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    È partito da piazza San Marco il corteo dei movimenti di lotta per la casa. Diverse centinaia di persone per lo più immigrati sono arrivati a Montecitorio intonando canti contro la polizia e a favore dei No Tav. "Continua la mobilitazione iniziata il 12 maggio contro il decreto Lupi. Stiamo producendo ogni giorno una pressione - ha detto Paolo Di Vetta, attivista blocchi precari metropolitani - che speriamo venga ascoltata anche se ci sembra che la Camera si sia allineata con il Senato. Comunque il decreto dovrebbe arrivare oggi in Commissione e la discussione dovrebbe iniziare domani. Verrà data la fiducia ma il voto definitivo ci sarà sabato. Domani saremo di nuovo a Montecitorio, non molliamo e staremo addosso a questo decreto fino alla fine". Di Vetta poi avverte: "Resteremo qui in piazza per fare pressione su questo decreto, ma non si prevede nessuna accampata".

    Dopo il corteo che questo pomeriggio i manifestanti si danno appuntamento a domani. Il presidio inizierà alle 10.30 "ma le proteste - avverte un manifestante - proseguiranno fino a sabato quando sarà previsto il voto decisivo".


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    Esercizi commerciali che chiudono e lasciano il posto ad altre attività. Società nuove che subentrano alle vecchie. Un ricambio continuo sulla pelle dei lavoratori che si ritrovano, dall’oggi al domani, senza lavoro. E’ quanto sta accadendo al centro commerciale Roma Est con la Cibis Spa, società che gestisce i marchi della ristorazione come Brek e Tosto, e che fa parte del gruppo Pam-Panorama. Entro il prossimo 31 maggio, sono sette i locali, tra bar e ristoranti, che abbasseranno le saracinesche, lasciando a piedi ben 65 dipendenti.

    LE RICHIESTE - Oltre 50 impiegati, infatti, da questa mattina alle ore 9 hanno incrociato le braccia all’interno del megastore di via Collatina 858. Compatti, hanno aderito allo sciopero di tutta la giornata indetto dalla Flaica Cub Roma. "Attività di vendita momentaneamente sospesa per motivi tecnici",  recitava il cartello che campeggiava di fronte alle saracinesche abbassate dei sette punti vendita del gruppo Pam, chiusi per assenza di personale. L'obiettivo della protesta? Chiedere con forza che i dipendenti in esubero vengano al più presto ricollocati.  “E’ una richiesta fattibile - spiega in una nota Giancarlo Desiderati, segretario provinciale del sindacato di base - dal momento che il gruppo Pam-Panorama conta ben 80 punti vendita tra Roma e Lazio, mentre i lavoratori licenziati sono ‘solo’ 65. Ed è anche una saggia via d’uscita in grado di evitare i costi enormi per la collettività che comporterebbero eventuali mobilità e cassintegrazioni”.

    PROPOSTE INDECENTI - "Sindacato e lavoratori - si legge ancora nella nota - hanno anche dato vita a una manifestazione colorata, ancora in corso, distribuendo alla clientela del centro commerciale i volantini di una singolare offerta speciale: 65 impiegati in vendita promozionale". “Non possiamo essere trattati come merci – sottolinea il lavoratore licenziato, Natalino Ridente, rappresentante Flaica Cub Roma all’interno della Cibis Spa – La cassintegrazione e la buonuscita per i dipendenti che accettano il licenziamento (esito della trattativa condotta dai sindacati confederali), per noi, sono irricevibili. E l’offerta di riassorbimento di soli 2 lavoratori su 65 a Milano, tra l’altro con la formula del part-time, è semplicemente ridicola. Una cosa è certa: La mobilitazione andrà avanti finché i vertici aziendali non ci daranno risposte concrete – conclude Desiderati – E soprattutto trasparenti. A cominciare dai nomi delle società che subentreranno nei sette locali in via di chiusura a Roma Est”.


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    "Penso che entro l'estate ci riusciremo. Avevamo annunciato durante la campagna elettorale che questa era una delle linee programmatiche. In queste settimane e in questi mesi c'è un gruppo del Campidoglio che se ne sta occupando quotidianamente per arrivare alla chiusura totale di via dei Fori Imperiali e successivamente allargarci alla zona che in questo momento è di fronte alla Bocca della Verità". Cosi' il sindaco di Roma, Ignazio Marino, a margine della presentazione del Premio Roma, 72^ concorso internazionale per nuove varietà di rose. 
     

    "Pensiamo che sia un disegno, come quello della pedonalizzazione del Tridente, che dobbiamo alla città. E io sono convinto - ha continuato Marino - che una volta fatto sarà praticamente impossibile tornare indietro e avremo lasciato un segno nella storia di questa città. Sull'area Bocca della verità non ho risposte ancora in dettaglio, saremo in grado di illustrare un piano nel dettaglio entro il mese di giugno".

    Intanto ieri è stato fatto un passo avanti verso il "più grande parco archeologico del pianeta", come più volte l'ha definito il sindaco Ignazio Marino. È arrivato con il via libera dato oggi dalla commissione congiunta Mobilità e Ambiente alla delibera d'iniziativa popolare dell'ottobre 2012 sulla pedonalizzazione graduale di via dei Fori Imperiali, prima firmataria Cristiana Avenali, ex presidente di Legambiente Lazio.

