono i giallorossi per 5 vittorie a 2; in bilancio anche 5 pareggi. Il film della stracittadina parla a favore dei giallorossi: su 139 gare giocate in campionato, 48 sono le vittorie della Roma, 35 quelle della Lazio e 55 i pareggi; in Coppa Italia 18 partite, 9 vittorie della Roma, 6 della Lazio e 3  i pareggi.

    L'OLIMPICO- Come sempre, come da tradizione il derby di domenica si giocherà anche e soprattutto sugli spalti. Tra i tifosi laziali, sempre prodighi di fantasia ed estro, da settimane è partita una raccolta fondi per una coreografia che promettono sarà “storica” e molto probabilmente ricorderà la finale di coppa Italia vinta il 26 maggio scorso arbitrata anche quella volta dall’arbitro Daniele Orsato.  

    ORDINE PUBBLICO-  Centinaia gli  agenti mobilitati per scongiurare qualsiasi rischio di scontri, soprattutto fuori dallo stadio Olimpico. Oggi si riunirà in via di San Vitale, il tavolo tecnico per far mettere a punto la macchina della sicurezza, che scatterà già diverse ore prima delle 15 di domenica, orario d'inizio del match. La zona dello stadio Olimpico sarà blindata, verrà regolato l'afflusso e il deflusso delle due tifoserie, in modo da evitare possibili contatti. Sono previsti “anelli concentrici” di controllo e presidi mobili. Ci sarà attenzione anche nella fase post-partita, quando migliaia supporter delle due squadre si riverseranno in strada.

    VIABILITA’-   Sul fronte della viabilità privata, saranno possibili limitazioni al traffico in particolare nelle fasi di afflusso e deflusso dei tifosi. Da ricordare anche le modifiche alla circolazione sull'Olimpica, tra Tor di Quinto e la galleria Giovanni XXIII. Lo si legge sul sito dell'Agenzia per la mobilità. Per quanto riguarda il servizio di trasporto pubblico, sarà potenziato il servizio delle linee 2, che viaggia tra piazzale Flaminio/stazione Flaminio metro A e piazza Mancini, 32, che collega piazza Risorgimento/stazione Ottaviano metro A, con viale Angelico e Tor di Quinto, 69 (largo Pugliese-viale Jonio-Prati Fiscali-via del Foro Italico-via di Tor di Quinto-piazzale Clodio), 280 (stazione Ostiense/Piramide metro B-Prati-piazza Mancini), 446 (circonvallazione Cornelia metro A-Pineta Sacchetti-via Cortina D'Ampezzo-piazza Mancini), 628 (via Cesare Baronio-piazzale Maresciallo Giardino), 910 (stazione Termini-piazza Mancini). L'area del Foro Italico è poi raggiunta dalle linee 48 (via Pieve di Cadore-piazza Mancini), 200 (stazione Prima Porta-piazza Mancini), 224 (piazza Augusto Imperatore-via Oriolo Romano), 301 (Grottarossa-piazza Mancini) e 911 (stazione Monte Mario-piazza Mancini). Per le metropolitane, ultime corse dai capolinea alle 23.30 (sulla B1, ultima partenza da Laurentina per Conca d'Oro alle 23.26; da Conca d'Oro per Laurentina alle 23.28). 


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    Pochi giorni fa una delegazione romana di Officine zero ha portato la propria esperienza al primo meeting europeo della “workers economy”, che si è tenuto in un paesino vicino Marsiglia, in Francia, dove si trova la azienda-simbolo delle dismissioni industriali: la Unilever. Oggi l’attivista Miriam è orgogliosa di mostrare a Paese sera alcuni prodotti arrivati delle fabbriche riconvertite, come le nuove confezioni di infuso di tiglio («a chilometro zero», tiene a specificare) prodotte dai 120 operai della Frilabm che fino a qualche anno fa producevano per la multinazionale anglo-olandese Lipton.

    capannoni

    Il nostro giornale è entrato in quelle che furono le officine Rsi-Wagon lits di Casalbertone, al numero civico 20 di via Umberto Partini, a ridosso della nuova stazione Tiburtina. La vicenda inizia nel febbraio del 2012 quando i 33 operai, addetti alla manutenzione dei treni notturni vengono messi in cassa integrazione ma non ricevono per sette mesi nessuna retribuzione e la nuova proprietà (la Barletta srl) blocca la produzione. «L’unica risposta che potevamo dare – ricorda Giuseppe, 50 anni, uno degli operai in cigs – è stata quella dell’occupazione. Anche perché temiamo che ci siano degli interessi speculativi con possibili costruzioni di palazzine  e di un centro commerciale».