    LE CRITICITA' - Più vicina, in particolare, la possibilità di estendere lo stop al traffico privato anche al sabato e ai festivi oltre a quello della domenica, già in vigore, ma rimangono alcune criticità. Se infatti sul primo punto il Comando del Gruppo I Trevi della Polizia locale, chiamato a dare parere decisivo in commissione, è sostanzialmente favorevole, per il blocco alla circolazione tra largo Corrado Ricci e piazza Venezia dalle 10 e le 14, l'altra misura a breve termine prevista dal testo, c'è più di una riserva: "È un problema grande perché comporta l'impiego di almeno 8 agenti fissi - spiega Luciana Caggiano - non si può fare perciò senza potenziare il personale. Oltretutto creerebbe grande sofferenza di fluidificazione, come accaduto nella sperimentazione ad aprile, sia a piazza Venezia in direzione Lungotevere, sia a via Labicana, via dell'Amba Aradam e a via Druso verso San Giovanni". Necessaria, per i vigili urbani, anche "l'estensione della Ztl, che agevolerebbe, insieme all'arrivo di Metro C a piazza Venezia, anche il progetto a lungo termine di chiusura totale, verso il quale non siamo contrari".

    LE REAZIONI - L'ok comunque è arrivato, su impulso dei due presidenti. "Se non incominciamo a fare cambiamenti graduali la pedonalizzazione non si farà mai - afferma Athos De Luca, a capo della commissione Ambiente - dobbiamo supportare l'amministrazione nell'ottica di una grande isola pedonale dalle enormi potenzialità turistiche, penso in primis proprio al Colosseo. Ora i Municipi interessati avranno 20 giorni per l'analisi e poi mi auguro che la conferenza dei capigruppo calendarizzi presto la delibera". Soddisfatta Legambiente al termine del dibattito, con Avenali, consigliere regionale con la lista Per il Lazio, che commenta: "È una prima grande vittoria dei cittadini, siamo contentissimi. Adesso è il momento che tutto il Consiglio comunale si esprima su questo provvedimento, anche per incalzare il sindaco Marino e la Giunta che già stanno portando avanti alcune sperimentazioni che hanno portato a un calo del 60-70% del traffico su via dei Fori Imperiali, mentre su via Labicana e Merulana è sceso fino al 50%". E sull'onda dell'entusiasmo il direttore di Legambiente Lazio Roberto Scacchi lancia la proposta: "Perché non partiamo con la pedonalizzazione già da questo sabato?".


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    Gli imprenditori romani hanno la più grande palla al piede d’Italia che si chiama tassazione. Dalla classifica nazionale, elaborata dalla Cna di Roma, sul peso delle tasse a carico delle imprese italiane, la Capitale occupa il primo posto: artigiani, commercianti e piccoli imprenditori nel 2014 pagheranno il 74,4% di tasse, oltre dieci punti percentuali in più della media nazionale (63,1%), nove rispetto a Milano (65,1%) e 18,2 punti percentuali rispetto a Cuneo, la città più virtuosa.

    Ma cosa determina questa differenza così marcata tra le diverse realtà del Paese? Dallo studio emerge chiaramente la risposta i tributi locali. Rispetto a quella nazionale, la tassazione locale pesa sulle imprese per il 42,9% (31,44% nel 2011) contro il 26% di tasse e tributi nazionali. A pesare di più soprattutto gli obblighi nei confronti di Roma Capitale. Rispetto al 2011, mentre la tassazione dello stato centrale è rimasta invariata, quella comunale è aumentata dell’11,33%, mentre quella regionale è diminuita del 2,7%.

    Ma cosa ha influenzato di più la tassazione comunale? Imu e rifiuti: dal 2011 l’aumento è stato, rispettivamente, del 174% e del 14,2%. Un laboratorio artigiano pagava di Ici 2.932 euro nel 2011, mentre oggi paga 8.044 euro di Imu. Per rifiuti, lo stesso artigiano, pagava 5.690 nel 2011, 6.252 quest’anno. Calcoli approssimati per difetto: nello studio non sono calcolati ad esempio i costi di specifiche necessità aziendali, come la Cosap, i servizi a domanda individuale (come canoni di concessione, Ztl). Insomma il fisco è il peggior nemico per la crescita e lo sviluppo.

    “Come si fa a correre con una palla al piede così pesante? Le pmi vogliono resistere, continuare a lavorare, a produrre ricchezza per il territorio. Ma così non è più possibile. Lo Stato e gli enti locali - dichiara Erino Colombi, presidente Cna di Roma - continuano a far cassa sulla pelle delle imprese, per far quadrare i bilanci, ignorando i bilanci di migliaia di pmi. Le classifiche della Cna nazionale sono allarmanti e ribadiscono quanto denunciamo da tempo: è il fisco locale quello che pesa di più. Questi dati per giunta non possono tener conto dei rincari contenuti nella bozza di bilancio della giunta di Roma Capitale. È il momento che le amministrazioni locali considerino con attenzione questi dati. Si avvii un confronto per avviare già da quest’anno un processo di riallineamento di Roma con le altre realtà locali".


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    Erano vere, a quanto si è appreso, le pistole usate dai banditi nel corso della rapina alla filiale del Monte dei Paschi di Siena in via Piola Caselli angolo via Diego Simonetti ad Ostia. Una pistola è stata trovata addosso al rapinatore di circa 35 anni che è morto per un colpo di pistola che lo ha colpito al torace sparato dalla guardia giurata dell'istituto di credito.

    Secondo una prima ricostruzione i rapinatori, tre uomini, sono entrati nella banca pistole in pugno. La sparatoria e' iniziata all'esterno della filiale dopo la rapina. A quanto si apprende la guardia giurata ha raccontato di essere stato minacciato e bloccato durante la rapina dai malviventi che gli avrebbero puntato in bocca la pistola. Il vigilante non e' stato pero' disarmato e alla fine della rapina avrebbe seguito i rapinatori all'esterno ferendone a morte uno.

     Ancora da chiarire se anche i rapinatori abbiano fatto fuoco. I due rapinatori illesi sono poi scappati a bordo di una macchina, forse una Fiat Punto scura. Interdetto al traffico per effettuare i rilievi un tratto di via Diego Simonetti. Procede la Polizia. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri di Ostia.


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    "Abbiamo occupato poco fa con un gruppo di circa 50 attivisti di Cinecittà Bene Comune e Scup l'ex deposito Atac a piazza Ragusa, abbandonato da decenni, per avviare un progetto di riqualificazione ecologica che potrebbe portare nuovi posti di lavoro". Lo annuncia Chiara, attivista di Scup, in merito all'occupazione avvenuta nel quartiere Appio (Municipio VII).

    Nella struttura, aggiunge, "oggi pomeriggio si terrà un'assemblea aperta alla cittadinanza a cui parteciperanno alcuni lavoratori dell'azienda aderenti al sindacato Usb. Abbiamo invitato anche il presidente del Municipio, Susi Fantino, per capire se e come affrontare un percorso condiviso con le istituzioni".

    Nel pomeriggio Cinecittà Bene Comune fa sapere "è riuscita ad ottenere un tavolo di trattativa che si terrà martedì 20 maggio alle ore 15 con l'amministratore unico Antonio Abate di Atac Patrimonio, azienda proprietaria dell'auto-rimessa". Nel comunicato gli attivisti spiegano: "Vogliamo bloccare il processo di svendita del patrimonio pubblico, chiediamo la riqualificazione e la riconversione ecologica dello stabile attraverso i fondi strutturali europei gestiti dalla Regione Lazio, per restituire al territorio del VII Municipio uno spazio pubblico sotto forma di servizio capace di rilanciare l'occupazione e la mobilità sostenibile".


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    Non sarebbe una clochard la donna, con i capelli castani e carnagione bianca, trovata morta sugli argini del Tevere sotto il ponte Sublicio. Questa la prima ipotesi degli investigatori che sono al lavoro per identificare il corpo che non aveva alcun segno di riconoscimento. Riscontrate solo alcune escoriazioni, dovute probabilmente ai rami, ai sassi e altri detriti, sulla schiena.

    Da una prima analisi il corpo, completamente nudo, sarebbe rimasto in acqua per circa 4-5 giorni. Complessa quindi anche la determinazione dell'età della donna: potrebbe avere dai 20 ai 40 anni. Al vaglio le segnalazioni delle denuncie su persone scomparse recentemente. A dare l'allarme è stata una turista.


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    Stamattina gli attivisti della rete Stop Biocidio Lazio si sono ritrovati in sit in sotto la sede dell'Arpa Lazio, in via Buonarroti a Roma, e parallelamente a molte altre azioni che in tutta Italia, per richiamare l'attenzione di media e istituzioni sulla "devastazione ambientale che vivono molte zone del paese e sulle conseguenze che ciò produce sulle comunità residenti in termini di mortalità e malattie" si legge in una nota. 

    Stop biocidio Lazio, Arpa 2

    "A sei mesi dalla manifestazione che ha visto in piazza a Napoli oltre 100.000 persone sfilare contro il biocidio e le devastazioni ambientali, una giornata di mobilitazione diffusa, lanciata dai comitati campani, sta unendo in queste ore molte zone del nostro paese attraverso azioni di denuncia il cui obiettivo è richiamare l’attenzione dei media e delle istituzioni sull’allarme che la crisi ambientale e sanitaria continua a destare da nord a sud del paese e che non riguarda solo la 'Terra dei Fuochi' - si legge nel comunicato - un allarme confermato dai dati pubblicati solo una settimana fa dal terzo rapporto dello studio Sentieri curato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Associazione italiana registri tumori, dati dai quali emerge chiaramente che la devastazione ambientale sta avendo in Italia gli effetti di una strage silenziosa".