    Al gesto estremo degli operai arriva il sostegno delle reti sociali della città. “Senza l’entusiasmo di questi ragazzi oggi non saremmo qui – continua il lavoratore –. È proprio da questa sinergia che prende il via il laboratorio sulla riconversione, grazie al contributo di architetti, economisti ed esperti del settore. Un nuovo modo di affrontare la crisi che lascia sul terreno precari e padri di famiglia». 

    Dopo che nel 2013 il tribunale decreta il fallimento dell’azienda, al gruppo di operai si aggiungono, studenti, lavoratori precari e autonomi (partite Iva e consulenti), nasce la “pazza idea” di Officine zero (zero padroni, zero sfruttamento, zero inquinamento), dove si intrecciano formazione e produzione, mutualismo e cooperazione tra lavoratori. «Prima avevo uno studio – dice Dominga, 36 anni, fotografa – dovevo lavoravo da sola, a un certo punto ho sentito la necessità di condividere le mie conoscenze con altri. M’interessava lavorare senza mettermi in competizione con gli altri. Qui mi sento partecipe di un progetto condiviso e non più isolata».

    Oggi Dominga utilizza il coworking nato nei vecchi uffici amministrativi dove si può essere affiancati anche da uno sportello di assistenza legale. «Per noi è fondamentale – continua – un nuovo modo di fare lavoro e la condivisione degli spazi». Il coworking viene utilizzato da giornalisti, operatori dell’audio-visivo, web master, architetti e ingegneri e ognuno contribuisce al mantenimento della struttura con una sottoscrizione.

    vagone

    Farsi un giro per la vecchia fabbrica è come entrare in un museo di archeologia industriale. Ci sono ancora i capannoni con i vagoni dei treni in riparazione, allagati dall’ultimo nubifragio che ha investito la capitale. Un’azienda fiore all’occhiello dell’artigianato romano dismessa dalle politiche di Trenitalia che ha deciso di smantellare il servizio-notte. Qui vi lavoravano tappezzieri, artigiani, elettricisti, alcuni di loro – come l’operaio Giuseppe – si sono riconvertiti al riciclo di mobili ed elettrodomestici coordinandosi con l’associazione Operatori di Porta Portese.

    «Vogliamo un utilizzo alternativo dei rifiuti e degli oggetti di consumo – spiega Valeria, 29enne, architetto e designer mentre lavora alla sistemazione di materiale per l’interno di una barca –. Vogliamo creare delle filiere del riciclo che hanno alla base un’etica diversa e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Qui dentro c’era una forza-lavoro che aveva raggiunto un livello alto di specializzazione. Un capitale umano da non disperdere e con il quale vogliamo confrontarci».

    Il tour di Paese Sera continua, si passa alla mensa aziendale. Tutto è rimasto intatto anche le vecchie cucine utilizzate oggi dagli occupanti. Sulla parete ci sono ancora le gigantografie di operai al lavoro. «La mensa l’abbiamo anche fatta derattizzare – dice la giovane Miriam – ma per il momento funziona solo tre giorni a settimana».

    washroon

    Mentre, una quindicina di studenti della Sapienza hanno dato vita a Mashrooms, uno studentato al posto della vecchia casa dell’amministratore delegato, con camere doppie e una cucina in comune per ogni piano. «Gli affitti ormai sono esorbitanti – racconta Roberto, 25 anni, giunto dalla Calabria per studiare scienze politiche – e la mia famiglia non riusciva più a sostenermi. In questo modo sono riuscito ad abbattere i costi di locazione ed oggi invece di tornare giù come tanti colleghi sono riuscito a restare nella capitale».


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    Ci sono almeno tre persone già attenzionate dalle forze dell'ordine per legami con la criminalità del litorale ed in particolare di Ostia, tra i gestori delle 24 sale adibite alla raccolta di scommesse sportive chiuse in quanto prive delle prescritte autorizzazioni previste dalla vigente normativa di settore. Il dato emerge dalle verifiche degli agenti del commissariato di Ostia, diretti da Antonio Franco, che, insieme agli uomini della guardia di finanza hanno svolto l'operazione “final bet”. Le indagini sono scattate a seguito di numerose segnalazioni pervenute da parte di genitori e familiari , in relazione al gioco compulsivo delle scommesse sportive con coinvolgimento anche di minori e padri di famiglia.