    PERCHE' L'ARPA - Non è un caso se la rete Stop Biocidio Lazio ha deciso di rispondere all’appello campano segnalando i limiti e le responsabilità dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, da cui dipendono i monitoraggi sullo stato di contaminazione dei territori. "Le responsabilità sono emerse, da ultimo, nelle vicende che nei mesi scorsi hanno portato all’incriminazione di Fabio Ermolli, già direttore tecnico della Systema Ambiente srl, società di Cerroni, poi chiamato a rivestire all’interno dell’Arpa il ruolo di responsabile della sezione provinciale di Roma con delega a Suolo, Rifiuti e Bonifiche, accusato di abuso d’ufficio e falso per i dati forniti ai pm che indagavano sulla discarica di Malagrotta e volevano verificare la contaminazione delle falde acquifere" spiegano gli attivisti. "Lo scorso gennaio è invece emerso come, a partire dal 2010, l’Arpa non abbia comunicato agli enti competenti i risultati delle analisi sui piezometri della discarica di Cerreto, nel comune di Roccasecca (FR), a ridosso del fiume Liri - continuano - ci chiediamo poi come sia possibile che i risultati delle analisi compiute nel 2010 e nel 2012 sulla discarica di Borgo Montello e testimonianti la contaminazione da rifiuti industriali non vengano ancora resi pubblici. Ѐ inaccettabile poi che un organo di vitale importanza per la tutela della salute dei cittadini sia diretto dal 2007 da un commissario straordinario nominato con il compito – mai assolto – di procedere alla riorganizzazione dell’agenzia, mentre si taglia sui tecnici specializzati presenti sul territorio per provvedere ai monitoraggi, passati dai 750 previsti a 400".Intanto i dirigenti sono spesso responsabili di gravi reati, come l’ex direttore di Arpa Frosinone, Vincenzo Addimandi, arrestato nel settembre 2010, per diversi capi d’accusa, tra cui la falsificazione degli esiti di rapporti di prova relativi a campioni di acque prelevati nel Rio Mola Santa Maria, affluente del fiume Sacco, nel territorio di Anagni – scrivono gli attivisti nella nota - al di là di queste pur gravi responsabilità, è innegabile il fatto che le analisi compiute dall’Arpa sullo stato delle matrici ambientali siano, in molti casi, tra i pochi strumenti a disposizione dei cittadini e dei comitati che difendono i territori da contaminazioni che mettono a rischio la salute”. “Proprio per questo, però, individuiamo nell’Arpa l’unico ente che potrebbe oggi assumere il compito di rispondere alle segnalazioni provenienti dai territori, ponendo fine all’inaccettabile assenza di un organo pubblico a cui ci si possa rivolgere per ottenere dal basso il monitoraggio dei siti a rischio ambientale e sanitario – continuano - all’oggi invece Arpa Lazio è attivabile dagli enti locali o dall'autorità giudiziaria ma non da associazioni o gruppi di cittadini che ne chiedano l'intervento”.

    DOMANI IN PIAZZA - "Per rivendicare la necessità che crisi ambientali ed emergenze sanitarie vengano messe al centro dell'attenzione e dell'agenda politica, quali fattori di grave violazione dei diritti individuali e collettivi delle comunità che abitano in territori contaminati - a partire dal rispetto del principio di precauzione fino al diritto a processi di bonifica immediati e sotto controllo popolare - concludono gli attivisti - domani saremo in piazza all'interno della Manifestazione Nazionale convocata in difesa dei beni comuni, contro speculazioni, privatizzazioni e devastazioni territoriali con un grande spezzone unitario in cui si ritroveranno le lotte ambientali di tutto il paese per dire Stop al Biocidio".


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    Corte d'Appello ha confermato l'assoluzione per le cinque persone finite sotto processo per presunti abusi che sarebbero avvenuti tra il 2005 e il 2006 nella scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. I cinque imputati, le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, la bidella Cristina Lunerti e Gianfranco Scancarello erano stati assolti anche in primo grado dai giudici del Tribunale di Tivoli. I reati contestati erano di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza. 

    La decisione dei giudici della III Corte d'Appello, presieduti da Ernesto Mineo, arriva dopo circa tre ore di camera di consiglio. Confermate quidi dal collegio le assoluzioni con formula piena, ossia “perchè il fatto non sussiste”, già disposte al termine del processo di primo grado dal tribunale di Tivoli. Il sostituto procuratore generale Giancarlo Amato aveva invece chiesto tre assoluzioni e le condanne di Lunerti e Del Meglio rispettivamente a 7 anni e 6 anni e 10 mesi di reclusione. L'inchiesta era partita dalle denunce presentate dai genitori di una ventina di bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio per presunti abusi avvenuti tra il 2005 e il 2006. La Corte d'Appello depositerà le motivazioni della sentenza tra novanta giorni. 

    “NON SI È VOLUTO CREDERE A BAMBINI” -  "Prendiamo atto di questa sentenza che conferma l'assoluzione di tutti gli imputati. Inutile dire che sarà necessario aspettare il deposito delle motivazioni anche per valutare un eventuale ricorso in Cassazione. Dispiace, però, che ancora una volta non si è voluto credere alla parola di questi bambini come non si e' voluto credere ai risultati delle perizie, che senza margini interpretativi, hanno ricollegato le sintomatologie riscontrate sui minori a traumi di natura sessuale” dicono gli avvocati Luca Milani, Franco Merlini e Antonio Cardamone, che nel processo erano costituiti parte civile per conto di alcune famiglie dei bambini degli alunni della Olga Rovere. "Crediamo però che si debba comunque e indistintamente riconoscere alla vicenda di Rignano Flaminio di essere stata a tutti gli effetti un vero spartiacque tra il prima e il dopo - proseguono - E' infatti indubitabile che tutti i procedimenti nati successivamente hanno potuto giovarsi dell'esperienza di questa indagine per ottenere risultati diversi che hanno consentito di accertare reati e infliggere condanne che oggi evidentemente sono mancate". LA REPLICA - “La decisione dei giudici non mi sorprende perchè oggettivamente tutte le possibili soluzioni alternative a quella assunta oggi erano già state esaminate nel processo di primo grado e convincentemente bocciate. Così stando le cose, la Corte non poteva che assolvere come ha fatto" ha detto invece l'avvocato Giosuè Bruno Naso, legale della maestra Silvana Magalotti, uno degli imputati.


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    Una manifestazione nazionale indetta da Acrobax e dai Movimenti del'Acqua per dire basta "a privatizzazioni, precarietà e devastazione ambientale, per la riappropriazione sociale dell'acqua, dei beni comuni, del territorio, per la difesa e l'estensione dei servizi pubblici e dei diritti sociali". Dita puntate contro il governo Renzi che "vuole privatizzare le aziende dei trasporti urbani, dei rifiuti, dell'acqua, del gas. Vuole mettere nelle mani delle aziende private i nostri beni comuni". Altre accuse riguardano il lavoro, la casa, la politica finanziaria dell'Unione Europea, la Costituzione.
     
     L'ITINERARIO - L'appuntamento è per domani alle 14 in piazza della Repubblica e da lì il corteo si snoderà lungo via Terme di Diocleziano, via Giovanni Amendola, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, via San Marco, via delle Botteghe Oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele, piazza San Pantaleo, via della Cuccagna per giungere poi a piazza Navona.

    IL PIANO DELLA QUESTURA - Stamattina riunione in questura per delineare e mettere a punto i servizi da attuare nel corso della manifestazione. Già da oggi saranno rafforzati i servizi di prevenzione e controllo nell’intera area cittadina. Particolare attenzione sarà riservata alle vie ed alle piazze interessate dal passaggio dei manifestanti ed ove sono ubicati obiettivi istituzionali e di Governo, con frequenti bonifiche che saranno effettuate per impedire che eventuali malintenzionati possano nascondere oggetti o altro materiale da utilizzare impropriamente nel corso della manifestazione. Con l’ausilio del personale dell’Ama si procederà pertanto alla rimozione ed alla bonifica di cassonetti, cestini o altri oggetti simili che potrebbero costituire insidie, utilizzando anche unità cinofile anti esplosivi e gli artificieri della Questura. Bonifiche e rimozioni sono previste anche per i veicoli sospetti presenti lungo l’itinerario. Per il pomeriggio di domani sono state previste le chiusure al traffico di diverse strade, con limitazioni che saranno comunque limitate temporalmente al transito del corteo. Prevista anche, nella zona di piazza Navona, la rimozione delle eventuali strutture mobili solitamente presenti nella piazza, da effettuare, anche in tal caso, nell’imminenza dell’arrivo del corteo ed il successivo ripristino al termine.


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    Alla vigilia della 'Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia', il Roma pride 2014 entra nel vivo lanciando la sua campagna ufficiale di comunicazione. “Una campagna che per questo ventesimo Pride romano abbiamo voluto diretta e combattiva, capace di capovolgere l’immaginario di chi ci vede impauriti o remissivi e di esprimere con orgoglio la determinazione e la forza del nostro impegno per una società e un Paese migliori". Così in una nota il circolo Mario Mieli.

    "I volti che saranno protagonisti sono i nostri volti, quelli della nostra comunità e di chi ci sta al fianco. Sono volti arrabbiati, determinati, coraggiosi che guardano diretti gli interlocutori e li chiamano a una risposta, a un impegno, a un’azione - si legge nel comunicato - Dietro ogni volto c’è una vita, una persona, una storia e, soprattutto, la consapevolezza che dopo 20 anni di Pride, la nostra battaglia contro i pregiudizi è più attuale che mai e noi siamo determinate e determinati a portarla avanti assieme, perché non è una battaglia che riguarda solo noi ma tutta la società!".

    “Guardateci bene. Guardateci il viso. Non è quello di chi chiede qualcosa, ma di chi sa cosa ci spetta di diritto - continua la nota - Non il viso di chi è stanco di lottare, ma quello di chi non si fermerà finché la storia non ci avrà dato ragione. Perché lo farà, di questo siamo certi. Perché la storia noi la facciamo tutti i giorni: in famiglia, a scuola, sul lavoro, in piazza. La facciamo sfidando i pregiudizi con l’intelligenza, la gioia, il coraggio. L’amore. Così sappiamo che arriverà un giorno in cui ogni diversità non sarà tollerata, ma celebrata. Ogni genere rispettato, ogni famiglia protetta, ogni individuo tutelato. E quel giorno no, non sarà solo bello poter dire 'noi c’eravamo, ci siamo sempre stati'. Sarà molto di più. Sarà giusto. E sarà un vero orgoglio: il nostro”.

    La novità di questa campagna è che continuerà a crescere fino al Pride. Giorno dopo giorno il circolo lancerà nuovi volti, tutti segnati dal 'war painting' arcobaleno, e nuove storie. Ma soprattutto da vera campagna virale, sarà in grado di coinvolgere chiunque vorrà sposare la causa del Roma Pride. Basterà dipingersi il volto con i colori della bandiera rainbow per scattare una foto da condividere e invitare tutti a scendere in piazza il 7 giugno. In più, nei prossimi giorni verrà lanciata su Facebook un’apposita applicazione che consentirà di modificare le proprie foto direttamente dal social network aggiungendo i segni del 'war painting arcobaleno', oltre al logo e al claim: 'Ci vediamo fuori'. Una campagna tutta da condividere, quindi, quella del Roma Pride 2014.