    Di qui è iniziato un controllo minuzioso di tutti quei locali dove si svolgevano raccolte di scommesse sportive alcuni dei quali erano anche vicini a scuole e chiese, circostanza questa invece vietata dalla normativa. Sono 45 le sale complessivamente controllate, 24 sono risultate operare illegalmente e sono state chiuse in quanto non solo prive di autorizzazioni ma anche perchè usavano connessioni con società di scommesse non autorizzate ad operare in Italia. I centri scommesse chiusi erano così distribuite: 15 ad Ostia, 3 ad Acilia, e a Dragona, una a Casal Palocco, tre all'Infernetto.

    Deferiti tutti i 24 titolari dei locali all'autorità giudiziaria di cui tre appunto risultano avere rapporti con la criminalità organizzata di Ostia, ma non si esclude che anche altri possano avere legami analoghi. Chi indaga vuole quindi ora verificare se le sale potessero essere al centro di attività di riciclaggio di denaro frutto di proventi illeciti. Le attività di accertamento infatti si sono concentrate sulla verifica delle concessioni governative e delle autorizzazioni di polizia nonché sul monitoraggio dei frequentatori.

    Tali mirati controlli sono stati appunto finalizzati anche a documentare la presenza di eventuali soggetti legati alla criminalità organizzata, che attraverso prestanome, avrebbero potuto infiltrarsi nella gestione di tali attività per riciclare denaro proveniente da illeciti guadagni. Gli accertamenti espletati hanno evidenziato che un gran numero di soggetti, fisici o giuridici, avevano intrapreso tali attività senza le prescritte autorizzazioni. I gestori degli esercizi ora chiusi, a fronte dei rilievi mossi, hanno sostenuto di operare in ragione di presunte norme per la libera concorrenza del Diritto Comunitario. Alle operazioni di notifica e chiusura, che hanno avuto inizio ieri pomeriggio, ha partecipato personale del Commissariato di polizia Lido di Roma, del Reparto prevenzione crimine della polizia e Guardia di finanza.


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    E' durata poco più di un'ora l'occupazione della ex dogana (già oggetto di un'identica azione a metà ottobre) in via dello Scalo di San Lorenzo, a Roma. 250 le persone sgomberate, molte delle quali provenienti da altre occupazioni, compresi diversi bambini.  

    NESSUN IDENTIFICATO- Il gruppo, legato al movimento "Sherkan cerca casa", ha fatto irruzione nello stabile di proprietà del ministero delle Finanze intorno alle 12.30. Dopo una trattativa con la Polizia (presenti sul posto con alcuni blindati) gli occupanti hanno deciso di uscire e nessuno è stato identificato. 


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    Se l’appuntamento di oggi serviva per ricompattare la maggioranza di centrosinistra che guida il Campidoglio e i 15 Municipi di Roma, di strada da fare, per il sindaco Ignazio Marino, ce n’è molta. Assenze eccellenti e distinguo sull’azione di governo dimostrano che non basta una mezza giornata di Conclave, nel chiuso di palazzo Senatorio, per riportare l’ordine e dare slancio all’azione di governo dopo 8 mesi di mal di pancia, sgambetti e fibrillazioni interne che hanno paralizzato l’assemblea capitolina. A destare i maggiori ‘sospetti’ è il forfait di Mirko Coratti, il presidente dell’aula Giulio Cesare che prima cullava il sogno di entrare in giunta e poi ha preferito cambiare obiettivi. Puntando sull’appoggio alla renziana Lorenza Bonaccorsi, per la corsa alla segreteria del Pd Lazio, e scegliendo così una strada diversa dai suoi colleghi eletti al Comune.

    ASSENTI ECCELLENTI - Una scelta la sua che arriva a poche ore dalla ricostruzione del Corriere che lo vede come il ‘colpevole’, secondo il primo cittadino, del pantano in cui sono caduti i consiglieri in aula. Marino prima smentisce il retroscena, poi si lascia andare a una battuta: “Il presidente del Consiglio comunale sarà andato a giocare a calcetto con i figli”. Ipotesi surreale a sentire i collaboratori del numero uno dell’assemblea, a letto con l’influenza. “Mi si nota di più se vado o se non vado”, diceva Nanni Moretti, e lo stesso accade con Coratti; anche se i presenti negano che si sia parlato di questo nel corso dell’incontro. Che ha visto l’assenza di altri due popolari: Orlando Corsetti e Maurizio Policastro. Mancano però anche Pierpaolo Pedetti, ex Ds di area Marroni, il deputato che non ha mai nascosto le sue mire sull’assessorato capitolino all’Urbanistica. Così come non rispondono all’appello Valeria Baglio e Marco Palumbo, due zingarettiani fedelissimi di Enzo Foschi, l’ex capo segreteria che è il primo a lasciare Marino anche se con la scusa di un incarico nel partito.

    MORGANTE PRESENTE - Per il suo successore il primo cittadino guarda in casa: al responsabile del programma Mattia Stella o alla coordinatrice della giunta Alessandra Cattoi, anche se c’è chi punta sul Lionello Cosentino, segretario del Pd romano. Presente invece l’assessore al Bilancio Daniela Morgante, nonostante il gelo calato nei giorni scorsi con Marino, dopo il gran rifiuto sulla mozione che stanziava 10 milioni di euro per l’emergenza maltempo. Per fare spazio al sottosegretario Giovanni Legnini c’è tempo fino all’approvazione della prossima manovra economica di palazzo Senatorio: infatti, va prima chiusa la partita della Tasi per portare a casa il previsionale 2014. Poi via al rimpasto e al valzer delle poltrone.

    STILE ISTITUZIONALE - Al centro del ritiro, che stavolta ha un tono più istituzionale e meno da boy scout, ci sono la manutenzione stradale, l’emergenza maltempo e il rapporto con i Municipi. I minisindaci hanno presentato una lettera con le loro richieste su “coinvolgimento, partecipazione e risorse”, per andare verso il federalismo municipale. Il sindaco Marino non perde l’occasione per ricordare ed elencare i risultati raggiunti: dalla chiusura della discarica di Malagrotta allo stop alle auto private sui Fori Imperiali: il sogno era di una pedonalizzazione totale, i risultati, dopo sei mesi, mostrano una realtà ben diversa. Per questo il capogruppo di Sel, Gianluca Peciola, chiede “un laboratorio con associazioni e cittadini, altrimenti il progetto rischia di essere vissuto come un intralcio”.

    IL PRECEDENTE INQUIETANTE - Stavolta non ci sono i giochi con le bandiere e gli stress test, come nel ritiro estivo di Tivoli. Si parla di politica anche se all’incontro di oggi “manca il numero legale”, fa notare Giordano Tredicine (Pdl). Nonostante tutto, il Conclave parte seconda si conclude con un applauso-ovazione per il sindaco. E c’è chi ricorda il precedente-Bersani, “quando dovevamo scegliere il candidato alla presidenza della Repubblica”. “Si è visto poi come è andata a finire”, sentenzia la cassandra del Pd.


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    Un polmone verde, uno dei parchi più grandi di Roma. Villa Ada? Villa Borghese? No, è il Parco di Centocelle. Centoventi ettari da riqualificare, immersi nel Comprensorio Casilino, nel cuore del sud-est della città, tra l’omonima strada, via Casilina, via Togliatti e via Papiria.

    UN PASSO VERSO LA CINTURA DEI PARCHI - Una porzione di agro romano recuperata solo in minima parte, connessa al Parco da Villa De Sanctis e villa Gordiani, che si estende fino alla Stazione Prenestina e al Parco di Tor Cervara. Una risorsa naturale che, se valorizzata e bonificata, potrebbe chiudere il cerchio della prima ‘Cintura dei Parchi’ della Capitale, costituita dalla Caffarella, la Riserva della Valle dei Casali, Villa Doria Pamphili, Parco del Pineto, Riserva di Monte Mario, Villa Ada e la Riserva della Valle dell'Aniene. Ad oggi però quella che potrebbe diventare una grande opera naturale è una grande ‘incompiuta’.

    UN PARCO DA SALVARE - Nonostante le proteste di associazioni, cittadini e comitati, che da anni si battono per la riqualificazione, solo 33 ettari di parco sono stati restituiti alla città, altri 15 ettari dovrebbero ancora essere sistemati e attrezzati dal ‘Servizio giardini’. Degrado, incuria e inquinamento la fanno da padroni e nonostante sull’area, tra i Municipi V, VI e VII, ci sia un vincolo archeologico-paesaggistico per le antiche ville romane presenti, gli autorottamatori che per un chilometro occupano viale Togliatti, sono ancora lì. Montagne di carcasse, di metalli e scarti potenzialmente inquinanti che, secondo una delibera, la 451 del dicembre del 2009, dovevano essere spostati fuori dal grande raccordo. Sfasci incompatibili anche con il Piano particolareggiato adottato dalla Regione nel 2006. Mentre la delibera n. 220 del Consiglio comunale il 5 novembre 2007 stanziava sei milioni di euro per “la progettazione e realizzazione degli interventi di natura ambientale previsti nei comprensori direzionali di Pietralata, Tiburtino e Centocelle – Quadraro, in attuazione degli strumenti esecutivi approvati per il Parco di Centocelle” e  per “ la valorizzazione delle Ville romane”. Fondi ridotti poi a 4 milioni e 100 mila euro nel 2009, con una delibera successiva. A nulla sono valse le proteste e le manifestazioni per portare il problema all’attenzione di amministrazioni e dell’opinione pubblica.