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    Tre uomini di nazionalità tunisina di età compresa tra i 34 anni e i 42 anni sono stati arrestati dalla squadra mobile di Latina per violenza sessuale di gruppo aggravata dall’uso di sostanze alcoliche ai danni di una donna di 42 anni. Ad innescare le indagini sono stati gli operatori del 118 alla quale la donna si era rivolta per curare ferite di vario genere tra cui tumefazioni al volto e graffi alle gambe. Gli investigatori hanno quindi scoperto che i tre, la sera prima, dopo aver fatto ubriacare la donna, l’hanno condotta in un casolare e lì hanno abusato di lei picchiandola e procurandole ferite di vario genere.


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    Stop al cemento affianco alla Villa di Adriano a Tivoli. A chiederlo è Legambiente. “La cosiddetta 'lottizzazione Nathan' va cancellata per evitare il rischio di far perdere al sito archeologico il titolo di 'Patrimonio dell'Umanità' rilasciato dall'Unesco, avviando subito un percorso per la valorizzazione dell'area che negli ultimi 14 anni avrebbe perso un terzo dei visitatori", scrive in una nota l’associazione.

    "Dopo la discarica, ora bisogna cancellare il cemento affianco alla Villa di Adriano - afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - I 191mila metri cubi del complesso edilizio previsto sono uno schiaffo ad uno dei patrimoni più belli del nostro Paese, dichiarato sin dal 1999 Patrimonio dell'Umanità, che non può nemmeno rischiare di perdere questo prestigioso riconoscimento. Gli edifici, le terme, i ninfei e gli splendidi giardini che rendono così unica Villa Adriana vanno salvati da una inutile e devastante cementificazione".

    "Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell'antico mondo mediterraneo', si afferma nelle motivazioni che hanno portato il World Heritage Committee dell’Unesco ad inserire il sito nel Patrimonio dell'Umanità - si legge nel comunicato - ora lo stesso Comitato potrebbe proporre la revoca dello status, a causa delle autorizzazioni edilizie rilasciate dal Comune di Tivoli da ultimo nel 2011”.

    Nel 2013, infatti, il Whc ha fatto richiesta all'Italia circa qualsiasi progetto di sviluppo nell'area buffer (zona cuscinetto stabilita con un accordo internazionale tra la Repubblica italiana e l’Unesco per proteggere l’area archeologica). 


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    Tutto esaurito dalle 16.30 per visitare il Colosseo domani durante la Notte dei Musei. Erano infatti 3.000 ingressi contingentati per l'evento, come concordato con le organizzazioni sindacali dei lavoratori. E' quanto si apprende dalla soprintendenza per i beni archeologici di Roma. A coloro che proveranno ugualmente a telefonare al numero del call center delle prenotazioni, risponde ora un disco che comunica l'avvenuto raggiunto numero massimo dei visitatori.

    Le telefonate, fa sapere la Soprintendente per i beni archeologici di Roma, Mariarosaria Barbera sono arrivate da stamattina "al ritmo di oltre 400 l’ora". "Il percorso illuminato e in sicurezza - si legge in un comunicato - porterà il pubblico lungo l’ambulacro nord del I ordine per poi salire al II. Da qui i visitatori, percorrendo l’anello interno affacciato sulla cavea, l’arena e gli ipogei, raggiungeranno la terrazza Valadier, aperta sul Tempio di Venere e Roma, per poi scendere e lasciare il monumento. La biglietteria del Colosseo chiuderà alle ore 23 - si legge ancora - Domani mattina, il direttore dell’Anfiteatro Rossella Rea incontrerà i responsabili capitolini per definire il perimetro da transennare all’interno della Piazza del Colosseo. L’unico varco aperto sarà accessibile da soggetti in possesso del documento di prenotazione".


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    Erano vere, a quanto si è appreso, le pistole usate dai banditi nel corso della rapina alla filiale del Monte dei Paschi di Siena in via Piola Caselli angolo via Diego Simonetti ad Ostia. Una pistola è stata trovata addosso al rapinatore di circa 35 anni che è morto per un colpo di pistola che lo ha colpito al torace sparato dalla guardia giurata dell'istituto di credito.

    Secondo una prima ricostruzione i rapinatori, tre uomini, sono entrati nella banca pistole in pugno. La sparatoria e' iniziata all'esterno della filiale dopo la rapina. A quanto si apprende la guardia giurata ha raccontato di essere stato minacciato e bloccato durante la rapina dai malviventi che gli avrebbero puntato in bocca la pistola. Il vigilante non e' stato pero' disarmato e alla fine della rapina avrebbe seguito i rapinatori all'esterno ferendone a morte uno.

     Ancora da chiarire se anche i rapinatori abbiano fatto fuoco. I due rapinatori illesi sono poi scappati a bordo di una macchina, forse una Fiat Punto scura. Interdetto al traffico per effettuare i rilievi un tratto di via Diego Simonetti. Procede la Polizia. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri di Ostia.