    “FUORI GLI SFASCI DAL PARCO” - E dire che la giunta Alemanno aveva anche individuato cinque siti dove gli ‘smorzi’ avrebbero dovuto traslocare. Il “Centro integrato via Prenestina-viale P. Togliatti”, di proprietà di Impreme s.pa./Mezzaroma, avrebbe avuto nuova sede vicino alla Centrale del Latte oppure tra via Palombarese e il confine con il Comune di Guidonia. “A tal riguardo il Consorzio autodemolitori e rottamatori di Roma Est e Roma Est 2 - si legge nella delibera  – il 20 luglio 2009 in assemblea pubblica hanno accettato il nuovo sito”. Dov’è finita “l’urgenza e la delicatezza della situazione”, che descriveva la delibera? E dove è finita la giunta annunciata ad inizio anno dal sindaco marino per affrontare “la ferita di viale Togliatti"?

    UN PASSO VERSO L’ECOMUSEO? - Uno stallo, che potrebbe iniziare a sbloccarsi il prossimo 11 febbraio quando Regione Comune e Municipio V siederanno ad un tavolo per sboccare l’iter impantanato. Un passo importante per dare vita al progetto partecipato di “Ecomuseo urbano”, per valorizzare la storia e la cultura di una parte della città, recuperare i beni archeologici come quelli che gli scavi della metro C hanno portato alla luce e anche a dare vita a nuove attività imprenditoriali legate al turismo.


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    Reja ci avrebbe messo la firma Garcia un po' meno ma sempre meglio che perdere. Il pareggio tra Roma e Lazio a reti inviolate fa però meno male alla squadra giallorossa vistoil risultato di Verona dove la Juventus ha paregggiato per 2-2. 

    EQUILIBRIO- Nei biancocelesti, orfani degli indisponibili Alfaro, Postiga ed Ederson e dello squalificato Biglia, è tornato, dopo la squalifica per il calcioscommese, capitan Mauri, entrato in campo a inizio del secondo tempo al posto di Keita. Dal primo minuto di gioco, invece, il tecnico della Lazio ha puntato sul modulo 4-3-3, con Konko, Biava, Dias e Radu a protezione di Berisha (preferito ancora una volta a Marchetti); con Gonzalez, Ledesma e Lulic in mezzo e con Candreva e e Keita a supporto di Klose.Nei giallorossi, privi degli infortunati Dodò e Balzaretti, Rudi Garcia ha confermato quasi interamente il 4-3-3 vincente in Tim Cup, in settimana, contro il Napoli, con due novità: Pjanic in mediana, al posto di Nainggolan, e Florenzi (nella ripresa rimpiazzato da Bastos) in avanti, in sostituzione di Liajic. Dopo una iniziale fase di studio, al 15' proprio Florenzi ha calciato al volo da buona posizione, spedendo però la sfera alle stelle. Sette minuti dopo, sugli sviluppi di un calcio di punizione, Benatia ha mancato il bersaglio da due passi. Al 25', poi, l'arbitro Orsato ha annullato giustamente un gol a Gervinho, leggermente in off side su un tiro di Maicon, respinta da Berisha proprio sui piedi dell'ivoriano.  La Roma ha, dunque, continuato ad attaccare e Totti, al 29', ha impensierito l'estremo difensore biancoceleste con il primo di una lunga serie di tiri di esterno destro. Sette minuti dopo ha risposto la Lazio, con Gonzalez che ha calciato alto dal limite dell'area. A seguire Pjanic (al 39') ha sbagliato un facile controllo in area di rigore; Gervinho (al 40') ha calciato malamente da buona posizione e il capitano giallorosso (al 42') ha sfiorato l'incrocio dei pali. M

    SQUADRE STANCHE- Squadre più stanche e contratte nella ripresa, aperta da una buona chiusura di Berisha su conclusione insidiosa di Gervinho, al 7'. Due minuti più tardi Pjanic di sinistro ha mancato di poco il bersaglio; al 12' ci ha provato ancora Totti, con la sfera alta di non molto.A seguire la girandola di sostituzioni, le fatiche accumulate dai giallorossi e la paura di perdere della Lazio hanno "bloccato" la stracittadina. Ad animarla soprattutto il neo entrato Bastos, che ha avuto un grande impatto sul match e che (al 40') ha sfiorato il palo alla destra di Berisha con una conclusione da calcio a 5, leggermente deviata da Konko. Su questa iniziativa si sono chiuse le ostilità di un derby combattuto in campo; ma, per fortuna, sereno sugli spalti. 


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