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    Una manifestazione nazionale indetta da Acrobax e dai Movimenti del'Acqua per dire basta "a privatizzazioni, precarietà e devastazione ambientale, per la riappropriazione sociale dell'acqua, dei beni comuni, del territorio, per la difesa e l'estensione dei servizi pubblici e dei diritti sociali". Dita puntate contro il governo Renzi che "vuole privatizzare le aziende dei trasporti urbani, dei rifiuti, dell'acqua, del gas. Vuole mettere nelle mani delle aziende private i nostri beni comuni". Altre accuse riguardano il lavoro, la casa, la politica finanziaria dell'Unione Europea, la Costituzione.
     
     L'ITINERARIO - L'appuntamento è alle 14 in piazza della Repubblica e da lì il corteo si snoderà lungo via Terme di Diocleziano, via Giovanni Amendola, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, via San Marco, via delle Botteghe Oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele, piazza San Pantaleo, via della Cuccagna per giungere poi a piazza Navona.

    IL PIANO DELLA QUESTURA - Ieri mattina la riunione in questura per delineare e mettere a punto i servizi da attuare nel corso della manifestazione. Già da ieri sono stati rafforzati i servizi di prevenzione e controllo nell’intera area cittadina. Particolare attenzione sarà riservata alle vie e alle piazze interessate dal passaggio dei manifestanti e dove ci sono obiettivi istituzionali. E ancora, rimozione bonifica di cassonetti, cestini o altri oggetti simili "che potrebbero costituire insidie, utilizzando anche unità cinofile anti esplosivi e gli artificieri della Questura". Bonifiche e rimozioni anche per i veicoli sospetti presenti lungo l’itinerario. Per il pomeriggio di oggi so state previste le chiusure al traffico di diverse strade, con limitazioni che saranno comunque limitate temporalmente al transito del corteo. Prevista anche, nella zona di piazza Navona, la rimozione delle eventuali strutture mobili solitamente presenti nella piazza, da effettuare, anche in tal caso, nell’imminenza dell’arrivo del corteo ed il successivo ripristino al termine.

    (Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2014)


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    Alla vigilia della 'Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia', il Roma pride 2014 entra nel vivo lanciando la sua campagna ufficiale di comunicazione. “Una campagna che per questo ventesimo Pride romano abbiamo voluto diretta e combattiva, capace di capovolgere l’immaginario di chi ci vede impauriti o remissivi e di esprimere con orgoglio la determinazione e la forza del nostro impegno per una società e un Paese migliori". Così in una nota il circolo Mario Mieli.

    "I volti che saranno protagonisti sono i nostri volti, quelli della nostra comunità e di chi ci sta al fianco. Sono volti arrabbiati, determinati, coraggiosi che guardano diretti gli interlocutori e li chiamano a una risposta, a un impegno, a un’azione - si legge nel comunicato - Dietro ogni volto c’è una vita, una persona, una storia e, soprattutto, la consapevolezza che dopo 20 anni di Pride, la nostra battaglia contro i pregiudizi è più attuale che mai e noi siamo determinate e determinati a portarla avanti assieme, perché non è una battaglia che riguarda solo noi ma tutta la società!".

    “Guardateci bene. Guardateci il viso. Non è quello di chi chiede qualcosa, ma di chi sa cosa ci spetta di diritto - continua la nota - Non il viso di chi è stanco di lottare, ma quello di chi non si fermerà finché la storia non ci avrà dato ragione. Perché lo farà, di questo siamo certi. Perché la storia noi la facciamo tutti i giorni: in famiglia, a scuola, sul lavoro, in piazza. La facciamo sfidando i pregiudizi con l’intelligenza, la gioia, il coraggio. L’amore. Così sappiamo che arriverà un giorno in cui ogni diversità non sarà tollerata, ma celebrata. Ogni genere rispettato, ogni famiglia protetta, ogni individuo tutelato. E quel giorno no, non sarà solo bello poter dire 'noi c’eravamo, ci siamo sempre stati'. Sarà molto di più. Sarà giusto. E sarà un vero orgoglio: il nostro”.

    La novità di questa campagna è che continuerà a crescere fino al Pride. Giorno dopo giorno il circolo lancerà nuovi volti, tutti segnati dal 'war painting' arcobaleno, e nuove storie. Ma soprattutto da vera campagna virale, sarà in grado di coinvolgere chiunque vorrà sposare la causa del Roma Pride. Basterà dipingersi il volto con i colori della bandiera rainbow per scattare una foto da condividere e invitare tutti a scendere in piazza il 7 giugno. In più, nei prossimi giorni verrà lanciata su Facebook un’apposita applicazione che consentirà di modificare le proprie foto direttamente dal social network aggiungendo i segni del 'war painting arcobaleno', oltre al logo e al claim: 'Ci vediamo fuori'. Una campagna tutta da condividere, quindi, quella del Roma Pride 2014.


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    Sono le 12 del 16 maggio quando a Salone esplode l'ennesimo incendio. Copertoni, frigoriferi e rifiuti di ogni tipo prendono fuoco rapidamente, dietro il muro che costeggia il campo nomadi. Succede sempre così, ogni volta la stessa scena. I vigili del fuoco intervengono, domano le fiamme. Gli abitanti del campo si riuniscono in capannelli e si lamentano. Nell'attesa che divampi un nuovo rogo.

    LA CIRCOLARE DI MARINO - Perché non è bastata una circolare del sindaco Ignazio Marino a cambiare il loro destino. Da nomadi a Rom, sinti e camminanti. Aumentano le lettere, diminuisce tutto il resto. Lasciarsi alle spalle il faraonico “Piano Nomadi” di Alemanno era quasi un obbligo morale alla luce degli esiti fallimentari. Ma la strategia di inclusione dei Rom, continuamente decantata dall'assessora Rita Cutini, per ora ha raggiunto un solo obiettivo: quello di escluderli completamente dall'agenda politica. “Il processo di ‘normalizzazione’ voluto dall'assessore – spiega un esponente di rilievo nell'ambito della cooperazione - paradossalmente ha avuto un unico risultato ad oggi. Che i rom al pari degli altri cittadini non hanno più alcun interlocutore”.

    LA SPESA DEL COMUNE - Una delle realtà più attive nella difesa dei diritti dei rom, l'Associazione 21 Luglio, rivede nella nuova amministrazione gran parte dei vizi del passato: zero integrazione e costi alle stelle. “Le politiche finora attuate - afferma il presidente Carlo Stasolla - appaiono dispendiose sotto il profilo economico e lesive dei diritti fondamentali. L’assessore Rita Cutini - prosegue Stasolla - dovrebbe spiegare ai cittadini romani se la sua interpretazione della Strategia Nazione di Inclusione dei Rom prevede sgomberi forzati (25 finora attuati), costruzione di nuovi campi, come quello della Cesarina, e collocazione di comunità rom in luoghi che violano la dignità umana come quello di via Visso. Il tutto a un costo mensile che supera i 2 milioni di euro”.

    I TAGLI ALLA SCOLARIZZAZIONE - E mentre non si lesina sulle risorse da destinare a sgomberi e residence, lo stesso non avviene  per le politiche di inclusione. Una prova tangibile è il taglio del 10% del progetto di scolarizzazione dei minori rom del Comune. Nelle intenzioni dell'assessora Alessandra Cattoi sarebbe dovuto essere del 30%, ma dopo le proteste delle associazioni la riduzione è stata ridimensionata.

    LO SGOMBERO NEL GIORNO DELLA MEMORIA - D'altronde che il Campidoglio non avesse un buon feeling con i rom era stato chiaro sin dalla campagna elettorale della scorsa primavera, quella con cui Marino è divenuto sindaco. Sarà un caso, ma nelle 97 pagine del programma, ancora consultabile sul suo sito internet, non compare mai la parola rom. Una sola volta viene usato il termine nomadi, ma la citazione è solo un riferimento critico alle politiche contro “la lotta all'abusivismo” durante l'era Alemanno. Per il resto il nulla. Zero soluzioni e tante figure barbine. Come lo scorso 29 gennaio quando, nel giorno della Memoria, tutte le autorità capitoline inondano le agenzie stampa con comunicati verbosi in ricordo delle vittime dei campi di concentramento nazisti. Mentre a Casalbertone circa 100 rom, tra cui 40 bambini, venivano sgomberati dagli agenti in tenuta antisommossa.


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    Gambizzazione di un cittadino albanese di 26 anni. Il fatto è avvenuto ieri sera intorno alle 21.30 quando, secondo il racconto dell'uomo, tre connazionali lo avrebbero aggredito sulla via Prenestina nei pressi del civico 1.230. Questi, dopo averlo picchiato, gli avrebbero sparato colpendolo al polpaccio sinistro. La vittima, incensurata, è fuggita dal luogo dell'agguato e ha quindi chiamato il 112.

    Ai carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Frascati, giunti sul posto, ha raccontato che stava passeggiando sulla Prenestina nei pressi dello svincolo del Gra. Qui sarebbe stato aggredito da tre persone a lui sconosciute che erano a bordo di un'auto di colore scuro. Queste avrebbero cercato di caricarlo sul mezzo. Lui racconta di avere opposto resistenza: sarebbe così nata una colluttazione e poi sarebbero partiti tre colpi di pistola contro di lui. A terra i militari hanno trovato però solo un bossolo. Soccorso, è stato portato al policlinico Tor Vergata, dove gli è stata medicata una lieve ferita al volto e quella al polpaccio (dove è stato preso di striscio dalla pallottola). Dimesso, gli è stata diagnostica una prognosi di sette giorni. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori i motivi dell'aggressione potrebbero essere legati alla prostituzione: il 26enne avrebbe infatti infastidito una lucciola "protetta" dai tre che lo avrebbero malmenato.


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    Rissa a coltellate all'alba, intorno alle quattro, tra studenti al termine di una festa privata tra universitari. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Tor Vergata che hanno arrestato cinque studenti. Un altro ragazzo, minorenne, è stato denunciato. Rissa e porto abusivo d'arma sono i reati contestati a seconda delle posizioni.

    Secondo una prima ricostruzione, i giovani avrebbero partecipato ad una festa privata. Poi la rissa. Protagonisti tre studenti romani, due calabresi e uno proveniente dalla Basilicata. Quattro dei sei giovani coinvolti hanno anche riportato delle ferite lievi. Trasportati al policlinico di Tor Vergata sono stati dimessi con una prognosi di dieci giorni. I militari hanno anche ritrovato e sequestrato i coltelli utilizzati dagli arrestati.


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